

Identità? Culture?
Parte seconda
... Poi l'Ospite tirò un lungo sospiro e tacque, stanco, disse ho bisogno di tempo, ho bisogno di molto sonno... aveva un libro, con sé, e tanti tanti pensieri.
Ora scopriamo le carte . Nell'ultima edizione di Tandem abbiamo seguito un'immagine che ci restituisse l'atmosfera corale, la pluralità di contenuti, l'approccio del testo Eccessi di culture di Marco Aime.
Leggendo questo libro, dal punto di vista di chi, per mestiere e per passione, lavora sulle "storie", sulle "narrazioni", ci è sembrato che un ospite possibile, forse addirittura l'Ospite più desiderato da questo libro-coro di Aime fosse proprio lui, Walter Benjamin.
Abbiamo già citato il passaggio in cui Aime ci ha comunicato con intensità questo desiderio, questa nostalgia, ma lo riscriviamo, per sostare nelle parole un tempo adeguato al loro peso: "... il distacco, il sospetto, la diffidenza nascono nei confronti di una categoria, del mucchio astratto definito sulla base di una uniforme e assoluta diversità culturale... ma forse sarebbe diverso se gli individui uscissero a uno a uno da quella massa, e diventassero storie."
Walter Benjamin è rimasto fuori dal libro di Aime, ma nella festa immaginata e nel filo che abbiamo seguito come lettori, trova comunque un suo posto accanto alle riflessioni di Aime, e da queste pagine ci piace proporre all'Antropologo una ideale "appendice" al suo testo.
Sfogliamo allora il libro nel quale Benjamin raccoglie le sue riflessioni sulla figura del narratore.
Il volume è "Angelus Novus", il saggio s'intitola: Il narratore. Saggio sull'opera di Nicola Leskov ;
meno di trenta pagine, scritte nel 1936, per interrogare il fenomeno del tramonto della narrazione orale.
Un appunto: di questo saggio si sono occupati in molti. Alessandro Baricco tiene da anni, in varie occasioni, lezioni su questo saggio. Il gruppo di pedagogisti narrativi nato intorno al filosofo dell'educazione Antonio Nanni, ha attinto riflessioni fondanti da questo testo. Attori e autori di teatro di narrazione hanno cercato in questo testo il senso del gesto del narrare. Ciascuno di loro ha guardato alla narrazione con domande differenti ma, sembra di poter dire, con una stessa urgenza: dare un nome a quella "facoltà umana" che è la capacità di narrare, definita da Benjamin: "la capacità di scambiare esperienze". Ai lettori la scoperta, anche attraverso internet, delle diverse interpretazioni di questo saggio. Provate con una semplice interrogazione di un motore di ricerca: "narrare+Benjamin", "pedagogia narrativa", "narrare"... e buona navigazione.
Torniamo a Benjamin: che cosa lo rende l'Ospite ideale del discorso di Aime?
Invece di leggere il saggio aggiungendo commenti a commenti, proviamo a sbirciare tra le righe come se rovistassimo in una valigia, alla ricerca di oggetti simbolici. A voi, poi, il gusto di immergervi nel testo teorico.
Nella valigia di Benjamin ci sono: un'arma da fuoco, una bussola, un aratro, un pezzo di stoffa e un telaio, un libro stampato, un giornale di ieri, una miniatura, un orologio.
L'arma da fuoco ci parla della Prima Guerra mondiale, l'evento del ventesimo secolo che ha letteralmente ammutolito le persone, ha tolto loro la capacità di raccontare un'esperienza, di tornare dal fronte e dare un nome alle cose, al cielo di piombo, alla guerra di posizione.
La bussola e l'aratro rappresentano le due figure archetipiche che, in un tempo mitico o forse solo lontano nel tempo (o oggi forse nascosti in luoghi che non fanno notizia), facevano esperienza della vita in modo tale da saperla raccontare facendo brillare, all'interno della narrazione che passavano di bocca in bocca, il contenuto di saggezza e di consiglio. Le due figure sono quella del mercante e quella dell'agricoltore. Colui che conosce il mondo perché ha molto viaggiato, colui che conosce bene la terra e il luogo perché l'ha vissuto nel tempo. Chi può, oggi, incarnare questo tipo di figura? Secondo noi, qualcuno c'è...
Il pezzo di stoffa e il telaio sono nella bottega dell'artigiano, in cui apprendisti, che magari vengono da lontano come i mercanti, e il maestro, più simile all'agricoltore, creano insieme una narrazione di sintesi tra mondi lontani e mondi vicini, e lo fanno con la paziente e sapiente costruzione di oggetti artigianali che, per analogia, ci sanno dire che cos'è una narrazione. O meglio: che cosa può essere la capacità di recuperare il gesto della narrazione: riscoprire la mano e l'occhio che sanno modellare la materia della vita e farla diventare esperienza vissuta e comunicabile.
"L'esperienza cucita nel tessuto della vita vissuta diventa saggezza", scrive Benjamin.
Il libro stampato e il giornale di ieri sono in un certo senso i primi segni del declino della narrazione orale, della capacità di scambiare esperienze. Il romanzo è un luogo di fruizione in solitudine, il giornale è il luogo in cui si perde la dimensione del tempo come tempo lento della scrittura e della creazione di significati.
La miniatura, di contro, rafforza il senso del lavoro artigianale, del tempo dedicato a mettere in ordine la vita per darle senso, per scoprirne i molteplici sensi, per lasciare che la vita non sia infarcita di spiegazioni e mantenga la sua complessità senza perdere la leggibilità.
L'orologio è di nuovo il tempo che dedichiamo alla ricerca del senso, il tempo che appare sempre così poco, per dedicarsi a un lavoro artigianale, come quello della narrazione, del quale, peraltro, si sente così tanto la mancanza, la nostalgia struggente, come ci hanno raccontato gli "invitati" alla "festa del pensiero" di Aime.
Costruire narrazioni per recuperare il senso della vita degli individui, qualunque sia la loro provenienza e percorso tra i continenti della terra, può essere un modo per ricostruire il senso della collettività, un senso capace di dare nuovi tipi di "saggezza", quell' "ora forse ho capito, mi è un po' più chiaro tutto", di cui ciascuno di noi, oggi, ha bisogno.
Testo di Marina Gellona , con la collaborazione di Laura Carle
I testi affrontati sono:
-Marco Aime, Eccessi di culture , Einaudi, 2004
-Walter Benjamin, Angelus novus , Einaudi ,1995
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