
Dietro lo specchio troviamo Collezione di sabbia , una raccolta di articoli apparsi nei primi anni ottanta su Repubblica e il Corriere . La mano è quella del maestro, Italo Calvino.
Non credo siano necessarie presentazioni.

Dall'altra parte dello specchio:
Non è cosa - Vita affettiva degli oggetti , un curioso testo di Franco La Cecla, antropologo, filosofo, professore di origini siciliane e dalle tesi, magari meno conosciute, ma non meno affascinanti.
Vediamo un po' che cosa è nato da questo rimando continuo di immagini, identità e pensieri.
Guido. Guido ha sette anni e quando si arrampica sul lavandino per raggiungere il suo spazzolino, lo sa che quello durante la notte si è mosso. Lo sa perché lo mette alla prova, lo appoggia di schiena al bicchiere prima di andare a dormire, e puntuale al mattino lo trova pancia sotto. No comment. Solo silenzio e la consapevolezza che le cose quando non le guardiamo si muovono. Certo si muovono. Guido lo sa che le cose, a modo loro, sono vive.
A Guido basta uno sguardo, una sbirciatina veloce alla stanza, per catalogare in un attimo tutte le posizioni dei suoi "abitanti".
I pastelli ordinati uno accanto all'altro, fanno finta di dormire: giallo, rosso, verde, l'azzurro tutto consumato. Le calamite ammonticchiate l'una sull'altra si difendono, temono la prossima separazione. La sveglia degli Incredibili che guarda il salvadanaio di Garfield, c'è rivalità.
Oggetti che stanno come guardiani, su qualche ripiano, appesi, riposti, disposti, nel caos di qualche scrivania, impolverati, scintillanti, in bilico.
Mondi che parlano. I grandi questo non lo ricordano più, "dietro non c'è niente" dicono , e questo gli basta.
Guido invece quando torna controlla.
Le cose ci guardano. Non siamo noi a decidere di loro, ma in qualche modo anche loro possiedono una vita, una storia, dei sentimenti, degli affetti.
La Cecla, parlandoci di vita affettiva delle cose, ci ricorda proprio la possibilità immensa che abbiamo, di accogliere il mondo aperto di fronte a noi. "Bisognerebbe ammettere almeno in parte che non siamo solo noi a 'vedere' il mondo, ma che anch'esso ha uno sguardo che sta in noi attivare e forse poi scoprire".
Pare che lo sguardo esploratore di Calvino fosse attirato in modo particolare dalle cose bizzarre, con ogni probabilità fin da bambino, aggiungeremmo noi. Nelle sue passeggiate parigine scopriamo, infatti, come sia possibile collezionare qualsiasi cosa. Lo scrittore diviene spettatore e visitatore delle mostre più curiose della città: sabbie di ogni tipo, cartine geografiche, antichi mappamondi, statue di cera, tavolette d'argilla, stampe popolari.
Quello che accade negli articoli di Calvino è che qualcosa si accende, lo sguardo dello scrittore diremmo, o forse il ricordo di quel modo bambino di circondare le cose, con quell'attenzione, quella cura estrema, come se tutto dovesse ancora succedere.
Riguardo alla sabbia per esempio, Calvino scrive: "poi le differenze minime tra sabbia e sabbia obbligano a un'attenzione sempre più assorta, e così a poco a poco s'entra in un'altra dimensione, in un mondo che non ha orizzonti che queste dune in miniatura, dove una spiaggia di sassolini rosa non è mai uguale a un'altra spiaggia di sassolini rosa".
Collezioni, diari. Verrebbe da chiedersi cosa spinga davvero l'uomo a collezionare le cose. Collezioni come fossero diari, dove gli oggetti vengono ordinati, esposti, salvati così dalla dispersione, un modo come un altro per dare una forma alla nostra vita, per lasciare tracce di noi attraverso le cose.
Calvino questo lo sapeva bene, più che altro lo intuiva, mentre per La Cecla è il risultato di un lavoro antropologico accurato e mirato.
L'uomo è legato a doppio nodo agli oggetti, a quelli che gli appartengono, a quelli che riceve in dono, in eredità, a quelli che dissemina di continuo nell'ambiente come prove innegabili della propria esistenza. L'uomo-più-cose, lo chiama La Cecla, l'umano che investe le cose, il sé che prende forma di cose. Un mondo parallelo dunque su cui trasferiamo senso e scopo.
Viaggi di sguardi. E quale modo migliore di metterci in contatto con questo mondo parallelo se non viaggiando? Il viaggio appunto, ecco un modo istantaneo, divertente per attivare il nostro sguardo profondo. Se non riusciamo a scovare nuove prospettive nel quotidiano, allora possiamo esplorare nuovi mondi, nuove realtà. Come dire che se non siamo noi a cambiare, allora magari cambiando lo sfondo...
Calvino nei primi anni ottanta va in Giappone, dice chiaramente che arrivare in estremo oriente non servirà tanto a capire, ma quanto a riattivare per un momento l'uso degli occhi.
"Per un momento" dice Calvino, perché con ogni probabilità sa che la lettura visiva del mondo, come la chiama lui, quella strana meraviglia che ci coglie d'improvviso, non è qualcosa che dura, ma è qualcosa che non può essere dimenticato. è una ricerca, una lotta, una comunicazione continua col mondo che ci circonda.
"C'è una cosa che mi sembra di capire qui a Kyoto: attraverso i giardini, più che attraverso i templi e i palazzi. La costruzione di una natura padroneggiabile dalla mente perché la mente possa ricevere a sua volta ritmo e proporzione dalla natura: così potrebbe definirsi l'intento che ha portato a comporre questi giardini. Tutto qui deve sembrare spontaneo e per questo tutto è calcolato: i rapporti tra i colori delle foglie nelle varie stagioni, tra le masse di vegetazione secondo il loro diverso tempo di crescita, le irregolarità armoniose, i sentieri che salgono e scendono, gli specchi d'acqua e i ponti".
Calvino guarda, curiosa, scopre, attraverso i giardini, attraverso l'intervento dell'uomo sull'ambiente lo spirito di un popolo. "Nel giardino i vari elementi sono messi insieme secondo criteri d'armonia e criteri di significato, come le parola nella poesia". Giardini che diventano haiku, poesie naturali che resistono al tempo, ai secoli, tracce dell'umano nelle cose. E La Cecla, virtualmente, risponderebbe: "La scoperta è anche trovarsi a essere cosa tra le cose. I bambini sentono la loro presenza, in mezzo alla presenza delle cose, come se fosse avvolta dallo stesso potere".
Bambino collezionista. Finiamo la prima pedalata con l'immagine del bambino-collezionista di La Cecla, che smonta, svita, spezzetta, smembra, si diverte, non si fida, è curioso, è in confidenza col mondo, ripristina un nuovo ordine, non accetta quello precostituito, reinterpreta le cose, ha familiarità estrema con gli oggetti. Questo disordine creativo La Cecla lo identifica come l'atteggiamento originale del collezionista.
Il bambino si meraviglia di fronte agli oggetti, e ogni pietra e ogni fiore è l'inizio di una grande collezione, la collezione di tutto ciò che gli appartiene.
Ma Guido quando rimette piede nella sua stanza sa che qualcosa è cambiato, qualcosa si è mosso e anche lui, in quella manciata di ore, si è fatto un poco più grande, forse anche più alto.
Da Franco La Cecla, Non è cosa-Vita affettiva degli oggetti, Eleuthera,2002, p.31, p. 70.
Da Italo Calvino, Collezione di sabbia, Mondadori, 1994: p.6, p.70, p.187, p.176-177.
E voi, che avete letto questo Tandem, avete altri titoli per continuare la pedalata "Cose che parlano"? Titoli e pensieri, titoli e riflessioni, temi, domande, idee... scriveteci, modelliamo insieme gli sguardi sul mondo-museo.
Scritto da Gloria Pasetto , per HoldenArt
I testi del primo appuntamento di Tandem sono:
-Franco La Cecla, Non è cosa-Vita affettiva degli oggetti, 2002 Eleuthera
-Italo Calvino, Collezione di sabbia, 1994 Mondadori
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