


Che cosa significano i termini "multiculturalismo" e "interculturalismo", e in che modo influenzano la formulazione delle politiche a sostegno della diversità culturale?
Fino a che punto si può spingere una società nell'accogliere la differenza, senza perdere un senso di coerenza nazionale? Di quale legittimazione democratica godono le istituzioni culturali pubbliche, nel caso in cui esse non siano in grado di garantire eque condizioni di accesso e partecipazione?
Quale funzione e quali responsabilità hanno in questo processo amministratori e policy makers, istituzioni e operatori culturali, individui e gruppi al livello della comunità locale?
A questi e altri interrogativi tentano di rispondere due volumi di imminente pubblicazione Quando la cultura fa la differenza. Patrimonio, arti e media nella società multiculturale , la cui uscita è prevista per febbraio-marzo 2006, e Culture in movimento. Strumenti e risorse per una città interculturale , che sarà edito alla fine di gennaio 2006. Si tratta degli atti di un convegno internazionale promosso nel maggio 2005 da Provincia di Milano - Settore Cultura in collaborazione con Associazione per l'Economia della Cultura -, entrambi dedicati a esplorare il tema del rapporto tra politiche culturali e società multietnica e a evidenziarne alcuni nodi critici. L'urgenza di questa esplorazione, già di per sé evidente nel clima di crescente tensione intorno al presunto "scontro di civiltà", si fa particolarmente sentire in un paese come l'Italia, che ha sinora dimostrato scarsa sensibilità nei confronti delle problematiche di integrazione (e contaminazione) culturale legate alla nuova immigrazione.
Eppure, è proprio perché le più importanti istituzioni culturali pubbliche hanno sinora in larga parte funzionato come veri e propri "dispositivi di differenziazione", collocando le diverse culture entro gerarchie organizzate secondo criteri etnici, che un profondo ripensamento delle politiche ad esse relative diventa una questione cruciale, e non marginale, come sembrerebbe suggerire la diffusa tendenza a relegare la vita culturale delle comunità migranti nell'ambito della "socio-cultura", chiaramente distinta dall'ambito delle cosiddette "arti colte".
Quando la cultura fa la differenza. Patrimonio, arti e media nella società multiculturale (i cui saggi sviluppano e approfondiscono i contributi elaborati nel quadro dell'omonimo convegno internazionale, promosso da Università di Genova e Associazione per l'Economia della Cultura nel novembre 2004) si articola in due sezioni. La prima, Quale cultura, quale differenza? , propone una riflessione a tutto campo sulle nozioni di "diversità culturale", "multiculturalismo", "interculturalismo" e "dialogo interculturale", offrendo una mappa concettuale e terminologica particolarmente utile, considerato l'uso e abuso che di alcuni di questi termini si è fatto negli ultimi decenni. Ma la riflessione non si ferma qui, e sottolinea la necessità di distinguere tra "diverse differenze" . Secondo Tony Bennett, autore di uno dei saggi contenuti nel volume, il diffuso orientamento ad assimilare tutte le forme di differenza (sub o multinazionale, autoctona, diasporica, indigena) e a farle ricadere nella stessa rubrica si può rivelare non solo sterile, ma persino nocivo sotto il profilo della formulazione delle politiche. In particolare, la peculiarità delle problematiche legate alla diversità culturale delle minoranze diasporiche va non solo riconosciuta, ma anche affrontata come una questione prioritaria, vista la necessità di garantire un pieno rispetto dei diritti culturali dei "nuovi cittadini" e l'urgenza di allentare le tensioni razziali, culturali e religiose nel mondo del dopo 11 settembre. Come peraltro ci ricorda Iain Chambers, l'avvento della "società multietnica" e delle "culture ibride" è tutt'altro che un fenomeno recente, ma rappresenta piuttosto un lato rimosso della nostra storia.
La seconda sezione del volume, Policy makers, istituzioni e media di fronte alla sfida della società multiculturale , si addentra in maggior dettaglio nelle diverse politiche formulate a sostegno della diversità culturale, proponendo nel contempo all'attenzione del lettore una serie di questioni di fondo. La prima riguarda la necessità per policy makers , istituzioni e operatori di riacquistare legittimazione democratica agli occhi di una società culturalmente sempre più eterogenea. La seconda questione riguarda i processi di condivisione , che mentre in alcuni casi sono relativamente scevri da conflitti, in altri richiedono lo sviluppo di politiche attive. Naseem Khan sostiene in merito che - per quanto paradossalmente - il tanto celebrato interculturalismo si può raggiungere solo attraverso il sostegno iniziale alla differenza; "ma si deve trattare di una differenza 'aperta', che possa esistere in uno spazio condiviso". Un altro concetto chiave su cui vale la pena soffermarsi è quello di competenza interculturale , che Dragan Klaic preferisce al compromesso vago e conciliante offerto dal "dialogo interculturale". Una competenza, certo, da acquisire e sviluppare a livello individuale, ma anche, molto più crucialmente, "come un orientamento strategico e programmatico tale da permeare l'intera istituzione, compreso, condiviso e sostenuto da tutto il personale - dagli organi decisionali e la direzione agli addetti part-time e gli artisti coinvolti. Solo a queste condizioni la competenza interculturale sarà visibile nella programmazione, e potrà finalmente esercitare un impatto concreto sul pubblico". Ancora Dragan Klaic pone il problema della limitata tipologia delle istituzioni culturali ereditate dal passato (in larga parte create con tutt'altro obiettivo che promuovere la diversità culturale) e della necessità di creare nuovi modelli più adeguati alle sfide di oggi. Un'ulteriore chiave di lettura viene offerta dal saggio di Franco Bianchini e Jude Bloomfield, che esplorano il potenziale dell'interculturalismo non solo come obiettivo, ma anche e forse soprattutto come pretesto per la formulazione di politiche urbane innovative .
Il saggio di Richard Sandell ci consente invece di esplorare in che modo molte delle problematiche finora illustrate abbiano fatto il loro ingresso in istituzioni culturali "tradizionali", e anzi in larga parte "conservatrici", come i musei. L'assunto di base è che esiste un nesso evidente tra l'autorità culturale del museo e il vissuto delle comunità, e che proprio in virtù di questo nesso il museo ha la responsabilità di misurarsi con le questioni di diversità e uguaglianza.
Sui dispositivi linguistici e simbolici che attraverso le politiche dei media intervengono nella rappresentazione della diversità culturale si soffermano i saggi di Massimo Ghirelli, Marie Gillespie e Mirca Madianou, che in rapida successione affrontano snodi cruciali del rapporto tra mezzi di comunicazione, nuove tecnologie e configurazioni socioculturali.
Con il convegno e il volume Culture in movimento. Strumenti e risorse per una città interculturale , la Provincia di Milano ha voluto lasciare un segno visibile del proprio impegno a mettere al centro dell'attenzione il ruolo e le responsabilità delle politiche pubbliche e delle istituzioni culturali nella promozione dei processi di integrazione in una società multietnica, in controtendenza con quanto ancora avviene in gran parte del nostro Paese, dove tali processi sono stati circoscritti quasi esclusivamente a settori che richiedevano interventi prioritari, quali ad esempio l'occupazione, l'assistenza, la sanità e l'istruzione. Per contro, le nostre istituzioni e i circuiti consolidati della cultura non sembrano sinora essersi adeguatamente interrogati sulla crescente diversità culturale dei loro pubblici.
Questa frequente marginalità delle politiche culturali nel dibattito sui processi di integrazione, e il coinvolgimento ancora insufficiente degli assessorati alla cultura, sono in stridente contrasto con quanto accade in altri Paesi di più antica immigrazione. La Provincia di Milano si è dunque proposta di contribuire a colmare questa lacuna, favorendo la sensibilizzazione rispetto a questo ambito di intervento a livello sia locale sia nazionale. Grazie all'apporto scientifico dell'Associazione per l'Economia della Cultura, il convegno ha fatto il punto su politiche, strumenti e risorse a disposizione di una città interculturale che intenda e sappia cogliere le sfide della società multietnica, affiancando le testimonianze di esperti internazionali provenienti da Paesi che, prima dell'Italia, hanno affrontato le questioni culturali legate alla nuova immigrazione (in particolar modo la Gran Bretagna, l'Olanda e la Germania), a quelle di operatori italiani impegnati in iniziative e progetti all'avanguardia sul fronte dello sviluppo di una nuova "competenza interculturale" (dal piano di rigenerazione strategica del quartiere di Porta Palazzo a Torino all'esperimento milanese dell'Accademia della Carità).
Le due sezioni in cui si articolano gli atti sono rispettivamente finalizzate a un inquadramento critico ( Costruire una competenza interculturale: ruoli, responsabilità, criticità ) e all'illustrazione dei casi di studio ( Costruire una competenza interculturale: esperienze dall'Italia e dall'estero ). Le problematiche toccate nel volume includono, tra le altre: i requisiti necessari a convertire le istituzioni culturali in soggetti attivi nella promozione della competenza interculturale e nella valorizzazione della diversità culturale come risorsa sociale; le politiche pubbliche attive a sostegno della differenza (dal lancio di nuovi programmi di formazione all'attivazione di canali di finanziamento dedicati, dall'utilizzo di strumenti normativi alle pari opportunità di impiego nelle istituzioni culturali, dalla commissione di opere all'investimento in spazi finalizzati a facilitare la partecipazione e l'interazione); le risposte strategiche formulate dalle amministrazioni cittadine in diversi Paesi d'Europa per approdare alla "trasformazione in senso pluralista dello spazio pubblico, delle istituzioni e della cultura civica" (dalle campagne di marketing territoriale agli interventi di design urbano, dalla diversificazione delle frequenze radiotelevisive alle iniziative di rilettura della storia e della memoria collettiva); i tranelli della crescente (e rischiosa) "etnicizzazione" delle culture immigrate; i diversi contesti per lo sviluppo del "dialogo interculturale" (transcontinentale, internazionale e interetnico).
Tra le esperienze illustrate nel volume si ricordano: Atana (Amsterdam), programma di formazione rivolto a cittadini olandesi "con una duplice identità/esperienza culturale" e finalizzato a ovviare alla scarsa rappresentanza dei "nuovi cittadini" negli organismi decisionali e consultivi delle istituzioni culturali; il programma Decibel dell'Arts Council England, finalizzato a sviluppare la diversità nelle arti attraverso finanziamenti ad hoc, vetrine promozionali, attività di formazione e borse di studio; Intercult (Stoccolma), un'organizzazione specializzata in produzioni teatrali interculturali e particolarmente attiva nei Balcani e nella regione baltica; l'Agenzia di Sviluppo Locale per Porta Palazzo (Torino), esperienza avviata nel 1997 come Progetto Pilota Urbano ( The gate, living not leaving ) promosso dalla Città di Torino e cofinanziato dall'Unione Europea al fine di sviluppare strategie di rigenerazione urbana nel quartiere di Porta Palazzo.
S. Bodo, M. R. Cifarelli (a cura di), Quando la cultura fa la differenza. Patrimonio, arti e media nella società multiculturale, Roma, Meltemi 2006
(saggi di: Tony Bennett, Franco Bianchini e Jude Bloomfield, Iain Chambers, Massimo Ghirelli, Marie Gillespie, Raj Isar, Naseem Khan, Dragan Klaic, Mirca Madianou, François Matarasso, Jean-Pierre Saez, Richard Sandell, Goran Stefanovski).
S. Bodo (a cura di), Culture in movimento. Strumenti e risorse per una città interculturale, Milano, M&B Publishing 2005 - prezzo Euro 20
(saggi di: Daniela Benelli, Franco Bianchini, Robert Boonzajer Flaes, Don Virginio Colmegna, Ilda Curti, Graziella Favaro, Naseem Khan, Dragan Klaic, Kira Kosnick, Ria Lavrijsen, Paolo Leon, Juan Pedregosa, Samenua Sesher, Pier Giorgio Solinas, Chris Torch, Salvatore Veca)