
Formazione
professionale CIOFS Virginia Agnelli
Istituto
Boselli, (Classe 3^A)
Istituto
Albe Steiner, (Insegnante prof.Carlo Palumbo)
Scuola
elementare parificata Mazzarello, (Insegnante Suor Adriana - Classe
5^)
Scuola
Internazionale Europea Altiero Spinelli, (Insegnante Stefania Stefanutti)
Scuola
elementare Fontana, (Insegnante Amilcare Lanza)
Un viaggio nella moda e nella vita quotidiana dell’Ottocento attraverso le fonti iconografiche dei Musei torinesi
Il sito www.to2011cottini.it è il risultato del progetto "Un viaggio nella moda e nella vita quotidiana dell'Ottocento attraverso le fonti iconografiche dei Musei torinesi". Realizzato nell'anno scolastico 2002-2003 da alcuni docenti e studenti del Liceo Artistico "Renato Cottini" di Torino (www.liceocottini.it), il lavoro si inscrive nel progetto strategico "Torino 2011, Scuola di Storia Patria", a cui hanno partecipato e continuano a partecipare alcune scuole superiori della Provincia di Torino e della Regione Piemonte. Si tratta di una serie di attività promosse dalla Provincia di Torino, collaborazione con la Regione Piemonte ed il Comune di Torino, per ripercorrere il processo risorgimentale, in vista delle celebrazioni per il 150° anniversario (2011) dell'unità d'Italia (www.provincia.torino.it/cultura/risorgimento/patria.htm).
Il sito che raccoglie il risultato della ricerca mette a disposizione un ricco repertorio di immagini (prevalentemente di opere collocate nei Musei torinesi, ma anche tratte da riviste dell'epoca), di documenti di archivio, indicazioni bibliografiche e sitografiche, sfondi musicali, approfondimenti (sull'educazione, sulla condizione e sull'editoria femminile, sulla fotografia, sulla satira, sui riflessi della politica sulla moda, o, ancora, su alcuni famosi personaggi ritratti, da Giuseppe Verdi a Quintino Sella, da Cavour alla contessa di Castiglione) che, tutti insieme, possono contribuire a una migliore conoscenza dei fatti storici del Risorgimento, e soprattutto della società, della vita quotidiana e della cultura dell' Ottocento, attraverso quella particolare prospettiva che è offerta dall'evoluzione della moda e del gusto.
1. Il progetto
Il progetto, conclusosi con la produzione di un CD-Rom e di un sito internet, si è proposto di avvicinare gli studenti del Liceo Artistico al metodo e ai luoghi della ricerca storiografica a Torino per il periodo considerato (l'Ottocento, dall'età napoleonica alla fine del secolo, con alcuni sconfinamenti nel Settecento e nei primi anni del XX secolo), privilegiando gli specifici interessi e competenze degli studenti: lo studio e classificazione dei documenti iconografici, la produzione di immagini con tecniche pittoriche e grafiche tradizionali e la loro trasformazione e riproduzione con strumenti informatici. Il tema (moda e vita quotidiana) è sembrato il più agevole da affrontare attraverso la lettura delle immagini, integrata dall'esame di alcune fonti d'archivio e bibliografiche. Le fonti documentarie (iconografiche e testuali) sono state scelte in ragione della loro rappresentatività all'interno di alcune importanti istituzioni museali e palazzi torinesi (Archivio di Stato, GAM, Museo Nazionale del Risorgimento e relativa Biblioteca, ma anche, sia pure per poche immagini, Pinacoteca dell'Accademia Albertina, Fondazione Accorsi e Palazzo Cisterna). Più che sulle figure istituzionali (Casa Savoia, personaggi politici e protagonisti del Risorgimento), l'attenzione si è focalizzata su figure "minori" di aristocratici e borghesi per seguire l'evoluzione delle mode in una dimensione più "privata", in parallelo con il mutare degli stili di vita e, in generale, del contesto storico.
2. Metodologia e attività svolte
I fase: febbraio- marzo 2003. Dopo una lezione iniziale seminariale e le lezioni e/o visite guidate (Archivio di Stato, Biblioteca e Archivio del Museo Nazionale del Risorgimento italiano, Fondazione Accorsi), condotte dalle dott. Cerato, Gattullo, Rocci e Ferretti, a cui hanno partecipato per intero le due classi coinvolte, sono emerse le motivazioni e le competenze dei singoli e il gruppo di lavoro si è poi ristretto ad un numero più esiguo di allievi interessati. I compiti sono stati distribuiti alla luce delle attitudini e delle motivazioni espresse, ma anche cercando di affidare mansioni di diverso tipo ai vari studenti e di venire incontro al loro desiderio di lavorare in coppia o per piccoli gruppi.
II fase: aprile-luglio 2003. Nel corso di ulteriori visite (GAM, Pinacoteca dell'Accademia Albertina, Museo del Risorgimento) sono state selezionate e riprodotte le opere, fotografate con apparecchio digitale dal vero o da foto di cataloghi o da archivi delle istituzioni coinvolte a cui è sempre stata fatta regolare richiesta di autorizzazione alla pubblicazione delle immagini ad uso didattico. Le stesse immagini sono poi state classificate e fornite di didascalie da un gruppo di allieve e dall'insegnante, mentre altre compagne procedevano alla stesura dei resoconti delle visite ("diario di bordo"). Frattanto sono state reperite le fonti bibliografiche, con l'aiuto fondamentale della dott. Cerato, ricercatrice dell'Università di Torino. La prof. Alemanno, con alcuni studenti, ha, in seguito, affrontato la vera e propria stesura dei testi, cercando di armonizzare i contenuti, di eliminare le ridondanze e di operare i necessari collegamenti. In alcuni incontri pomeridiani a scuola si è stabilito come organizzare il lavoro e quale struttura dare all'ipertesto e si sono esaminate e confrontate le immagini per individuare aspetti comuni e operare collegamenti. Il prof. Lucente ha progettato la grafica del sito in conformità con le idee emerse. Frattanto alcuni studenti hanno focalizzato la loro attenzione su immagini che hanno rielaborato e utilizzato come spunto per il loro colloquio d'esame, approfondendone il contesto sul piano storico-sociale e artistico.
- III fase: settembre 2003. Con l'intervento dell'assistente tecnico e webmaster, Adamo Pugliese, si è proceduto alla vera e propria realizzazione del sito (e ipertesto): testi e immagini sono stati "montati" e sono stati individuati dalla prof. Alemanno alcuni sfondi musicali pertinenti (file Midi o mp3, opportunamente "tagliati" e "alleggeriti").
3. Responsabili e soggetti coinvolti
La prof. Maria Grazia Alemanno, docente di Lettere, ha curato, in particolare, gli aspetti metodologici della ricerca (l'accesso alle fonti, le risorse in Internet, la selezione delle informazioni e delle immagini, la catalogazione) e della stesura dei testi (modalità di scrittura, uso di word, compilazione della bibliografia, stesura e/o correzione dei testi di sintesi, didascalie, commenti, resoconti) e ha curato le scelte musicali. Il prof. Giulio Lucente (di discipline pittoriche) ha curato l'elaborazione delle immagini e l'uso dei programmi di computer grafica, dello scanner e dell'apparecchio fotografico digitale, nonché la fase iniziale di costruzione del sito web. Il webmaster del Liceo Cottini, Adamo Pugliese, ha in larga parte realizzato il sito e si è occupato di tutti gli aspetti tecnici. Fondamentale la supervisione e la consulenza "scientifica" della dott. Sabina Cerato. A vario titolo hanno collaborato al progetto gli allievi: Jessica Alessandro, Giulia Bartelloni, Monica Busciolà, Elena Daviero, Donatella Di Maria, Sara Murino, Massimiliano Petrone, Laura Rochon, Enrico Todesco, Laura Viglione (IV B ordinamento, Accademia) e Luca Bergeretti Cavion, Valentina Decataldo, Erika Florean, Roberta Marsella, Raissa Sbroggiò (III G sperimentale, Restauro).
4. Il sito web
Così come il CD Rom, è articolato in una home-page da cui accedere a varie sezioni:
- presentazione del progetto e bibliografia-sitografia;
- Diario di bordo (una cronaca abbastanza dettagliata delle fasi di realizzazione del progetto);
- "La moda specchio della società", una riflessione sull'importanza del costume e della moda come fonte per la storia sociale, economica, politica, artistica di un'epoca e come proiezione simbolica di comportamenti pubblici e privati);
- "La moda nell'Ottocento", una breve storia dell'evoluzione del costume in Italia nel XIX secolo;
- "Galleria virtuale", le immagini sono suddivise in "gallerie"a seconda della loro collocazione museale e disposte in ordine cronologico; altre "gallerie" contengono le immagini manipolate dagli allievi e qualche fotomontaggio che rappresenta alcuni dei "ricercatori" in vesti ottocentesche.
Strumenti utilizzati e prodotto finale: posta elettronica, fotocamera digitale, apparecchio fotografico digitale, computer, masterizzatore, stampanti, scanner e fotocopiatrici, CD Rom, materiale vario (carta, colori).
5. Obiettivi conseguiti e valutazione
Le lezioni e visite dei musei e istituzioni culturali hanno permesso agli studenti di avvicinarsi ai luoghi, ai metodi e alle fonti della ricerca storiografica in modo attivo e partecipe, da un lato ponendoli di fronte al rigore scientifico della ricerca, dall'altro entusiasmandoli con l'interesse intrinseco dei documenti, con la competenza degli esperti e con la possibilità di "cacciare il naso", attraverso testi e soprattutto immagini, nella sfera del privato e del simbolico, insomma in una dimensione molto più intima e familiare, quindi agli studenti più "simpatica" della storia rispetto a quella che, in sede scolastica, si privilegia attraverso lo studio della macrostoria dei manuali. Stimolante è stata anche la riflessione, a partire dall'analisi dei documenti, sul carattere espressivo e simbolico della moda in rapporto all'attualità e al vissuto personale degli studenti. Lo studio a distanza ravvicinata di documenti solitamente riservati agli storici di professione ha attivato curiosità e interessi e la "lettura" attenta anche di dettagli apparentemente secondari delle immagini è stata sicuramente utile per affinare le capacità critiche e lo spirito di osservazione degli studenti. Sotto tutti questi profili l'esperienza è stata molto positiva. Le ingenuità e gli errori dei giovani aspiranti "ricercatori" (qualche approssimazione e dimenticanza nella registrazione dei dati e nell'esame delle fonti) sono stati un'occasione per riflettere sulla necessità di non sacrificare la "scientificità" agli aspetti creativi di un lavoro del genere e per acquisire precisione e rigore.
Il progetto ha sicuramente comportato un impegno molto superiore alle previsioni, ma anche gratificazione e divertimento, a cui hanno contribuito notevolmente la sollecitudine e competenza della dott. Cerato che ha seguito il gruppo e, in generale, la preparazione e passione di tutti gli esperti con cui sono venuti in contatto i ragazzi e i docenti.
Siamo i ragazzi e le ragazze del Centro di Formazione professionale CIOFS Virginia Agnelli di Torino .
Stiamo frequentando il secondo anno del biennio per Operatore servizi all'impresa, perciò ci stiamo avvicinando all'esame di qualifica e al mondo del lavoro (speriamo!) martedì 23 maggio abbiamo visitato la mostra "Torino al lavoro".
Abbiamo scoperto con grande piacere un allestimento molto coinvolgente che ci ha fatto vivere la Torino dei nostri nonni. Ci è piaciuto così tanto che adesso ci stiamo portando genitori e amici!!!! Abbiamo anche raccontato questa esperienza ai compagni che non l'hanno ancora vista e, a settembre, con la ripresa dei corsi, verranno sicuramente anche loro a farvi visita!
Ci permettiamo di disturbarvi per ringraziarvi tantissimo per le preziose indicazioni che ha voluto fornire ai nostri Formatori, che ci hanno permesso di apprezzare al meglio la mostra. Si ricordi di nuovo di noi per le prossime iniziative !

Grazie, grazie, grazie!
Il meraviglioso Andersen: mostra e laboratorio didattico
"La fiaba della mia vita"...le scarpe raccontano!
Hans Christian Andersen nacque ad Odense il 2 aprile 1805. Si dice che piangesse molto e il papà gli dicesse: "Adesso dormi Hans Christian, oppure ascolta in silenzio!", mentre gli leggeva ad alta voce dei racconti. Così inizia la storia del grande favolista danese che abbiamo avuto modo di conoscere meglio attraverso Il meraviglioso Andersen , mostra e laboratorio organizzati dalla Fondazione Tancredi di Barolo presso i locali di Palazzo Barolo.
Grazie a un progetto con la Circoscrizione 1, le cinque classi della nostra scuola, dalla prima alla quinta, a cui poi si sono aggiunti i bambini di cinque anni della scuola materna, hanno potuto prendere parte a questo viaggio nel mondo della fantasia con gli animatori/attori della Fondazione. Appena arrivati siamo stati accolti da un'animatrice che ci ha introdotti nel vivo della mostra in sale con vetrine ricche di affascinanti e preziose traduzioni in italiano delle fiabe di Andersen, tavole originali per le edizioni illustrate, antichi giochi ispirati alle fiabe e un suggestivo baule volante. La nostra attenzione è stata attirata da alcune scarpe e stivali, riferimento alla professione di ciabattino del papà di Andersen. E poiché nel mondo della fantasia tutto può avvenire, la nostra attrice è stata capace di trasformare questi semplici oggetti nei personaggi della storia del favolista danese: una ciabatta rossa è diventata l'affettuosa e attenta mamma di Hans, a sua volta rappresentato da una piccola scarpa da bambino che piange e strilla. Ma la piccola scarpa ne farà di strada! Hans infatti voleva fare l'attore e, ormai diventato una bella scarpa da adolescente, decise di trasferirsi a Copenaghen e inseguire il suo sogno, andando subito al Teatro Reale.
Ma il mondo è difficile e tanti stivali ostili continuavano a ripetergli: "Hans sei troppo magro!", "Hans, non si può fare!" e lo scacciavano in malo modo. Un bel giorno però Hans incontrò una scarpa gentile, il signor Colin, direttore del Teatro e consigliere del Re, che decise di credere in lui e si offrì di aiutarlo: Andersen prese lezioni di danese, latino e ballo e nel frattempo la sua fantasia si sviluppò sempre di più, cucendo vestiti per le bambole e ritagliando forme curiose nella carta. Finalmente, dopo tante scarpe nemiche, ne trovò altre che lo applaudirono e lo amarono! Il suo successo in teatro aumentò, diventò autore di opere teatrali e spesso si sentiva dire tra gli applausi: "Viva Andersen!". Hans iniziò allora a viaggiare e, tra i tanti luoghi, non mancò di far visita all'Italia, recandosi anche a Roma e Torino. Non sapeva ancora che il grande successo sarebbe arrivato grazie alle sue fiabe: era talmente abituato a inventare, raccontare storie, ritagliare silhouette e giocare con la sua grande fantasia che non si rendeva conto delle sue immense capacità. Fu nel 1835 che scrisse per la prima volta "certe storie per bambini", e da quel momento la sua vita si trasformò in una fiaba: successo, abiti eleganti, onorificenze,...e scarpe di lusso!
Le fiabe lo portarono lontano e nel 1869 diventò cittadino onorario della sua città, Odense. Hans ricevette tantissimi telegrammi di congratulazioni, tra cui uno del Re! Si avverò così la vecchia profezia che un'indovina aveva fatto alla mamma di Hans: "Un giorno tutta la città sarà illuminata a festa per questo bambino." Tutti noi, insegnanti e bambini, affascinati dalla storia, dagli allestimenti e dagli oggetti esposti, siamo poi entrati in una piccola stanzina buia nascosta da una tenda...ed ecco ancora un'altra sorpresa: il vecchio Hans al suo tavolo di lavoro, ancora intento a fare ritagli e a sognare il teatro e bellissime fiabe!
Tanti piccoli inventori di fiabe
Durante l'ascolto della storia sulla vita di Hans Christian Andersen ai bambini venivano affidati via via i diversi personaggi rappresentati (scarpe e stivali) e successivamente gli alunni stessi sono diventati inventori di fiabe. Così come Andersen dava vita e carattere agli oggetti, anche i bimbi hanno assegnato alle scarpe diversi caratteri e modi di fare, secondo la loro ispirazione: uno scarpone dalla suola spessa è visto come burbero e autoritario, una scarpa da ginnastica come un giovane sportivo e allegro ma un po' sfortunato, e così via. La nuova fiaba è nata da sola, ogni alunno partecipava suggerendo un pezzo di storia o un personaggio. Sono nati così tanti piccoli attori che hanno dato voce, vita e gestualità a oggetti comuni come le scarpe o gli oggetti che ci circondano tutti i giorni, che alla fine di questo percorso fantastico siamo ormai tutti capaci di vedere come personaggi animati. Attraverso la narrazione e il libero sfogo della fantasia nell'invenzione, sono emersi i diversi caratteri dei singoli bambini: lo spirito romantico, avventuroso, ironico, ... Semplici libri sono diventati le quinte di un teatro immaginario, un sandalo dorato la regina di Danimarca, una scarpa con la fibbia Hans innamorato, e ci siamo sentiti tutti come se stessimo assistendo a una prima del Teatro Regio! Abbiamo capito che con la fantasia non ci sono confini o regole. Un messaggio di fiducia in se stessi e di speranza per il futuro, per credere nei propri sogni.
Continuazione dei laboratori in classe
L'esperienza è continuata a scuola. Ogni classe che ha partecipato alla mostra e al laboratorio didattico ha sviluppato un lavoro in base all'aspetto che l'aveva maggiormente colpita. Gli alunni hanno lavorato con impegno e hanno portato a termine degli elaborati di diverso genere:
- continuando il viaggio nel mondo della fantasia, i bambini hanno realizzato dei tabelloni con disegni raffiguranti le scarpe che rappresentavano i diversi personaggi della storia sulla vita di Andersen; - le fiabe anderseniane sono state stimolo per l'approfondimento di temi sociali attuali, quali l'integrazione razziale e la diversità, affrontate in maniera più leggera e vicina al mondo dei bambini; per questo scopo sono stati realizzati cartelloni in cui la storia de Il brutto anatroccolo viene raccontata grazie ai disegni dei bambini;
- il nome di Andersen e le sue fiabe sono state fonte d'ispirazione
per la realizzazione di due cruciverba: in uno era
necessario scrivere i titoli di alcune storie di Andersen in base
a delle definizioni date. Nelle caselle colorate sarebbe apparso il
nome ANDERSEN. Nell'altro si giungeva alla formulazione di una frase
sulla vita di Andersen, attraverso la ricerca dei contrari di alcune
parole.
Referente: insegnante Maria Elena Revelli
WARSZAWA 1944 - i 63 giorni dell'insurrezione (Classe 3^A)
Warszawa 1944 nasce dall'esigenza di ricordare, a sessant'anni di distanza, uno degli avvenimenti più importanti nella storia della resistenza europea al nazismo. Parliamo appunto dell'invasione della Polonia da parte della Germania e di come il popolo polacco si ribellò attraverso un tentativo insurrezionale.
Sia il progetto che la sua realizzazione sono stati concepiti in modo tale da esprimere già in un primissimo momento forti emozioni e riflessioni che vanno ben oltre la normale e, molte volte scontata, retorica.
L'allestimento scenografico è il piatto forte di questa esposizione.
In questo senso, sono di una efficacia disarmante, le molteplici fotografie, soprattutto di figure innocenti come quelle di bambini, dove si riesce a catturare lo stato d'animo e le sofferenze che ha dovuto patire il popolo polacco.
Molto suggestivo è il passaggio successivo alla sala d'ingresso nel cortile del Museo, perché siamo in presenza di una ricostruzione fedele (in base alle fonti iconografiche dell'epoca) di una via della città di Varsavia con i suoi palazzi bombardati, le macerie, le barricate e i piccoli manifesti degli insorti contro il regime.
"E' proprio qui, - scrivono Antonio Laurano e Davide Varano - che si respira l'aria di guerra, di una città in conflitto, perché fisicamente sei circondato dalle mura dei palazzi e vivi in prima persona l'atmosfera plumbea di Varsavia".
Al secondo piano, viene rievocato, invece, un itinerario attraverso i quartieri della città, collegati fra loro da una ricostruzione del sistema fognario che gli insorti utilizzavano per i loro spostamenti.
Naturalmente la ricostruzione non è fedelissima dato che le dimensioni erano molto più ristrette, ma l'efficacia, anche qui, è indiscutibile poiché sono stati associati altri particolari scenografici come le scritte sulle pareti, i giochi di luce, gli effetti sonori in sottofondo e le installazioni multimediali.
Il percorso è articolato in quattro aree tutte con tematiche differenti: l'organizzazione quotidiana degli insorti (con frasi estrapolate da diari o da altre fonti scritte), scene di vita, l'assalto tedesco e la resa della città.
Molto spazio è dedicato al tristemente noto "Ghetto di Varsavia", dove furono rinchiusi più di 500.000 cittadini ebrei, la maggior parte dei quali, morti dopo l'azione di sterminio attuata il 1° agosto 1944.
Al termine della visita, ci sono stati forniti alcuni dati numerici che riassumono le cifre dell'insurrezione, mentre un video, appositamente realizzato per la mostra, ne ripercorre la storia e il contesto in cui si è sviluppata.
Il video descrive in modo didascalico lo stato di degrado in cui versava la città dopo l'invasione e come ci vollero molti anni e altrettanti aiuti umanitari nella difficile e lenta ricostruzione.
Ormai la maggior parte della popolazione residente (si contavano ormai solo più di 120.000 abitanti, contro i circa 1.200.000 risalente al periodo pre-bellico) non aveva più una casa, senza dimenticare che in quel periodo lo stato era praticamente diviso in due per via della spartizione territoriale tra Russia e Germania, quindi molte persone non avevano, neanche, notizie dei loro cari.
Dobbiamo anche dire che la nostra visita alla mostra è stata agevolata dalla testimonianza dell'ing. Rasjej , che nel momento in cui si svolgevano i fatti, aveva più o meno la nostra età.
Facendo una rapida indagine fra i vari componenti della classe, risulta pressoché unanime, il senso di inquietudine che ha sollevato la descrizione di quegli istanti posta dalla testimonianza orale.
Come esposto in precedenza, un'ancora di salvezza fu la rete fognaria usata da molti per fuggire da una deportazione pressoché certa. Si calcola, infatti, che più di duemila persone riuscirono a salvarsi in questo modo.
Nella sua interezza, la mostra, non presenta lacune per quel che riguarda la mole di elementi che fornisce al visitatore, anzi, c'è da sottolineare la validità e l'efficacia, di questi ultimi, nel rievocare fatti realmente accaduti.
Il segreto sta soprattutto nel dare delle informazioni nella loro attendibilità senza condizionare il visitatore, obbligandolo a un'interpretazione forzata degli avvenimenti.
E' senza dubbio, un'occasione da non farsi scappare soprattutto per le nuove generazioni poco inclini a discutere apertamente di questo argomento.
Chiudiamo, infine, con una frase molto significativa e riportata in una delle molteplici fotografie:
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali
in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e
devono agire gli uni verso
gli altri in spirito di fratellanza"
dalla DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO, Art. 1
Classe 3^A
Vento da sud
L'Italia centro-meridionale tra guerra e liberazione. Luglio 1943-giugno 1944 (Prof. Carlo Palumbo)
A cura di "Italia liberata. Scuole in rete"
CLICCA sulla locandina per entrare nella Galleria di immagini
AMBITO DEL PROGETTO
Educazione alla Memoria Storica
ATTORI DEL PROGETTO
Il progetto ha coinvolto i seguenti Istituti: Scuola Polo: IP Steiner di Torino; IP Einaudi di Sora (FR), IPSAR di Cassino (FR), SMS Facchini di Sora (FR), LS Labriola di Napoli, ITC Sturzo di Castellammare di Stabia (NA), Liceo Scientifico di Scafati (SA), LC Virgilio di S. Giorgio del Sannio (BN), LC Socrate di Bari, ITC Marconi di Brindisi, ITCG Majorana di Castrolibero (CS), IPSIA Crea di Acri (CS).
Hanno inoltre collaborato alla ricerca: Università di Cassino (FR), Comune di Sora (FR), Comune di Cassino (FR), Comune di Alvito (FR), Comune di San Donato Val Comino (FR), Biblioteca di Castel di Sangro (AQ), Biblioteca comunale "Liberatore" di Lanciano (CH), Biblioteca De Meis di Chieti, Bonifacio Palumbo, Francesco Le Donne e il Centro Studi Murat di Ateleta (AQ), Istituto Campano per la Storia della Resistenza Vera Lombardi di Napoli, Archivio di Stato di Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, Cidi di Brindisi, Istituto Pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea di Bari, Archivio di Stato di Brindisi, Cidi Cosenza, Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea di Cosenza, Archivio di Stato di Cosenza, Archivio di Stato di Reggio Calabria, Comune di Vittoria (Ragusa).
DESTINATARI
Pubblico scolastico e pubblico adulto
éQUIPE DI PROGETTO
Gruppo di lavoro: Cosimo De Nitto (BR), Mimma Orifici (CS), Carlo Palumbo (TO), Anna Pizzuti (FR), Maria Antonietta Selvaggio (NA), Anna Storelli (TO), Laura Tempesta (TO). Coordinamento del Progetto: Carlo Palumbo. Coordinamento grafico: Anna Storelli. Coordinamento fotografico: Laura Tempesta.
FASI DI LAVORO
Nel luglio 2003, per iniziativa del'Istituto professionale Albe Steiner di Torino, sono iniziati i primi contatti, grazie alla collaborazione della segreteria nazionale del Centro di iniziativa democratica degli insegnanti, per la costituzione di una rete di istituti scolastici che progettasse una mostra fotografica dedicata a "L'Italia centro-meridionale tra guerra e liberazione. Luglio 1943-giugno 1944". A settembre aderivano i primi sette istituti, altri si sono aggiunti con i lavori già in corso. Si è quindi costituito un gruppo di progetto con insegnanti delle scuole "polo"; nella ricerca dei documenti di archivio hanno collaborato istituti del Lazio, della Campania, della Puglia, della Calabria e del Piemonte, ai quali si deve la proposta storiografica; il coordinamento e la realizzazione grafica sono stati curati invece dall'Istituto Albe Steiner di Torino
OBIETTIVI
Inquadrare in una prospettiva nazionale gli avvenimenti che hanno riguardato le regioni meridionali e che non sempre sono conosciuti al di fuori della dimensione locale, attraverso una mostra nata dall'elaborazione di 300 documenti selezionati tra più di mille, emersi nella ricerca d'archivio o nella bibliografia delle opere pubblicate, spesso da istituzioni locali, soprattutto comuni piccoli e medi, associazioni e biblioteche pubbliche, per restituire una visione d'insieme dell'anno compreso tra lo sbarco in Sicilia delle forze alleate (10 luglio 1943) e la liberazione di Roma (4 giugno 1944).
AREE DISCIPLINARI
Storia contemporanea e metodologia della ricerca storica per quanto riguarda l'argomento, il periodo e la metodologia di lavoro (ricerca d'archivio, classificazione delle fonti, selezione e riordino del materiale); tecnica fotografica per quanto riguarda il restauro e l'archiviazione dei documenti, in prevalenza fotografici; progettazione grafica, per quanto riguarda la definizione del progetto di mostra e della linea grafica e la realizzazione dell'impaginazione.
STRATEGIE E STRUMENTI
Il progetto è stato, prima di tutto, un'esperienza didattica, che ha coinvolto in forme diverse non solo insegnanti, ma intere classi; questo spiega le differenze di impostazione della ricerca nelle varie regioni. Così, se in Campania è stata privilegiata la memoria dei protagonisti, nel Lazio si è preferito scavare negli archivi dei comuni della Val Comino, retroterra del fronte di Cassino. I temi trattati sono la guerra, nelle sue varie forme, con particolare attenzione alle condizioni di vita della popolazione civile; le rappresaglie e le stragi di civili che hanno caratterizzato la ritirata delle truppe tedesche lungo la penisola italiana: le stragi di civili compiute dalle truppe tedesche in ritirata, a volte con la collaborazione di reparti italiani "fedeli", le stragi di Pietransieri (in Abruzzo), di Bellona (in Campania), di Barletta; le vicende legate alla guerra chimica (Bari e Foggia); le rappresaglie sui militari italiani da parte tedesca (Bitetto, Spinazzola e Cerignola in Puglia), ma anche americana (Biscari in Sicilia); le rivolte popolari, oltre quella di Napoli, quelle di Matera e di Lanciano (Chieti); l'attività partigiana organizzata, soprattutto in Abruzzo, come nel caso della Brigata Maiella; l'attività antitedesca e antifascista nelle zone occupate, dalle manifestazioni popolari spontanee alle azioni organizzate della Resistenza; la vita politica e sociale nelle zone di occupazione tedesca ed alleata.
Da qui il titolo dato alla mostra: Vento da Sud, che evidenzia il carattere specifico della guerra e della liberazione dell'Italia meridionale, con la violenta cesura provocata dal passaggio del fronte e dai tragici eventi vissuti dalla popolazione, con la nascita di una resistenza civile, non di rado dotata di durata e organizzazione, soprattutto lungo la linea Gustav, che si trasforma in coscienza sociale che si diffonde nelle campagne meridionali e che darà vita ad una grande stagione di lotte e di cambiamenti.
ESITI
La rete di istituti scolastici, una volta avviata la fase di ricerca storica e didattica dell'iniziativa, ha preso i contatti con le varie amministrazioni locali per la stampa e la presentazione pubblica della mostra fotografica. Alla fine di aprile vi è stata la presentazione pubblica a Torino, Cosenza e Brindisi; il 4 giugno a Sora (Fr); a settembre analoghe iniziative sono state realizzate a Bari e a Napoli. Successivamente la mostra girerà nelle varie regioni del Sud e in Provincia di Torino. A Torino, il 23 aprile 2004, in collaborazione con il Settore Educazione al Patrimonio Culturale, è stato organizzata una prima presentazione della mostra presso il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà. La mostra è stata esposta nel cortile interno alla presenza di 120 studenti degli istituti Steiner, Galileo Ferraris e Q.Sella. Il gruppo teatrale del Q. Sella ha realizzato una performance di letture interpretative e canzoni sul tema. Nella stessa data, nella sala incontri del museo, si è tenuto un incontro in collaborazione con il Centro di Iniziativa Democratica degli insegnanti e la Città di Torino con la partecipazione degli storici Alfio Caruso e Franco Francavilla e con Mieczyslaw Rasiej, presidente della Comunità polacca di Torino. In occasione della visita del Vicesindaco di Torino del 27 aprile la mostra è stata rimontata presso l'Istituto Steiner; tra il 25 maggio e il 6 giugno nuova esposizione presso il carcere le Nuove in collaborazione con l'Associazione "Nessun uomo è un'isola"; infine, nel periodo 25 maggio - 6 giugno, la mostra è stata spostata nello spazio degli Antichi Chiostri di via Garibaldi, assieme all'altra mostra, realizzata nel 2003, in collaborazione con l'Associazione Nazionale divisione Acqui, dedicata a "Ritorno a Cefalonia e Corfù". I visitatori hanno potuto così conoscere una collezione fotografica sulla seconda guerra mondiale di oltre 730 immagini. Tenendo conto dei vari momenti espositivi, si può calcolare che la mostra sia stata vista da circa 2000 persone. L'esperienza proseguirà, fino ad aprile-maggio 2005, periodo in cui ricorrerà il 60° anniversario della Liberazione, si organizzeranno altre presentazioni delle due mostre affiancate, unitamente ad uno spettacolo teatrale e musicale presso istituti scolastici torinesi, spazi teatrali in collaborazione con la Città di Torino, le Circoscrizioni e i Comuni della cintura. Il calendario sarà definito entro il mese di ottobre.
DOCUMENTAZIONE
L'Istituto Steiner in collaborazione con la Città di Torino, la Provincia di Tornino e il CIDI ha realizzato una serie di 12 cartoline fotografiche sulla mostra, stampate in 12.000 copie, per pubblicizzare le date espositive.
Inoltre è possibile "visitare" la mostra sul sito
www.funzioniobiettivo.it/medie_file/ventodasud/ventodasud.htm
Intervista al prof. Carlo Palumbo, dell'Istituto Albe Steiner di Torino
coordinatore del progetto nazionale "Italia liberata. Scuole in rete".
D. Com'è nata l'idea di una mostra fotografica sulla liberazione dell'Italia centro-meridionale ?
R. Da alcuni anni nel nostro istituto si è costituito un gruppo di lavoro interdisciplinare per coordinare le attività didattiche sui temi della memoria, della storia contemporanea e della cittadinanza: il Laboratorio storico-foto-grafico; del gruppo fanno parte sia insegnanti di storia, sia insegnanti di grafica e di fotografia. In questo modo abbiamo potuto realizzare varie attività: convegni e seminari, manifesti, fascicoli e volumi a stampa, cd-rom e filmati. Nel 2003, in collaborazione con la Regione Piemonte, con lo Stato Maggiore Esercito e con l'Associazione Nazionale Divisione Acqui abbiamo realizzato una prima mostra fotografica sui fatti di Cefalonia e Corfù del 1943, con cui abbiamo definito alcune caratteristiche generali di un'esposizione di questo tipo. Volevamo una mostra itinerante, facile da montare; per questo abbiamo scelto di realizzare dei grandi pannelli in stoffa, 12 in tutto, con circa 350 documenti e fotografie. Terminato quel progetto abbiamo cominciato a pensare alle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Liberazione, nel 2005. Qui a Torino e in Piemonte si conserva la memoria degli eventi accaduti nei 20 mesi di occupazione tedesca, ma tanti torinesi vengono da altre regioni e conservano altre memorie ed altre esperienze; io ad esempio sono abruzzese, con me lavorano colleghi e amici della Puglia, della Calabria, della Sicilia. Da qui è nata l'idea di una mostra su "Guerra e liberazione dell'Italia centro-meridionale da Luglio 1943 a giugno 1944".
D. Che cos'è "Italia liberata. Scuole in rete"?
R. Con la mostra su Cefalonia e Corfù avevamo stretto rapporti con numerose istituzioni e scuole di varie regioni, interessate a ricevere il materiale. Siamo partiti da questi contatti per creare una rete con istituti scolastici delle regioni meridionali, perché da soli non ce l'avremmo fatta. Abbiamo pensato che fosse possibile recuperare materiale inedito negli archivi pubblici o presso privati. Per l'altra mostra molti documenti provenivano appunto da reduci o da familiari dei caduti. Servivano insegnanti con un'esperienza di ricerca di archivio, ma anche che sapessero organizzare eventi, come la presentazione pubblica di una mostra. Abbiamo perciò pensato di costituire una rete nazionale di istituti, distribuiti nelle regioni meridionali, e di organizzare l'esposizione in contemporanea nelle varie realtà. Un aiuto importante è stato dato dal Centro di iniziativa democratica degli insegnanti (CIDI), in particolare da Domenico Chiesa, il presidente nazionale, che ci ha fornito alcuni contatti nelle città in cui eravamo scoperti. In questo modo si è costituita una rete di 11 istituti, oltre allo Steiner, della Campania, del Lazio, della Puglia e della Calabria.
D. In che senso parli di "rete di istituti"?
R. L'autonomia scolastica introdotta nel 1997 con la legge 59 permette agli istituti scolastici di sottoscrivere accordi di vario tipo con altre scuole o istituzioni pubbliche, addirittura con aziende private. In questo caso i consigli di istituto delle scuole partecipanti hanno sottoscritto, ciascuno autonomamente, un accordo per partecipare a questo progetto, ognuno con un compito specifico. Noi abbiamo avuto il coordinamento storico e organizzativo, oltre alla realizzazione grafica della mostra; altri dovevano invece raccogliere la documentazione necessaria e avviare i contatti con le altre istituzioni per la realizzazione delle iniziative in loco; il problema principale è stato quello del finanziamento della stampa della mostra e della presentazione pubblica. In genere gli enti locali si sono dimostrati disponibili, come a Torino, dove il progetto ha visto la partecipazione della Città di Torino e della Provincia. In qualche caso so che ci sono stati anche finanziamenti privati.
In alcune regioni è stato anche importante la partecipazione degli Istituti storici della resistenza o dell'antifascismo, che hanno fornito una consulenza storiografica.
D. Cosa ha significato per la tua scuola questa esperienza?
R. L'opinione pubblica e i giornali spesso parlano male della scuola, comunque ne sanno poco. Circolano di più pregiudizi e ricordi di una scuola ormai lontana nel tempo. La realtà, nonostante i tagli di spesa, è molto più ricca di esperienze. Quando è partita l'autonomia scolastica, sette anni fa ancora sperimentalmente, nel nostro istituto abbiamo discusso a lungo e ci siamo scontrati, perché le posizioni erano differenti. Per alcuni l'autonomia sembrava prefigurare la "scuola azienda". La nostra scelta è stata differente, abbiamo investito sulla progettazione didattica, sulla costruzione di esperienze che intrecciassero competenze professionali (il nostro è un istituto di grafica) e formazione culturale. Abbiamo puntato sulla didattica interdisciplinare e sulla compresenza in classe tra insegnanti di aree e discipline differenti. Io in questi anni ho lavorato moltissimo con Anna Storelli di grafica e Laura Tempesta di fotografia. A volte la classe era distribuita in vari laboratori e in tre lavoravamo insieme, oppure si continuava il pomeriggio, solo con gli studenti interessati a un particolare aspetto del progetto. Abbiamo anche cercato di superare la classica lezione "frontale", con l'insegnante che parla e la classe che ascolta. In progetti come questo ognuno contribuisce con le proprie competenze; conta molto il risultato finale e l'apporto che ognuno può dare; sono emerse capacità inaspettate tra gli allievi, anche organizzative, oltre che professionali; la partecipazione a ricerche storiche come questa, nonostante il nostro sia un istituto professionale, permette di fare esperienze nuove. Abbiamo raccolto oltre 1000 documenti, in gran parte fotografici, ma anche di altro tipo, soprattutto negli archivi comunali: lettere, documenti anagrafici, comunicazioni delle amministrazioni civili e militari. I ragazzi e le ragazze che hanno operato su questi materiali hanno fatto scoperte altrimenti impossibili sul solo libro di testo.
D. E' quindi un'esperienza che consiglieresti ad altre scuole?
R. Non è così semplice rispondere, perché in progetti di questo genere conta molto l'ambiente in cui si lavora. Gli insegnanti devono saper lavorare assieme ad un progetto, devono saper puntare anche al risultato finale, non solo agli aspetti più culturali, quindi ci vuole una certa cultura organizzativa e pratica. Gli studenti devono avere un ruolo attivo, non si può avere paura di delegare loro parti dell'esperienza. Ovviamente devono avere nell'insegnante un riferimento certo, ma poi ci vuole autonomia. E' anche importante il tipo di gestione amministrativa ed economica dell'Istituto. Non deve essere rigida, ma deve prevedere risorse per la progettazione didattica, altrimenti il nostro impegno diventa puramente volontario e gratuito. Lo si può fare una volta, ma queste attività richiedono tempo e attenzione. Senza risorse non c'è qualità. Per finire c'è la figura del Dirigente Scolastico. I rapporti con l'esterno sono stati tutti gestiti da noi insegnanti direttamente: con le altre scuole, con le istituzioni culturali, con le amministrazioni locali; ma poi ci vogliono le comunicazioni formali, le lettere firmate dal preside. Questi deve essere disponibile a collaborare, deve aver fiducia nei propri insegnanti, deve saper delegare. Non è facile di questi tempi, sottoposti come sono alle pressioni che vengono dall'alto e alle necessità di bilancio. Io ho l'impressione che negli ultimi tempi sia più difficile realizzare questo tipo di esperienze. Per questioni economiche, ma anche organizzative, il personale di segreteria, per esempio, continua a diminuire; la stessa riforma Moratti per la scuola superiore non aiuta; noi dovremmo finire nel secondo canale regionale, quello di Istruzione e formazione professionale, ridotto ad un percorso di 3 anni + uno. Quali spazi rimarrebbero per continuare la nostra esperienza? In questo momento non saprei dirlo.
(Insegnante Suor Adriana - Classe 5^)
Visita al Museo Civico di Torino Pietro Micca e dell'assedio di Torino del 1706.
"Mi chiamo suor Adriana insegno nella scuola elementare parificata Mazzarello gestita da religiose. Ho pensato di portare la classe quinta al museo per due motivi, il primo perchè il libro di testo affronta in modo superficiale le guerre di successione spagnola, il secondo perchè Torino conserva ancora la testimonianza di quello che, se non altro per la città, è stato un episodio significativo di quel travagliato periodo.
La visita è stata proposta durante la presentazione della programmazione annuale ai genitori degli alunni e la prima settimana di ottobre l'abbiamo realizzata.
I ragazzi sono rimasti colpiti soprattutto dalle gallerie.
In generale ritengo che il museo può essere un'opportunità, per conoscere, e sperimentare ciò che a scuola viene trattato a volte in sintesi...sfiorato.
Vedere, toccare, magari anche fare, forse fa rimanere più impresso ciò che è stato dato come lezione. D'altra parte la lezione anche se fatta nel modo più vivace possibile, è sempre una lezione, mentre vedere, porre domande è una modalità più efficace per fissare gli argomenti. Certo non tutti i musei sono uguali, ci sono musei più interessanti e attraenti di altri.
A mio parere il museo è attrezzato per soddisfare le esigenze dei ragazzi, anche se potrebbe essere un po' più vivace, ad esempio mi viene in mente l'affermazione di una delle mie allieve che avrebbe preferito assistere ad una rappresentazione della vita di P. Micca anzichè il filmato(1).
Anche perchè il teatro è una modalità più coinvolgente è soprattutto, perchè il filmato era anche un po' datato. Forse occorrono figure professionali diverse come degli animatori che sappiano coinvolgere i ragazzi stimolando la loro partecipazione attiva, accanto alle figure tradizionali delle guide.
Non sempre lo spazio e gli allestimenti sono adatti alle esigenze di una scolaresca; ad esempio intorno al plastico del museo ci stavamo tutti, ma davanti alle vetrine piccole, o ad un quadro appeso al muro, si verificavano spintonamenti per poter vedere, con i relativi tafferugli; anche lo spazio dell'ingresso forse troppo piccolo per accogliere una scolaresca mentre, la sala video al contrario, era già più adeguata. La scuola per il museo può forse essere fonte di proposte, anche se finora come insegnanti abbiamo solo "sfruttato" la visita...in effetti non ho mai pensato fino a questo momento che potesse essere possibile avere un ruolo diverso, pur constatando la difficoltà durante le varie visite scolastiche di coinvolgere o di interessare di più i bambini. L'idea è sollecitante, vorrei poter avere più strumenti , perchè partire così di sana pianta è difficile, mentre più facile sarebbe con uno stimolo... un invito, da parte di un museo.
Riguardo alle caratteristiche che a mio parere dovrebbe avere un servizio che si rivolge alle scuole che si occupi di didattica museale; ritengo che prima di tutto dovrebbe adottare un linguaggio diversificato, dovrebbe essere capace di adeguarsi ai bambini di oggi... bambini che vedono... vedono.... è sempre più difficile proporre l'ascolto; anche in classe spesso verifico che, se la lezione è sostenuta da immagini, piccole scenette, momenti di coinvolgimento , lavori di gruppo, cogliendo anche le proposte che partono da loro si ottengono più risultati. Quindi anche le proposte che vengono dai musei dovrebbero adottare più linguaggi: più che parlare far vedere, tenere conto che ormai la comunicazione visiva è quello predominante è più immediata. So che i musei civici fanno delle proposte didattiche, ma non tutte le domande vengono accolte. Proporrei di aumentare la disponibilità dei laboratori e anche di pensare a dei momenti di laboratorio o di attività che precedano la visita al museo e poi fare una verifica finale con il coinvolgimento diretto dei ragazzi. Inviterei il museo a venire a scuola, qualche volta, per verificare quali sono le richieste e le esigenze dei bambini".
Abbiamo chiesto ai bambini della classe quinta, che dunque hanno visitato il museo, alcune opinioni e proposte, riportiamo alcuni contributi: Samuel - "Siamo arrivati è abbiamo visto un film che parlava di Micca, abbiamo visto dei modellini sulla cittadella. Poi ci hanno fatto vedere il cannone e poi siamo andati nelle gallerie. La cosa che ricordo di più è la scala di Micca, perchè era ripida e malformata. Non sono tornato al museo con i miei genitori." Francesca - "Io ho parlato molto a casa di questa visita, ho raccontato che è stato tutto bellissimo specialmente le gallerie, che mi hanno colpito tantissimo, i miei genitori hanno detto che sicuramente è stata una gita interessante e forse andremo insieme e visitarlo". Alessio- "Secondo me è utile andare ad un museo perchè è interessante, vai lì, in un museo ci sono sempre cose diverse, ad esempio quella in cui siamo andati noi c'erano questa gallerie molto utili tanti anni fa, è stato bello vederlo. Quando hai la fortuna di andare in un museo puoi scoprire che cosa usavano, facevano le persone, ci hanno anche fatto vedere da dove attaccavano i francesi ed è stato interessante, secondo me tutte le scolaresche dovrebbero andarci. E' meglio andare nei musei a studiare storia." Fabio- "Io credo infatti che siano più i bambini ad andare nei musei, come un approfondimento di quello che studiano in quel momento." Paola- "Credo che i musei se hanno la possibilità possono migliorare, spiegando le cose in modo più adatto per i bambini."
(1) n.d.r. Negli anni scolastici 2000/01 è stato realizzato e presentato alle scuole dalla compagnia Nonsoloteatro lo spettacolo: Pietro Micca. Storia di un uomo esplosivo.
(Insegnante Stefania Stefanutti - membro del gruppo di lavoro progetto "Calder" della GAM )
"Insegno da sei anni italiano e lingua inglese in questa scuola, costituita sette anni fa, con l'intento di fornire appoggio per le famiglie Europee e che si trovano in città per motivi diversi, quindi gli insegnanti come me lavorano in collaborazione con docenti di madre lingua, inglese, francese e tedesca. L'utenza è formata da genitori bilingue con una buona percentuale di famiglie italiane. La nostra scuola oltre a proporre il consueto piano di studi ministeriale, affianca i bambini con un programma didattico svolto nella loro lingua madre. Tanti sono i momenti in cui tutti i bambini riescono a vivere veramente l'idioma degli altri, tanto da farlo proprio, riuscendo a meglio capire le diverse culture e tradizioni.
Questo tipo di approccio si sviluppa durante tutto l'arco dell'anno: ed è soprattutto visibile in occasione di feste tradizionali anche mediante lo sviluppo di appositi progetti finalizzati all'esplorazione, condivisione e approfondimento delle lingue. Siamo quindi avvezzi a trattare con più forme espressive da questo nasce una maggiore sensibilità verso tutti quegli enti territoriali che si occupano di altri linguaggi e in particolare con la GAM.
Il rapporto di collaborazione con la Galleria è per noi iniziato dopo lo sviluppo di un progetto per l'insegnamento di lingua francese che vedeva coinvolte alcune colleghe. Successivamente ci è stata proposta la realizzazione di un percorso simile in lingua inglese. Si è costituito così un nuovo gruppo di lavoro al quale ho aderito, che ha elaborato il percorso su Calder. L'informazione su queste iniziative, di solito, avviene mediante circolari, l'adesione è personale e volontaria. Quando il gruppo di lavoro si formalizza, attraverso la stesura di un progetto-percorso la Direzione Didattica e il Collegio Docenti intervengono a ratificare l'accordo.
Ritornando a quella che definisco l'avventura di Calder alla GAM, il lavoro ha richiesto un'impegnativa fase di preparazione. Il gruppo, inizialmente formato da una decina di insegnanti, con il tempo si è progressivamente ridotto come sempre avviene in questo genere di esperienze.
Dopo una prima sperimentazione solo poche insegnanti sono rimaste a svolgere il lavoro di perfezionamento. Abbiamo iniziato dalla scuola, raccogliendo le sollecitazioni del contesto scolastico, partendo quindi dallo stesso background linguistico degli alunni nella lingua inglese. Sostanzialmente è stato elaborato un percorso riassumibile in 5 tappe: Preparazione alla visita, Visita, Laboratorio, Sviluppo successivo in classe, Festa alla Gam. Ogni gruppo di docenti ha lavorato sul momento iniziale in modo diverso. Ad esempio il gruppo della scuola Pellico ha realizzato una scatola magica da cui si tiravano fuori oggetti più disparati, infatti se si pensa alle opere di Calder ciò che colpisce maggiormente è l'uso e la ricerca di materiali particolari attraverso un percorso di elaborazione su nuove strutture statiche e/o dinamiche, con uno studio sistematico sull'equilibrio. Noi abbiamo letto il big-book nel quale in maniera fantastica si presentava un personaggio " Calder", appunto, detto "Mr. Sandi", in cui la sua storia veniva raccontata con grandi disegni. Il big-book era stato progettato e realizzato da noi insegnanti. Dopo di che siamo andati al museo, avevamo selezionato una serie di opere che conducevano i bambini a Calder.
Noi avevamo strutturato il percorso come caccia al tesoro: dagli indizi dati i bambini dovevano riconoscere le opere per poi arrivare al laboratorio, diviso in due parti, la parte del circo (perchè Calder aveva anche elaborato un suo piccolo circo), e la parte dedicata ai mobile. Tornati in classe abbiamo rielaborato questa esperienza in modi diversi, ad esempio è stata realizzata la mappa della Galleria utilizzando come lingua veicolare l'inglese; questo ha dato modo di imparare facendo, ed io aggiungo, imparare divertendosi, perchè l'approccio all'arte dà modo ai bambini di trovare nuovi spunti di approfondimento. Il lavoro che si è sviluppato durante l'arco dell'anno scolastico aveva come momento finale una festa in GAM.
Questo itinerario è stato portato avanti in una prima fase con una mia collega, nel corso dei tre anni sono state successivamente coinvolte tre classi della nostra scuola. In questo modo il patrimonio di esperienze viene non solo riproposto, ma continuamente rielaborato. "Calder's Snuck at Gam. Arte e lingua inglese" è adesso diventato una laboratorio della GAM, è viene offerto alle scolaresche nel programma di attività.
I tempi necessari per svolgerlo sono quelli della visita, del laboratorio, e della preparazione dell'evento finale, i tempi a scuola sono quelli che decide l'insegnante. Penso che la collaborazione fra museo e scuola renda più responsabili i singoli insegnanti da una parte e li alleggerisca dalla responsabilità della gestione "in toto" dall'altra, perchè l'evento al di fuori della scuola possa tornare alla scuola in maniera significativa.
Il museo può coadiuvare la scuola in modo sostanziale. La Gam offre veramente un valido esempio. Ritengo che il museo abbia bisogno degli insegnanti per realizzare una collaborazione in cui ognuno mette a disposizione dell'altro la propria esperienza. La scuola da parte sua deve essere attenta alle sollecitazioni, in particolare alla luce di una nuova progettualità scolastica, dove gli strumenti per attivarsi sono cresciuti, dando la possibilità di ... mettere il naso fuori dall'edificio scolastico ... il territorio è ricco di tanti elementi che possono essere punti di partenza per costruire percorsi interessanti per i bambini.
Un consiglio che mi sento di dare: lasciarsi liberamente appassionare, perchè a volte si resta abbarbicati ad una programmazione standardizzata, e non ci si accorge che osservare un quadro e ascoltare i bambini è anche un modo per insegnare a ragionare, a interpretare, a formulare delle domande, a sviluppare la creatività.
Talvolta sono proprio i dubbi e le domande a stimolare una partecipazione attiva e a creare i presupposti per l'istruzione, senza necessariamente imbottire i bambini di puro nozionismo.
(Insegnante Amilcare Lanza)
Andare per anni nei musei significa appropriarsi di luoghi e " visitarlo" con "altri occhi". Le nostre classi quarte da qualche tempo percorrono le sale dei musei cittadini seguendo vari percorsi. A volte, per esempio, è stato il colore e la forma l'obiettivo da centrare reso concreto nella pittura moderna e contemporanea. Altre volte potevano essere i contenuti riguardanti i personaggi, o i paesaggi a costituire lo stimolo per focalizzare l'attenzione e l'interesse dei bambini. E' sempre stato importante sia trovarsi in un ambiente diverso da quello scolastico, sia essere condotti da persone esperte che hanno saputo stimolare nei bambini il gusto del bello e del creativo come solo l'arte sa trasmettere. Dopo la prima esperienza di visita, forse un po' caotica e dispersiva si ritorna, dopo aver stabilito degli obbiettivi precisi , operando una selezione dei lavori da vedere.
Bisogna a tutti i costi evitare i nemici fondamentali di un apprendimento partecipato: la noia e la stanchezza. Quasi in tutti i casi è stato necessario in qualche modo fissare le impressioni, suggestioni e riflessioni raccolte in modo stimolante, anche attraverso attività manuali e ludiche. Spesso i servizi educativi dei musei sono stati una buona risorsa. Capita che la frequentazione di un particolare museo sia poi stimolo per la creazione di progetti più articolati come .......
Nella nostra scuola infatti (ci sono state esperienze di progetti in partenariato? Puoi brevemente descriverli?) Da un po' di anni i musei mettono a disposizione interessanti proposte didattiche. L'ultima volta che siamo andati alla GAM il tema che ci avevano proposto era l'identità. La nostra guida artistica ci ha mostrato alcune opere sia scultorie, sia pittoriche riguardanti bambini con diverse espressioni del viso. Dopo aver riflettuto sulle varie espressioni e aver raccolto tutte le proiezioni dei bambini, ci siamo trasferiti in un attrezzato laboratorio della GAM, Qui la nostra animatrice ha proiettato il profilo di ogni singolo alunno sul muro; in un secondo momento il profilo è stato riportato su un cartoncino ed è stato poi realizzato creativamente e in modo assolutamente personale da ogni bambino utilizzando come materiale l'argilla.
Tutti sono stati seguiti individualmente solo per quanto riguardava la parte tecnica. Il "lavoro" al museo è poi terminato li', ma c'è stata poi una prosecuzione nelle aule scolastiche con gli insegnanti che hanno seguito una seconda parte di relizzazione: sugli stessi profili riportati su cartocino i bambini dovevano inserire "cose loro" che li connotassero: oggetti personali, frasi, disegni, poesie... Come al solito questo è stato per gli alunni un lavoro piacevole, gratificante e un mezzo per esprimere quelle che forse solo con le parole non riuscirebbero a fare.
La GAM restituirà ai bambini le loro opere mettendole in mostra alla Galleria e invitando i genitori, ma soprattutto evidenziando che tutti indiscriminatamente possono esprimersi creativamente.