Musei Scuola

Teatro e Musei

 

 Il teatro come strumento di mediazione dei beni culturali

 

 Non toccare la donna bianca

 

 Le Figure Mancanti

 

 New Ocean

 

 La giornata romana di Lucius

 

Non toccare la donna bianca

 

Nel Maggio 2004 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, in collaborazione con il Teatro dell'Angolo, i Licei Classici Cavour e D'Azeglio e con il sostegno della Provincia di Torino, ha presentato il progetto di rappresentazione spettacolare ispirato alla vita e all'opera di Carol Rama: "Lingua in Bocca - Tongue in Cheek" - dagli anni trenta al duemila le amicizie, la famiglia, Torino, la pittura come terapia contro l'angoscia e il dolore, i cambiamenti privati, sociali, artistici e culturali prendono vita attraverso maschere, materia, poesia e una serie di oggetti che rimandano all'opera di Carol Rama.

Un movimento naturale, fatto di voci, musica e gesti, con il corpo come protagonista. Lo spettacolo prende spunto dal lavoro dell'artista intrecciando un percorso sulle sue opere con elementi simbolici che richiamano la sua storia, strettamente legata ai quadri che sono al tempo stesso scenografia e soggetto delle azioni compiute in scena dai ragazzi.

La performance è il frutto di 12 laboratori realizzati con ciascuna delle 4 classi che hanno partecipato al progetto, per un totale di 91 allievi e 1396 passaggi in Fondazione. E' stata replicata 7 volte nelle date del 26, 27 e 28 Maggio 2004, ed è stata vista da circa 950 spettatori.

 

Progetto teatrale per: Non toccare la donna bianca

Non toccare la donna bianca Non toccare la donna bianca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Non toccare la donna bianca - la liberazione delle diversità", è una mostra curata da Francesco Bonami e interamente prodotta dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che prende il titolo da un film di Marco Ferreri del 1974, con Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve.

La mostra riunisce in una collettiva 19 artiste internazionali, per la maggior parte originarie di paesi caratterizzati da complesse situazioni politiche e sociali, che presentano opere quasi tutte inedite, create appositamente per lo spazio della Fondazione: dalla pittura al video, dall'installazione alla fotografia.

Non toccare la donna biancaNon toccare la donna bianca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Affrontare il lavoro di sperimentazione teatrale sulla mostra "Non toccare la donna bianca", significa prendere in considerazione una quantità enorme di materiale, di stimoli e di possibilità: 19 personalità e 19 dinamiche operative diverse dal punto di vista tecnico, che spaziano dall'ambito delle nuove tecnologie a quello del recupero delle tradizioni.

Non esiste un'unità di stile, e non è possibile fare, come era stato per Carol Rama, un discorso storico-temporale, dal momento che si tratta di artiste per la maggior parte molto giovani e ai loro primi lavori importanti.

 

Non toccare la donna bianca

Diversamente da quanto fatto per "Lingua in Bocca", dove si è lavorato a gruppi su momenti particolari, ma sempre nell'ambito di una narrazione unica, per quanto riguarda "Non toccare la donna bianca" è possibile individuare alcuni elementi autonomi di narrazione, all'interno di tre o quattro percorsi o filoni tematici principali, che potrebbero essere:

 

- la forma pubblicitaria, il manifesto

- la narrazione cinematografica

- il discorso sui metodi più tradizionali

 

La modalità potrebbe essere quella di invitare i ragazzi a due o tre incontri durante il periodo della mostra (inaugurata il 16 Settembre 2004 e che si chiuderà l'8 Gennaio 2005), in modo da individuare gli spunti dai quali far partire la ricerca.

 

Miranda Martino (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo)

E-mail: miranda.martino@fondsrr.org

 

 

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Le Figure Mancanti: " Laboratorio didattico sperimentale "

Il laboratorio

 

Uno strano essere compare nelle sale storiche di Palazzo Bricherasio.

E' un uomo completamente grigio, dalla testa ai piedi e spia di nascosto i gruppi di visitatori. Quando qualcuno si accorge di lui, sparisce, si nasconde, come se avesse paura. I veri guai cominciano quando entra un gruppo di bambini; qualcuno di loro lo vede, lo dice agli altri, lo inseguono, lo circondano, gli fanno delle domande... " Non siete cattivi ? " chiede lui.

E tutto comincia... Il marziano "Saalgradash" anche detto "esploratore H.G." si presenta, ma (consultato un traduttore universale) subito concorda più opportuno nominarsi "Giovanni Ferrero". Il mondo da cui proviene si chiama " Senza Titolo h 14" e non è un pianeta esterno, ma un mondo interiore, collocato fisicamente dentro di uno di cosi che gli umani chiamano "quadri".

Scambiate le prime informazioni, si stringe un patto, i terrestri (che sono più piccoli di come gli avevano detto, a parte alcuni chiaramente venuti male) spiegheranno il nostro mondo all'esploratore, a partire dal luogo in cui si trovano.

Cosa siano questi luoghi e questi oggetti, a cosa servano etc. Giovanni Ferrero pone molte domande, non tutto gli è chiaro, insiste, polemizza e alla fine trasmette le risposte al suo pianeta tramite una radio nascosta dentro la mano. In questo dialogo verranno fuori alcune scoperte: la differenza tra forma e figura, l'idea dell'arte, della bellezza, della decorazione, dell'arte astratta, e come funzionano sul nostro pianeta. L'esploratore annota, riassume, trasmette e, alla fine, domanda se sia possibile portare con se degli esempi. Vorrebbe organizzare la prima mostra d'arte su " Senza Titolo". I bambini collaboreranno e prima di iniziare i reciproci viaggi di ritorno lasceranno al marziano Giovanni i loro disegni ..."didattici" .

 

Problematiche:

le mostre d'arte sono prodotti culturali estremamente eterogenei al punto che ciascuna di esse, in certo qual modo, andrebbe considerata un " media" in sè. Ovvero un sistema di mediazione costruito su un contenuto centrale.

E spesso la prima difficotà che si pone a chi voglia cogliere un opportunità didattica sta proprio nell'identificare il confine tra contenuto e apparato mediatore, confine spesso sfuggente e a volte ingannevole, in entrambe le direzioni. Ci sono mostre, insomma, che non contengono solo "opere" e il cui asse principale, il cui messaggio più profondo, risiede di volta in volta, nell'approccio critico della selezione, nel tipo di allestimento, nel catalogo o addirittura nell'evento mediatico (o finanche commerciale) che gli si costruisce intorno.

E quelli che sembrano a prima vista "attributi" diventano in realtà soggetti ancora più centrali dell'opera stessa. Anzi diventano essi stessi " l'opera". L'arduo privilegio di un approccio didattico sta proprio nel fatto che tutto ci può insegnare qualcosa, a patto di averlo compreso attentamente e di aver quindi definito gli strumenti idonei per rendere assimilabile l'informazione ai destinatari a cui si vuole proporlo.

Nel caso in questione l'approccio critico aveva una profonda centralità: 12 artisti contemporanei, lontanissimi tra loro per personalità artistica e modalità espressiva, accomunati ed accorpati in ossequio ad alcune coordinate: la tecnica (tutti "pittori"), il rifiuto della "figurazione" e l'arco spaziotemporale di appartenenza (italiani, viventi). E questa "raccolta" era chiamata ad illustrare una idea, che era il soggetto più profondo: i quadri astratti sono semplicemente "figure mancanti" dal panorama di ciò che riconosciamo.

Ovvero non sono l'antitesi del figurativo, ma la sua avanguardia in ciò che la coscienza comune non ha ancora riconosciuto. Sono insieme i "ritratti" di qualcosa che è nel mondo (ma che non ha ancora cittadinanza) e - dal momento in cui "esistono" - essi stessi diventano presenza innegabile di ciò che rappresentano. Insomma, l'astratto è concreto. Ed è ciò che restituisce un modo di guardare le cose di questo mondo, includendo tra esse quello che spesso rifiutiamo di accettare come "cosa" : un emozione, un umore, una freddo calcolo o una coazione a ripetere... un suono oggettivato, un atmosfera dipinta, il ritratto della superfice di un monitor...

Questa la lezione più profonda; osservare per la prima volta quello che si credeva di aver visto.

 

Malcolm Einaudi (Responsabile servizi aggiuntivi mostra)

 

La scheda del progetto su Collaborazioni Scuola e Musei - Figure Mancanti

 

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New Ocean

Incontro con Mauro Biffaro

 

Come e quando è nata la sezione didattica della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo?

La sezione Educativa è nata con la Fondazione, nel 1995. Io me ne occupo dal 1997 prima nella sede di Guarene e poi, da settembre 2002, nelle nuova sede di Torino.

 

Qual è l'offerta didattica e la metodologia adottata?

Svolgo un'attività educativa che si concretizza con i laboratori didattici. Quindi, si parte innanzitutto, essendo la fondazione un centro per l'arte contemporanea, dalla visione dell'opera e da ciò che essa va a scaturire in rapporto allo spazio e al fruitore. Se si ha una base (laboratori propedeutici), su questa poi si creano delle attività specifiche. Se lavoro con l'Arte Povera, lavoro sull'energia e sulla materia; se lavoro con Kosuth, lavoro sul concetto, sulla lingua e sulla narrazione. E allora sappiamo che non dobbiamo rapportarci dal punto di vista estetico, tuttavia l'estetica ha un impatto etico rispetto al visitatore. La prima cosa che faccio è accogliere il visitatore e condurlo all'interno dello spazio. Il fruitore è in rapporto con il "Maestro" Mauro Biffaro, quindi con una identità ben precisa. Il bambino o il ragazzo, entrando in osmosi con me, in un rapporto di tipo maieutico tra allievo e maestro, inizia a rapportarsi con ciò che vede: deve iniziare a darsi delle risposte dopo aver fatto una domanda che non ha ricevuto risposta. Poi dopo l'esperienza nei confronti dell'opera d'arte, formalizzata da un altro, entra in laboratorio, non facendo la mimesi dell'opera che ha visto, ma cercando di darsi una sua risposta tramite la manipolazione di una materia, tramite la creazione di un manufatto. Come si arriva a creare il manufatto? Le componenti indispensabili sono il proprio desiderio, la disposizione di una materia, sete di informazione. Ma tutto questo riferito al proprio universo.

 

Cosa organizzate durante il periodo estivo?

In estate i bambini non vengono più qui tramite la scuola, ma sono accompagnati dai genitori o, se sei un museo che hai già stilato una programmazione di un certo tipo, sei tu che vai a fare da supporto culturale a quelle associazioni che gestiscono sul territorio i centri estivi. Lo spazio del museo svolge il ruolo di accompagnamento all'interno del percorso di formazione, apprendimento e maturazione del ragazzino a partire dai tre anni. All'interno di questo percorso, la scuola non basta, occorrono delle presenze sul territorio. Fino a poco tempo fa si andava al museo e ci si annoiava. Oggi abbiamo capito che il luogo museale deve diventare un'ipotetica agorà, una piazza dove si possa ancora riportare il dialogo, il rapporto tra le persone.

 

Perchè qual è la funzione dell'arte?

La funzione dell'arte è quella di creare dialogo o di rilevare che non c'è dialogo. Molti bambini quando arrivano, mi chiedono: "Cosa devo fare?". Io rispondo: "Fai quello che vuoi". E loro: "Quello che voglio??!!!! Mai nessuno mi ha detto di fare quello che voglio". Problema: come fa il bambino a fare quello che vuole? Egli si trova in difficoltà, perchè gli viene posta davanti la problematica come libero arbitrio. Pongo delle domande ai bambini. Parto dall'opera d'arte, ma non dalla sua semplice descrizione, per poi arrivare a parlare dell'arte nella maniera più ampia.

 

Quali sono le difficoltà che incontri?

La grande difficoltà sta che tutti quanti hanno fatto una loro esperienza personale sulle opere già conclamate, affermate. Quando arrivano davanti all'opera d'arte contemporanea, rimangono abbastanza perplessi, perchè si immaginano l'artista con il baschetto e il cavalletto, e magari con un po' di tisi: hanno una concezione romantica dell'arte. La difficoltà è lavorare sulla contemporaneità, perchè si suppone che chi è contemporaneo sia cosciente della propria epoca.

I laboratori didattici organizzati alla Fondazione Sandretto sono coordinati da te che sei un artista con una forte personalità. Qual è la tua formazione? Lavoro in questo settore ormai da venticinque anni. Ho iniziato con l'apertura dei centri di aggregazione giovanile sul territorio, teatro per ragazzi. Poi la mia formazione si è basata sui centri socio-terapeutici per i portatori di handicap, soggetti con differenti capacità, con cui ho imparato ad allargare il senso di comprensione, utilizzando un linguaggio multiplo, non soltanto il lessico: comunicavo con linguaggi non convenzionali. Terminata l'Accademia ho iniziato, da una parte, la mia professione come artista, dall'altra come "esperto", se così si può dire, nella "didattica museale". Poi nel 1988-89 ho fatto la prima esperienza sul territorio provinciale, partecipando ai laboratori al "Secondo Circolo di Rivoli". Poi ho cominciato a lavorare alla "Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l'arte contemporanea".

 

Quali sono le fasce d'età con cui lavori?

Materna, elementare, medie, superiori, università. Il tipo di laboratorio dipende dal grado di scolarità delle persone che arrivano. C'è un laboratorio di base, propedeutico, che è quello che affronti per la fascia d'età che va dai tre ai sei anni (scuola materna). Con loro lavori sui sensi. E' la fascia più eccelsa, perchè è la più complessa. Quindi un programma educativo, teoricamente, dovrebbe proseguire per tutta la fascia della scuola dell'obbligo (dai tre anni ai 18 anni).

 

Come funziona l'organizzazione della dipartimento educazione della Fondazione?

Dal momento che la Scuola è cambiata, questa diventa per noi una sorta di cliente a cui noi presentiamo delle offerte. Mandiamo un programma agli ipotetici clienti, sperando di soddisfare le loro richieste.

 

Com'è il rapporto con gli insegnanti?

Su dieci insegnanti, una grande percentuale si mette in gioco, e un'altra ti dà in gestione i ragazzi, non capendo che l'esperienza che sta facendo con te è una qualcosa che può, da sola, successivamente portare avanti. L'operatore deve, comunque, saper coinvolgere.

 

Come è nata la collaborazione con il "Teatro dell'Angolo"?

Quando la Fondazione è arrivata a Borgo San Paolo, era naturale mettersi in rapporto con l'identità che caratterizza il quartiere e quindi anche con il "Teatro dell'Angolo", che proprio nella chiesa di San Bernardino ha la sua sede. La collaborazione con il "Teatro dell'Angolo" è stata decisamente innovativa. Innanzitutto esso è la memoria storica di quello che è stato fatto, dall'inizio degli anni Settanta, per quanto riguarda l'animazione e il teatro per ragazzi. L'aspetto interessante della nostra collaborazione con il "Teatro dell'Angolo" è stato il fatto di lavorare all'interno della Fondazione in relazione alla mostra in corso su Doug Aitken "New Ocean". Partendo dal presupposto che non bisognava recitare, rappresentare un qualcosa, non abbiamo considerato l'elemento di replica, di recita ma di esperienza nei confronti dell'opera d'arte che non era vissuta come scenografia ma come elemento d'invenzione; in questa stessa direzione è stata anche la scelta di rappresentare la pièce al mattino e non alla sera, orario per eccellenza per fare teatro.

 

Quante e quali classi sono state coinvolte?

Due quinte elementari della Scuola Elementare Statale Battisti. Inizialmente gli incontri si sono svolti all'interno della scuola, dove i ragazzi hanno incominciato a fare esperienza con la voce, con il corpo. Abbiamo discusso insieme le ipotesi di lavoro che potevano scaturire dalla mostra e siamo andati a lavorare in Fondazione. Così i ragazzi hanno fatto esperienza di come ci si può muovere all'interno di uno spazio espositivo, creando un percorso all'interno della mostra.

 

Come hanno reagito i bambini a questo tipo di esperienza?

I bambini mi vedevano come un Magister che ha voglia di mettersi in gioco in prima persona. All'inizio erano sconcertati, ilari, ridevano. Dopo la prima azione, hanno preso il tutto seriamente.

 

Come giudica la collaborazione con il "Teatro dell'Angolo"? Pensate di ripeterla?

Giudico l'esperienza molto positiva, perchè siamo arrivati a fare questo tipo di spettacolo, questo tipo di esperienza, di performance, creando una rete di relazioni tra genitori, collaboratori, i maestri. Il prossimo anno vorremmo lavorare con le classi della scuola superiore sempre ad un progetto in relazione con quello che la Fondazione va a esporre nel proprio spazio.

Mi sembra di capire che, per te, l'esperienza teatrale sia molto importante per l'educazione... L'unica rappresentazione umana, quasi anacronistica, che ha a che fare con l'antropologia, è proprio il teatro. Quando parliamo di fisicità dobbiamo parlare dell'uomo, non dobbiamo parlare dell'immagine che l'uomo dà. Questo è un concetto che con i ragazzini bisogna nuovamente rimettere in auge. C'è troppa virtualità senza la comprensione dell'elemento reale e materico.

 

Che cosa vuoi trasmettere durante le tue attività?

A me interessa la maturazione, la comprensione, l'apprendimento del singolo individuo, che è sotto la tutela del sociale. Fino a quando il ragazzo ha 18 anni tu hai una responsabilità sociale su di lui; o credi a questo o non ci credi. Il risultato, poi, lo si vede nel tempo.

 

Elena Ragusa (Servizio civile volontario) - Karin Gavassa

 

La scheda del progetto su Collaborazioni Scuola e Musei - Ocean

 

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La giornata romana di Lucius

 

Titolo

La giornata romana di Lucius

 

Ambito del Progetto

Protocollo d'Intesa Scuola -Museo

Progetto teatrale

 

Attori del Progetto

Associazione Amici del Museo di Antichità di Torino Museo di Antichità Teatro Dell'Angolo Direzione Didattica "Roberto d'Azeglio"

 

Destinatari

Scuola elementare Santa Margherita classe IV

 

Equipe di Progetto

Luigina Dagostino, Graziano Melano (Teatro dell'Angolo) Cristina Ambrosini, Alberto Crosetto ( Museo di Antichità) Teresa Cravetto, Laura Menghi, Tiziana Capone (Direzione Didattica D'Azelio)

 

Formazione

 

Durata del Progetto

Anno scolastico 2001

 

Fasi del Lavoro

Il progetto è articolato su cinque momenti:

 

1. (a scuola) acquisizione dei prerequisiti

2. (a scuola) proposta di un testo narrativo (la vita di un ragazzo in epoca romana ; individuazione dei punti stimolo; elaborazione teatrale di questi elementi; ricerca di ciò che si vuole approfondire per trovarlo al museo

3. (al museo) visita e individuazione di alcuni reperti che faranno da riferimento per la creazione dell'evento drammaturgico; approfondimento della conoscenza degli oggetii selezionati

4. (a scuola ) sperimentazione attraverso gli elementi del linguaggio teatrale di un'azione elaborata, scritta e rappresentata che sarà il testo scenico dell'intervento conclusivo

5. (al museo) rappresentazione da parte dei ragazzi, coadiuvati dagli attori e dagli insegnanti, di un "percorso teatrale" che si snoderà all'interno del museo. In tale occasione gli spettatori adulti e ragazzi verranno condotti a gruppi lungo il percorso e potranno contemporaneamente scoprire il museo e godere dello spettacolo teatrale

 

Obiettivi

- Sensibilizzare al patrimonio culturale e avvicinare all'istituzione museale - Proporre un'esperienza diretta di tecniche teatrali finalizzate all'uso del corpo, voce, spazio - Stimolare l'immaginazione e risvegliare la curiosità dei ragazzi con la creazione di personaggi che nascano dall'approfondimento del periodo storico studiato - Elaborare un percorso teatrale che offra al pubblico coinvolto nell'evento una lettura "diversa" e attiva del museo

 

Ambiti - aree disciplinari

Italiano, Storia, Geografia, Educazione motoria, Educazione all'Immagine, Studi sociali, Scienze.

 

Strategie e strumenti

- Ideazione e ricerca dei materiali drammaturgici e storici per la realizzazione del progetto - Incontri di laboratorio teatrale con la classe, sia a scuola sia nel museo - Allestimento dei materiali scenografici e costumi per la rappresentazione - Intervento del personale artistico e tecnico per la rappresentazione finale.

 

Esiti

Percorso spettacolo sulla giornata di un bambino romano condotto da ragazzi e attori che ha coinvolto gli spettatori in un itinerario guidato all'interno del Museo.

 

Verifica/Valutazione

Osservazioni sistematiche sul grado di partecipazione e di interesse, verifica delle conoscenze acquisite.

 

Presentazione e pubblicizzazione del Progetto

Evento spettacolo il 5 giugno 2002

 

Finanziamenti

A carico della Città di Torino Settore Musei Euro 4.957,99

 

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