Vittorio Avondo
( 1838 - 1910)



Vittorio Avondo.


Vittorio Avondo, Il Teverone, 1861, olio su tela. Collezione privata, Torino.


Vittorio Avondo, Ultime luci nella campagna di Lozzolo, 1868. Collezione privata.


Vittorio Avondo in costume inglese sec.XVII. Ballo a corte 16 febbraio 1970 (Archivio SPABA)

 


Figlio di un professore di Diritto dell'Università di Torino, Vittorio Avondo abbandonò gli studi giuridici per seguire la propria vocazione artistica.

Ricevuti i primi fondamenti di arte antica e moderna a Pisa, studiò pittura prima a Ginevra, presso il pittore Calame, e poi a Parigi, Roma e Firenze. Pittore paesaggista di tendenza naturalistica tanto da essere classificato tra gli "avveniristi", inizialmente non fu accolto in patria con lo stesso entusiasmo d'oltralpe fino a quando la Promotrice delle Belle Arti, accettando l'opera Il Teverone, ne decretò il successo. Con D'Andrade, Pastoris, Teja, Dalbesio fece parte del cenacolo di artisti denominato "Scuola di Rivara", sorto presso la residenza di villeggiatura del pittore Carlo Pittara a Rivara Canavese. Numerosi dipinti e disegni sono attualmente conservati alla Galleria di Arte Moderna di Torino.


La fama di esperto conoscitore dell'arte medievale e moderna gli procurò numerosi incarichi: nel 1865 partecipò alla Commissione incaricata di formare il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, nel 1880 allestì la Mostra Antica, diresse inoltre per vent'anni il Museo Civico torinese e fu Consigliere comunale.


Avondo finanziò, con l'ing. Bologna, la costruzione di alcuni palazzi nel quartiere Vanchiglia a Torino tra i quali la casa-studio di via Napione 2 che donò alla Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti perché ne facesse la propria sede.


Alla sua morte la Città di Torino ereditò tutto il suo patrimonio vincolandone il reddito all'acquisto di opere d'arte e arricchendo notevolmente le collezioni del Museo Civico di Arte Antica. Allo Stato invece Avondo donò lo storico Castello di Issogne, sua proprietà dal 1872 e ristrutturato in collaborazione con D'Andrade.

Nell'ambito dell'Esposizione Generale italiana del 1884 offrì la propria consulenza nella ricerca degli oggetti da presentare all'interno del complesso. Fu sua inoltre l'idea, in seguito promossa da D'Andrade, di restringere la realizzazione ad un solo secolo e ad un solo ambito geografico.

 

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