|

Vittorio
Avondo.

Vittorio Avondo, Il
Teverone, 1861, olio su tela. Collezione privata, Torino.

Vittorio Avondo, Ultime
luci nella campagna di Lozzolo, 1868. Collezione privata.

Vittorio Avondo in
costume inglese sec.XVII. Ballo a corte 16 febbraio 1970 (Archivio SPABA)
|
|
Figlio di un professore di Diritto dell'Università di Torino, Vittorio
Avondo abbandonò gli studi giuridici per seguire la propria vocazione
artistica.
Ricevuti
i primi fondamenti di arte antica e moderna a Pisa, studiò pittura prima
a Ginevra, presso il pittore Calame, e poi a Parigi, Roma e Firenze. Pittore
paesaggista di tendenza naturalistica tanto da essere classificato tra
gli "avveniristi", inizialmente non fu accolto in patria con lo stesso
entusiasmo d'oltralpe fino a quando la Promotrice delle Belle Arti, accettando
l'opera Il Teverone, ne decretò il successo. Con D'Andrade,
Pastoris, Teja,
Dalbesio fece parte del cenacolo di artisti denominato "Scuola di Rivara",
sorto presso la residenza di villeggiatura del pittore Carlo Pittara a
Rivara Canavese. Numerosi dipinti e disegni sono attualmente conservati
alla Galleria di Arte Moderna di Torino.
La
fama di esperto conoscitore dell'arte medievale e moderna gli procurò
numerosi incarichi: nel 1865 partecipò alla Commissione incaricata di
formare il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, nel 1880 allestì la
Mostra Antica, diresse inoltre per vent'anni il Museo Civico torinese
e fu Consigliere comunale.
Avondo finanziò, con l'ing. Bologna, la costruzione di alcuni palazzi
nel quartiere Vanchiglia a Torino tra i quali la casa-studio di via Napione
2 che donò alla Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti perché
ne facesse la propria sede.
Alla sua morte la Città di Torino ereditò tutto il suo patrimonio vincolandone
il reddito all'acquisto di opere d'arte e arricchendo notevolmente le
collezioni del Museo Civico di Arte Antica. Allo Stato invece Avondo donò
lo storico Castello
di Issogne, sua proprietà dal 1872 e ristrutturato in collaborazione
con D'Andrade.
Nell'ambito dell'Esposizione
Generale italiana del 1884 offrì la propria consulenza nella ricerca
degli oggetti da presentare all'interno del complesso. Fu sua inoltre
l'idea, in seguito promossa da D'Andrade, di restringere la realizzazione
ad un solo secolo e ad un solo ambito geografico.
Link
spaba@unonet.it
|