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Jobs Act: novità sui contratti

6 Luglio, 2015 - ultimo aggiornamento: 13 Ottobre, 2015

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Continua la pubblicazione di notizie relative ai Decreti Legislativi che attuano la Legge di riforma del lavoro (Jobs Act - Legge 183/2014). Recentemente il Consiglio dei Ministri ha approvato due Decreti Legislativi che riguardano rispettivamente la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (D.Lgs. 80 del 15 giugno 2015) e il riordino delle tipologie   contrattuali e della normativa in tema di mansioni (D.Lgs. 81 del 15 giugno 2015).
Approfondiamo il secondo decreto essendo di interesse per le persone che cercano un’occupazione.

Riordino delle forme contrattuali

I punti essenziali del decreto recante una disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni sono di seguito elencati in modo sintetico. Per approfondire gli aspetti ritenuti interessanti, rimandiamo alla lettura del testo integrale degli stessi.

- Contratti di collaborazione a progetto (Co. Co. Pro.) A partire dall’entrata in vigore del decreto non potranno essere attivati nuovi contratti di collaborazione a progetto (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza). Comunque, dal 1° gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione personali che si concretano in prestazioni di lavoro continuative e organizzate dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato. Restano salve le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale, che prevedano discipline specifiche in ragione delle particolari esigenze produttive e organizzative del settore e pochi altri tipi di collaborazioni. Con l'intento di espandere le tutele del lavoro subordinato, lo schema prevede, con effetto dal 1° gennaio 2016, un meccanismo di stabilizzazione dei collaboratori e dei lavoratori autonomi che abbiano prestato attività lavorativa a favore dell'impresa.

Vengono confermate le seguenti tipologie contrattuali:

- Contratto a tempo indeterminato: costituisce la forma comune dei rapporti di lavoro.

- Contratto a tempo determinato: non sono apportate modifiche sostanziali.

- Contratto di somministrazione: per il contratto di somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing) si prevede un’estensione del campo di applicazione, eliminando le causali e fissando al contempo un limite percentuale all’utilizzo calcolato sul totale dei dipendenti a tempo indeterminato dell’impresa che vi fa ricorso (20%).

- Lavoro intermittente: contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno. Viene confermata anche l’attuale modalità tecnologica, sms e di tracciabilità dell’attivazione del contratto.

- Lavoro accessorio (voucher): viene elevato il tetto dell’importo per il lavoratore fino a 7.000 euro, restando comunque nei limiti della “no-tax area”, e viene introdotta la tracciabilità per evitare, così, un loro uso improprio, prevedendo, da un lato, che il committente imprenditore o professionista possa acquistare il voucher solo in via telematica, dall'altro che debba comunicare preventivamente quale uso farà dei voucher, indicando il codice fiscale del lavoratore e il luogo di svolgimento della prestazione, in un arco temporale di 30 giorni.

- Apprendistato: con la revisione della disciplina dell'apprendistato per la qualifica e per il diploma che ora assume la nuova denominazione di “apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore” e “l’apprendistato di alta formazione e ricerca”, si pongono le basi di un “sistema duale”, in cui il conseguimento dei titoli, rispettivamente, del livello secondario di istruzione e formazione e del livello terziario, potrà avvenire anche attraverso l'apprendimento presso l'impresa.

- Part-time e lavoro supplementare: vengono definiti i limiti e le modalità con cui, in assenza di previsioni del contratto collettivo, il datore di lavoro può chiedere al lavoratore lo svolgimento di lavoro supplementare, seppur in misura non superiore al 25% delle ore di lavoro settimanali concordate e le parti possono pattuire clausole elastiche (le clausole che consentono lo spostamento della distribuzione dell’orario di lavoro) o flessibili (le clausole che consentono la variazione in aumento dell’orario di lavoro nel part-time verticale o misto) con diritto del lavoratore a una maggiorazione onnicomprensiva della retribuzione pari al 15% per le ore di variazione o prestate in aumento. Viene inoltre prevista la possibilità, per il lavoratore, di richiedere il passaggio al part-time in caso di necessità di cura connesse a malattie gravi o in alternativa alla fruizione del congedo parentale.

Profonde modifiche anche in materia di mansioni con il superamento del vecchio concetto di equivalenza (ovvero mansioni dello stesso livello di inquadramento) che viene ora sostituita dal più elastico criterio dell’analogo livello di inquadramento.

Sarà inoltre possibile l’assegnazione a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore, con conservazione del trattamento economico originario, nel caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incidono sulla posizione del lavoratore, nonché negli altri casi individuati dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale.                         
Viene così regolato il cosiddetto patto di demansionamento, finora ammesso dalla giurisprudenza.
Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento economico corrispondente all’attività svolta.
È previsto che la stipula di appositi accordi individuali possano essere raggiunti presso le sedi “protette” o avanti alle commissioni di certificazione.
I casi ammessi sono: interesse del lavoratore alla conservazione dell’occupazione, all’acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita.
In tali ipotesi la modifica riguarda mansioni, livello di inquadramento e relativa retribuzione.

Il lavoro prevalente è quello di natura subordinata. Restano fuori da questa tipologia:

a) le collaborazioni per le quali gli accordi collettivi stipulati dalle confederazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive e organizzative del relativo settore;

b) le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali;

c) le attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;

d) le prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.

Rientra nel quadro della promozione del lavoro subordinato anche l'abrogazione delle disposizioni relative all'associazione in partecipazione con apporto di lavoro dell’associato persona fisica.

I contratti di associazione in partecipazione in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, nei quali l'apporto dell'associato persona fisica consiste, in tutto o in parte, in una prestazione di lavoro, sono fatti salvi fino alla loro cessazione.

 

Fonte: Ministero del Lavoro www.jobsact.lavoro.gov.it sezione News

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