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Fare impresa: le Cooperative sociali

1 Luglio, 2014

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Fare impresa: le Cooperative sociali

Le Cooperative sociali rappresentano una particolare forma di impresa, presente quasi esclusivamente in Italia, che pone al centro della  propria attività le problematiche e le “domande” sociali.   E che per questo gode di una attenzione particolare da parte delle  istituzioni. Le norme sulla cooperazione sociale sono stata frutto di un lungo dibattito fra le forze sociali e politiche che ha portato a una prima definizione nel 1991 con la legge 381 “Disciplina delle cooperative sociali”. Più recentemente il tema è stato ripreso dal Decreto Legislativo 155/2006 Disciplina dell'impresa sociale. Il Governo ha intenzione di riformare l’intera disciplina del Terzo Settore ed ha promosso un sondaggio su un proprio documento di “Linee guida” in proposito. 

Soci

I soci delle cooperative sociali possono essere:
- soci ordinari, che condividono le finalità della cooperativa e ne organizzano l’attività;
- soci lavoratori, che condividono le finalità della cooperativa, prestano in essa attività lavorativa e vengono retribuiti secondo le regole del Contratto  Collettivo Nazionale di riferimento;
- soci volontari che condividono le finalità della cooperativa, contribuiscono alla realizzazione dei suoi obiettivi attraverso prestazioni d’opera che non vengono remunerate, ad eccezione di un rimborso spese, le cui caratteristiche devono essere determinate in Assemblea; non possono superare, nel numero, la metà dei soci complessivi;
- soci sovventori, persone fisiche o giuridiche pubbliche o private nei cui statuti sia previsto il finanziamento e lo sviluppo delle attività di tali cooperative.Il legislatore non prevede alcun limite al riguardo; tuttavia è da ritenersi impossibile costituire una cooperativa sociale in cui la totalità o quasi dei soci siano persone giuridiche, perché verrebbe snaturata della sua funzione primaria di tipo prettamente mutualistico e sociale. 

I tipi di cooperativa sociale

Le cooperative sociali, abbiamo detto, pongono al  centro della propria attività di impresa, le “domande” sociali. Le modalità attraverso le quali questo impegno si realizza costituiscono le due forme di cooperazione sociale:
- Cooperativa sociale di tipo A) Si tratta di una forma di impresa cooperativa che opera esclusivamente nella gestione dei servizi socio-sanitari ed educativi. I soci di tale forma di impresa sono generalmente operatori specializzati nella gestione dei servizi sociali (OSS – Operatore Socio Sanitario) o educativo (Educatore). L’ambito di attività è quello dei servizi pubblici (su incarico) o privati (gestione diretta) alla persona. Non possono operare in altri settori merceologici al di fuori dei servizi alla persona.
-  Cooperative sociali di tipo B) Si tratta di una forma di impresa che può operare in tutti i settori merceologici per la produzione di beni o servizi ma che deve avere fra i suoi soci una quota almeno pari al 30% di persone svantaggiate. Le persone svantaggiate sono quelle definite dall’art. 4 della legge 381 ed in particolare: gli invalidi fisici, psichici e sensoriali,  gli ex degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari,  i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in  situazioni di difficoltà familiare, le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i condannati   e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all'esterno. 

Il trattamento dei lavoratori

Nelle cooperative possono operare soci lavoratori o dipendenti assunti con normale contratto di lavoro. In entrambi i casi si fa riferimento ad un Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL). Ne esistono di varia natura, siglati da diverse associazioni di categoria e di lavoratori con trattamenti più o meno favorevoli all’impresa o al lavoratore.

Il Ministero del Lavoro pubblica da alcuni anni le tabelle retributive del personale che opera in settori merceologici che hanno a che fare con la Pubblica Amministrazione: le tabelle sono rintracciabili sul sito www.lavoro.gov.it/AreaLavoro/RapportiLavoro/analisiCcosto/Pages/default.aspx. 

Lo scopo di questa pubblicazione, che contiene i decreti con i quali periodicamente il costo del lavoro viene adeguato ai rinnovi contrattuali, è creare un punto di riferimento per i gestori di appalti perché siano evitate offerte economiche con ribassi eccessivi, che penalizzerebbero i lavoratori. 

I due contratti di categoria maggiormente diffusi nella cooperazione sociale sono i seguenti:
- Il Contratto Multiservizi stipulato da Cgil.-Cisl-Uil, Confindustria, LegaCoop, Confcooperative, AGCI e Confai;
- Il Contratto delle Cooperative sociali di inserimento lavorativo, stipulato da Cgil, Cisl, Uil e AGCI, Legacoop e Confcooperative.

Per alcune tipologie di azienda, quelle ad esempio nel settore agricolo, le stesse cooperative adottano, per i lavoratori interessati, uno specifico contratto di lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti, stipulato da Confagricoltura, Coldiretti, CIA, Cgil, Cisl e Uil. 

Naturalmente quelli indicati sopra non sono i soli contratti di lavoro in uso nelle cooperative: possono presentarsi casi nei quali vengono adottati contratti   di lavoro più penalizzanti per i lavoratori. 

La condizione del socio lavoratore

Il socio di cooperativa all'atto dell'adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo, può stabilire un ulteriore rapporto di natura lavorativa, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale.

Le disposizioni di legge disciplinano il lavoro dei soci di cooperative che hanno quale “scopo mutualistico” la prestazione delle attività lavorative da parte degli stessi soci. 

Rapporto associativo

Il rapporto associativo nasce con l'adesione del socio alla cooperativa. Il socio ha diritti e doveri specifici:
- concorre alla gestione dell'impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell'impresa;
u partecipa alla elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni concernenti le scelte strategiche, nonché alla realizzazione dei processi produttivi dell'azienda;
- contribuisce alla formazione del capitale sociale e partecipa al rischio d'impresa, ai risultati economici e alle decisioni sulla loro destinazione;
- mette a disposizione della cooperativa le proprie capacità professionali. 

Rapporto di lavoro

Quando il socio presta il proprio lavoro per la cooperativa instaura un vero e proprio rapporto di lavoro che può essere prestato in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma. 

Le regole relative al lavoro dei soci vengono definite da un regolamento che le cooperative hanno l'obbligo di redigere e di depositare presso la Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competente. 

Diritti e doveri del socio lavoratore

Dal rapporto di lavoro derivano diritti e doveri legati allo specifico contratto di lavoro stipulato con la cooperativa. Tuttavia, in mancanza dell'adozione del regolamento interno, le cooperative non potranno inquadrare i soci con un rapporto diverso da quello subordinato. Si evidenzia, comunque, che per il rapporto di lavoro subordinato:
- la retribuzione del socio non può essere inferiore rispetto ai minimi stabiliti dai contratti collettivi del settore o delle categorie affini;
- si applica lo Statuto dei Lavoratori tranne l'art. 18. Infatti, in caso di cessazione del rapporto associativo (quindi di perdita della qualità di socio a seguito di esclusione o recesso) cessa anche il rapporto di lavoro: il socio escluso senza giusta causa o giustificato motivo non può chiedere di essere reintegrato nel posto di lavoro;
- i diritti sindacali previsti dal titolo III dello Statuto dei lavoratori possono essere esercitati solo in seguito alla stipulazione di un accordo collettivo  stipulato tra le associazioni nazionali del movimento cooperativo e le organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative.           

Per il rapporto di lavoro autonomo o in altra forma:
- in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, si deve fare riferimento ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo;
- si applicano le disposizioni dello Statuto dei lavoratori relative a: libertà di opinione, divieto di indagine sulle opinioni, diritto di associazione e attività sindacale, divieto di atti discriminatori;
- anche in questo caso si applicano le disposizioni in materia di sicurezza e igiene sul lavoro. 

Un tema delicato è il ruolo del socio lavoratore all’interno di una Cooperativa sociale: se cioè sia prevalente la sua condizione di lavoratore o quella di socio-imprenditore e quindi coinvolto nell’andamento (positivo o negativo) della Cooperativa stessa. 

La legislazione attualmente prevede che in caso di crisi aziendale, e solo in questo caso, possa essere deciso dall’Assemblea dei soci la riduzione di alcune tutele contrattuali (es. il pagamento dei primi tre giorni di mutua, la riduzione del numero di permessi o festività ecc.). In questo caso prevale la condizione “imprenditoriale” del socio e questo concorre a mitigare gli effetti della crisi: è una situazione che in questi anni si registra molto frequentemente. 

Un altro aspetto è l’obbligatorietà della condizione di socio per il lavoratore che accetti di lavorare in una cooperativa: non è prevista dalla legge e la richiesta, spesso fatta da titolari di cooperative in tal senso, è da considerarsi illegale. 

Le agevolazioni fiscali e contributive

Oltre alle agevolazioni per le normali cooperative, per le cooperative sociali è previsto:
- l’esenzione dell’IRES (imposta sul reddito delle società);
- la riduzione dell’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive);
- la fiscalizzazione degli oneri sociali per i lavoratori o soci svantaggiati assunti;
- la riduzione delle imposte catastali e ipotecarie. 

Obblighi

Il legislatore ha previsto che, vista l'attività sociale svolta, "per le cooperative sociali le ispezioni ordinarie debbano aver luogo almeno una volta l'anno" anziché ogni due anni. 

Norme particolari per gli appalti

La legge 381 prevede che le cooperative sociali di tipo B), quelle che inseriscono almeno il 30% di soci o lavoratori svantaggiati, possano stipulare con gli Enti pubblici convenzioni per la fornitura di beni o servizi senza gare d’appalto. 

La norma vale quando l’importo è al di sotto delle “soglie comunitarie”, che per quest’anno è di 207.000 euro.

Si tratta di una norma molto importante che, in particolare per la Città di Torino, ha permesso la creazione di alcune centinaia di posti di lavoro utilizzando la leva degli appalti pubblici (Regolamento 307 - vedi sul sito del Comune:

www.comune.torino.it/regolamenti/307/307.htm

Riferimenti normativi:

Legge 142/2001

Legge 30/2003

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