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Fare Impresa: il lavoro autonomo

11 Marzo, 2014 - ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 2014

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Il concetto di lavoro autonomo è definito dal codice civile (art. 2222) come “Contratto d’opera” ovvero quando una persona, dietro compenso, si impegna a compiere un’opera o un servizio attraverso il proprio lavoro senza vincolo di subordinazione nei confronti del “committente” (colui che richiede il lavoro o il servizio).

La prestazione d’opera pertanto si caratterizza per alcuni elementi del lavoro autonomo che lo differenziano sia dal lavoro subordinato, sia dall’attività d’impresa  e che sono:
- autonomia nello svolgimento del lavoro;
- assenza di vincoli di subordinazione;
- gestione autonoma di tempi, modi e mezzi per l’esecuzione ovvero la discrezionalità nell’esecuzione del lavoro che significa la possibilità di eseguire il lavoro affidato nel modo che si ritiene più opportuno;
- natura non di impresa;
- compenso determinato in funzione delle opere  eseguite e del servizio reso;
- assunzione del rischio economico da parte del lavoratore autonomo;
- unicità e saltuarietà della prestazione.

Pur non essendo obbligatoria la forma scritta, generalmente si procede alla compilazione di un “ordine di lavoro” o “contratto di prestazione d’opera”, sottoscritto dalle parti che contiene i seguenti elementi: la descrizione sufficientemente dettagliata dell’opera o del servizio richiesti, i tempi di consegna da parte del committente dei materiali necessari alla progettazione e/o realizzazione, i tempi di consegna del lavoro, il prezzo pattuito, i tempi di pagamento, le date e le modalità di recesso.

Aspetti fiscali

La prestazione d’opera effettuata attraverso l’utilizzo della partita IVA è  convenzionalmente definita  “partita IVA individuale”.

Dal momento in cui si apre la partita IVA, per ogni prestazione effettuata occorre emettere fattura che, oltre al compenso pattuito, deve recare l’indicazione dell’IVA  e della ritenuta d’acconto IRPEF.

I redditi dei lavoratori con partita IVA sono considerati fiscalmente come redditi di lavoro autonomo e sono tassati al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi applicando le aliquote progressive in relazione agli scaglioni di reddito previsti dalla legge.

Il titolare di partita IVA, inoltre, è obbligato alla registrazione delle fatture su appositi registri, alla liquidazione trimestrale e/o mensile dell’IVA, nonché alla relativa liquidazione annuale.

Aspetti previdenziali

Il collaboratore autonomo con partita IVA è obbligato a iscriversi alla Gestione Separata INPS, salvo che eserciti un’attività che preveda l’iscrizione a un Albo  o ad un Ordine provvisto di Cassa Previdenziale Specifica. 

è prevista però una riduzione dell’aliquota dovuta per i soggetti assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria.

Le regole introdotte dalla riforma del mercato del lavoro del 2012 

Per contrastare il largo ricorso, da parte dei datori di lavoro, a lavoratori in possesso di partita IVA con i quali si instaurano però, nella realtà dei fatti, rapporti di collaborazione se non di lavoro subordinato, la riforma del mercato del lavoro ha previsto una serie di requisiti per il rapporto lavorativo tra il libero professionista e il suo committente.

In particolare la legge definisce che la prestazione lavorativa resa da un titolare di partita IVA sia da  considerarsi un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa quando ricorrono almeno 2 dei seguenti aspetti:
- la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi nell’anno per due anni consecutivi;
- il compenso derivante dalla collaborazione, anche se fatturato a più soggetti, costituisca più dell'80% di quanto percepito annualmente dal collaboratore nell'arco di due anni solari consecutivi;
- il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

Queste restrizioni sono state “ammorbidite” quando la prestazione presenta i seguenti requisiti:
- sia caratterizzata da competenze teoriche elevate o derivanti da una significativa esperienza già posseduta dal collaboratore;
- sia svolta da un soggetto con un reddito minimo annuo da lavoro autonomo pari a circa 18.000 euro;
- sia resa per attività professionali per le quali si richiede l’iscrizione ad un Ordine Professionale.

 

A proposito di… LAVORO AUTONOMO

Parlare di lavoro autonomo significa “giuridicamente” parlare di professionisti.

Viene infatti definita professione un'attività lavorativa altamente qualificata svolta da persone che hanno acquisito una competenza specializzata, seguendo un corso di studi lungo e orientato a tale scopo.

Le attività professionali possono poi caratterizzarsi in:
- libere, per l’esercizio delle quali non sono richiesti requisiti particolari come l’iscrizione in specifici Albi;
- protette, il cui svolgimento richiede abilitazioni specifiche come nel caso di medici, architetti ecc.

La legge determina le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione ad appositi Albi o elenchi tenuti dagli Ordini (o Collegi) professionali e il superamento di un esame di Stato dopo aver conseguito la laurea: queste professioni vengono dette professioni ordinistiche o regolamentate (cd. "protette").

Le professioni per cui invece non è prevista l'iscrizione a un Albo vengono chiamate professioni "non regolamentate".

La tutela previdenziale dei professionisti è diversa a seconda che si tratti di soggetti appartenenti o meno a una categoria che fa capo a una Cassa Nazionale di Previdenza Obbligatoria.

Nel primo caso è gestita dalle Casse previdenziali di categoria, mentre nel secondo caso (liberi professionisti senza Cassa) è prevista l'iscrizione alla Gestione Separata INPS.

 

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