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Fare impresa: il Business Plan

12 Marzo, 2014 - ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 2014

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Business Plan

Che cos’è, a chi e a che cosa serve, le parti essenziali che lo compongono e qualche consiglio per una efficace comunicazione

 

Un Business Plan ben costruito serve a verificare la validità di un progetto di impresa e a ridurre il rischio di spiacevoli errori.

Non solo, rappresenta anche il biglietto da visita  delle neoimprese per banche e finanziatori, sia pubblici sia privati: è lo strumento di base su cui costruire la vostra iniziativa.

L’elaborazione del Business Plan prende in esame gli aspetti indicati, formulando ipotesi alternative e cercando di individuare la modalità più corretta di impostare l’attività imprenditoriale. Proprio questa sua caratteristica richiede il diretto  e attivo coinvolgimento del proponente il progetto perché è lui, in primo luogo, a dover conoscere l’attività che intende svolgere.

La redazione di un Business Plan è utile, in primo luogo all’aspirante imprenditore, nel fare chiarezza sui contenuti del progetto di impresa e sulla sua fattibilità. Il dover riportare in un documento scritto i contenuti del progetto obbliga, a chiedersi se quel progetto sia effettivamente realizzabile, con quali mezzi, tempi e costi, trasformando così un’idea, magari solo abbozzata, in un concreto piano di impresa.

è importante sottolineare che un Business Plan, redatto in maniera concreta e approfondita, può  costituire anche un utile strumento per la valutazione “a posteriori” dei risultati raggiunti: una volta che l’impresa si sia avviata e stia vivendo la sua fase di start-up, il confronto tra i risultati effettivamente raggiunti  e quelli previsti nel Business Plan può certamente aiutare l’imprenditore nel capire se sta andando nella giusta direzione ed eventualmente rivedere la strategia aziendale.

Un Business Plan è considerato attendibile quando viene formulato sulla base di ipotesi realistiche e giustificabili e quando riporta risultati attesi ragionevolmente conseguibili, non solo in relazione alle proprie caratteristiche interne, bensì anche in relazione al contesto o mercato di riferimento.

Ha quindi una duplice funzione, una interna, di verifica e una esterna, per la promozione dell’azienda; deve cioè convincere l’imprenditore che l’idea è buona, così come deve convincere il mercato e gli interlocutori esterni (banche, istituzioni ecc.) che si tratta di una proposta meritevole di attenzione.

 

Principali funzioni del Business Plan

Interne

Esterne

Strumento per la valutazione di fattibilità della nuova iniziativa imprenditoriale.

Strumento per la pianificazione e la valutazione di nuovi programmi e progetti di investimento.

Strumento di monitoraggio e controllo delle dinamiche di sviluppo dell’attività. 

Strumento di apprendimento ed approfondimento interno.

Richiedere finanziamenti esterni.

 Concorrere ad agevolazioni pubbliche.

Promuovere nuovi rapporti commerciali.

Conseguire certificazioni ambientali e di qualità.

 

 

 

 

 

 

Il documento in genere è suddiviso in due parti, una più descrittiva (di carattere qualitativo) e l’altra numerica (di carattere quantitativo) precedute da una breve  sintesi in cui sono riportati gli elementi principali.

La parte descrittiva (qualitativa) si compone di:
- presentazione dei proponenti il progetto: vengono presentati il profilo del futuro imprenditore e degli eventuali soci, illustrandone conoscenze, capacità ed esperienze in relazione al progetto, nonché   attitudini personali e motivazioni che spingono verso la scelta del lavoro in proprio;
- descrizione dei prodotti e servizi offerti: si presenta l’idea imprenditoriale con la definizione precisa dei prodotti e servizi che si intendono vendere;
- caratteristiche del mercato, clienti e concorrenti: è necessaria un’analisi del settore di riferimento per capire cosa fanno i concorrenti e come si muovono, le aspettative dei clienti e la loro disponibilità di spesa;
- il mercato di riferimento al quale l’impresa intende rivolgersi (target, dimensione territoriale ecc.);
- strategie di penetrazione del mercato, come si intende cioè aggredire e convincere i potenziali clienti a comprare il nostro prodotto/servizio, le strategie di comunicazione, le politiche di prezzo, l’assistenza al cliente.

Struttura dell’organizzazione e dei fattori produttivi, in cui si descrive:
- il luogo in cui si localizzerà l’impresa, aspetto che non può essere trattato con leggerezza, sia che si tratti di un ufficio, un laboratorio o un punto vendita;
- il ciclo di produzione, come si mette a punto il prodotto o il servizio;
- la scelta e caratteristiche dei fornitori a cui si appoggerà la nuova attività;
- l’organizzazione e suddivisione dei compiti delle risorse umane che collaboreranno al buon funzionamento dell’impresa.

Gli aspetti giuridici, in cui si descrive:
- gli adempimenti: lo svolgimento di alcune attività può comprendere la presenza di requisiti professionali specifici, il rispetto di normative di sicurezza e igiene, il possesso di autorizzazioni amministrative da parte di Comune, Provincia, Questura e Asl;
- la forma giuridica più adatta all’impresa e le valutazioni che hanno condotto a tale scelta.

La parte economico-finanziaria (quantitativa) comprende:
- previsione dei costi fissi e variabili: i costi fissi che l’impresa deve sostenere sono indipendenti dal volume di produzione e vendita che realizza. I costi variabili sono quelli il cui ammontare è strettamente legato al volume di produzione e vendita;
- la determinazione del costo industriale del prodotto/servizio, capire quanto costa unitariamente il prodotto/servizio che voglio “lanciare” sul mercato (comprendendo i costi diretti e indiretti);
- investimenti e fabbisogno finanziario: tutti quei beni, materiali e immateriali, da acquistare per l’avvio dell’attività che differiscono dai costi in  quanto hanno un utilizzo ripetuto nel tempo;
- previsione dei ricavi: la formulazione di una stima realistica delle vendite che la nuova impresa potrà realizzare è un passo fondamentale perché consente di quantificare i possibili ricavi. Tali ricavi sono determinati dalle quantità vendute per i relativi prezzi;
- margine di contribuzione e fatturato di pareggio: obiettivo che permette di capire se l’attività che si ha in mente è sufficientemente remunerativa; dalla differenza fra prezzo o servizio e costo variabile necessario alla sua realizzazione si ricava il margine di contribuzione (MdC). Questo margine fornisce un’informazione economica determinante perché ci dice quanta parte del prezzo resta a disposizione dell’impresa per la copertura dei costi fissi e la generazione di utile. Per definire il punto di pareggio è sufficiente individuare la quantità di vendite che consente di raggiungere il pareggio, ovvero l’uguaglianza fra costi e ricavi, che deriva dal rapporto tra costi fissi e margine di contribuzione;
- previsione di stato patrimoniale e conto economico: analisi del fabbisogno finanziario e sua copertura. L’impresa deve essere dotata fin dal suo avvio di adeguate risorse finanziarie per poter gestire le proprie necessità; il fabbisogno finanziario è generato in primo luogo dagli investimenti, dal magazzino, le dilazioni di pagamento e le cauzioni.

 

A proposito di…

Come si è già detto, il Business Plan ha spesso una funzione esterna, viene usato per presentare la nostra idea e la sua possibilità di essere realizzata. In questo senso vi offriamo alcuni semplici ma determinanti consigli perchè il documento che elaborerete sia compreso facilmente e letto con attenzione.
Nello specifico vi suggeriamo di curare la copertina del documento e il linguaggio.
La copertina è la prima parte del documento che viene visionata ed è importante che riporti con chiarezza alcune notizie che definiscono: chi, che cosa, quando e con chi.
Vanno messi in evidenza:
la denominazione dell’impresa (accompagnata dal logo o marchio se già esistenti), il titolo dell’iniziativa, che deve essere il più possibile sintetico, di impatto e comprensibile, la data (o il periodo) di redazione, le persone o i soggetti pubblici e privati con i quali esiste già una collaborazione, che hanno concorso all’elaborazione il documento o che sostengono l’idea imprenditoriale.
Il linguaggio è essenziale per comunicare in modo efficace. È consigliabile, innanzitutto, inserire in apertura, subito dopo l’indice del documento, una sintesi dello stesso che stimoli una lettura attenta e completa del Bussiness Plan da parte di chi dovrà valutarlo.
Nello scrivere utilizzate alcuni criteri fondamentali per una efficace comunicazione:
usate quanto più tempo potete per “non far perdere tempo a chi leggerà”, compilate un elenco degli argomenti che interessano il vostro “valutatore” e ordinateli per importanza, partite dal primo all’ultimo senza preoccuparvi della lunghezza e solo dopo rileggete e togliete quanto è superfluo o ripetuto, fate lo stesso con tutti gli argomenti, eliminando aggettivi, avverbi, frasi contorte o lunghe e in generale tutto ciò che appesantisce la lettura, usate il più possibile l’indicativo e un linguaggio semplice e diretto che sono segni di consapevolezza e obiettività e infine scegliete un layout di pagina chiaro e facilmente leggibile.

 

Questo articolo è stato redatto in collaborazione con il Programma MIP – Mettersi in proprio – della Provincia di Torino www.mettersinproprio.it
Approfondimenti tratti da: Il Sole 24ore “Mettersi in proprio”.

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