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Profilo Storico Torino nasce come città romana, col nome di Augusta Taurinorum, nel 29 a.C., sotto Ottaviano Augusto. La pianta dell'antica colonia romana seguiva
lo schema tradizionale dell'accampamento romano (Castrum):
le mura circondavano uno spazio quadrato, le vie diritte si incrociavano
ad angolo retto. Il Cardo e il Decumanus costituivano
le due arterie principali della pianta e, alla loro estremità,
si aprivano le quattro porte della città: ai due lati
del Cardo la Porta Principalis Sinistra (detta in seguito
Palatina) e la Porta Principalis Dextera (detta
Marmorea), ai due lati del Decumanus la Porta Praetoria
e la Porta Decumana (detta Segusina). Restano
attualmente le Porte Palatine, nella zona
del Duomo, e i resti della Porta Praetoria (le cui due
torri sono nascoste all'interno del Palazzo Madama). |
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del Sindaco Consulta Persone in Difficoltà da P.zza Castello a C.so Regina da P.za Castello a Via Roma da Palazzo Reale al Monte dei Cappuccini dal Parco del Valentino al Lingotto ![]() |
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Era la cosidetta "Cittadella", al cui centro sorgeva il Mastio che oggi è un museo cittadino. Si trattava di un sistema costituito da una cinta muraria molto solida e forte, a forma di pentagono: un fiore architettonico, dalle punte irrobustite da spessi bastioni, che rese Torino forte e temibile. In seguito al crescere della popolazione, richiamata nella città dalle possibilità di lavoro, e alla necessità di avere edifici adeguati alla dignità di una capitale, si rese indispensabile il primo ampliamento della cittadina rimasta immutata lungo tutto il corso del Medio Evo. Le nuove opere murarie furono iniziate nel 1620 da Carlo Emanuele I e si saldarono alla Cittadella. La "città nuova" , come fu chiamata allora, continuò il reticolo a scacchiera del vecchio borgo, inaugurando però un sistema di isolati e vie di maggior ampiezza. Da piazza Castello, progettata e sistemata da Ascanio Vittozzi, fu aperta la Via Nuova (l'attuale via Roma) che sfociava nella Piazza Reale (l'attuale piazza S. Carlo). Ci abitavano le antiche nobili famiglie, era ed è una piazza regolare ed armoniosa. Vi si svolgevano esercitazioni militari e vi si teneva anche il mercato. Il secondo ampliamento, iniziato con Carlo Emanuele II nel 1673, ha sempre come punto di partenza il Castello, uno degli edifici di comando. L'asse principale, la via di Po, ha un andamento diagonale rispetto al reticolo originale. Ciò è dovuto alla necessità di fornirle uno sviluppo maggiore e di collegarla all'altro estremo con la Porta di Po. Splendida per la sua elegante geometria e per gli ampi e comodi portici, fu chiamata giustamente "regina viarum". L'attuale piazza Carlina era il punto di raccordo della nuova Contrada. Nel 1714, quando la popolazione ebbe un ulteriore incremento, Vittorio Amedeo II chiamò l'architetto messinese Filippo Juvarra a Torino per dirigere il terzo ampliamento nella zona di ponente, con centro nell'attuale piazza Savoia, con la progettazione dei quartieri militari. L'area aggiunta era minore degli ampliamenti precedenti e, per ragioni militari, si mantenne sgombra la zona prossima alla Cittadella. Nel corso di questi tre ampliamenti la popolazione era aumentata da 2000 a 94000 abitanti. La corrispondente crescita urbanistica avvenne sotto la guida rigida di un potere monarchico abbastanza forte da imporre l'applicazione rigorosa dei piani di ampliamento. La cinta muraria sopravvisse fino al periodo del governo napoleonico sulla città (1800 - 1814), quando venne decretato il totale abbattimento delle fortificazioni e delle mura (restano attualmente il Mastio ed alcuni bastioni nel Giardino Reale). In questo periodo venne creata una cintura di viali alberati attorno alla città e costruito il Ponte di Pietra sul Po. Caduto Napoleone, sotto Vittorio Emanuele I, il rinnovamento urbano ricalcò i vecchi modelli degli edifici severamente barocchi del 1600 e 1700 e le nuove costruzioni si adattarono e integrarono i vecchi quartieri con il disegno di vie regolari e l'apertura di ampie piazze dall'andamento rigoroso. I portici dalle larghe arcate chiaroscurali continuarono la linea di quelli delle vie antiche. Le facciate erano ritmicamente uniformi. Il nucleo centrale di Torino, attorniato poi, in tempi più recenti, da estese periferie adatte ad acccogliere ondate immigratorie negli anni del cosidetto "miracolo economico" della nuova città industriale, resta un esempio unico di architettura armoniosamente omogenea impostata sull'antica e ordinata scacchiera romana.
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Istituto Magistrale di via Duchessa Jolanda, IPC "Boselli", IPC "Giulio", IPC "Lagrange" |
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