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Parliamo di...

Il Laboratorio Città Sostenibile

intervista a Pier Giorgio Turi, coordinatore del Laboratorio Città Sostenibile di ITER
a cura di Manuela Ravecca,
redazione - Centro promozione servizi di ITER

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà Giorgio Gaber
,1971

Risuonano echi di voci di bimbi nel silenzio che avvolge il cortile della scuola primaria di via Buniva, in una tiepida mattina di fine ottobre. Al centro, forte e potente, un’antica radice di acero ghermisce il terreno e profondamente radica a terra tutto il cortile che come in una danza ruota intorno al suo centro. Suoni d’acqua ci accompagnano. Insieme con l’architetto Pier Giorgio Turi, coordinatore del Laboratorio Città Sostenibile, attraversiamo, in questo luogo, il tempo del nostro sostare per raccontare ed ascoltare una storia in divenire: il percorso, consolidatosi negli anni, del Laboratorio Città Sostenibile della Città di Torino.

Perché ci troviamo in questo luogo?
Quando ho cercato un luogo che fosse giusto per realizzare questa intervista ho subito pensato al cortile della scuola di via Buniva. I motivi sono molti e intrecciano elementi diversi. Questa è la scuola frequentata dalle mie figlie, un luogo che le ha viste crescere, ma è anche la scuola che custodisce le pagelle elementari di mia moglie, le abbiamo potute vedere in una recente mostra storica sulla scuola ed infine è anche una delle nove scuole selezionate dalla Città per il progetto Cortili aperti, in virtù della vocazione sociale e territoriale espressa dalle scuole stesse. Non poteva esserci quindi un luogo più adatto per me per raccontare la storia del Laboratorio Città Sostenibile. Ora la ristrutturazione del cortile è ultimata, le mie figlie ormai grandi non frequentano più la scuola ma ancora ricordo le feste polverose realizzate nel cortile prima della ristrutturazione. Guardando oggi la trasformazione realizzata non posso che essere contento di aver contributo insieme ai bambini e agli adulti della scuola a migliorare la funzionalità e l’estetica del cortile, grazie ad uno dei percorsi di progettazione partecipata realizzati dal Laboratorio. Questa scuola offrirà al quartiere il proprio cortile ristrutturato, quando, in primavera, verrà aperto al pubblico nell’ambito del progetto Cortili aperti. Speriamo di riuscire a superare tutte le ultime difficoltà, perché sarebbe proprio un peccato che spazi come questo non possano essere utilizzati pubblicamente.

Perché un architetto decide di dedicarsi alla progettazione partecipata in un ambito come quello scolastico, apparentemente meno prestigioso di altri?
Da dove nasce questa scelta?

Mi sono sempre interessato alle tematiche sociali ed educative, già durante il periodo dell’Università, con il tempo il percorso si è definito. Alcuni incontri sono stati determinanti come quello nel 1991 a Fano con Francesco Tonucci dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR e il suo progetto della Città dei bambini e delle bambine. Presto ci sarà l’occasione di incontrare nuovamente Francesco Tonucci a Torino, lo abbiamo invitato alla Biennale Democrazia che si terrà nella primavera del 2013. Con lui ritesseremo il quadro della progettazione partecipata, chiudendo forse vecchi cerchi per aprirne di nuovi. Ricordo il Convegno del 1991 durante il quale si prefiguravano scenari inediti e, per i tempi, rivoluzioniari, da veri visionari. Dare voce ai protagonisti dell’educazione anche nella fase di progettazione degli edifici! impensabile allora. Il tutto era molto affascinante e presto la scelta fu presa. Nel 1997 l’esperienza della Biennale dei Giovani di Torino e il movimento della Città liquida divennero tasselli importanti e sul finire degli anni ’90 mi occupai in collaborazione con la Regione Piemonte e la Facoltà di Architettura di Torino dell’organizzazione di un Master sulla Progettazione Partecipata rivolto ai giovani laureati in architettura. L’obiettivo del Master era costruire un percorso accademico orientato alla formazione di una nuova figura professionale: l’architetto tutor. Molti degli specializzandi sono ora operativi nel Laboratorio Città Sostenibile della Città di Torino, nato in quegli anni, definendo nelle sue funzioni la nuova figura professionale e diventando un punto di riferimento importante a livello nazionale.

Quali sono le caratteristiche di questa nuova figura professionale: l’architetto tutor?
L’aspetto innovativo consiste nel prevedere una figura che unisca alle proprie competenze tecniche anche gli aspetti relativi ai processi di progettazione e di conduzione del percorso di partecipazione.
E’ una nuova figura professionale nata, nel quadro della collaborazione con la Fondazione Ordine degli Architetti di Torino, con l’intento di non delegare a non tecnici la progettazione partecipata perché chi possiede la conoscenza disciplinare del progetto ha la possibilità, tra le altre cose, di verificare se le proposte presentate durante il processo di progettazione partecipata sono praticabili o meno. Spesso, nelle esperienze precedenti, le possibilità di spaziare tra le possibilità creative si riducevano alla scelta di giochi o ad aspetti marginali e alla fine le soluzioni erano omologate.
In questo momento le esperienze più intense e significative sono quelle realizzate con le numerose scuole del territorio toirnese in collaborazione con i Centri di Cutura di ITER. L’ingresso in ITER, realizzatosi nel 2010, ha contribuito ad integrare meglio le competenze in un clima pedagogico adatto e sensibile. Il lavoro di rete e di sistema ha premiato la scelta.

Prima di chiederti di ripercorrere brevemente la storia del Laboratorio vorrei che provassi a sintetizzare in un’unica parola il progetto?
Sicuramente la parola che sceglierei è PARTECIPAZIONE.
Sono molti anni che cerchiamo attraverso questo progetto di dare un senso al termine partecipazione, soprattutto per quanto riguarda i sistemi educativi. E’ sicuramente un fenomeno di cui si parla molto, da molto tempo, soprattutto dalla fine degli anni ’90 in poi. La partecipazione dei cittadini alle trasformazioni urbane: un fenomento che ho osservato molto e al quale ho anche partecipato lavorando sia con gli adulti sia con i bambini. Alla fine però se non vuoi essere demagogico alla partecipazione devi dare degli strumenti: ci vuole un metodo e bisogna dare delle risposte. Abbiamo lavorato molto in questa direzione quando facevamo progettazione partecipata sulle opere, cercando di trasporre le nuove idee sullo spazio pubblico e sul verde. Le difficoltà sono molte. Uno dei nodi complessi della partecipazione alle trasformazioni urbane è rappresentato dai tempi: un’opera partecipata da quando viene pensata a quando viene inaugurata tra procedure, appalti, progettazione, realizzazione e cantiere richiede un tempo lungo, a volte molto lungo. Dall’inizio del progetto alla sua realizzazione possono passare anche 3 o 4 anni, i bambini sanno ad esempio che loro faranno un progetto che probabilmente non vedranno realizzato prima del termine della scuola ma che lasceranno in eredità ai loro futuri compagni. Questo è un aspetto della progettazione partecipata molto interessante, ma anche complesso da affrontare. Il tema del tempo è comunque un tema delicato perché i cittadini in tutte le forme di partecipazione vorrebbero vedere subito i risultati della progettazione e questo non è possibile. Chi progetta non sarà quasi certamente chi godrà degli esiti della progettazione. E’necessario quindi recuperare il senso e il valore del tempo lungo necessario alla realizzazione.
L’altro aspetto sul quale abbiamo lavorato è lo sviluppo del senso civico connesso alla partecipazione. La relazione tra cittadino e istituzione non è unidirezionale: chiedo e ottengo e poi tutto finisce li, ma chiedo, ottengo, forse, e poi gestisco e ho cura di quello che ho ottenuto. Sono consapevole del progetto e attento a ciò che accade nel tempo al luogo esitato dal progetto partecipato. Anche in questo caso la presenza e il coinvolgimento delle scuole è fondamentale, essendo i luoghi educativi per eccellenza presenti sul territorio. La partecipazione è anche un’occasione per riflettere su nuovi stili di vita in una città realmente sostenibile nella quale è necessario essere sempre più consapevoli delle conseguenze che scaturiscono dai propri comportamenti.

Ripercorrendo la storia del Laboratorio Città Sostenibile quali sono secondo te i punti salienti?
La nascita nel 2000 della collaborazione con il Laboratorio Città Sostenibile, resa possibile dalla sensibilità dell’allora Assessore Paola Pozzi, che ha raccolto una sfida all’epoca molto complessa.
La stipula nel 2003 dell’Accordo Quadro di Collaborazione con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Torino con l’istituzione della figura dell’architetto tutor.
L’incontro Io partecipo a Torino, Città in gioco, tenutosi in Sala Rossa nel 2005, durante il quale le scuole coinvolte nel progetto hanno incontrato l’allora Sindaco Sergio Chiamparino. Durante l’evento i bambini e i ragazzi hanno consegnato le proposte di miglioramento dello spazio urbano e dei complessi scolastici. Da questa iniziativa è scaturito il progetto Cortili Scolastici e il Piano Strategico delle Aree Gioco.
Il conferimento nel 2009, nel rapporto di Legambiente “Ecosistema Bambino 2009”, al Laboratorio Città Sostenibile, della menzione di buona pratica per l’infanzia e l’ambiente messa in atto da una Pubblica aministrazione.
La Sezione dedicata al Laboratorio Città Sostenibile nell’ambito del Congresso Mondiale degli Architetti UIA - Torino 2008.
L’ingresso in ITER nel 2010, grazie all’intuizione dell’allora Assessore Beppe Borgogno, con l’intento di istituzionalizzare e consolidare le attività del Laboratorio Città Sostenibile.
La Deliberazione della Giunta Comunale del 3 luglio 2012 avente per oggetto Progetto Smart school in Torino Smart city, dove si definisce e si contestualizza la funzione del Laboratorio Città Sostenibile.
scarica la deliberazione e gli allegati (pdf)

Un desiderio per il futuro?
Mi piacerebbe che l’impegno del Laboratorio Città Sostenibile contribuisse a far raggiungere alla Città di Torino gli obiettivi preziosi ma impegnativi che caratterizzano una Smart City Europea e che sono definiti dall’insieme dei fattori noti come 40/40/40 - 2020 e cioè il 40% di emissioni inquinanti in meno, il 40% di risparmio energetico realizzato e il 40% di produzione di energie da fonti rinnovabili.

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