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Parliamo di...

Dalla parte del futuro

XVIII Convegno Nazionale Servizi Educativi per l'Infanzia
Risignificare parole e pratiche nei luoghi dell'infanzia

Montecatini 29, 30, 31 marzo 2012

Il presente contributo è stato presentato nella Commissione:
Formazione in servizio: quali nuove strategie

Le restituzioni biografiche
una pratica di scrittura al servizio della formazione educativa

di Manuela Ravecca
pedagogista e formatrice autobiografica, redazione di ITER - Città di Torino

Forse aveva ragione la Regina di
Alice attraverso lo specchio,
quando al suo regale consorte che affermava
che non avrebbe mai scordato un certo
evento cruciale rispondeva tagliente
"certo che ve ne dimenticherete, se non prenderete appunti"

Lella Costa

Certo che ve ne dimenticherete, se non prenderete appunti. L’appunto, importante sostegno della memoria, traccia che aiuta la ricostruzione dell’evento o del pensiero, si fissa nella carta o nella materia e puntella il racconto e la testimonianza, selezione della mente, sintesi coniata all’impronta, capace di evocare e suggerire. Raccogliere gli appunti, le idee, ricostruire le trame, le reti, disegnare i racconti è da sempre un modo per ricostruire il sapere e l’esperienza. Un processo che si può agire sia in prima persona, come normalmente avviene il più delle volte, sia per interposta persona, come accade nelle esperienze narrate in questo contributo, persone che si rendono disponibili a raccogliere le storie di altri e a restituirle sapientemente ricostruite. Possono chiamarsi volontari della memoria, raccoglitori di storie, documentaristi, giornalisti educatori o insegnanti biografi, essi sono gli artefici delle restituzione biografiche.

Si intende con restituzione biografica un testo, ma anche un prodotto multimediale o un oggetto, che sia in grado di restituire, in qualche modo riproducendola, una testimonianza raccolta. La scrittura viene confezionata da un soggetto altro, estraneo all’esperienza, per essere poi restituita a colui o colei che ha narrato l’esperienza stessa. Attraverso narrazioni riflettenti l’adulto, chiunque sia, ha l’opportunità di riorganizzare l’esperienza narrata. La narrazione messa a fuoco grazie alla testimonianza resa viene restituita e diviene per il narratore nuovo dispositivo di confronto con la realtà e di definizione identitaria. La restituzione, che in questo caso è biografica perché realizzata da un altro soggetto, offre un riflesso che disegna un contesto che normalmente consente al protagonista di rivedersi con uno sguardo altro, quello appunto del biografo. I racconti e le narrazioni biografiche ‘fungono, quindi, da dispositivi organizzatori dell’esperienza’ (Elisabetta Musi “Nei sentieri della memoria attraverso il racconto” in “Bambini, gennaio 2012, ed. Spaggiari) ma non solo, chiarificano e rinforzano la percezione della propria identità professionale, sia quella individuale sia quella del gruppo di appartenenza, e contemporaneamente aiutano a tenere memoria e traccia di ciò che inevitabilmente, come ci ricorda la Regina di Alice attraversa lo specchio, andrebbe perduto.

La scrittura è il dispositivo fondamentale per la realizzazione delle restituzioni biografiche. Da sempre scrivere aiuta a estrarre da sé e porre a una certa distanza contenuti esperienziali ed emotivi, ad identificarli con maggior chiarezza e quindi a trarne profitto per la comprensione e per la chiarificazione dell’esperienza. Scrivere aiuta a conoscere e a conoscersi, ad attraversare consapevolmente l’esperienza e a capitalizzarla in conoscenza.

Giocare con la scrittura, sperimentare nuove forme, evidenziarne potenzialità implicite, ricercare stili nuovi e differenti dai propri, o da quelli che si pensa possano essere i propri, sono spunti per attraversare il mondo plurale delle scritture fluidamente.

Il laboratorio di scrittura diviene quindi il luogo indispensabile e privilegiato per la pratica e l’apprendimento delle restituzioni biografiche. “La rilevanza pedagogica del laboratorio risiede in larga misura nel suo offrirsi come dispositivo di innovazione scolastica globale… e in sede didattica favorisce un insegnamento ‘altro’, basato sulla ricerca” (Massimo Baldacci, “Bambini pensati” - newsletter Centro di documentazione - Torino n. 4 dicembre 2005). Le pratiche di scrittura che si realizzano portano a destrutturate e a ristrutturare in nuove forme le parole scritte. Cambia il punto di vista, emerge la soggettività, si esprime la creatività. Si fa esperienza di scrittura.

Il contesto di riferimento nel quale può prendere forma la restituzione biografica è ampio. Si può agire nel mondo del mutuo–aiuto e del volontariato, nell’ambito della ricostruzione territoriale e storica per giungere, ed è l’ambito che è stato presentato, al contesto educativo che comprende al suo interno sia le pratiche di documentazione sia quelle formative, valorizzando principalmente la relazione educativa che diviene in questo contesto relazione biografica.

Il contributo presentato si è configurato principalmente come la narrazione del percorso che ha generato l’approccio alle restituzioni biografiche, nel quale si manifestano e realizzano, in ambiti e tempi differenti, alcuni pensieri guida della pedagogia della narrazione e dell’ascolto.

Le restituzioni biografiche sono il felice esito della contaminazione di differenti percorsi nei quali le scritture biografiche hanno trovato applicazione e centralità. In particolare il Progetto Mnemon, per un volontariato della memoria, nato nel 1999 per iniziativa della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Milano, in collaborazione con la Caritas Ambrosiana, e dedicato alla formazione dei volontari della memoria. I volontari dell’autobiografia si dedicano all’ascolto, alla trascrizione e alla pubblicazione delle storie di chiunque si trovi nell’impossibilità o nell’incapacità di vedersi riconosciuto il diritto al racconto della propria storia di vita. Il progetto si chiama Mnemon in omaggio alle figure di quegli oscuri scrivani che nell’antichità avevano il compito di raccogliere e trascrivere gesta e memorie degli eroi. I volontari di Mnemon si occupano invece delle storie dei senza storia, di chi crede di non averne una, e contribuiscono a sensibilizzare ogni luogo affinché si diffonda l’attitudine ad avere cura dei ricordi, delle memorie, delle tracce.

Nello svolgersi del progetto si chiarifica il principio base dello scambio biografico, un pensiero che contamina anche il mondo della formazione autobiografica professionale orientata prevalentemente alla ricognizione della propria storia professionale e al bilancio delle competenze per un ri-orientamento professionale. Da una relazione di aiuto si giunge ad una relazione tra pari, una relazione biografica. Il pensiero si trasforma e si adatta ad un nuovo contesto che vede nelle pratiche per documentare un nuovo e ulteriore ambito di intervento e di contaminazione. Così come è accaduto nel Progetto Scritture e documentazione dei Servizi Educativi della Città di Torino, nato dal desiderio di porre attenzione alle scritture nei processi di documentazione e formazione del personale educativo. Un progetto sperimentale, dalla durata triennale, che ha coinvolto nel suo realizzarsi numerosi operatori, insegnanti, educatori e responsabili pedagogici e che ha condotto alla realizzazione e pubblicazione di numerose restituzioni biografiche che in quel contesto hanno preso il nome di “Storie brevi”.

Si propone una scrittura che valorizza, rende evidente, offre le parole per dirlo, accompagna l’espressione soggettiva, non giudica e accentua un ascolto non giudicante che attraversa tutte le piste di lavoro. Le scritture si pongono come fili preziosi, tessono le trame, raccordano i differenti aspetti e li rinvigoriscono, aiutano a individuare e a delineare i percorsi che possono realizzarsi sia nei meta-servizi per l’infanzia (redazioni educative, centri di ricerca e di documentazione…) sia nei servizi educativi per l’infanzia e l’adolescenza a cura degli operatori stessi, formati alle restituzioni biografiche.

Sempre sarà necessario tenere memoria, sempre sarà necessario ripercorrere i fili dell’esperienza per acquisire sapere e conoscenza, sempre sarà necessario tessere le trame del reale per pensare il futuro. Le restituzioni biografiche sono un territorio di confine tra la scrittura descrittiva e la scrittura autobiografica, un terreno dove relazioni, attività, pensieri, progetti danzano nell’eterno gioco del racconto e dell’ascolto reciproco. Un tempo dedicato che accompagna le insegnanti nel prezioso lavoro di capitalizzare le esperienze e renderle non dilavabili o setacciabili come acqua che si disperde o sabbia che sfugge tra le dita delle proprie mani.

Programma del convegno (.pdf)
Poster del convegno (.pdf)


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