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Parliamo di...

Ambiente, Educazione, Sviluppo:
come siamo cambiati in questi vent’anni?

di Michela Mayer
Comitato Scientifico per il Decennio delle Nazioni Unite per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, Commissione Italiana UNESCO

Dopo vent’anni è importante guardarsi attorno per riconoscere i cambiamenti, non tanto dei comportamenti o delle utopie di futuro che li guidano, quanto dei vincoli che indirizzano e plasmano le possibilità d’azione. Alcuni di questi vincoli si presentano oggi più chiari, altri nuovi sono emersi progressivamente via via che ingenuità e illusioni venivano spazzate via.
Consideriamone alcuni.
Non c’è più bisogno di convincere qualcuno che ci sia una crisi ambientale in atto, può sembrare poco, ma vent’anni fa le cose non erano così chiare, così come fa ormai parte del sentire comune, il fatto che viviamo su un pianeta limitato e che c’è bisogno di uno sviluppo sostenibile. Ma lo sviluppo sostenibile, o durevole che sia, non è un concetto chiaramente definito, anzi è un concetto sicuramente più controverso oggi che al suo nascere:
“Fare progressi verso modi di vivere che siano desiderabili, equi e sostenibili è come partire per una regione dove non siamo mai stati prima, con un’idea della geografia e dei principi di navigazione, ma senza né una carta né una bussola. Non sappiamo come sarà il luogo dove stiamo andando, non sappiamo come andarci, non siamo neanche così sicuri della direzione da prendere”…(Prescott A., Wellbeing of Nations, 2002).

Questa mancanza di definizione è sottolineata anche nei documenti realizzati per il Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, indetto dalle Nazioni Unite:
Lo sviluppo di una società sostenibile dovrebbe essere visto come un continuo processo di apprendimento, che esplori argomenti e scelte difficili, dove risposte e soluzioni appropriate potrebbero cambiare con la crescita dell’esperienza” (Strategia UNECE per l’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile, 2005).

La non definitezza è un ostacolo solo in una società lineare che chiede, per cominciare a muoversi, di avere già prefìgurato i risultati  o, per parlare di educazione, di avere chiari già in partenza gli obiettivi di apprendimento da raggiungere. Il cambiamento, il nuovo vincolo, che lo sviluppo sostenibile richiede è proprio quello che si riferisce alle nostre modalità di pensiero: se la crisi ambientale, "è la prima crisi del mondo reale prodotta dalla non conoscenza della conoscenza" Leff (2000), questa crisi richiede di fermarsi prima a riflettere sul come si conosce e solo dopo cercare di applicare nuove forme di sapere e conoscenza nella direzione della ricostruzione e riappropriazione del mondo.

Gli aborigeni australiani sostengono che il mondo va  ricostruito sistematicamente, attraverso i canti e le parole: siamo tutti creatori di mondi, nessuno escluso, anche se lo siamo spesso in forma inconsapevole, e accettiamo come veri, e a volte unici, mondi presi in prestito da parole e pensieri altrui, mondi immaginari in cui non esistono regole o limiti, o mondi virtuali in cui alle parole non corrispondono azioni coerenti.

Impegnarsi per lo sviluppo sostenibile è, allora, soprattutto impegnarsi per l’apprendimento, e per l’apprendimento sociale. In una recente definizione lo sviluppo sostenibile è infatti “quel processo di apprendimento sociale necessario per costruire un futuro responsabile ed ecologicamente sensato e tale che possa essere continuato indefinitamente senza che si indebolisca da solo” (Foster, 2002).

L’apprendimento non è quindi necessario per costruire uno sviluppo sostenibile ma perchè è lo sviluppo sostenibile. L’educazione non è solo quella che si dà, o si fa a scuola, ma quella che tutti insieme riceviamo e proponiamo attraverso i comportamenti sociali che mettiamo in atto per costruire il nostro futuro.

L’apprendimento è essenzialmente il frutto di una comunicazione, di un dialogo sociale permanente tra il soggetto, la comunità sociale e l’ambiente naturale e costruito di cui fa parte.

Interagendo con gli altri e riflettendo sui loro punti di vista e opinioni, si può sviluppare una migliore comprensione delle proprie idee, credenze, e convinzioni rispetto alla sostenibilità. La comprensione da parte del partecipante delle proprie percezioni, valori e preoccupazioni diviene il punto di partenza per il cambiamento.” (Huckle e Sterling, 1996).

In questa visione dello sviluppo sostenibile, e di una educazione sostenibile, le situazioni intrinsecamente educative sono proprio quelle situazioni di forte reazione e azione sociale, le Agende 21, i comitati di quartiere..., in cui occorre però innescare il circolo virtuoso riflessione ↔ azione, e il secondo circolo virtuoso altrettanto importante azione/riflessione individuale ↔ azione/riflessione collettiva.

Si apprende dall’azione e si apprende insieme, con i compagni di classe, con gli iscritti alla stessa associazione, con il condominio, con l’incontro di quartiere. La partecipazione alla vita cittadina ci insegna a riconoscere l’altro, con i suoi interessi e le sue visioni del mondo, e attraverso l’altro a riconoscere noi stessi, le abitudini inconsce, le necessità mai espresse. Partecipare non solo allo scopo di dire la propria ma per contagiare ed essere contagiati: la metafora del contagio è al momento, insieme a quella degli effetti del battito delle ali della farfalla, una metafora positiva che ci aiuta a sperare. Non si tratta di fare proselitismo ma di costruire in concreto modalità di vita contagiose perchè più gratificanti e accoglienti.

Per contagiare occorre assumersi la responsabilità non solo di quello che facciamo ma anche di quello che pensiamo, e soprattutto dei nostri pensieri di futuro, di mondi possibili ancora da costruire. Come dice Giddens (1994), nella modernità è il futuro, le idee di futuro, che influiscono sul presente e modificano non solo il presente ma anche la nostra lettura del passato. Un'utopia realistica, una rappresentazione di futuro condivisa, sono strumenti per costruire non solo il futuro ma anche il presente. Se la modernità è caratterizzata dalla sua riflessività, è attraverso il diffondersi di scenari di futuro possibili che la società attuale può essere influenzata.

Gli scenari che attualmente incontriamo, in Italia e nel mondo, su futuri mondi sostenibili sono ancora molto diversi e a volte in contrasto tra loro. Ritroviamo, anche nel campo dell’educazione, scenari di sviluppo tecnologico, in cui è fondamentale il ruolo dell’esperto e dell’informazione corretta, scenari che mettono al centro la natura e le relazioni con essa, e scenari che mettono al centro il dialogo sociale e la costruzione critica dei problemi.

Un primo esercizio necessario di cambiamento di logica è quello di considerare tutti questi scenari complementari e non antagonici, in un lavoro di riflessione  e di approfondimento sulle azioni e sui significati delle metafore che le animano.

Le metafore che ci guidano individuano al tempo stesso vincoli e possibilità. Sostituire all’immagine del pianeta e della società, come macchina a cui si possono sempre sostituire i pezzi, quella di un organismo vivente e complesso, ci permette di prestare attenzione più che alle parti alle relazioni tra le parti, e restituisce anche valore a modalità di operare e di pensare che nel corso della storia sono state etichettate come femminili: la diffidenza verso la competitività, l’importanza data alle attività di cura...

Le attività di cura, sono un esempio di azioni sostenibili, del tenere conto non solo del contesto e dei soggetti ma di come soggetti e contesto interagiscono tra loro, di una disponibilità ad ascoltare e ad imparare nuovi modi di fare, per costruire un senso che dia significato anche al fare quotidiano.
In questo percorso le emozioni sono fondamentali: esse ci danno informazioni “non su cosa vediamo ma su come vediamo” (Sclavi, 2003). Se ascoltate, ci permettono di essere consapevoli dei nostri punti di vista e delle nostre contraddizioni, e quindi anche di cambiarli. Partecipazione e cura, manutenzione e complessità, flessibilità, ridondanza e resilienza, non sono allora solo parole ma modalità di vedere il mondo, chiavi di lettura e vincoli al tempo stesso, che guidano le scelte e che permettono di costruire percorsi, concreti e operativi, a scuola e nella società, per un operare coerente con il futuro che si vuole costruire.

Se il presente è un risultato del nostro passato nulla si può fare per cambiarlo, ma se il presente è il momento in cui si costruisce il futuro, ognuno ha la responsabilità di contribuire a costruire nel suo presente il futuro che vorrebbe.

Educare a questa responsabilità, a questa libertà di pensare e di agire all’interno di vincoli consapevolmente accettati, e a farlo collettivamente, per costruire un futuro per la nostra specie su questo pianeta, è il nostro contributo allo sviluppo sostenibile.


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