Informatipico - Agosto 2008 - Numero 5 Terza Serie

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Creatività e lavoro : le storie

Redazione

Giorgio Scianca è un architetto, ha 48 anni, per molti anni si è occupato della comunicazione del Consiglio Nazionale degli Architetti, curando pubblicazioni, riviste, siti web e promuovendo congressi nazionali e internazionali di architettura. Circa tre anni fa ha dato vita ad Archiworld Channel un network televisivo, con sede a Torino, dedicato all'architettura, nella sua eccezione più ampia, e sviluppato attraverso la rete del web. Un canale che lavora in divenire per offrire all'architettura occasioni di comunicare se stessa. La sua società oggi vive esclusivamente di investimenti privati di cui la metà provengono dall'estero. Il suo è quindi un occhio attento alle trasformazioni del mondo creativo non solo in un'ottica locale.

Racconta Scianca che la collocazione di Archiworld Channel non è casuale "...Torino ha sviluppato in questi anni una creatività diffusa superiore ad ogni altra città italiana, soprattutto nei campi del creative design, della grafica e della comunicazione in generale [...] questa città, che molti descrivono come addormentata è dentro i flussi di trasformazione culturale europea più di quanto pensi...". Un panorama di grande dinamismo ma comunque a luci, "...oggi a Torino esistono almeno un centinaio di studi di luoghi, impegnati nella progettazione creativa di altissimo livello forse più conosciuti o riconosciuti all'estero che non in Italia...", ed ombre, "...detto questo non si può non vedere la debolezza di questo sistema, fatto di piccoli nuclei operativi che, almeno sul piano locale, hanno difficoltà a mettersi in rapporto con la piccola e media impresa".

Esiste poi, a Torino una specie di complesso nei confronti del mondo artistico: "...un certo tipo di atteggiamento, tutto torinese, la “deriva artistica”, non coglie una differenza fondamentale: al contrario dell'arte, la creatività ha bisogno di partner non di sponsor...". La politica ha creato alcuni dei presupposti culturali di questo fenomeno, ma oggi è importante fare un salto di qualità: "... la creatività ha bisogno di supporto da parte della PMI, se questo non si determina, è impensabile un sistema che viva a lungo esclusivamente di eventi...".

La differenza, rispetto all'estero, o anche solo ad altre città italiane meno interessanti, è che: "... a Torino molti operatori economici stanno alla finestra. La PMI piemontese, facendo sempre le debite eccezioni, è poco propensa a investire in creatività, preferisce investire in tecnologie...". Le ragioni di questa distanza tra un terreno fertile di idee e un mondo delle imprese, spesso poco propenso a riconoscerlo, deriva secondo Scianca da un dato storico: " ... con la crisi industriale questa città ha perso le sue certezze, e molti hanno immaginato fosse venuto il momento di farsi venire delle idee, se possibile di mangiarsele. Credo si sia trattato, in larga misura, di un fenomeno dal basso, che ha investito solo in parte le tradizionali classi dirigenti della città...".

Secondo Scianca siamo comunque a uno snodo: "...il problema della creatività, è di essere riconosciuta come un valore aggiunto, di mettersi in relazione in modo stabile con il sistema economico, se questo non capiterà, assisteremo nei prossimi anni a una vera è propria “fuga dei cervelli”...". Le aziende creative, infatti, "...o lavorano molto fuori dai confini regionali e nazionali o obbligano, per le ragioni che dicevamo prima, a lunghi percorsi di precarietà. In entrambi i casi la scelta più semplice per molti, soprattutto i giovani, potrebbe essere, se non cambia nulla, avvicinarsi ai centri di investimento...".

Uno che vive “mangiando idee” è Marco Rainò, 36enne, contitolare di uno studio come ci tiene a dire di “progettazione fluida” "...noi lavoriamo molto sulle idee, e sulla loro realizzazione. Il che ci permette di spaziare dall'architettura sia edilizia, sia di interni, agli allestimenti per mostre, all'organizzazione di eventi, al design di prodotto, fino alla grafica e all'immagine coordinata...".

Secondo Rainò :" ...Torino si colloca molto bene nel panorama nazionale dal punto di vista delle risorse umane. Il livello di competenze tecnologiche è alto, quello di competenze creative, raffinato e diffuso. Inoltre credo che un po' in tutta Europa ci vengo riconosciuto un elevatissimo livello di professionalità...". La frammentazione del mondo creativo torinese, il fatto che fino ad oggi non siano emersi, se non nel campo del design industriali, “big player” è uno dei punti di forza della città :"...questa città non ha mai investito le sue risorse migliori sul main stream, e oggi è caratterizzata da quella che un mio amico chiama “l'understatement dell'underground”, questo ha fatto fiorite mille iniziative. Una creatività vera, diffusa, basata sul confronto e sullo scambio continuo di esperienze...".

La caratteristica di Torino rispetto alle altre città italiane per Rainò è stato quello di avere spazi veri di confronto:"...forse è difficile crederlo, ma questa è una città dove è molto facile socializzare idee e proposte in modo diretto. I luoghi di confronto sono molti: i locali, la vita serale, gli eventi culturali, che diventano anche occasioni per incontrarsi...". Proprio per socializzare e mettere in rete esperienze e competenze è nata Turn, la “creative comunity”, nata a Torino poco più di due anni fa e che riunisce circa quaranta tra studi di architettura, di design, di grafica : "... Turn è nata dall'esigenza di fare sistema, per creare occasioni di scambio professionale, ma anche per presentare la creatività come una esperienza credibile di vita e di lavoro...".

Continua Rainò "...bisogna smetterla di pensare a Torino come una piazza genericamente interessante, bisogna incominciare a chiamare la creatività per nome e cognome...". Assieme a un problema generalmente nazionale "... credo sia necessario investire più sui giovani...", ne esiste poi uno specifico torinese, che non si discosta molto dal punto di vista espresso da Scianca: "...bisogna guardare alla creatività come a un mestiere, una fonte di guadagno, non un hobby. Esiste un problema di credibilità rispetto alle istituzioni politiche ed economiche, che non vedono nella creatività una risorsa importante per il ciclo produttivo...". Forse è un caso, ma nel 2006 il cento per cento del fatturato dello studio di Rainò si è sviluppato fuori dai confini regionali, per questo guardando a questo tipo di mestiere lui si sente di dire: "...uno spazio di mercato per Torino e per i torinesi c'è, bisogna però essere disposti a muoversi andare dove c'è il lavoro e utilizzare tutte le opportunità ".