Informatipico - Agosto 2008 - Numero 5 Terza Serie

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Le Storie: Il mestiere di scrivere

Redazione

A tre giovani professionisti del mondo della carta, stampata, degli uffici stampa della pubblicità (scritta), abbiamo chiesto di raccontarci la loro storia. Tentando di individuare le diverse strategie che hanno avuto origine da una comune passione per il mondo dell'informazione.

La prima è Francesca Paci, Romana, 34enne giornalista de “La stampa” e vincitrice quest’anno del premio “Marco Luchetta” per la migliore corrispondenza.
Francesca, dopo un liceo scientifico, negli anni dell’Università inizia a collaborare con numerosi periodici e alcuni programmi radiofonici come freelance (sottopagata: ci tiene a precisare). Dopo una laurea in storia del teatro, conseguita a Roma, affianca all’attività di freelance, qualche ufficio stampa e il lavoro in una redazione televisiva. Si rende, però, subito conto che la sua vera passione è il giornalismo, in particolare quello della carta stampata. La scelta di una scuola, secondo lei, è quasi obbligatoria:"…avere il praticantato è, pressoché impossibile passando per altri canali che non siano una scuola… inoltre le scuole sono una occasione unica per entrare in una rete di contatti e di rapporti, con professionisti, per accedere a stage, che si rivelano poi importantissimi...". Nella sua esperienza, l’accesso all’esame di stato e quindi, l’iscrizione all’elenco dei professionisti è il vero salto di qualità: " …chi è iscritti all’elenco dei professionisti, può essere chiamato a sostituire un altro professionista, ad esempio nel periodo estivo. Questo permette di lavorare in una vera redazione, di mettersi eventualmente in luce. E’ naturale che quando poi si libera un posto, un giornale sia avvantaggiato a chiamare un professionista che già conosce, che ha già avuto modo di apprezzare…". Se ripercorre la sua storia personale Francesca vede quindi, una scuola, due stage (proprio presso “La Stampa”), una breve parentesi a Mantova, una serie di rapporti di stima e fiducia costruiti proprio in questo periodo, che le hanno aperto la strada della professione.

Federica Furino, invece che ha 30 anni, ha fatto il percorso inverso, dopo una lunga gavetta nei giornali locali è diventata giornalista professionista nel 2002, ma ha deciso di dedicarsi prevalentemente alle relazioni esterne e all'attività di ufficio stampa sia per istituzioni pubbliche sia per istituzioni private: "... la professione -confessa- mi è stata molto utile. Non si tratta solo di scrivere comunicati, ma anche di cogliere le notizie che possono interessare. Sapere come funziona un giornale è importantissimo...". Da qualche mese con una amica ha messo su una piccola società di relazioni esterne ".. non è un lavoro noioso, come qualcuno può pensare, se uno lo interpreta “da giornalista”, proporre notizie può essere molto stimolante e divertente".

Giuseppe Grosso Ciponte ha anche lui 30 anni ma si divide però tra le collaborazioni giornalistiche e il lavoro di copywriter freelance: "...dopo la laurea in storia del cinema, ho fatto per due anni l'informatico e, parallelamente ho pubblicato un libro, e collaborato con dei siti internet e delle riviste occupandomi di cinema, musica, ma anche redigendo veri e propri pezzi redazionali...". Con la crisi del settore informatico ha deciso di trasformare la scrittura in una professione, orientandosi però verso il mondo della pubblicità, non quello della carta stampata. Come copy ha inventato slogan, ha dato il nome a servizi e prodotti, scritto redazionali, il testo di brochure: "...il mondo della pubblicità mi pareva più aperto e forse anche più corretto: nessuno mi ha offerto collaborazioni gratuite...". Oggi al lavoro di copy, Giuseppe affianca la collaborazione ad un service editoriale per curare la pagina degli spettacoli e del cinema (ritagliandosi lo spazio per qualche piccola critica) di un quotidiano minore, e la collaborazione fissa con un periodico sul tema delle colonne sonore. "Il mio reddito –racconta- proviene per un terzo dalle collaborazioni editoriali e per due terzi dalla pubblicità. Soprattutto tra i più giovani mi paiono molti, i miei colleghi, che hanno questa sorta di “modello misto”... ". Secondo Giuseppe, questo è un po' il segno di come si sta riorganizzando il mercato editoriale: "...credo che di collaborazioni giornalistiche sia difficile vivere. Il lavoro di copywriter e quello di freelance giornalistico si integrino perfettamente...".

Senza nessuna pretesa che queste storie siano esemplari, ci pare che descrivano bene strategie diverse per affrontare la precarietà di professioni difficili ma molto ambite dai giovani.