Informatipico - Agosto 2005 - Numero 8
Torino avvia il progetto microcredito. Abbiamo chiesto al Sindaco di Torino di illustrarci il senso di questa iniziativa.
Sergio Chiamparino è dal 1999 sindaco della città di Torino
1. Prima di tutto una domanda generale. Che cos'è il microcredito?
Penso che all’interno di questo numero di Informatipico avrete sicuramente previsto la illustrazione delle varie esperienze di Microcredito, che oramai vi sono in ogni parte del mondo.
Diciamo che non è così diffuso questo strumento nei cosiddetti “paesi ricchi”, che hanno grandi possibilità di accesso al credito, grandi banche, ma come si dice tra la gente, prestano denaro solo a chi già ne ha!
Il Microcredito è proprio il contrario: prestare piccole quantità di denaro a chi non ne ha, ma ha delle buone idee, ha voglia di “intraprendere” e cerca qualcuno che si fidi di lui.
2. Il microcredito risponde ad una domanda di sostegno allo sviluppo imprenditoriale. Quali sono gli obiettivi che la città si prefigge con la sua iniziativa?
Innanzitutto direi che il microcredito risponde ad una domanda di sostegno all’autoimprenditoria e alle “imprese giovani”, nel senso di costituite da poco. Immaginarlo come un vero e proprio sostegno allo sviluppo imprenditoriale mi pare un po’ troppo, dato che al massimo parliamo di 10.000 €.
Gli obiettivi sono almeno due:
- agevolare la nascita di autoimprenditori o di microimprese in settori con modeste necessità di capitali, anche come risposta alle difficoltà del tradizionale Mercato del Lavoro o come opportunità di regolarizzare una attività
- dare ossigeno e fiducia a “imprese giovani” che non sono in condizioni di accedere al credito alle condizioni attualmente in atto
3. Anche sul territorio torinese sono ormai diverse le iniziative di microfinanza già avviate. Perché un'iniziativa della Città di Torino? In che cosa si differenzia? Che cosa offre in più?
Innanzitutto non è una iniziativa in concorrenza con altre. Abbiamo avuto la possibilità di recuperare delle risorse, abbiamo individuato una necessità e sperimentiamo una iniziativa.
Ritengo che più risorse ci sono sulla microfinanza e sul sistema delle garanzie meglio è, e, auspicando una positiva sperimentazione, credo sia semmai necessario porsi il problema di come reperire ulteriori risorse per dare continuità all’iniziativa e sufficienti risposte ai richiedenti.
La provenienza delle risorse (Ministero delle Attività Produttive) ci obbliga a rivolgerci unicamente alle Imprese (individuali, collettive, cooperative ecc), ma vorremmo in futuro verificare anche, con altre risorse, la possibilità di sostenere le cosiddette nuove forme di lavoro non dipendente che, al di là della nostra volontà, esistono.
Oltre all’accesso al microcredito offriamo i servizi di consulenza e accompagnamento, anche in collaborazione con le associazioni degli artigiani e dei commercianti.
4. Le iniziative di microfinanza nascono da bisogni a cui il sistema del credito non riesce a rispondere. Questa situazione è caratterizzata, secondo alcuni, da un crescente ritiro delle banche commerciali dall'economia locale. Come possono i settori delle PMI, delle microimprese e delle imprese sociali essere meglio supportati in un ambiente economico di questo tipo?
Le grandi Banche danno meno autonomia alle filiali locali, definendo a livello centrale regole e margini di iniziativa di responsabili e operatori, ma per il “credito senza garanzie reali” non cambia molto, anche prima non era nelle loro politiche!
Le Banche sono abituate, e in parte obbligate, a valutare le garanzie reali, e non la “persona” e il “progetto”, non è nel loro DNA e non sono proprio in grado di farlo.
La Banca Etica è una risposta interna al sistema certamente importante, mentre il sistema delle garanzie è una risposta, da tempo presente soprattutto per le PMI, quasi sempre supportata con fondi pubblici.
Con il microcredito si estende, di fatto, il sistema delle garanzie verso il basso, spostando la valutazione della persona e del progetto fuori dall’ambito bancario.
Penso che questo sia il fattore più importante: la banca partecipa al rischio ma non alla valutazione, e per questo accetta anche di applicare tassi più bassi e competitivi.
Su questa strada si può lavorare, monitorando attentamente ogni nostro passo e ogni esperienza di altri, facendo crescere professionalità e reti, cercando di dare continuità ad una iniziativa che se resta episodica perde ogni valenza positiva.