Informatipico - Agosto 2008 - Numero 5 Terza Serie
La struttura della scheda permette di evidenziare i diversi aspetti da tenere in considerazione qualora si sia interessati ad intraprendere percorsi formativi e professionali di questo tipo. Viene offerta dapprima una descrizione delle attività concrete svolte dai professionisti; quindi vengono affrontate le opportunità e i rischi “del mestiereâ€, le chance formative, le attitudini personali e le competenze tecniche e trasversali richieste.
I percorsi formativi e professionali non sono linee continue, più spesso hanno la configurazione di una rete di opportunità , relazioni ed esperienze. Pertanto, in ciascuna scheda si trovano box di approfondimento dedicati ad alcuni aspetti del profilo – le offerte formative, dettagli tecnici e tecnologici, convegni ed organizzazioni del settore -, cioè informazioni ed attività che possono rappresentare utili sostegni e stimoli innovativi. L’invito è quello a viaggiare guidati dalla curiosità , navigare fra i tanti siti indicati e raccogliere idee ed insieme emozioni, le quali spesso aiutano a tracciare il proprio percorso personale, anche in ambito professionale.
Definizione e descrizione
Una possibile etichetta per questo professionista è “interaction designerâ€, in altre parole un progettista che lavora con il medium tecnologico, cioè crea prodotti e servizi a partire da ciò che “offre†la tecnologia.
“Interaction design è un nuovo termine, coniato nell'ambito delle ricerche sui servizi di comunicazione, per definire l'attività di progettazione e sviluppo degli strumenti, delle interfacce e dei sistemi di comunicazione, resi possibili dalle nuove tecnologie informatiche. La disciplina affronta il tema della progettazione di prodotti e servizi caratterizzati da elevato contenuto tecnologico, focalizzando l'attenzione sull'interazione tra l'utilizzatore e le funzionalità del prodotto/servizio stesso.
L’obiettivo dell’interaction design è quello di comprendere la relazione tra gli artefatti, le persone e i contesti (fisici, culturali, storici, virtuali) e definire, di conseguenza, la forma degli artefatti e il loro modello di interazioneâ€.
(Tratto da Wikipedia, enciclopedia libera: http://it.wikipedia.org/wiki/Interaction_design)
Nel processo di interaction design, si tiene conto dell’uso che verrà fatto dell’artefatto e del target a cui esso si rivolge. Le necessità degli utenti finali condizionano il processo più di quanto non facciano gli aspetti tecnici. Il modo migliore di assicurarsi che tutto lo sviluppo tenga in considerazione le necessità dell’utente è quello di coinvolgere utenti reali per la durata dell’intero processo. Gli sviluppatori riescono in tal modo a raggiungere una migliore comprensione dei bisogni dei destinatari, arrivando a realizzare un prodotto più appropriato e maggiormente usabile. Le forze trainanti lo sviluppo di un prodotto dovrebbero essere quindi gli utenti reali e i loro bisogni e non solo le tecnologie.
Un sottogruppo di interaction designer è specializzato nel campo della comunicazione: non si occupa di design di prodotto (non progettano lampade né tecnologia – come il nuovo telecomando o cellulare), ma lavora con i media e tenta di svilupparne delle applicazioni diverse rispetto all’uso comune o rispetto a quello tipico delle agenzie pubblicitarie.
Il designer tradizionale progetta prodotti ed oggetti. In questo caso, invece, si lavora sull’effimero, su prodotti di comunicazione. Un campo di applicazione sono gli eventi (congressi, concerti) e gli allestimenti per i musei.
Come si svolge il lavoro e con quali altri professionisti si collabora
La costruzione di una rete con altri professionisti è assolutamente necessaria, perché i progetti sono molto complessi. La rete di collaborazione serve sia per integrare competenze diverse (professionisti del software, programmatori, architetti per la costruzione di supporti fisici - tipo pennellature su cui fare proiezioni, artigiani - per esempio per tagliare il plexiglas, fabbri, falegnami, ingegneri elettronici, consulenti sugli aspetti di installazione, sound designer, grafici), sia per accelerare la consegna dei lavori (di solito i tempi sono molto stretti).
La cooperazione con gli altri, inoltre, rende questo lavoro più divertente e stimolante.
Nel gruppo di lavoro si deve infine tenere conto degli aspetti commerciali, anche se non sempre si individua una figura a ciò esclusivamente destinata ed il progettista si occupa in prima persona di curare il rapporto con il cliente.
Nel design tradizionale c’è un cliente che richiede un prodotto (il designer offre la sua esperienza ed immaginazione per realizzarlo). In questo settore, di più recente sviluppo, molto spesso è il professionista che fa delle proposte ad un potenziale cliente.
Nel caso della partecipazione a festival, per esempio, il designer fa una proposta, la quale viene finanziata nel caso in cui venga accettata. Si tratta in questo caso di progetti di ricerca, i quali rappresentano un segmento consistente del lavoro, molto più che in altre professioni (circa il 30% del tempo lo si passa in attività di studio e ricerca).
La fase finale del lavoro (dopo la consegna al cliente) riguarda la comunicazione sulle attività svolte, cioè il documentare, con i dovuti supporti (video, foto…) ciò che si è fatto, per mantenerne memoria e poter utilizzare i materiali prodotti in fase di promozione (per farsi pubblicità presso potenziali clienti).