Informatipico - Agosto 2008 - Numero 5 Terza Serie
Salvatore Cominu, è uno dei più brillanti giovani studiosi torinesi delle trasformazioni economiche e sociali. Recentemente ha coordinato per conto della CNA una ricerca sulla “Creative Economy” a Torino.
La sua testimonianza parte da un inquadramento generale del fenomeno della “Creative Economy”: " ...In una città come Torino, assistiamo ad un tipico processo di trasformazione di alcune funzioni urbane. Pezzi di città si trasformano,infatti, in macchine per l'intrattenimento e il consumo di beni ad esso legato, i cui fattori di successo sono ricercati nell'offerta che si rivolge ad alcuni ceti dell'economia considerati trainanti...".
Una definizione molto ampia: "... entro cui sono riconducibili fenomeni sociali ed economici assai diversi tra loro quali, l'offerta culturale dell'attore pubblico; l'offerta di servizi per i tempo libero e, collegata a questa la produzione di beni; l'attività immateriale cognitiva incorporata nelle produzioni tradizionali, come il marketing e la promozione; l'industria dei contenuti che entrano nelle nostre case, da internet, ai videogiochi, agli audiovisivi...".
Tutte attività che rimandano a una sfera dell'economia urbana, che sottolinea Cominu vale la pena di analizzare separatamente. Sull’offerta culturale in senso stretto, osserva "... è evidente, a Torino, la centralità in questi ultimi 10-15 anni dell'attore pubblico...". Un altro fenomeno è la nascita di servizi per il tempo libero: "... la nascita di zone della città dedicate al tempo libero, ai locali, come il quadrilatero romano o i Murazzi... il consolidarsi di una articolata offerta per il tempo libero è evidente. Bisogna però non enfatizzarla troppo, è un fenomeno più debole che in altre città.
Non fosse altro che per il calo demografico...". In questi anni inoltre:"... alcune aziende, soprattutto quelle costrette a confrontarsi con un mercato globale, per ritagliarsi fasce di mercato e valorizzare i propri prodotti e il proprio marchio, hanno dimostrato una crescente attenzione alla comunicazione e alla creatività...". Così come è evidente un forte rilancio delle attività legate al cinema e alla produzione audiovisiva: "...quest’ultima, vale la pena di sottolinearlo, è un settore dove a Torino c’era già una consolidata tradizione, entrata in crisi molti anni fa, legata al cinema industriale e alle produzioni Rai. In questa tradizione si sono inserite le politiche pubbliche che hanno spinto molto per portare produzioni cinematografiche in città. Questo ha determinato la nascita di alcune competenze, ma non ha, al momento, fatto nascere molti soggetti imprenditoriali..." .
Se mettiamo assieme tutto questo variegato mondo, continua Cominu:"...Torino, secondo i dati della ricerca che ho coordinato e che teneva conto anche del mondo legato alla musica e all’arte, si colloca circa al terzo posto nel panorama italiano, dopo Roma e Milano. Un dato confortante, che però rispecchia la grandezza e l’importanza economica della città...". Il fenomeno semmai nuovo è un altro: "... ci sono pezzi di una intera generazione che hanno deciso di investire nei campi della cultura, dell'intrattenimento e dei media. Si tratta per lo più di giovani che producono per la loro stessa comunità di appartenenza o locali, legati ai circuiti del tempo libero, a microeventi...". Si tratta comunque di settori poco strutturati: "...sono tutti studi o laboratorio, o case di produzione di piccolissime dimensioni, che credo nel prossimo futuro non possano che fare rete, sia per dialogare con i poteri locali, sia per proporre Torino come città produttrice di contenuti...". Un'iniziativa questa che però:"...non è pensabile scaturisca dal basso, e che deve trovare, se si decide che è un elemento strategico per la città, interlocutori politici e sostegno economico...".
Una rappresentazione della città molto simile a quella di Cominu la ritroviamo nelle parole di Carlo Boccazzi Varotto, neo direttore del salone Faber che si terrà l'inverno prossimo proprio per valorizzare l'incontro e il confronto tra giovani produttori di contenuti e realtà industriali: "...bisogna distinguere almeno due aspetti, quello sociale e quello economico. Dal punto di vista economico Torino ha nicchie di eccellenza: che ruotano attorno ad alcuni studi di progettazione creativa; al cinema di animazione; al design industriale e alle applicazioni nelle tecnologie digitali...ma non possiamo nasconderci che il reale peso economico sulla città di questi settori e molto contenuto...". Più significativo, per Boccazzi, il fatto sociale:"... l'intreccio tra offerta culturale, attenzione alle tecnologie, proliferazione di luoghi per la diffusione di prodotti culturali sia nel campo dell'audiovisivo, dell'arte o della musica ha spinto moltissime persone a formarsi in questi ambiti e a lavorare ai margini di una economia legata agli eventi e al tempo libero. Un fenomeno che tra l’altro ha contribuito a ridefinire in positivo l’immagine della città..."
Continua Boccazzi :"...entrando nel merito, a seconda della distanza con cui si guarda a questi fenomeni, si possono avere sensazioni molto diverse: visto da lontano, alcuni settori sono più destrutturati di quanto non fossero 10 o 15 anni fa...". Una evoluzione che secondo l’intervistato ha paradossalmente a che fare con la creatività diffusa: "...semplificando molto: non è stato certamente l’elemento principale ma, il fatto che le tecnologie necessarie a produrre prodotti audiovisivi, o digitali, siano diventate sempre più accessibile ha, da un lato, offerto possibilità insperate alla creatività, ma ha anche contribuito a destabilizzare il mercato, contribuendo alla crisi dei tradizionali soggetti produttivi...".
Diversa invece una prospettiva ravvicinata sull’oggi: "...esistono allo stesso tempo esperienze di successo in questi ambiti, radicalmente nuove rispetto a quelle del passato, in una dimensione semi artigiana, quasi individuale, sia a Torino, sia di torinesi che si sono trasferiti in altre città o addirittura all’estero. Liberi professionisti che però fanno parte di reti e sono capaci ad aggregarsi su specifici progetti..." . Anche secondo Boccazzi nei prossimi anni si gioca una partita importante che capire in che senso evolverà la città: "...i soggetti sono almeno tre: il mondo dei produttori di contenuti, il sistema della piccola e media impresa, la politica. Se i primi incominceranno a viversi come soggetti imprenditoriali, più che culturali, e il sistema della piccola media impresa, inizia a credere di più nella creatività e nella comunicazione come uno degli anelli della catena dei saperi che permettono di sviluppare prodotti sempre più competitivi, potremmo anche assistere a forme di riaggregazione, alla nascita di piccoli pezzi di industria legata ai prodotti culturali...".
Le politiche possono favorire questo fenomeno: "...la politica può favorire questo processo, solo se il mondo creativo diventa un interlocutore credibile, ma allo stesso tempo può fare in modo che lo diventi. Ad esempio, incominciando a favorire la nascita di comunity creative più rivolte al mercato, non necessariamente locale, e alla costruzione di un percorso di professionalizzazione, [...] ho la sensazione che troppo spesso si guardi alla creatività, certamente quella giovanile, solo dal punto di vista dell’animazione e dello svago, si tenda a contrapporre la creative economy a quella tradizionale, si passi da un grande entusiasmo a uno scetticismo fin eccessivo...".
Conclude Boccazzi : "...in definitiva credo che esistano possibilità di lavoro in questi settori, che oggi sono per definizione molto atipici, rispetto al passato e che queste possibilità passano attraverso la capacità di fare rete, di darsi visibilità di entrare in un ambiente. Torino è un buon punto di partenza, un ottimo incubatore, ma sentirsi legati al territorio è, nell’immediato futuro, un limite...".