Informatipico - Agosto 2008 - Numero 5 Terza Serie
Claudio Meloni è nato 57 anni fa a Bologna pur essendo marchigiano.
E' uno dei più stimati direttori della fotografia [colui che posiziona le luci per la ripresa n.d.r.] torinesi e in qualche modo ha fatto scuola, ha lavorato con molti “grandi” e per molti (lo dicono loro) è stato un maestro.
Ha studiato all'istituto di Belle arti di Urbino nella sezione dedicata all'animazione, ma la sua grande passione era il cinema e dopo un piccolo film indipendente, nel 1972 approda a Torino chiamato da una casa di produzione.
Lui si trova quasi subito a fare il direttore della fotografia "...ho saltato, quasi per caso, tutta la gavetta. Mi hanno chiesto se volevo farlo e con incoscienza ho detto di si...".
Racconta: "... le case di produzione avevano degli studi e del personale fisso, era un lavoro artigianale. In una casa di produzione, lavoravi sempre con gli stessi operatori, registi e montatori, avevi modo di imparare e anche di sbagliare. Ma non era una tragedia...".
La realtà di uno studio era molto diversa per un giovane rispetto a quella di oggi "... la logica di un gruppo che si consolida negli anni e lavora sempre assieme è diversa a quella di una troupe che si riunisce su singoli progetti. Anche se l'organizzazione del lavoro era molto gerarchica e ogniuno tendeva a preservare trucchi e segreti, alla fine si tendeva a condividere di più esperienze, competenze, insomma a lavorare insieme...".
Questa è una cosa che chi prova a fare bene questo mestiere sa : "...ancora oggi si tende a lavorare spesso con persone che si conoscono, di cui ci si fida. Questo è quello che rende un poco difficile per un giovane entrare nell'ambiente. Non è una forma di chiusura, ma è una necessità della professione per far funzionare bene un set, per capirsi al volo. D'altro canto va detto che quando uno è riuscito a lavorare un poco, a farsi conoscere, è difficile che poi l'ambiente lo pre-pensioni o lo metta in cassa integrazione...".
Nel 1975 Meloni apre una sua piccola casa di produzione e si dedica prevalentemente alla pubblicità e al documentario industriale: "... Torino è stata per anni, e forse non poteva che essere così, la capitale del cinema industriale, io ho sentito il richiamo del cinema di sala, ma chi parla di rinascita del cinema a Torino, spesso perde di vista cosa questa città abbia rappresentato in termini di professionalità sia per il cinema industriale, sia per la pubblicità...".
Dalla fine degli anni '70 Claudio Meloni lavora sempre più spesso per produzioni cinematografiche e, nel 1982 decide di trasformarsi in un free-lance per avere più tempo da dedicare a questi progetti: "...scegliendo di lavorare per il cinema, si impose la scelta se continuare a vivere a Torino o a Roma, scelsi Torino e la ritengo un scelta felice... a Torino c'è meno lavoro ma anche meno concorrenza. L'ambiente è piccolo ci si conosce tutti, c'è un clima di forte collaborazione...".
Oggi Claudio Meloni ha all'attivo circa 20 film e la sua attività si divide tra il cinema, i documentari, la pubblicità, le docenze presso il Dams di Torino, l'Università di Urbino e la Scuola di Animazione di Chieri e il light desining "...l'organizzazione delle luci nel corso di grandi mostre o eventi...".
A un ragazzo che si voglia approcciare a questo mestiere, suggerisce: "...tutti all'inizio vengono scoraggiati, ma non è vero, se uno è bravo, il lavoro c'è. Semmai uno deve un po' cercare la propria strada, deve cercare di farsi conoscere nell'ambiente. Praticamente, con l'eccezione del centro sperimentale, non esistono scuole che formino per questo mestiere...".
Dalla metà degli anni '90 il digitale ha rimescolato le carte in tavola "...la diffusione delle videocamere, che io peraltro ho iniziato a usare da subito, ha offerto a molti giovani la possibilità di liberare creatività di costruire piccole storie a un costo contenuto, ma allo stesso tempo l'illusione di un prodotto realizzato facilmente non lascia il tempo di approfondire tutte le problematiche tecniche, di fotografia, di illuminazione, di controllo del set...".
Della stessa opinione è Luciano Federici, lui di anni ne ha 44, è sia operatore di macchina [colui che materialmente gira la ripresa n.d.r.] sia direttore della fotografia:"...il video è un universo che non ha regole sia tecniche che linguistiche, il cinema no, se non hai una scuola non ne vieni a capo...".
Eppure Federici, si è approcciato a questo mestiere proprio partendo dal video: " ... diplomato perito in TLC, tra il 1984 e il 1985 ho seguito un corso organizzato dall'Università, dalla Regione Piemonte e dalla Rai per “Tecnico in immagine elettronica”...". Dopo uno stage presso la sede Rai di Torino è assunto, anche lui, da una piccola casa di produzione: "...si faceva prevalentemente pubblicità, documentario industriale, più alcuni documentari sulle vite dei santi...".
Alla metà degli anni '80 il lavoro era prevalentemente ancora in pellicola "...è stato come andare a bottega, dovevi sapere fare un poco di tutto: usare la moviola, tagliare e giuntare la pellicola, dopo un annetto sono diventato l'assistente operatore [il responsabile del funzionamento della cinepresa, della messa a fuoco e della profondità di campo n.d.r.] di uno dei quattro operatori della produzione...".
Federici incomincia a lavorare anche con il video: "...il passaggio dal cinema al video non è difficile. Le competenze cinematografiche sono molto più riconosciute...". All'inizio degli anni '90 decide di diventare un free-lance e di dedicarsi prevalentemente al cinema "...c'era la volontà di mettermi alla prova, ma il mercato stava profondamente cambiando anche in relazione alla crisi della committenza più tradizionale...". In quegli stessi anni incominciano ad aumentare le opportunità di diventare operatore "... è una evoluzione tipica, quella che vede un assistente operatore trasformarsi in operatore di macchina e talvolta in direttore della fotografia. Non è un automatismo ma, soprattutto in una città come Torino, una certa duttilità finisce con l'essere premiata. Sulla base di rapporti di stima può capitare che qualcuno ti chieda se te la senti di fare un lavoro un po' diverso da quello che facevi prima. Ultimamente, ad esempio, mi è stato proposto di fare su piccole produzioni il direttore della fotografia... ".
Dai primi anni '90 , si trova a essere chiamato come operatore in gran parte delle produzioni torinesi della Fandango: "...con il tempo si entra in una rete di rapporti, si costruiscono sodalizi artistici, con i direttori della fotografia e con i registi. Nelle produzioni, quando si può si tende a costruire dei team più o meno fissi, perchè è più facile intendersi, capirsi, lavorare velocemente...".
Claudio Meloni e Luciano Federici che, peraltro, hanno lavorato insieme molto spesso guardano con un poco di scetticismo ai corsi e alle scuole. "...La maggior parte dei corsi sono di regia – racconta Federici- ma il modo migliore per imparare questi mestieri è lavorare, usare le macchine, solo che la pellicola è molto cara. I corsi sono quasi tutti teorici e mi pare siano quasi più importanti per i professionisti che ti mettono in condizione di incontrare o per gli stage che offrono che non per le competenze...". Aggiunge Meloni: "...bisogna coltivare una cultura del guardare, una attenzione alla cultura visiva, all'arte. Il nostro, inoltre, è anche un lavoro di relazioni bisogna essere bravi e bisogna saper lavorare con gli altri. Non è banale. Su un set c'è una grande confusione essere svegli, rapidi, disponibili e non perdere la calma non è una dote accessoria. Forse per questo quasi tutti quelli che fanno il nostro mestiere devono anche essere simpatici..."
Entrambi ritengono che Torino, anche in virtù delle politiche pubbliche che hanno incentivato l'arrivo di produzioni in città, sia una buona piazza dove, tra l'altro, sono cresciuti e stanno crescendo molti giovani:"...c'è solo un rischio- racconta Federici- mentre aiuti e assistenti si sono spesso formati a Torino, i capisquadra [direttori della fotografia, truccatori, scenografi ecc...n.d.r.] spesso sono legati a una produzione esterna. Per un torinese è quindi difficile crescere professionalmente se non trasferendosi vicino alle produzioni...". Aggiunge Meloni: "...sarebbe bello che una città come Torino si proponesse all'esterno non solo per la capacità organizzativa, per la bellezza delle location per, gli incentivi economici alle produzioni, ma anche per le professionalità che può e che potrebbe esprimere. Di giovani bravi che aspettano una opportunità oramai ce ne son tanti...".