Informatipico - Agosto 2008 - Numero 5 Terza Serie

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Il Contesto: Il mestiere di scrivere - seconda parte

Redazione

Gaspare Bona ha 54 anni e una laurea in ingegneria chimica. Dopo una breve esperienza da consulente aziendale, circa 20 anni fa, cercando un mestiere che gli permettesse di coniugare la vita con la passione per la montagna e i viaggi iniziò ad occuparsi di traduzioni. Da lì il salto verso i servizi editoriali ma, erano anni diversi, come ci tiene a specificare, è stato breve. Dieci anni fa ha dato poi vita ad una società editrice che alterna ai lavori per editori più grandi, la cura di alcune collane di storia locale e d’escursionismo. Da qualche anno, ha rilevato una piccola casa editrice di narrativa. Racconta: " una casa editrice o un service funzionano in modo diverso da come si crede, il lavoro di leggere e scegliere i libri si concentra nelle mani di pochi, pochissimi, e nel caso del service addirittura non esiste…". Il grosso del lavoro consiste nel confezionare libri: " ..le professioni in ambito editoriale sono molte, un libro è un prodotto complesso: deve esserci un testo, bisogna scegliere una grafica, a volte delle immagini, pensare a una copertina adatta e naturalmente stamparlo, promuoverlo e venderlo". L’aspirazione a lavorare in questo ambito nasce spesso da un malinteso: " …molti ragazzi credono che si tratti di leggere e scrivere testi, per lo più non è così...". Il lavoro redazionale, è molto ripetitivo: " …si tratta di rivedere testi scritti da altri: la dote più importante di un redattore è l’affidabilità, non fare errori e correggere gli errori; per fare questo bene, ci vuole un certo eclettismo, bisogna essere precisi e scrupolosi, conoscere la lingua italiana e avere una buona cultura generale". Dal mondo della traduzione viene anche Maria Nicola, 44 enne torinese, che ha al suo attivo decine di romanzi dall’inglese, dal francese e, soprattutto, dallo spagnolo. Lei, con una laurea in cinema in tasca e una grande passione per la letteratura dell’800, a lavorare come redattrice non ce la ha proprio fatta : "… a inizio carriera, ho fatto la redattrice per circa due anni , ma mancava l’aspetto creativo che tradurre un testo letterario comporta…". Anche secondo Maria, esiste mediamente una cattiva percezione del lavoro editoriale tra i giovani: "…essere il direttore editoriale di una casa editrice, scegliere libri e proporli sul mercato è certamente un modo per mettersi alla prova, ma francamente correggere l’ortografia o uniformare la punteggiatura di un testo è cosa assai meno interessante…".

Lei è diventata traduttrice un poco per vocazione: "…ho sempre amato leggere libri sia in italiano sia in una lingua diversa dalla mia.". Alla traduzione è arrivata tardi poco più di dieci anni fa "… allora non esistevano scuole o corsi. Tutti mi dicevano che vivere di traduzioni fosse difficilissimo, io ci ho provato lo stesso. Mi sono rivolta ad un traduttore che stimavo moltissimo chiedendogli un consiglio per il mio futuro, mi ha fatto fare una prova di traduzione… qualche giorno dopo stavo traducendo il mio primo romanzo…". All’inizio è stata dura: "… ho avuto molta fortuna, ma dare continuità al lavoro non è facile all’inizio. Per fortuna, con il tempo, si acquista una piccola notorietà e lavori grandi e piccoli arrivano. La più grande soddisfazione per chi traduce è quella di scoprire e far pubblicare nella propria lingua un autore…".

Oggi Maria Nicola è docente in numerosi corsi e master di traduzione letteraria: "… sono molto utili per i contatti e per i laboratori. Tuttavia credo si diventi traduttori letterari a 12 anni, leggendo molta letteratura, costruendosi delle basi e dei riferimenti culturali… una scuola non può costruire la sensibilità o la cultura letteraria necessaria a comprendere cosa voglia esattamente esprimere uno scrittore: le allusioni, gli ammiccamenti, gli inevitabili riferimenti ad una cultura diversa dalla nostra. La scuola può però segnalare al mercato le persone valide…". Per il lavoro redazionale, vere valide scuole non esistono, spiega Gaspare Bona: "…mentre esistono scuole per i grafici e per i traduttori, le scuole per i redattori affidabili sono poche, un buon redattore è frutto dell’esperienza, non certo di una scuola. Bisogna diffidare molto delle piccole case editrici, o service, che organizzano corsi, è una contraddizione in termini formare uno per poi mandarlo alla concorrenza…". Al più, alcuni corsi possono essere l’occasione per mettersi in luce, bisogna quindi privilegiare quelli che garantiscono uno stage " … soprattutto in un piccola casa editrice dove si vede un poco di tutto ". Ma non si è che all’inizio del cammino, generalmente nella vita di ogni redattore c’è un lungo periodo di precariato " la richiesta del mercato editoriale cambia molto di anno in anno, ma anche di stagione in stagione, tutte le case editrici oramai hanno pochissimi assunti e molti collaboratori, che coinvolgono di volta in volta su singoli progetti". Dopo molti anni si può puntare a una stabilizzazione che "…coincide con la crescita professionale legata all’esperienza…". La vita del traduttore letterario è invece sempre una vita di precariato: "…non esistono case editrici che abbiano traduttori letterari assunti- racconta Maria- Il traduttore spesso è più legato ad un autore, che conosce profondamente, a un genere o a un tema che non a una casa editrice…". Quindi un percorso certo e definito per incominciare a collaborare con una casa editrice non esiste, ci vuole un poco di fortuna e molta costanza, ma soprattutto ribadisce Gaspare Bona "…la cosa preliminare per lavorare in editoria è chiarirsi le idee, capire quali sono le competenze che si possono mettere a disposizione di una casa editrice ed offrirle, anche iniziare come hostess alle fiere ad esempio, non è disdicevole". Ogni giorno in una piccola casa editrice arrivano molti curriculum: "…ma alcuni sono terribilmente generici, con affermazioni del tipo “mi piacerebbe lavorare in una casa editrice”, e ovviamente sono scartati, invece c’è spesso bisogno di figure tecniche per l’impaginazione o commerciali che, chissà perché, non vengono quasi mai prese in considerazione…".