Informatipico - Agosto 2008 - Numero 5 Terza Serie

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Il Contesto: Il mestiere di scrivere

Redazione

Molti giovani, soprattutto (ma non esclusivamente), provenienti da una formazione superiore, tentano di mettere a frutto la passione per la scrittura provando a collaborare con testate grandi o piccole, con uffici stampa, con agenzie di comunicazione o pubblicitarie. Inizia per loro una lunga trafila di precariato che può giungere fino al riconoscimento formale della qualifica giornalistica, ma che può avere esiti molti diversi.

Vera Schiavazzi, coordinatrice dei laboratori didattici del Master in giornalismo dell’Università degli Studi di Torino, inizia a mettere un poco di ordine nella faccenda:"la legge prevede l'iscrizione all'Ordine dei giornalisti per tutti quelli che svolgono la professione, distinguendo tra giornalisti professionisti, che esercitano l’attività in modo esclusivo e continuativo, e pubblicisti che la svolgono in modo retribuito, non occasionale, ma non come attività principale".
Per entrare nell’elenco pubblicisti, bisogna presentare all’Ordine un certo numero di articoli, pezzi o servizi, realizzati negli ultimi 24 mesi, presso periodici o testate giornalistiche di emittenti radiotelevisive o telematiche, nonché le ricevute degli avvenuti pagamenti. Decisamente più difficile entrare nell’elenco professionisti: bisogna aver svolto 18 mesi di pratica presso una redazione e, superare una prova d'esame: "...sono tanti i "giornalisti di fatto" che lavorano anni nella speranza di diventare prima o poi professionisti. Per questo, le associazioni dei giornalisti (ma non l’ordine), hanno nei propri regolamenti, ricondotto i giornalisti professionisti, e alcuni pubblicisti a una categoria unica, quella dei professionali....
A Torino, il Master ha scelto di garantire ai partecipanti la pratica, dando vita a Futura, una rivista a distribuzione gratuita, stampata in 35.000 copie, rivolto ai giovani della città.
A parte i vantaggi contrattuali, previdenziali, di facilitazioni nel lavoro, ecc… l’iscrizione all’ordine comporta l’adesione ad un codice di comportamento, non è un caso che alcuni anni fa, giornalisti, agenzie di pubblicità e associazioni di pubbliche relazioni, abbiano firmato un protocollo d’intesa dove si impegnano a dichiarare sempre la qualifica dell'emittente del messaggio.
I giornalisti, non promuovono ma, almeno teoricamente, danno informazioni o esprimono giudizi in modo non condizionato dal mercato: <<per questa ragione - continua Schiavazzi - con la legge 150 del 2000 che, apre per gli aspiranti giornalisti interessantissime prospettive, gli uffici stampa legati alla pubblica amministrazione sarebbero tenuti ad assumere giornalisti e, in presenza dei requisiti, valgono come sedi per il praticantato...".

E gli uffici stampa, non interni agli enti pubblici? L’iscrizione all’albo dei pubblicisti è possibile e non è inusuale, la possibilità di un contratto che porti al riconoscimento del praticantato è molto più difficile: " …le competenze sono un poco diverse, si tratta di capire in che modo una cosa può essere resa appetibile, spiegata sui mezzi di informazione di massa…", racconta Gabriella Braidotti, titolare di un ufficio stampa specializzato nella promozione di eventi culturali e turistici. "Le provenienze di chi lavora in un ufficio stampa sono le più varie. Ma non c'è dubbio che l'unico comune denominatore sia un profondo interesse/conoscenza del mondo dei media...". Lei ha lavorato moti anni in una radio come segretaria di edizione e considera questo bagaglio fondamentale:"...come nei vecchi film hollywoodiani siamo gli informatori dei giornalisti, li mettiamo in condizione di svolgere il loro lavoro al meglio: questo è il modo giusto di interpretare il mestiere...". Molti ragazzi si rivolgono agli uffici stampa pensando poi di passare al giornalismo, utilizzando la possibilità di diventare pubblicisti: "... io lo sconsiglio perché la nostra non è una palestra così importante per la scrittura, in questo mi paiono più avvantaggiati i copywriters...". E' comune invece che giornalisti si dedichino all'ufficio stampa :"…conoscendo le dinamiche interne a un giornale o a una testata, possono essere anche molto bravi: l'importante è che non vivano il nostro mestiere come un ripiego e che trovino le motivazioni necessarie...".

Federico Bollarino, titolare di una agenzia pubblicitaria torinese, ha la sensazione che il rapporto tra mondo giornalistico e mondo della pubblicità e della comunicazione stia cambiando: "... una volta nelle agenzie si immaginavano solo piccole brochure o gli slogan delle campagne pubblicitarie, oggi si immaginano e si confezionano prodotti più complicati: come i freepress o le riviste aziendali...può essere un ottimo lavoro per un aspirante giornalista. Si tratta solo di fare tutto alla luce del sole: far comprendere quando si sta facendo dell'informazione commerciale e quando no... ".
Secondo Vera Schiavazzi, il livello di qualificazione che viene richiesto alle professioni giornalistiche è sempre più alto, e con ogni probabilità la formazione dei giornalisti sarà affidata, in futuro, sempre più alle scuole: "...ciò non toglie che una scuola di giornalismo, possa formare efficacemente a tutti i mestieri basati sulla scrittura, e ci vorrà in futuro una certa adattabilità e la capacità di capire dove va il mercato...". Chi qualche anno fa ha scelto di andare a lavorare presso un ente pubblico o presso alcune testate web, era quantomeno coraggioso, oggi, è chiaro che ha fatto una scelta sensata.