Incontrarsi in uno scambio
Quando si parte per uno scambio si è sempre pronti ad affrontare l'avventura.
E così anche noi dieci, in un caldo pomeriggio d 'Agosto, iniziammo
la nostra lunga avventura con un banale treno Torino-Milano, domandandoci
chi e cosa avremmo incontrato nei giorni a venire, e mangiando tiramisù
gentilmente preparato e portato da una ragazza del nostro gruppo. Un
buon inizio, non c'è che dire.
Mano mano che il nostro treno si addentrava nell'Europa, Torino diventava
un concetto sempre più astratto, quasi un semplice punto sulla carta
geografica, mentre cresceva la voglia di arrivare in Slovacchia, a Trnava,
per incontrare e conoscere "gli altri".
Ed eccoli, gli "altri", giovani provenienti da undici città di nove
paesi d'Europa: Slovacchia, Francia, Gran Bretagna, Italia, Norvegia,
Germania, Ungheria, Lituania, Olanda.
Ad uso e consumo dei futuri "scambisti", ecco un breve sunto delle frasi
più ricorrenti, tutte rigorosamente in inglese (o qualcosa che gli somiglia):
"where do you come from? what's your name ? how old are you, what do
you eat in your country, what do you do in your free time, is there
any pub in your town, which kind, which prices? what do you study, where
do you study, do you like to study?"
I momenti di incontro tra i partecipanti ovviamente non mancavano. Si
iniziava facendo colazione con un ungherese, una partita a ping-pong
con un norvegese, un pranzo in compagnia di olandesi e tedeschi, con
una spruzzata di slovacchi, qualche discussione con i francesi, una
cena in cui non sapevi più di quale nazionalità fossero i tuoi commensali,
ma non te ne importava più nulla, tanto l'importante era stare bene
insieme e poter comunicare.
Abbiamo imparato tante piccole cose. Per esempio: gli slovacchi si salutano
con "ciao", gli olandesi si salutano baciandosi sempre tre volte, i
lituani si incavolano come delle iene se gli domandi "ma voi siete russi?",
gli ungheresi sono delle forze della natura negli sport atletici e...gli
italiani sono sempre i soliti: simpatici, estroversi, un po' chiassosi
e irrimediabilmente ritardatari.
Dopo otto giorni di scambio l'integrazione fra i gruppi era totale.
Ci si è scambiati di tutto: magliette, cassette musicali, libri e foto,
orecchini... Il gruppo italiano aveva ormai adottato due partecipanti
norvegesi, cui abbiamo conferito la "cittadinanza onoraria" di Torino.
"Il bel gioco dura poco" e arriva così, sempre troppo presto, il momento
di ripartire verso casa.
Se uno scambio ti ha colpito "al cuore" lo capisci al momento dei saluti:
se scappa la lacrimuccia, se ti senti il groppo in gola, se hai lo zaino
pieno di indirizzi di nuovi amici, allora puoi veramente dire: è stata
una bella esperienza! E ritornare alla tua vita di ogni giorno sapendo
che il mondo non finisce in riva al Po.
Franco Cavuoto
capogruppo di Trnava 97