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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/1999 | ||
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UN SERVIZIO
PER IL VOLONTARIATO Tutte le strade portano al volontariato? Non proprio, ma le vie che conducono alla nascita di un'associazione di volontari sono parecchie ed alcune, addirittura, sono fornite di efficientissimi mezzi pubblici: fruibili da tutti, perlopiù gratuitamente, nel rispetto di leggi e regole che garantiscono il settore. Questi mezzi pubblici sono gli autobus, le metropolitane, i tramvai che permettono di percorrere i viali sulle cui targhette campeggiano sì i nomi della solidarietà e della cultura, ma anche - bisogna dirlo - quelli della burocrazia e dei regolamenti. di Giovanni Monaco Stiamo parlando dei "Centri di servizio per il volontariato in Piemonte", veri punti di riferimento per chi voglia iniziare, portare avanti, migliorare e trasformare un'attività associativa basata sulla gratuità e sul ripudio della retribuzione. Nati da poco più di un anno, i Csv permettono di indirizzare i passi da seguire per iniziare l'attività associativa su base volontaristica, con l'aiuto di professionisti del settore. Basta farne richiesta: vediamo, come in un gioco sulla scacchiera, le mosse necessarie per "metter su" bottega volontaria. A Torino i Centri di servizio al volontariato sono il Vssp (Centro sviluppo solidarietà in Piemonte) e l'Univol (Centro servizio Csv), i cui indirizzi e numeri di telefono potete trovare nel box; i loro compiti? "Sostengono, promuovono, qualificano le associazioni di volontariato, cioè quelle che sviluppano attività gratuite ispirate alla solidarietà", come recita inappuntabilmente la Guida ragionata "Volontari Volontariati" (Edizioni Radionotizie, Regione, Provincia e Comune di Torino). Di fatto, l'attività dei Centri è un "accompagnamento" alla vita delle associazioni. A partire dalla loro nascita. "Cosa si deve fare per fondare un'associazione di volontariato?" si domanda Giuseppe Cervetto, presidente del Centro di Servizio Univol. "Intanto, bisogna venire da noi - risponde - o presso un'analoga struttura. In questi luoghi si troveranno tutte le risposte e gli aiuti necessari". La prima verifica cui viene sottoposto il progetto di associazione, è quella sulla sua reale natura non retributiva. "In alcuni casi, specie in passato - ricorda Cervetto - ci si è trovati di fronte ad attività commerciali, imprenditoriali, mascherate da un'ipotesi di volontariato". Si tratta di tentativi di portare avanti attività con scopo di lucro, fruendo dei benefici fiscali e non solo, attribuiti dalla legge al volontariato. Il paradigma, meglio ribadirlo, intorno al quale ogni controllo ruota, è l'assoluta assenza di retribuzione per gli associati. "Altrimenti è meglio costituirsi come cooperativa sociale"; anche in questo caso ci sono peraltro buone agevolazioni, benché inferiori a quelle del volontariato "puro". Altro passo fondamentale, nella nascita della nostra confraternita, è quello di crearle uno statuto. Esistono, ormai, modelli standard che comprendono sempre le finalità sociali cui mira la nuova impresa volontaristica. "Di fatto, comunque - chiariscono gli addetti ai lavori - uno statuto non è mai del tutto uguale a un altro, perché ogni associazione ha le sue necessità e peculiarità". Ulteriore verifica: che l'ente che si va a costituire sia aperto a tutti. Per legge, non si possono fare associazioni di volontariato "chiuse". Devono fondarsi sui principi democratici ed essere permeabili a qualsiasi nuovo ingresso di soci e partecipanti. "E' capitato - chiarisce Cervetto - che associazioni ricreative e sportive, per accedere alle quali esisteva un vero e proprio sbarramento, ci chiedessero di trasformarsi in gruppi di volontariato". Impossibile aiutarli, si trattava di circoli chiusi. In ogni caso, non bisogna avere paura di costituire la propria associazione, quando si ritiene di avere tutti i requisiti in regola. Non costa nulla, infatti: niente spese notarili, registrazione all'Ufficio del Registro assolutamente gratuita, così come quella all'Albo Regionale o a quelli Comunali che censiscono il volontariato sul territorio. Anche l'aiuto dei Centri di Servizio è perlopiù gratis. "Nei casi normali accompagniamo la nascita e la crescita delle associazioni, senza chiedere nulla in cambio - dice il presidente Univol - soltanto quando si tratti di costituzioni davvero complesse ed eccezionali, allorché sia necessaria l'opera di professionisti da retribuire a parte, i nostri servigi possono avere dei costi". I fondi, ai centri, sono assicurati dalla legge 266/81, che ha imposto alle fondazioni bancarie di accantonare almeno un quinto dei ricavi e di metterli a disposizione dei fondi regionali per le attività svolte dai centri di servizio. "E la nostra attività - chiarisce Silvana Bertoldi, del Centro Vssp - è rivolta in percentuale considerevole anche al mondo dei giovani. Sono loro, secondo i nostri dati, tra i più attivi nel creare nuove associazioni; è tra i giovani che il fermento del volontariato si fa più sentire". Anche per questo Vssp organizza concorsi sul volontariato nelle scuole e cerca di coinvolgere sempre di più le nuove generazioni sui temi del sociale. |
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Al Vssp, dopo
il primo anno di attività (oltre 1.500 associazioni si
sono rivolte al centro), hanno "messe giù" alcune
cifre che rendono un interessante quadro del fermento nel settore
del volontariato piemontese. Il settore di attività preferito dai volontari piemontesi è di gran lunga quello socio-assistenziale, scelto nel 64% dei casi. Seguono il settore sanitario (13%), quello della cultura e dei beni culturali (10%), quello della protezione civile (8%). Poi impegno civile, ambiente, sport e tempo libero. La stragrande maggioranza di richieste arriva da Torino città (54%) e dalla sua provincia (17%), ma c'è da dire che il Vssp ha i propri uffici soprattutto nel capoluogo, a differenza dell'Univol, che ha scelto il decentramento come paradigma operativo. Cosa si chiede ai Csv? Nel 43% dei casi, semplici informazioni generali, nel 24% ragguagli sulla normativa, nel 10% aiuto contabile e fiscale. |
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