CULTURA

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novembre/dicembre 1999

 

LAST NIGHT A DJ SAVED MY NIGHT
Intervista a dj Di Maggio
 di Francesca Maria Carena
"Last night a dj saved my night" diceva una canzone ed effettivamente nel corso degli anni la figura del dj sembra avere assunto sempre maggiore importanza. Anche la scena musicale torinese offre numerosi talenti e, tra questi, si sta facendo notare dj Di Maggio, forte anche delle recenti apparizioni a Kitchen, il programma condotto da Andrea Pezzi su MTV.

Come è stata l'esperienza a MTV?
Divertente perché si tratta di un ambiente estremamente giovane, nel senso che vi lavorano ragazzi dinamici e si respira un'aria stimolante, inoltre è stata la mia prima partecipazione televisiva.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?
Un giorno, avevo circa 15 o 16 anni, ascoltai un disco degli Young Disciplines, un gruppo fine anni '80 nato sull'onda dell'acid jazz, e mi innamorai del genere. Da lì cominciai ad esplorare le radici di questa musica, arrivando al funk, al soul e, in generale, alla musica afro che rimane, a dieci anni di distanza, la mia preferita.

Ricordi la tua prima serata?
Certamente. Dopo l'ennesima esibizione in una birreria, dove il volume della musica è tenuto talmente basso che persino il dj fatica a sentire ciò che suona, un amico mi offrì la grande occasione di suonare in un locale. A quel tempo non avevo ancora la possibilità di comprare molti dischi e questo ragazzo non poteva prestarmi i suoi, per cui mi diede la bobina registrata di una sua serata e, per quella occasione (e solo per quella!), inventai la figura del dj in play back. Ad un certo punto uno spettatore mi chiese una canzone particolare: panico, ma dopo due secondi, come per magia, la bobina iniziò proprio quel pezzo.

Sicuramente un segno di buon auspicio per la tua carriera. Da un po' di tempo questa sembra caratterizzata dalla collaborazione con un altro artista torinese, non è vero?
Sì, il mio sodalizio con Mao nasce tre anni fa per il programma-pillola "L'agenda di Mao", trasmesso su Radio Flash. Lì facevo la parte di un dj anni '70 un po' pazzerello, ironizzando sul mio ruolo. Dopo, sempre in coppia, siamo passati a realizzare un programma radiofonico sperimentale trasmesso da Radio Torino Popolare e registrato in un locale di Torino, lo Storyville. Mao intervistava con ironia gli ospiti, tra cui Madaski, Vito Miccolis, i Disco Inferno, i Blue Beaters e Morgan, mentre io curavo la parte musicale. Una bella esperienza che spingeva i nostri ascoltatori a venirci a vedere dal vivo, oltre che ad ascoltarci per radio. Da ultimo è arrivato il progetto Le Ko-jak, prettamente musicale, qualcosa di più di una semplice serata con dischi o di un concerto. Questa iniziativa, realizzata al Supermarket, ha proposto un nuovo modo per vivere il club e vi hanno aderito musicisti quali Andy e Morgan dei Bluvertigo, Roi Paci e alcuni dei Dr. Livingstone, il tutto in piena libertà espressiva e senza prove prima.

Quali sono state le soddisfazioni della tua carriera?
Oltre alla possibilità di esprimermi, sono molto stimolanti esperienze come quella del JVC Jazz Festival, che si svolge ogni anno tra giugno e luglio a Torino, per non parlare dell'onore di potere suonare dei dischi prima del concerto di Gil Scott Heron, uno dei più grandi esponenti viventi del soul funk. Anche il commento positivo fatto sul mio lavoro da Moz-art, mente dei bolognesi Jestofunk, mi ha fatto molto piacere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
E' in programma un progetto sperimentale che vedrà contaminazioni tra dj e musicisti, con basi preregistrate mescolate alla musica e alle canzoni dei numerosi artisti che interverranno. Tutto ciò in un famoso locale torinese, di cui non posso ancora svelare il nome.
In bocca al lupo!

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