|
CULTURA | |
|
|
||
| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/1999 | ||
|
|
||
![]() |
A COLLOQUIO
CON ANNA MARIA DONADONI ROVERI Anna Maria Donadoni Roveri è a capo della Soprintendenza del Museo Egizio sin dal 1984, dopo esservi stata vice Sovrintendente per diversi anni ed aver diretto il Servizio Beni Archeologici dell'Istituto Centrale di Restauro a Roma. Laureata in archeologia classica con una tesi sull'Egittologia, si è perfezionata in archeologia orientale. di Cristiano Casassa Mont Come nasce l'idea della collezione? C'è una leggenda sulla preistoria dell'interesse piemontese per l'Antico Egitto riportata dal Pingone: il villaggio che sarebbe poi diventato Torino, sarebbe stato fondato da discendenti di Iside ed Osiride. E' un topos che tra il 1400 ed il 1500 si diffuse tra numerose città che vollero darsi una sorta di patente di nobiltà. Ecco spiegata l'associazione tra il simbolo cittadino, il Toro, ed il Dio Api. Così nasce il mito. Per quanto concerne la collezione vera e propria questa iniziò a prender forma verso la metà del 1600 con l'acquisto da parte dei Savoia della Mensa Isiaca. Si tratta di una mensa d'altare, originariamente collocata in un tempio dedicato ad Iside, scoperta a Roma durante il sacco dei Lanzichenecchi del 1527 e successivamente inserita nella raccolta di antichità del cardinale Pietro Bembo, che alla sua morte passò nella collezione dei Gonzaga e quindi ai Savoia. La Mensa fu oggetto di accurate ricerche da parte degli studiosi che si occupavano di monumenti egizi e che tentarono la decifrazione dei geroglifici. Il secondo importante passo si ha nella seconda metà del 1700 quando viene creato il Museo Universitario e Carlo Emanuele III manda in Egitto un professore dell'Università per raccogliere del materiale per questo Museo. Vitalino Donati, questo il nome del naturalista padovano incaricato, oltre a recuperare materiali per il Museo che potessero spiegare la Mensa Isiaca, avrebbe dovuto studiare flora, fauna e stabilire rapporti commerciali per l'importazione del cotone. A lui si deve l'arrivo a Torino delle statue della dea Iside, del faraone Ramesse II e della dea Sekhmet. Altro passo fondamentale nella storia del Museo fu l'acquisto della collezione di Bernardino Drovetti, originario di Barbania in provincia di Torino, appassionato ricercatore di antichità egizie durante la sua permanenza in Egitto in qualità di Console Generale di Francia. Nel 1824 i Savoia acquistarono la parte più cospicua della sua collezione (oltre 8000 oggetti tra grandi statue, papiri, sarcofagi e mummie, amuleti e monili e oggetti della vita quotidiana) rifiutata dal Louvre. In questo modo Torino si dotava di una collezione di enorme valore scientifico e culturale mettendosi alla pari con le altre capitali europee. Parte della Collezione Drovetti fu poi acquistata da Parigi. Si, stiamo infatti producendo un CD-Rom che, anche se solo virtualmente, riunirà per la prima volta tutta la Collezione Drovetti. Torino è mai stata un centro di egittologia? All'epoca dell'acquisizione delle Collezioni Donati e Drovetti la città aveva una importantissima scuola di Copto ma fu la presenza delle collezioni dell'Egizio a richiamare a Torino Jean- François Champollion, il decifratore dei geroglifici egizi e fondatore dell'egittologia. Qui, infatti, lo studioso poté lavorare per la prima volta su tanti reperti egizi verificando il valore della sua scoperta. Immaginatevi che giunse in città contemporaneamente all'arrivo delle casse del Drovetti e, anzi, ne assistette all'apertura. C'è poi il lavoro dello Schiapparelli. Mentre in Europa nascevano i grandi musei europei (la sezione del Louvre, del British, e poi Berlino, Vienna e Mosca) ci si accorse che questa collezione era carente di documentazione sulla Preistoria e sull'Antico e Medio Regno. Così all'inizio si fece qualche acquisto e si ricevette qualche donazione da parte del Museo del Cairo. Poi nel 1894 diventa direttore del Museo Ernesto Schiapparelli, studioso di solida formazione egittologica, formatosi coi massimi esperti dell'epoca. Fu lui a organizzare campagne di scavi mirate al reperimento dei materiali mancanti alla collezione: grazie alle sue ricerche oggi abbiamo una documentazione completa che va dalla Preistoria fino all'Età Greco Romana e Copta. Schiapparelli ha il merito di aver trovato reperti straordinari, basti pensare alla tomba di Nefertari, recentemente restaurata. Ma il suo merito maggiore fu quello di aver dedicato grandi sforzi alla ricerca nelle località cosiddette "provinciali" in ciò dimostrando di avere un raro intuito: nell'epoca in cui tutti si interessavano alle località "regali" si dedicò a quelle che invece ebbero una maggior fioritura nel periodo di affievolimento del potere regio (Gebelein, Asiut, Qau el Kebir) trovando cose straordinarie. Dopo Schiapparelli Giulio Farina ha continuato gli scavi del suo predecessore. La Soprintendenza ha ancora campagne di scavo in Egitto? Si. Ma lo scopo è mutato: non più riportare materiali, cosa tra l'altro giustamente vietata dal governo Egiziano, quanto quello di chiarire le situazioni. Gli scavi di Schiapparelli, anche per la morte prematura, purtroppo non furono sufficientemente documentati. Abbiamo poche foto ed inventari e rari sono i suoi diari di scavo. Il nostro è un lavoro di prospezione più che di scavo. Siamo anche stati coinvolti dal Servizio dell'Antichità della Repubblica Egiziana per fare veri e propri scavi e stiamo trovando cose molto interessanti dal punto di vista della ricostruzione delle architetture o dei tipi di sepoltura. Lavorate in collaborazione con qualche Università? E qual è la fonte di finanziamento? Inizialmente abbiamo lavorato con l'Università di Roma, gli ultimi scavi sono stati autonomi, della Soprintendenza del Museo. Per quel che concerne il finanziamento c'è da rilevare il problema legato al fatto che il nostro Ministero non prevede missioni di scavo all'estero. Perciò, a parte la remunerazione del personale del museo, pagata con le indennità di missione, ci avvaliamo di sponsor o di altri finanziamenti. Ad esempio la prima campagna è stata possibile grazie al Museo dell'Università di Atlanta cui abbiamo prestato alcuni pezzi per una mostra temporanea. Dall'acquisizione della collezione Drovetti l'Egizio è stato ospitato tra le mura di questo palazzo, l'Accademia delle Scienze. Che ne è del progetto di spostarlo alla Venaria Reale? Quando arrivarono a Torino le casse dei reperti Drovetti, tutta la collezione venne ospitata ed affidata agli Accademici che, in mancanza di egittologi ufficiali, ebbero anche il compito di riordinare la stessa collezione. Il Museo è perciò cresciuto nel Palazzo dell'Accademia delle Scienze. Spostarlo sarebbe un vero errore. Si pensi che l'ala che guarda piazza Carignano è stata costruita appositamente nel 1825 per ospitarvi parte del Museo. Alcune statue, come quella di Sethi II, originariamente collocata nel palazzo che oggi ospita il Rettorato Universitario di via Po, fu collocata al fondo della prima sala dello statuario prima che l'ala fosse costruita. Così oggi l'unico modo per farla uscire sarebbe o quella dell'abbattimento di una parte del palazzo o del taglio della statua stessa. Il palazzo è stato costruito attorno al Museo. Quindi dire che il Museo dev'essere spostato perché "costretto" in un palazzo barocco è abbastanza "curioso". Tra l'altro tutto questo gran parlare dello spostamento dell'Egizio blocca i piani originari di sviluppo. Dovremmo costruire un salone sotterraneo nel cortile del palazzo. Ne abbiamo già allestita una parte, una sorta di grosso corridoio ma, secondo il progetto, dovrebbe diventare un grande salone anziché una lunga sala. Ora questa realizzazione, nonostante il piano sia stato approvato già tre anni fa dalle autorità competenti, resta ancora in dubbio. Né il Ministero né gli sponsor sono disposti a finanziare un lavoro così costoso ed impegnativo fino a che si parlerà di Venaria. Sembrava che il problema, o meglio, il rischio, perché per me lo spostamento a Venaria è tale, fosse passato ma adesso c'è anche quest'altra proposta di spostare alla Venaria la Galleria Sabauda. Allora ci si domanda seriamente se sia opportuno continuare con questo salone sotterraneo quando il museo potrebbe ampliarsi ai piani superiori. L'unica cosa certa sono i tempi, biblici... A parte questi problemi "politici" quali sono i programmi che ritiene potranno essere realizzati a medio termine? Mediamente ospitiamo circa 250.000 visitatori l'anno mentre durante l'ostensione della Sindone abbiamo superato i 420/450.000 visitatori e ci immaginiamo che lo stesso avverrà il prossimo anno con la seconda ostensione. Ci stiamo attrezzando per accoglierne un numero anche maggiore, anche senza avere il tempo di fare ciò che ci eravamo prefissato nei piani originali. Entro la metà del prossimo anno vorremmo avere attrezzate le sale che una volta erano del Museo di Antichità e che finora abbiamo usato per ospitare mostre. Lì inizierebbe il percorso del Museo, con la Preistoria e l'Antico Regno, poi si passerebbe al Primo periodo intermedio, in parte già allestito, e poi la parte dello statuario che sarebbe tra l'altro impossibile spostare visto che i pesi delle statue sono sostenuti da apposite fondazioni nelle cantine del palazzo. Cercheremo di migliorare la situazione ma già così èuna sezione che molti musei ci invidiano. Nel piano superiore vorremmo allestire il materiale di età Greco Romana e Copta, avendo insieme un'esposizione ordinata in senso cronologico con, al suo interno, diverse sezioni topografiche e tematiche come quelle già allestite nel salone sotterraneo: ad esempio sulla vita religiosa, sulla cultura funeraria, sulla vita quotidiana, su Deir el Medina, sulla Valle delle Regine, ecc. In definitiva dovremmo poter avere un allestimento più completo e la possibilità di accogliere un maggior numero di visitatori. Quali saranno, in futuro, i servizi offerti ai visitatori? Abbiamo già un punto vendita che dispone sia di guide rapide sia di guide più complesse fino ai cataloghi scientifici aggiornati per materia. Attualmente stiamo realizzando quei cartellini con didascalie trilingue (italiano, francese, inglese) per cui, in tempi passati siamo stati anche molto criticati. In più avremo anche un'audioguida che si affiancherà a quella in uso da tempo per i non vedenti. Avete mai realizzato corsi di introduzione alla civiltà egizia, ad esempio nelle scuole? Ne abbiamo realizzati molti con il settore didattico del Museo, che, in questo senso, è molto attivo soprattutto nel campo dell'istruzione primaria e secondaria. Abbiamo anche sviluppato corsi per gli insegnanti e conferenze nelle scuole avvalendoci dell'esperienza di nostri operatori. Lo scopo è quello di spiegare il Museo e, quindi, di renderlo più interessante e comprensibile. Qual'è il pezzo che ci è maggiormente invidiato e cosa giace ancora nei magazzini? La statua di Ramesse II è uno dei pezzi più famosi della storia dell'arte egizia ed è raffigurato sulla carta moneta egiziana. Altra cosa straordinaria è il complesso della tomba dell'architetto Kha e della moglie Merit. Di straordinario valore sono anche i vari oggetti trovati e mantenuti nei complessi, come nelle tombe di Gebelein. Nei magazzini vi sono molti materiali documentali, di seconda scelta che vengono esposti a seconda dei casi. Sono materiali che servono agli specialisti e che, se esposti tutti, potrebbero anche annoiare i visitatori. Qual è il sistema di conservazione adottato nel Museo Egizio? Oggi si tende al controllo del microclima dei pezzi esposti in teche di varie dimensioni. Il controllo centralizzato sarebbe difficile da raggiungere e pericoloso in caso di guasti, problema ovviato per le minori dimensioni di una vetrina. Qui viene immesso il silicagel che assorbe l'umidità, vero grande nemico di pezzi così antichi. C'è da aggiungere che, per quanto riguarda il Palazzo, esso stesso è garanzia dal punto di vista termo-igrometrico: grazie allo spessore dei suoi muri le condizioni climatiche interne sono molto buone. Esiste all'interno del Museo un laboratorio di restauro? Si, ma per gli interventi più importanti ci avvaliamo dell'esperienza e delle tecniche di laboratori esterni. Cosa resta oggi da scoprire? Man mano che si interpretano i materiali, anche quelli che sono conservati nei musei, si fanno scoperte, approfondimenti e chiarimenti ad esempio nella linguistica, nella storia, nella vita di ogni giorno. L'egittologia è una scienza relativamente recente. |
|