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CULTURA | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/1999 | ||
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LA GRANDE CASA
DEGLI EGIZI La nostra città ospita una delle maggiori collezioni egizie al mondo che molti, e non a torto, indicano essere seconda solo a quella del Cairo. E' grazie a Casa Savoia ed alla volontà di dotare Torino di una collezione degna di una capitale europea che, a partire dal '600, iniziano a giungere a Torino reperti egizi così straordinari da attirare nella città, in più di tre secoli di storia, i più importanti studiosi di egittologia del mondo. di Cristiano Casassa Mont Il primo importante "pezzo" viene acquistato dai Gonzaga di Mantova: si tratta della famosa "Mensa Isiaca", una tavola di bronzo ageminato rappresentante scene di cerimonie religiose in onore della dea Iside, scoperta a Roma nel 1527 durante il sacco dei Lanzichenecchi. Sarà oggetto di studi approfonditi e motivo, nel '700, di una missione scientifica in Oriente voluta da Carlo Emanuele III di Savoia. Vitaliano Donati con l'occasione riporterà dalla Valle del Nilo la statua della dea Iside, scoperta a Coptos e le statue del faraone Ramesse II e della dea Sekhmet, trovate nel tempio della dea Mut a Karnak (Tebe). Nel 1824 Carlo Felice di Savoia acquista la collezione di Bernardino Drovetti, piemontese originario di Barbania e Console Generale di Francia in Egitto. Tra gli oltre 8000 oggetti perverranno a Torino papiri, sarcofagi e mummie, oggetti di bronzo, amuleti, monili e oggetti della vita quotidiana (vasellame, utensili, stoffe e oggetti di cosmesi, specchi, pettini, spilloni etc.) e grandi statue (quella della principessa Redi, scolpita verso il 2800 a.C. e due monumentali statue di Sfinge, oggi collocate all'ingresso dello Statuario del Muse). Di particolare interesse il Papiro Regio o "Canone reale", che riporta l'elenco dei faraoni d'Egitto dai primi re fino alla XVII dinastia, il "Papiro giudiziario" con gli atti del processo a carico dei congiurati che assassinarono Ramesse II, il Papiro delle Miniere con la mappa delle miniere d'oro dello Uadi Hammamat e il Papiro della tomba di Ramesse IV, dove è raffigurata la pianta della tomba del faraone nella Valle dei Re. Ci sono poi altri papiri con le redazioni del Libro dei Morti, il rituale funerario depositato nei pressi del sarcofago dalla XVIII dinastia per aiutare il defunto a raggiungere la vita ultraterrena. Sempre nell'ambito delle tradizioni funerarie egizie, il Museo ospita un cospicuo repertorio di oggetti quali i vasi canopi, per la conservazione delle viscere estratte durante l'imbalsamazione del defunto, gli amuleti per l'ornamento e la protezione della mummia e le statuette funerarie, destinate a sostituire il defunto nella coltivazione dei campi dell'aldilà, attività fondamentale per poter continuare a godere della produzione alimentare. Importante è anche la sezione dei sarcofagi sia in pietra sia in legno stuccato e dipinto che vanno dal tempo della XXI dinastia ai primi secoli d.C. Anche gli animali sacri collegati al culto delle divinità furono mummificati: ibis e babbuini del dio Thot, coccodrilli del dio Sobek, falchi del dio Horo, tori del dio Hapi, pesci della dea Neith, gatte della dea Bastet. La vita quotidiana è documentata sia dalle suppellettili domestiche ( vasellame per cibarsi e per conservare gli alimenti, ceste e cofani per il vestiario, letti e poggiatesta, lenzuola e tele, sandali e monili) sia dagli attrezzi da lavoro (zappe, punteruoli, martelli). Il patrimonio dalla collezione Drovetti fu esposto nel Palazzo dell'Accademia delle Scienze dando vita a quelle sale definite "meravigliosa assemblea di re e divinità". Gli acquisti e gli scavi successivi procurano al Museo oltre 30.000 pezzi provenienti da Giza, Eliopoli, el-Ashmunein, Asjut, Hammamia, Qau el-Kebir, Deir el-Medina e Valle delle Regine, Gebelein, Assuan. Essi andranno dal periodo Predinastico, precedente la scrittura (IV millennio a.C.), alla formazione ed al consolidamento dello Stato egiziano durante l'Antico ed il Medio Regno (III e prima metà del II millennio a.C.), alla sua affermazione nel Nuovo Regno come potenza economica, politica e militare nel Vicino Oriente (seconda metà del II millennio a.C.) ed alla sua decadenza nell'Epoca Tarda (I millennio a.C.) fino alla conquista di Alessandro Magno (332 a.C.) ed alla successiva annessione all'Impero romano (31 a.C.). I documenti acquisiti dal Museo sono eccezionali: il corredo inviolato della tomba dell'architetto Kha e della moglie Merit e le pitture della cappella di Maia da Deir el-Medina; i frammenti del coperchio del sarcofago e gli oggetti rimasti nella tomba della regina Nefertari dalla Valle delle Regine; i frammenti di una tela dipinta del 3400 a.C., i corredi di due tombe e le pitture della cappella di Iti da Gebelein; il naos di Sethi I per il dio sole Ra ad Eliopoli. Completa l'elenco delle meraviglie dell'Egizio il tempietto rupestre fatto scavare dal faraone Thutmosi III ad Ellesija nel 1430 a.C. circa e donato nel 1966 dall'Egitto all'Italia per le attività a favore dei monumenti nubiani destinati ad essere sommersi dalle acque del bacino artificiale del lago Nasser. Oltre tre secoli di storia hanno reso il Museo Egizio di Torino sede di una delle collezioni egizie più importanti al mondo con documenti eccezionali per la ricerca egittologica e con antichità così numerose e varie da fornire un quadro della civiltà egizia dalle origini (IV millennio a.C.) al V- VI sec. d.C. SPOSTAMENTO SÍ, SPOSTAMENTO NO cosa ne pensano politici, studiosi e semplici torinesi Sono oramai due anni che si dibatte sulla necessità/opportunità di trasferire l'Egizio alla Venaria. Da quando, cioè, si è iniziato a parlare del restauro della Residenza Sabauda con fondi dell'Unione Europea vincolati a lavori di recupero e di destinazione d'uso. Per questo erano stati presentati dei progetti per riempire gli spazi lasciati vuoti dall'esercito oramai da diversi anni (sono ancora visibili tracce del passato quando parte del complesso era una caserma). Il cantiere dovrà chiudersi entro fine dicembre 2001. Per rispettare questa data l'attuale Ministro per i Beni Culturali, Giovanna Melandri, ha convocato una commissione tecnico/scientifica che, entro il 31 marzo del prossimo anno dovrà fornire dati, costi e progetti preliminari su un possibile trasferimento o, in alternativa, sulla futura destinazione della Reggia: "Museo della Civiltà Europea" o "Museo delle Arti Applicate del Novecento". La politica vede opposti Comune e Regione: sfavorevole il primo, addirittura promotrice la seconda. I cittadini, secondo l'ultimo sondaggio di Datamedia (ottobre 1997), nonostante lamentino la carenza degli spazi (insufficienti per il 54,8%), sono per il 50,6% sfavorevoli allo spostamento contro il 32,4% dei favorevoli ed il 17% degli indecisi. Dal punto di vista "scientifico" c'è da registrare il secco rifiuto del professor Silvio Curto, uno dei più noti studiosi di storia dell'Antico Egitto. Secondo l'egittologo il tempio di Ellesija (risalente al 1449 a.C. tagliato in blocchi e rimontato a Torino dopo il trasferimento nel 1967), il colosso di Sethi (alto sei metri e collocato nel 1825 dopo l'allargamento del portone d'ingresso) e la statua di Ramesse II (ricomposta a Torino nel 1824) sono opere che, se spostate, potrebbero subire danni irreparabili. Contraria allo spostamento è pure il Soprintendente ai Museo delle Antichità Egizie di Torino, Anna Maria Donadoni Roveri che, nell'intervista pubblicata su queste pagine, definisce il trasloco un rischio ed insieme un errore culturale se si pensa che il Palazzo che ospita la collezione da più di un secolo e mezzo è stato letteralmente costruito attorno ad alcuni dei suoi più bei pezzi. Torino gode di un punto più magico di tutti quelli presunti tali. Si trova là dove, spigolo contro spigolo sorgono il Palazzo dell'Accademia delle Scienze con l'Egizio e la Sabauda e Palazzo Carignano con il Museo del Risorgimento. Per tutti, l'Egizio è sinonimo di Torino. Questo è un valore internazionale consolidato nel tempo. No grazie. Non abbiamo bisogno di snaturare anche questa tradizione. |
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