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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/1999 | ||
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EFFETTO VOLONTARIATO Giovani e volontariato sono un connubio d'acciaio. Da un lato c'è il giovanile entusiasmo verso il prossimo e lo slancio adolescenziale verso il no profit, dall'altro lato c'è il muro che separa le nuove generazioni dalla busta paga. La disoccupazione come stimolo a essere più buoni? Si preferisce lavorare senza compenso pur di uscire di casa? Lo stipendio a fine mese, è vero che fa diventare più egoisti? Meglio non semplificare troppo le questioni: è comunque un fatto innegabile che il maggior fermento nel mondo del volontariato sia quello provocato dai giovani, attivissimi a inventarsi nuove associazioni, disponibilissimi a parteciparvi, efficientissimi nel portarle avanti e farle prosperare. di Giovanni Monaco Ecco quindi il nostro speciale. Che spazia in tante delle tantissime branche del volontariato: da quello culturale a quello (classico) sociale, attraverso l'ambiente e l'Europa; dalla tutela dei diritti, fino a un'analisi dei centri di servizi, i nuovi punti di riferimento burocratico-amministrativo del volontariato. Tanta passione per il lavoro disinteressato, peraltro, potrebbe portare anche a qualche risultato utile al mantenimento proprio e della propria persona. Vogliamo dire la parola tabù? Possiamo sussurrarla: stipendio. Ma anche retribuzione, salario, compenso eccetera. Sì, perché le esperienze di volontariato e di servizio civile possono essere molto utili per il futuro inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Lo conferma, anche se "a naso" eravamo pronti a giurarci, una ricerca svolta dall'Associazione per la Pace e dalla società di ricerche Innovanet, dal titolo "Giovani e volontariato in Europa: percorsi formativi e sbocchi professionali" E' stata presa in esame l'esperienza dei giovani tra i 18 e i 26 anni che svolgono attività di volontariato o di servizio civile in strutture che forniscono servizi sociali in Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. E non si è tenuto conto solamente dei tradizionali settori della sanità, della assistenza sociale e dell'educazione, ma anche di quell'insieme di servizi ritenuti oggi indispensabili alla qualità della vita nelle società industrializzate. Ecco quindi i servizi a tutela dell'ambiente, quelli a protezione e valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico, nonché le espressioni della società civile basate sui valori di solidarietà e di convivenza (ad esempio? la cooperazione internazionale, le iniziative con e per gli immigrati, eccetera). Ed è emerso chiaramente come l'impatto formativo sui giovani volontari e obiettori di coscienza può raggiungere un potenziale di diverse centinaia di migliaia di giovani in tutta Europa. Solamente nei quattro paesi considerati della ricerca si contano, infatti, 250.000 obiettori di coscienza ed un numero molto maggiore, anche se non esattamente quantificabile, di volontari 'attivi', ovvero di giovani tra i 18 e i 26 anni impegnati su base regolare e continuativa. La ricerca ha fatto uso dei più recenti dati relativi ai due fenomeni, nonché di una serie di casi studio e dell'analisi previsionale fornita da quaranta esperti europei. Dall'insieme del materiale raccolto si sono tratte considerazioni che non devono sfuggire ai giovani, ma anche ai "cervelli" e a tutti gli animatori del mondo del volontariato: a) è confermata l'esistenza di un potenziale formativo specifico alle esperienze di volontariato e di servizio civile; b) si sottolinea come tale potenziale sia lontano dall'essere valorizzato e sfruttato appieno; c) le organizzazioni del settore no profit risultano essere quelle più idonee a trasferire conoscenze e competenze specifiche ai giovani volontari e obiettori; d) il settore no profit potrebbe diventare, nella prospettiva di una sua maggiore strutturazione e di un suo ulteriore sviluppo economico, il principale bacino di impiego per giovani con tali esperienze. Nel complesso, si è evidenziato come nell'area servizi sociali pubblici si siano sviluppate conoscenze e competenze specifiche che hanno creato nuove, importantissime e insostituibili figure professionali. La letteratura, così come i dati empirici, mostrano che lo sviluppo di tali competenze - e la creazione di nuove opportunità di lavoro corrispondenti alle suddette figure professionali - siano una peculiarità in larga misura del settore non profit. Considerazione confermata dalle opinioni espresse dagli esperti nel corso della ricerca, allorché hanno indicato nel settore non profit il contesto più idoneo a fornire una esperienza formativa qualificante ai giovani volontari e obiettori, nonché migliori opportunità di lavoro. Alcuni progetti pilota sviluppati nel Regno Unito con l'intento di unire all'attività di volontariato anche un percorso formativo hanno mostrato che circa il 25% dei giovani è poi riuscito a trovare lavoro (mentre un altro 40% ha seguito corsi di specializzazione). Al di là della decisa fiducia dimostrata dagli esperti tedeschi e dalle ipotesi meno ottimistiche degli esperti italiani e spagnoli, emerge chiaramente come vengano attribuite maggiori probabilità di trovare lavoro ai volontari anziché agli obiettori. Questo dato è in gran parte spiegabile con la scarsa attenzione che i diversi servizi civili nazionali hanno dedicato sinora alla formazione degli obiettori di coscienza ed al loro coinvolgimento attivo nei progetti portati avanti dagli enti che li ospitano. Viene però generalmente lamentata la carenza di tempi, spazi e personale appositamente dedicati alla formazione di giovani, facendo del processo formativo un percorso spesso casuale e spontaneistico. Ecco perché i volontari, che potendo scegliere liberamente la struttura in cui svolgere attività sono generalmente più motivati degli obiettori, si trovano in una posizione migliore per beneficiare delle opportunità offerte dall'esperienza. La ricerca sottolinea come i maggiori benefici - in termini formativi - derivano ai giovani da quelle esperienze strutturate in modo più organico dove alla formazione sul campo, svolta nell'ambito di progetti specifici, viene unita pure una impostazione teorica, privilegiando il pieno coinvolgimento del giovane anche nei ruoli che richiedono l'assunzione di maggiori responsabilità. Sussiste poi la necessità di agire su più piani per massimizzare i benefici delle esperienze di volontariato giovanile e di servizio civile: da una parte, sono necessari gli interventi politici e legislativi che, tenendo adeguatamente conto delle caratteristiche peculiari del settore non profit, ne agevolino la capacità di offrire opportunità di lavoro; dall'altra, viene indicata l'esigenza di una maggiore attenzione ai percorsi formativi da parte delle stesse organizzazioni del settore non profit. L'indicazione è che le iniziative rivolte a migliorare i benefici dei percorsi formativi per giovani volontari e obiettori, nonché le diverse ipotesi di un servizio volontario nazionale, dovrebbero tenere conto dei seguenti elementi: 1. prevedere la presenza di personale e tempi appositamente dedicati alla formazione dei giovani; 2. coinvolgere i giovani nei percorsi formativi in modo da farne risultare un processo interattivo e non meramente a carattere istruttivo; 3. assegnare i giovani a progetti specifici e coinvolgerli attivamente nella gestione del progetto stesso, sotto la supervisione di un operatore o anche di un volontario esperto; 4. combinare l'esperienza sul campo con la predisposizione di corsi di natura teorica; 5. aumentare l'interazione con le altre organizzazioni e associazioni del settore per accrescere lo scambio di esperienze e ridurre i costi di gestione della formazione; 6. aumentare il livello di interazione con gli enti pubblici ed in particolare modo con quelli presenti a livello territoriale che meglio possono contribuire ai percorsi di formazione; 7. individuare gli idonei strumenti per un riconoscimento dell'esperienza di volontariato o di servizio civile mediante il rilascio di una certificazione. |
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