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INDIRIZZI UTILI |
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Federazione nazionale degli
Ordini dei veterinari: via del Tritone 125, Roma, tel. 06/48.81.190
- 48.59.23.
Facoltà di Medicina
Veterinaria: via Nizza 52, Torino, tel. 011/668.79.04; via L.
da Vinci 44, Grugliasco, tel. 011/670.86.80/1/2.
Ordine dei medici veterinari
della Provincia di Torino: corso Lione 35, Torino, tel. 011/385.07.69
- 385.12.67.
Centro Informazione Documentazione
Giovani, via Assarotti 2, Torino. Questo il materiale a disposizione:
1)D.L. C.P.S. n°233 del 13/9/46 di riconoscimento della professione
di veterinario.
2) Lucio Pusci, Laurea in...Quale facoltà scegliere
oggi per la professione di domani, Roma, edizioni Sovera
(annuario).
3) Lesercizio delle libere professioni, scheda
di sintesi redatta e aggiornata dal Centro Informagiovani di
Torino. |
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PROFESSIONE
VETERINARIO:
se la mucca fa muuu!
di Fabrizio
Cellai
1.066 nella sola provincia di Torino e oltre
20.000 in tutta Italia. E questo lesercito dei veterinari
che affolla il nostro Paese.
Tanti o pochi?
Lo abbiamo chiesto a un addetto
ai lavori, un ex veterinario torinese che è stato testimone
dei cambiamenti che questa professione ha subito negli ultimi
decenni.
Sicuramente - ci spiega Franco Lovisolo - quello dei veterinari
è oggi un mercato saturo dove si registra un crescente
esubero rispetto alle reali esigenze. La causa di questo
boom risiederebbe in un vecchio male delluniversità
italiana, cioè lelevato numero di facoltà.
In Italia sono ben 13, da Torino a Bari, da Sassari a Camerino
passando per Pisa e Napoli mentre in Paesi come Francia e Inghilterra
(di cui si può dire tutto tranne che abbiano un sistema
universitario peggiore del nostro) ce ne sono soltanto 3 per
Stato.
La proliferazione dei veterinari ha portato, come in molte altre
facoltà, allintroduzione del numero chiuso che a
Torino significa 120 nuovi posti ogni anno.
Se non sono proprio rose e fiori, non bisogna comunque scoraggiarsi
perché in un mercato del lavoro con i problemi che tutti
conosciamo, laccesso a qualsiasi tipo di professione che
richiede una specializzazione è diventato difficile.
Dunque forza, coraggio e un po di fortuna per accedere
a uno dei corsi di laurea in medicina veterinaria disseminati
lungo tutto lo stivale. Una volta superato questo sbarramento
iniziano almeno 5 anni di corsi, più di 50 esami compresa
la specializzazione (cinque sono gli orientamenti: clinico, ispettivo,
infettivistico, zootecnico, biopatologico generale e sperimentale)
con molta teoria e, purtroppo, poca pratica. E questo
il secondo difetto di molte facoltà di medicina veterinaria
italiane - continua Lovisolo - che fa sì che un neolaureato
non sia in grado di esercitare da subito la sua professione.
Infatti, una volta conseguita la laurea e superato lesame
di Stato che permette liscrizione allalbo (obbligatoria),
inizia per il giovane veterinario la fase di apprendistato al
fianco di qualche collega compiacente disposto a insegnare sul
campo i segreti del mestiere.
Ma chi è oggi il veterinario, colui che nellimmaginario
collettivo continua a rimanere lamico degli animali?
Non bisogna commettere lerrore di pensare che il veterinario
sia soltanto quello che la pubblicità di un noto amaro
ci presenta come leroe che salva la vita ad un povero cavallo
in difficoltà. Gli sbocchi professionali sono molteplici:
si può diventare liberi professionisti ed aprire uno studio;
si può scegliere di lavorare come dipendenti pubblici
presso le Asl (Aziende di sanità locale) oppure come dipendenti
di case farmaceutiche o mangimistiche private; ma si può
anche decidere di continuare le ricerche e rimanere quindi alluniversità.
Ciascun settore poi, al suo interno, si frantuma in numerose
specializzazioni. Nel campo dei liberi professionisti, per esempio,
la grande suddivisione è ancora tra quelli che si occupano
degli animali da reddito (cioè vacche, bovini o cavalli)
e i liberi professionisti che invece si prendono cura degli animali
da affezione, cioè cani e gatti. Cani e gatti di cui luomo,
a quanto pare, sente sempre più il bisogno per colmare
il vuoto psicologico creato da stati di solitudine.
La differenza è sostanziale soprattutto se si pensa agli
aspetti motivazionali che spingono una persona a scegliere questo
mestiere: la prima ipotesi porta sicuramente a una vita di campagna,
mentre la seconda implica una scelta più cittadina, legata
ai ritmi delle visite ambulatoriali.
Oltre a queste due grosse categorie, il mercato offre oggi ai
veterinari possibilità dimpiego nelle industrie
di produzione, trasformazione e conservazione di prodotti di
origine animale; nel settore dellacquacoltura, cioè
dellallevamento dei pesci; infine negli allevamenti zootecnici
dove quella del veterinario può diventare una figura di
tipo manageriale col duplice obiettivo di migliorare la qualità
del prodotto riducendo i costi di produzione.
Nel settore pubblico, allinterno
delle Asl, la carriera è strutturata in tre livelli: veterinario
coordinatore; veterinario collaboratore e veterinario dirigente
responsabile. Ai primi due livelli si può accedere direttamente
attraverso concorso pubblico; per arrivare al terzo è
invece necessario essere dipendenti da almeno 5 anni ed aver
ricoperto le cariche dei primi due livelli.
Ma cosa fa nella realtà di tutti i giorni un veterinario,
che sia libero professionista o dipendente statale?
In generale, si può affermare che un veterinario, grazie
alle conoscenze acquisite in campo zootecnico-sanitario, può
svolgere tutta una serie di mansioni tipiche: dallindividuare
e curare le malattie degli animali a svolgere compiti di prevenzione
e profilassi; dal verificare lidoneità e la salubrità
dei mangimi (i cui componenti vengono assimilati indirettamente
dalluomo, vegetariani esclusi!) allindividuare le
terapie adeguate per quanto concerne le malattie degli animali
trasmissibili alluomo; dalleseguire, infine, ispezioni
sulla macellazione e su tutta la rete distributiva e di commercializzazione
al controllare lidoneità degli impianti di refrigerazione,
di trasporto, di stoccaggio e di trasformazione delle carni.
Insomma, le mansioni da svolgere sono tante anche se la concorrenza
è più spietata che in passato.
Oggi, a causa dellelevato numero di medici veterinari,
è molto più difficile aprire uno studio privato
- conferma Lovisolo -. Tuttavia, con lapertura delle frontiere
da parte dellUnione Europea e con una laurea equiparata
è diventato più facile espatriare ed esercitare
la professione in Francia piuttosto che in Germania o altrove.
Già, lasciare lItalia per trovare lavoro. Lasciando
stare la globalizzazione, unesperienza di lavoro lontano
da casa è senza dubbio stimolante.
Soprattutto se si tratta di una scelta di vita come lo è
stata per il nostro veterinario: Attraverso il mondo delle
Ong (Organizzazioni non governative) che operano nei paesi in
via di sviluppo - afferma Lovisolo - è possibile partire
come volontari in un progetto di cooperazione internazionale.
In questo modo si matura unesperienza e si acquistano competenze
che possono tornare utili nel proseguo della carriera. Questo
non significa che il mondo delle Ong accolga un gran numero di
veterinari perché riuscire a lavorare come professionisti
in questi enti è comunque molto difficile.
Concludiamo con linizio: quali sono le motivazioni che
spingono un giovane a scegliere questa carriera e quali sono
i requisiti per riuscire nellimpresa? Lasciamo la parola
allesperto: Certo, è importante amare gli
animali, ma le motivazioni possono essere le più disparate.
Nel mio caso - conclude Lovisolo - mi attirava soprattutto lidea
di una vita vivace in un ambiente di campagna. Per altri che
scelgono di rimanere alluniversità, la cosa più
importante è la ricerca scientifica.
Insomma, abbiamo capito che il veterinario non è soltanto
colui che cura gli animali. |