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CULTURA | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/1998 | ||
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TORINO FILM
FESTIVAL di Stefano Della Casa
Le tre personali (anchesse
con volume di accompagnamento) che il Torino Film Festival propone
questanno sono dedicate a tre registi ai quali le principali
riviste di cinema europee hanno dedicato un ampio spazio. Laustriaco
Michael Haneke (fresco delle polemiche che hanno accompagnato
il suo Funny Games) e il bravo francese Robert Guediguian (autore
di Marius et Jeannette, nonché propulsore di un cinema
politico che racconta i suoi amici e la sua vita) sono già
noti al pubblico italiano e non necessitano di ulteriori presentazioni.
La terza personale, dedicata al regista francese Jean-Daniel
Pollet, sarà sicuramente la più affascinante per
i cinefili. Pollet è quasi un mito per i cultori della
Nouvelle Vague: autore di uno degli episodi di Paris vu par,
ha poi preso una direzione molto personale e nel suo cinema sono
rintracciabili lumorismo più popolare e anche una
visione molto originale del mediterraneo, tracce della cultura
politica degli anni Sessanta ma anche frequentazioni con Philippe
Sollers. Vero e proprio campione del nuovo cinema, Pollet è
un tassello molto importante per proseguire linvestigazione
sui grandi autori degli anni Sessanta sottoposti a una feroce
censura da parte del conformismo di mercato. Se lo sguardo critico sul cinema
del passato è quindi abbondantemente rappresentato, attenzione
almeno uguale merita ovviamente il cinema del futuro. E il cinema
italiano sarà ancora una volta ampiamente rappresentato
nelle sue istanze più anticonformiste e creative: un film
in concorso di un esordiente assoluto (Ecco fatto, di Gabriele
Muccino) e labituale competizione per corto e mediometraggi
rappresentata da Spazio Italia. Ma anche un resoconto completo
dellattività documentaristica di Davide Ferrario,
più noto per i suoi film di finzione; oppure, saltando
dallaltra parte delloceano, The Apostle, un film
diretto dal noto attore americano Robert Duvall che dimostra
grande talento anche dietro la macchina da presa. Ma il Festival di Torino deve
la sua fama anche alle curiosità cinefile, alle esplorazioni
nelle zone più segrete e meno battute del cinema. Ed è
quindi con un certo orgoglio che possiamo annunciare la prima
assoluta di Un uomo solo, documentario diretto da Mimmo Calopresti
sullopera di Riccardo Freda. Calopresti, che ha frequentato
sin dallinizio il Festival di Torino, ha intervistato il
novantenne maestro del cinema davventura che ha raccolto
nella sua lunga carriera le entusiastiche recensioni e lamicizia
di Bertrand Tavernier, di Jacques Lourcelles, di Simon Mizrahi:
due generazioni a confronto, due modi diversi di impersonificare
al più alto livello il cinema italiano. |
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