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novembre/dicembre 1998

 

 

 

 

 

INFORMAZIONI E INDIRIZZI UTILI

DOBA Centro Culturale Ceco Italiano
Via Accademia delle Scienze 11, 10123 Torino
tel. 544.884 (solo giovedì 16-20)
tel./fax 994.77.33 - 812.59.60 (in altri orari)
e-mail: doba@cselt.it
Il centro DOBA, aperto nel 1994, offre informazioni sulla Repubblica Ceca e sulle sue risorse naturali e culturali. Organizza periodicamente cicli di lezioni di lingua ceca, di italiano per stranieri e di artigianato boemo. Ha partecipato alle due ultime edizioni di Identità e differenza con conferenze, mostre fotografiche e cene tipiche, che spesso si ripetono anche nel corso dell’anno. Possiede, inoltre, una biblioteca di 350 volumi in italiano e ceco, una raccolta di CD e video turistico-culturali, riviste, giornali e riceve periodicamente notizie via Internet.

Consolato Generale della Repubblica Ceca
Via Morgagni 20, 20129 Milano
tel. 02/29.40.30.51 fax 02/29.40.44.01
Orario: dal lun. al ven. 9-12,30

Ambasciata della Repubblica Ceca
Via dei Gracchi 322, 00192 Roma
tel. O6/32.44.459 fax 02/32.44.466
Orario: dal lun. al ven. 9-12,30; lun. e merc. anche 15-17

Per andare in Repubblica Ceca occorre il passaporto.
A Praga si arriva in aereo, linea diretta da Milano, altrimenti cambiando a Monaco o a Zurigo, in treno e in autobus. In automobile, passando attraverso l'Austria, si impiegano circa 15 ore.
La moneta è la Corona ceca, vale circa £. 55.
Guide turistiche: la più dettagliata e di facile consultazione è la De Agostini; molto ricca di illustrazioni, fotografie e notizie quella del Touring Club Italiano. Per chi vuole essere informato, ma non appesantirsi le tasche, si consiglia quella della collana Marco Polo, sempre della De Agostini, leggera ed essenziale. Infine, per gli amanti della storia, delle curiosità e dei segreti dei luoghi potrà interessare la guida scritta da Claudio Canal e edita dalla Clup.

Per chi vuole entrare nelle atmosfere praghesi si consigliano alcune letture, presenti nella biblioteca del DOBA:
Bohumil Hrabal, Il tenero barbaro, ed. e/o.
Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa, ed. Einaudi
Bohumil Hrabal, Ho servito il re d'Inghilterra, ed. e/o
Jana Cerná, Vita di Milena, ed. Garzanti
Jana Cerná, In culo oggi no, ed. e/o
Franz Kafka, Tutti i romanzi e i racconti, ed. Newton
Pietro Citati, Kafka, ed. Rizzoli

 

PRAGA
Le metamorfosi

di Donatella Sasso


Negli anni '50 e '60, mentre negli Stati Uniti e in Europa occidentale si manifestavano i primi fermenti della ribellione giovanile, si aggirava per Praga un gruppo di amici insofferenti alla pesantezza del potere comunista e votati ad un'esistenza precaria e fuori dagli schemi.

Fra questi spiccavano Bohumil Hrabal, il famoso scrittore dalla poliedrica personalità scomparso l'anno scorso, Egon Bondy, poeta, filosofo e storico della filosofia autodidatta, Vladimír Boudník, artista, autore di happening, scultore e contemporaneamente operaio, Milos Forman, il regista che raggiungerà il successo internazionale a Hollywood e Jana Cerná, scrittrice, figlia di Milena Jesenská, la donna amata da Kafka. Vivevano tutti in semiclandestinità, in aperto conflitto con le autorità, pubblicavano le loro opere in samizdat, edizioni in proprio diffuse segretamente, affogavano in litri di birra la loro angoscia esistenziale e sperimentavano mille lavori per sopravvivere.
Trascorrevano i loro giorni nella periferia industriale e un po’ grigia di Praga, lontano dal centro della città e, metaforicamente, lontano dai subdoli meccanismi del sistema. Vivevano in piccoli appartamenti di fortuna, passeggiavano intere giornate senza alcuna meta precisa attraverso i quartieri più poveri. Così racconta Hrabal nel romanzo Il tenero barbaro: "A Vladimír piaceva tanto attraversare Praga, e lo faceva con tale rapidità, che accorciava le distanze tra Zizkov e Liben, tra Kosire e Stresovice."
Trascorrevano notti insonni girando per birrerie, narrandosi l'un l'altro le proprie idee di mondo e di libertà. Avevano un duplice rapporto di conflittualità e amore nei confronti della loro città. Spesso volevano allontanarsene e dimenticarla, almeno con lo stordimento effimero dell’alcool o con atti di autolesionismo: Boudník morì suicida molto giovane. Il più delle volte, però, desideravano conoscerla nei suoi anfratti più nascosti, volevano portare in superficie la sua anima un po' magica e un po' surreale e si lanciavano in smisurate dichiarazioni d'amore: "Al mio ritorno da Parigi tenni a Vladimír una conferenza stampa di due ore su quello che avevo visto. Vladimír era estasiato: ma dottore, non è possibile, Parigi dev'essere proprio una meraviglia, quasi come Liben, forse quasi come Vysocany. E, se sciogli le briglie alla fantasia, Parigi è bella come Zizkov." (Il tenero barbaro)

Nei momenti di sovraffollamento turistico del centro storico di Praga, cosa sempre più frequente negli ultimi anni, alcuni visitatori di oggi, avidi di curiosità, potrebbero decidere di avventurarsi nei luoghi prediletti dalla beat generation boema. I lettori più appassionati di Hrabal probabilmente andranno a Liben a cercare la via Sull’argine, in ceco Na hrázi, dove si trovava la casa che lo scrittore divise a lungo con Boudník e che, ne Il tenero barbaro, ribattezzò Sull'argine dell'Eternità. Oppure cercheranno le birrerie che frequentava abitualmente con i suoi compagni di ubriacature, fra cui ricordiamo U krále Jirího (Al re Giorgio) nella Novákovsch al 39, U mesta Rokycan (Alla Città di Rokycany) nella Sokolovská al 150 e U zeleného stromu (All'Albero Verde) nella Krizíkova al 26.
Questi naturalmente sono solo alcuni dei locali minuziosamente e ripetutamente citati nei suoi romanzi. Si potrebbe quasi dire, con un margine minimo di errore, che Hrabal fosse frequentatore di tutte le birrerie di Praga e dintorni. Il suo spirito vagabondo, ma attento e vigile, lo spingeva, infatti, a frequentare ambienti affollati di gente di ogni genere. Era fortissimo il suo desiderio di entrare in contatto con le persone ai margini della società, con barboni e zingari, con donne lacere e uomini soli, con quelle persone che non si lasciano integrare in nessun sistema, ma che, con le loro stranezze, ne esprimono, in parte, la natura corrotta e indolente.
Cantore di individui semplici, ma anche strani e tragicamente buffi, Hrabal era un autentico esploratore di anime e di luoghi. Non solo la periferia, quindi, che pure aveva scelto per abitarci, ma ogni parte della città era nei suoi passi e nei suoi pensieri. Il protagonista di Una solitudine troppo rumorosa, ad esempio, così racconta le sue passeggiate serali: “...su Karlák soffia vento dalla Vltava e questo a me piace, mi piaceva camminare verso sera per la strada principale della Letná, dal fiume soffia il profumo della Stromovka, profumo di prato e di foglie, ora il profumo della Vltava soffia nella via e io entro da U Babenicku, mi sedetti e con aria assente ordinai una birra, ...".

Memoria e presente si mescolano nelle righe di quello che è stato definito il capolavoro di Hrabal. La voce narrante si rammenta della Stromovka, il grande parco in cui sorgono il Palazzo delle Esposizioni, il Padiglione Praga, che oggi ospita il Lapidario, il Planetario, il Palazzo dello sport e la gigantesca fontana luminosa. Parla della Letná, l'immensa collina verde da cui si gode un impagabile panorama di tutta Praga e, ovviamente, non può fare riferimento alla collezione di Arte moderna e contemporanea di Palazzo Veletrzní, aperta solo da qualche anno. Resta comunque una meta irrinunciabile per i visitatori di oggi. Qui si trovano, infatti, molte delle opere un tempo visitabili alla Galleria Nazionale nella Piazza del Castello, fra cui quadri di Monet, Delacroix, Cézanne, Renoir, Gauguin, Van Gogh, Matisse, Picasso, Braque, Chagall, Klimt, Kolár e Guttuso.
Hrabal amava anche il quartiere di Smíchov, a Praga 5, labirinto di edifici industriali, dove si trova la Villa Bertramka nella Mozartova 2, in cui soggiornò a lungo Mozart e che oggi è trasformata in museo e sala per concerti. Anche in questa zona, risalendo la collina, si possono trovare molte birrerie caratteristiche, non ancora invase da frenetici turisti.
Per arrivare alla Villa si consiglia di scendere alla fermata Andel della linea B, un tempo chiamata Moskevská in onore della lontana e temuta Mosca. Per tutta la lunghezza di una parete è ancora visibile una raffigurazione marmorea della Piazza Rossa e dei suoi monumenti. È proprio davanti a questa immagine che rimane incantato e pieno di nostalgia il piccolo protagonista di Kolja, il film di Jan Sverak vincitore del Premio Oscar per il miglior film straniero 1997. Ed è sempre qui che, dopo essersi perso nella babele dei convogli della metropolitana, il bambino russo ritrova e riabbraccia l'ormai affezionato Frantisek.

Risalendo sulla linea B, cambiando a Mustek e prendendo la linea A, si può ritornare al quartiere hrabaliano di Zizkov. Scendendo alla fermata Flora o alla successiva Zelivského ci si trova ad uno degli ingressi del cimitero Olsany. Anche qui sono state girate alcune scene di Kolja: Frantisek, infatti, per mantenersi, suona ai funerali e restaura le iscrizioni tombali.
Nonostante l'immensità del cimitero, non sarà difficile, per chi lo desidera, trovare la sezione ebraica dove è stato sepolto il Dr. Franz Kafka (1883-1924). Come molti sapranno, infatti, nel più famoso cimitero ebraico, quello storico, situato nel cuore del ghetto al centro della città, l'ultima sepoltura risale al 1787.
Nelle suggestive vie del quartiere ebraico, fiancheggiate da antiche sinagoghe e da edifici in stile secessionista, sorti dopo la distruzione del vecchio ghetto, voluta nel 1893 dalle autorità per motivi igienici, spesso passeggiava l’inquieto Kafka. In realtà gran parte della sua breve esistenza si snoda lungo e attraverso i punti più significativi del centro di Praga. Eppure nei suoi romanzi la città non viene mai nominata esplicitamente. Se ne riconosce lo spirito malinconico, seppure sottilmente ironico, ma bisogna far viaggiare la fantasia per riconoscere i luoghi e gli angoli citati. A differenza di quella di Hrabal, la sua è una scrittura cifrata che reca su di sé i segni nascosti di "Questa mammina (che) ha gli artigli", come egli stesso definì la sua città natale.
Detto questo, un turista particolarmente preciso, che volesse visitare accuratamente la parte storica della città, potrebbe, senza problemi, affidarsi ad un'immaginaria cartina che tocchi tutti i luoghi kafkiani. Il più famoso degli scrittori praghesi nacque il 3 luglio 1883 in una casa della Maislova al n. 27/1 situata nel quartiere ebraico, a due passi da Staromestské námestí. Oggi sulla parete esterna della casa è visibile un volto scuro e scarno realizzato in ferro battuto con una scritta, che segnala il luogo e la data di nascita di Franz Kafka. Poco più in avanti è stata aperta non molti anni fa una sala espositiva, ma anche un punto vendita, dove si possono vedere e comprare fotografie, cartoline, libri, magliette, poster, tutti indifferentemente e chiassosamente dedicati al malinconico scrittore.
La famiglia Kafka cambiò spesso abitazione: visse nella casa U minuty, la bellissima costruzione in Staromestské námestí, la cui facciata è riccamente decorata da graffiti chiari su sfondo grigio scuro, visse poi nella Celetná al n. 3, proprio alle spalle della Chiesa di Tsn, quindi in una casa della Parízská, oggi distrutta, per ritornare infine in Staromestské námestí. In questa stessa piazza, la più centrale e forse la più bella di Praga, Kafka, dal 1893 al 1901, frequentò il ginnasio al primo piano di Palazzo Kinsky; nel 1912, al pian terreno, verrà aperto il negozio di articoli vari di suo padre Hermann. Attualmente le sale del palazzo tardobarocco (Staromestské námestí 12) sono adibite ad area espositiva per la Collezione di arte grafica della Galleria nazionale e per mostre temporanee.

Qui, come altrove, ad eccezione della casa nativa, non resta traccia del passaggio di Kafka. Anche il turista di oggi deve fare i conti con i residui della rigida burocrazia comunista, che seppe cancellare minuziosamente i segni di uno scrittore troppo introspettivo e cupo per un regime che predicava l'attuazione compiuta della felicità in terra. Così solo un visitatore particolarmente informato potrà riconoscere in Piazza Venceslao al n. 19 il Palazzo delle Assicurazioni Generali di Trieste, dove Kafka lavorò per circa nove mesi.
Questa piazza, ampia e molto bella, delimitata in alto dal Museo Nazionale e costeggiata ai lati da stupendi edifici di inizio secolo, riesce a nascondersi molto bene a chi la voglia scoprire. Cuore della Praga moderna, ormai commerciale e turistica, luminosa la sera e chiassosa giorno e notte, cela accuratamente le tracce della sua storia. Qui, più che altrove, bisogna saper vedere quello che non c'è per comprendere l’anima del luogo: nel 1848 la piazza prese il suo nome attuale, simbolo dell’identità ceca, nel 1918 vi si svolsero manifestazioni a favore dell’indipendenza nazionale. Nel 1968 i carri armati sovietici la invasero e i praghesi tentarono in ogni modo di fermarne l’avanzata; l’anno successivo, il 16 gennaio, lo studente Jan Palach si diede fuoco in segno di protesta proprio davanti alla statua di San Venceslao. Oggi è stato eretto in sua memoria un piccolo monumento sul luogo del sacrificio.
Nel 1989, il 23 e il 24 novembre, Václav Havel e Alexander Dubcek si affacciarono dal balcone di uno dei palazzi della piazza per parlare alla folla desiderosa di libertà e rinnovamento. Chi ha visto alla televisione le immagini di Dubcek, che abbraccia simbolicamente il suo popolo, non può essere rimasto indifferente verso la sorte di quest'uomo, convinto riformatore del comunismo, bloccato per più di vent'anni dal potere sovietico.

Il viaggio alla ricerca dei luoghi kafkiani prosegue, intanto, al Carolinum (Ovocny trh, 1-3), dove lo scrittore studiò giurisprudenza, e termina a Malá Strana, la piccola parte di Praga alle falde del Castello, da lui tanto idealizzato e trasfigurato. Kafka visse a Palazzo Schönborn in Trziste al n. 15 e, fra il 1916 e il '17, e andò spesso a lavorare alle sue opere al n. 22 della Viuzza d'oro, proprio nel cuore del territorio circostante il Castello. Kafka, che come abbiamo visto è stato sepolto nel nuovo cimitero ebraico di Praga, non morì nella sua città natale, ma in un sanatorio austriaco vicino a Vienna.
Dopo un'occhiata al panorama della città dal Castello, prima di ritornare in centro, ai visitatori, ormai soddisfatti di cose kafkiane, è consigliabile di scendere lungo la Nerudova e di svoltare a sinistra, per raggiungere la piccola e incantevole Maltészké námestí. Qui il regista Milos Forman girò alcune scene di Amadeus, facendo credere al pubblico mondiale che si trattasse di Vienna.
Una volta giunti sulle rive della Moldava o sul ponte Carlo, il panorama non sarà certamente di qualità inferiore rispetto a quello ammirato da sopra. La bellezza unica e magica di Praga nasce proprio dall'armonica contrapposizione fra la città e il Castello: dall'uno si vede l'altra e dalla città è inevitabile volgere lo sguardo verso l’alto.


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