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INFORMAZIONI E
INDIRIZZI UTILI |
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DOBA Centro Culturale Ceco
Italiano
Via Accademia delle Scienze 11, 10123 Torino
tel. 544.884 (solo giovedì 16-20)
tel./fax 994.77.33 - 812.59.60 (in altri orari)
e-mail: doba@cselt.it
Il centro DOBA, aperto nel 1994, offre informazioni sulla Repubblica
Ceca e sulle sue risorse naturali e culturali. Organizza periodicamente
cicli di lezioni di lingua ceca, di italiano per stranieri e
di artigianato boemo. Ha partecipato alle due ultime edizioni
di Identità e differenza con conferenze, mostre fotografiche
e cene tipiche, che spesso si ripetono anche nel corso dellanno.
Possiede, inoltre, una biblioteca di 350 volumi in italiano e
ceco, una raccolta di CD e video turistico-culturali, riviste,
giornali e riceve periodicamente notizie via Internet.
Consolato Generale della Repubblica
Ceca
Via Morgagni 20, 20129 Milano
tel. 02/29.40.30.51 fax 02/29.40.44.01
Orario: dal lun. al ven. 9-12,30
Ambasciata della Repubblica
Ceca
Via dei Gracchi 322, 00192 Roma
tel. O6/32.44.459 fax 02/32.44.466
Orario: dal lun. al ven. 9-12,30; lun. e merc. anche 15-17
Per andare in Repubblica Ceca
occorre il passaporto.
A Praga si arriva in aereo, linea diretta da Milano, altrimenti
cambiando a Monaco o a Zurigo, in treno e in autobus. In automobile,
passando attraverso l'Austria, si impiegano circa 15 ore.
La moneta è la Corona ceca, vale circa £. 55.
Guide turistiche: la più dettagliata e di facile consultazione
è la De Agostini; molto ricca di illustrazioni, fotografie
e notizie quella del Touring Club Italiano. Per chi vuole essere
informato, ma non appesantirsi le tasche, si consiglia quella
della collana Marco Polo, sempre della De Agostini, leggera ed
essenziale. Infine, per gli amanti della storia, delle curiosità
e dei segreti dei luoghi potrà interessare la guida scritta
da Claudio Canal e edita dalla Clup.
Per chi vuole entrare nelle
atmosfere praghesi si consigliano alcune letture, presenti nella
biblioteca del DOBA:
Bohumil Hrabal, Il tenero barbaro, ed. e/o.
Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa, ed. Einaudi
Bohumil Hrabal, Ho servito il re d'Inghilterra, ed. e/o
Jana Cerná, Vita di Milena, ed. Garzanti
Jana Cerná, In culo oggi no, ed. e/o
Franz Kafka, Tutti i romanzi e i racconti, ed. Newton
Pietro Citati, Kafka, ed. Rizzoli |
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PRAGA
Le metamorfosi
di Donatella
Sasso
Negli anni '50 e '60, mentre negli Stati Uniti
e in Europa occidentale si manifestavano i primi fermenti della
ribellione giovanile, si aggirava per Praga un gruppo di amici
insofferenti alla pesantezza del potere comunista e votati ad
un'esistenza precaria e fuori dagli schemi.
Fra questi spiccavano Bohumil
Hrabal, il famoso scrittore dalla poliedrica personalità
scomparso l'anno scorso, Egon Bondy, poeta, filosofo e storico
della filosofia autodidatta, Vladimír Boudník,
artista, autore di happening, scultore e contemporaneamente operaio,
Milos Forman, il regista che raggiungerà il successo internazionale
a Hollywood e Jana Cerná, scrittrice, figlia di Milena
Jesenská, la donna amata da Kafka. Vivevano tutti in semiclandestinità,
in aperto conflitto con le autorità, pubblicavano le loro
opere in samizdat, edizioni in proprio diffuse segretamente,
affogavano in litri di birra la loro angoscia esistenziale e
sperimentavano mille lavori per sopravvivere.
Trascorrevano i loro giorni nella periferia industriale e un
po grigia di Praga, lontano dal centro della città
e, metaforicamente, lontano dai subdoli meccanismi del sistema.
Vivevano in piccoli appartamenti di fortuna, passeggiavano intere
giornate senza alcuna meta precisa attraverso i quartieri più
poveri. Così racconta Hrabal nel romanzo Il tenero barbaro:
"A Vladimír piaceva tanto attraversare Praga, e lo
faceva con tale rapidità, che accorciava le distanze tra
Zizkov e Liben, tra Kosire e Stresovice."
Trascorrevano notti insonni girando per birrerie, narrandosi
l'un l'altro le proprie idee di mondo e di libertà. Avevano
un duplice rapporto di conflittualità e amore nei confronti
della loro città. Spesso volevano allontanarsene e dimenticarla,
almeno con lo stordimento effimero dellalcool o con atti
di autolesionismo: Boudník morì suicida molto giovane.
Il più delle volte, però, desideravano conoscerla
nei suoi anfratti più nascosti, volevano portare in superficie
la sua anima un po' magica e un po' surreale e si lanciavano
in smisurate dichiarazioni d'amore: "Al mio ritorno da Parigi
tenni a Vladimír una conferenza stampa di due ore su quello
che avevo visto. Vladimír era estasiato: ma dottore, non
è possibile, Parigi dev'essere proprio una meraviglia,
quasi come Liben, forse quasi come Vysocany. E, se sciogli le
briglie alla fantasia, Parigi è bella come Zizkov."
(Il tenero barbaro)
Nei momenti di sovraffollamento
turistico del centro storico di Praga, cosa sempre più
frequente negli ultimi anni, alcuni visitatori di oggi, avidi
di curiosità, potrebbero decidere di avventurarsi nei
luoghi prediletti dalla beat generation boema. I lettori più
appassionati di Hrabal probabilmente andranno a Liben a cercare
la via Sullargine, in ceco Na hrázi, dove si trovava
la casa che lo scrittore divise a lungo con Boudník e
che, ne Il tenero barbaro, ribattezzò Sull'argine dell'Eternità.
Oppure cercheranno le birrerie che frequentava abitualmente con
i suoi compagni di ubriacature, fra cui ricordiamo U krále
Jirího (Al re Giorgio) nella Novákovsch al 39,
U mesta Rokycan (Alla Città di Rokycany) nella Sokolovská
al 150 e U zeleného stromu (All'Albero Verde) nella Krizíkova
al 26.
Questi naturalmente sono solo alcuni dei locali minuziosamente
e ripetutamente citati nei suoi romanzi. Si potrebbe quasi dire,
con un margine minimo di errore, che Hrabal fosse frequentatore
di tutte le birrerie di Praga e dintorni. Il suo spirito vagabondo,
ma attento e vigile, lo spingeva, infatti, a frequentare ambienti
affollati di gente di ogni genere. Era fortissimo il suo desiderio
di entrare in contatto con le persone ai margini della società,
con barboni e zingari, con donne lacere e uomini soli, con quelle
persone che non si lasciano integrare in nessun sistema, ma che,
con le loro stranezze, ne esprimono, in parte, la natura corrotta
e indolente.
Cantore di individui semplici, ma anche strani e tragicamente
buffi, Hrabal era un autentico esploratore di anime e di luoghi.
Non solo la periferia, quindi, che pure aveva scelto per abitarci,
ma ogni parte della città era nei suoi passi e nei suoi
pensieri. Il protagonista di Una solitudine troppo rumorosa,
ad esempio, così racconta le sue passeggiate serali: ...su
Karlák soffia vento dalla Vltava e questo a me piace,
mi piaceva camminare verso sera per la strada principale della
Letná, dal fiume soffia il profumo della Stromovka, profumo
di prato e di foglie, ora il profumo della Vltava soffia nella
via e io entro da U Babenicku, mi sedetti e con aria assente
ordinai una birra, ...".
Memoria e presente si mescolano
nelle righe di quello che è stato definito il capolavoro
di Hrabal. La voce narrante si rammenta della Stromovka, il grande
parco in cui sorgono il Palazzo delle Esposizioni, il Padiglione
Praga, che oggi ospita il Lapidario, il Planetario, il Palazzo
dello sport e la gigantesca fontana luminosa. Parla della Letná,
l'immensa collina verde da cui si gode un impagabile panorama
di tutta Praga e, ovviamente, non può fare riferimento
alla collezione di Arte moderna e contemporanea di Palazzo Veletrzní,
aperta solo da qualche anno. Resta comunque una meta irrinunciabile
per i visitatori di oggi. Qui si trovano, infatti, molte delle
opere un tempo visitabili alla Galleria Nazionale nella Piazza
del Castello, fra cui quadri di Monet, Delacroix, Cézanne,
Renoir, Gauguin, Van Gogh, Matisse, Picasso, Braque, Chagall,
Klimt, Kolár e Guttuso.
Hrabal amava anche il quartiere di Smíchov, a Praga 5,
labirinto di edifici industriali, dove si trova la Villa Bertramka
nella Mozartova 2, in cui soggiornò a lungo Mozart e che
oggi è trasformata in museo e sala per concerti. Anche
in questa zona, risalendo la collina, si possono trovare molte
birrerie caratteristiche, non ancora invase da frenetici turisti.
Per arrivare alla Villa si consiglia di scendere alla fermata
Andel della linea B, un tempo chiamata Moskevská in onore
della lontana e temuta Mosca. Per tutta la lunghezza di una parete
è ancora visibile una raffigurazione marmorea della Piazza
Rossa e dei suoi monumenti. È proprio davanti a questa
immagine che rimane incantato e pieno di nostalgia il piccolo
protagonista di Kolja, il film di Jan Sverak vincitore del Premio
Oscar per il miglior film straniero 1997. Ed è sempre
qui che, dopo essersi perso nella babele dei convogli della metropolitana,
il bambino russo ritrova e riabbraccia l'ormai affezionato Frantisek.
Risalendo sulla linea B, cambiando
a Mustek e prendendo la linea A, si può ritornare al quartiere
hrabaliano di Zizkov. Scendendo alla fermata Flora o alla successiva
Zelivského ci si trova ad uno degli ingressi del cimitero
Olsany. Anche qui sono state girate alcune scene di Kolja: Frantisek,
infatti, per mantenersi, suona ai funerali e restaura le iscrizioni
tombali.
Nonostante l'immensità del cimitero, non sarà difficile,
per chi lo desidera, trovare la sezione ebraica dove è
stato sepolto il Dr. Franz Kafka (1883-1924). Come molti sapranno,
infatti, nel più famoso cimitero ebraico, quello storico,
situato nel cuore del ghetto al centro della città, l'ultima
sepoltura risale al 1787.
Nelle suggestive vie del quartiere ebraico, fiancheggiate da
antiche sinagoghe e da edifici in stile secessionista, sorti
dopo la distruzione del vecchio ghetto, voluta nel 1893 dalle
autorità per motivi igienici, spesso passeggiava linquieto
Kafka. In realtà gran parte della sua breve esistenza
si snoda lungo e attraverso i punti più significativi
del centro di Praga. Eppure nei suoi romanzi la città
non viene mai nominata esplicitamente. Se ne riconosce lo spirito
malinconico, seppure sottilmente ironico, ma bisogna far viaggiare
la fantasia per riconoscere i luoghi e gli angoli citati. A differenza
di quella di Hrabal, la sua è una scrittura cifrata che
reca su di sé i segni nascosti di "Questa mammina
(che) ha gli artigli", come egli stesso definì la
sua città natale.
Detto questo, un turista particolarmente preciso, che volesse
visitare accuratamente la parte storica della città, potrebbe,
senza problemi, affidarsi ad un'immaginaria cartina che tocchi
tutti i luoghi kafkiani. Il più famoso degli scrittori
praghesi nacque il 3 luglio 1883 in una casa della Maislova al
n. 27/1 situata nel quartiere ebraico, a due passi da Staromestské
námestí. Oggi sulla parete esterna della casa è
visibile un volto scuro e scarno realizzato in ferro battuto
con una scritta, che segnala il luogo e la data di nascita di
Franz Kafka. Poco più in avanti è stata aperta
non molti anni fa una sala espositiva, ma anche un punto vendita,
dove si possono vedere e comprare fotografie, cartoline, libri,
magliette, poster, tutti indifferentemente e chiassosamente dedicati
al malinconico scrittore.
La famiglia Kafka cambiò spesso abitazione: visse nella
casa U minuty, la bellissima costruzione in Staromestské
námestí, la cui facciata è riccamente decorata
da graffiti chiari su sfondo grigio scuro, visse poi nella Celetná
al n. 3, proprio alle spalle della Chiesa di Tsn, quindi in una
casa della Parízská, oggi distrutta, per ritornare
infine in Staromestské námestí. In questa
stessa piazza, la più centrale e forse la più bella
di Praga, Kafka, dal 1893 al 1901, frequentò il ginnasio
al primo piano di Palazzo Kinsky; nel 1912, al pian terreno,
verrà aperto il negozio di articoli vari di suo padre
Hermann. Attualmente le sale del palazzo tardobarocco (Staromestské
námestí 12) sono adibite ad area espositiva per
la Collezione di arte grafica della Galleria nazionale e per
mostre temporanee.
Qui, come altrove, ad eccezione
della casa nativa, non resta traccia del passaggio di Kafka.
Anche il turista di oggi deve fare i conti con i residui della
rigida burocrazia comunista, che seppe cancellare minuziosamente
i segni di uno scrittore troppo introspettivo e cupo per un regime
che predicava l'attuazione compiuta della felicità in
terra. Così solo un visitatore particolarmente informato
potrà riconoscere in Piazza Venceslao al n. 19 il Palazzo
delle Assicurazioni Generali di Trieste, dove Kafka lavorò
per circa nove mesi.
Questa piazza, ampia e molto bella, delimitata in alto dal Museo
Nazionale e costeggiata ai lati da stupendi edifici di inizio
secolo, riesce a nascondersi molto bene a chi la voglia scoprire.
Cuore della Praga moderna, ormai commerciale e turistica, luminosa
la sera e chiassosa giorno e notte, cela accuratamente le tracce
della sua storia. Qui, più che altrove, bisogna saper
vedere quello che non c'è per comprendere lanima
del luogo: nel 1848 la piazza prese il suo nome attuale, simbolo
dellidentità ceca, nel 1918 vi si svolsero manifestazioni
a favore dellindipendenza nazionale. Nel 1968 i carri armati
sovietici la invasero e i praghesi tentarono in ogni modo di
fermarne lavanzata; lanno successivo, il 16 gennaio,
lo studente Jan Palach si diede fuoco in segno di protesta proprio
davanti alla statua di San Venceslao. Oggi è stato eretto
in sua memoria un piccolo monumento sul luogo del sacrificio.
Nel 1989, il 23 e il 24 novembre, Václav Havel e Alexander
Dubcek si affacciarono dal balcone di uno dei palazzi della piazza
per parlare alla folla desiderosa di libertà e rinnovamento.
Chi ha visto alla televisione le immagini di Dubcek, che abbraccia
simbolicamente il suo popolo, non può essere rimasto indifferente
verso la sorte di quest'uomo, convinto riformatore del comunismo,
bloccato per più di vent'anni dal potere sovietico.
Il viaggio alla ricerca dei
luoghi kafkiani prosegue, intanto, al Carolinum (Ovocny trh,
1-3), dove lo scrittore studiò giurisprudenza, e termina
a Malá Strana, la piccola parte di Praga alle falde del
Castello, da lui tanto idealizzato e trasfigurato. Kafka visse
a Palazzo Schönborn in Trziste al n. 15 e, fra il 1916 e
il '17, e andò spesso a lavorare alle sue opere al n.
22 della Viuzza d'oro, proprio nel cuore del territorio circostante
il Castello. Kafka, che come abbiamo visto è stato sepolto
nel nuovo cimitero ebraico di Praga, non morì nella sua
città natale, ma in un sanatorio austriaco vicino a Vienna.
Dopo un'occhiata al panorama della città dal Castello,
prima di ritornare in centro, ai visitatori, ormai soddisfatti
di cose kafkiane, è consigliabile di scendere lungo la
Nerudova e di svoltare a sinistra, per raggiungere la piccola
e incantevole Maltészké námestí.
Qui il regista Milos Forman girò alcune scene di Amadeus,
facendo credere al pubblico mondiale che si trattasse di Vienna.
Una volta giunti sulle rive della Moldava o sul ponte Carlo,
il panorama non sarà certamente di qualità inferiore
rispetto a quello ammirato da sopra. La bellezza unica e magica
di Praga nasce proprio dall'armonica contrapposizione fra la
città e il Castello: dall'uno si vede l'altra e dalla
città è inevitabile volgere lo sguardo verso lalto. |