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novembre/dicembre 1998

LOOK GIOVANILE: un gioco?

di Eleonora Arduino


Alcune volte mi ritrovo a pensare che vorrei riflettere maggiormente sul Significato.
Ovvero, spesso vien fatto di pensare che quello che viviamo o facciamo avrebbe bisogno di essere più “sensato”, cioè noi stessi abbiamo bisogno di trovarci un senso.
Significato vuol dire “dare senso attraverso un segno”. Per esempio. Un segno rosso sotto una parola nel compito in classe vuol dire “sbagliato”. E’ un modo di comunicare sinteticamente un sacco di cose.
A volte penso che molte circostanze che viviamo siano una specie di “simbolo”, contengano cioè tanti di quei “segni” che il solo riconoscerli basterebbe a dar loro il tanto sospirato “significato”. In altri termini, rispondere a quella famosa domanda “ma perché proprio a me?” Ma questo è un discorso più ampio.
Veniamo a noi. Cos’è il “look”? To Look è una parola inglese che vuol dire “guardare”. Noi lo intendiamo come fosse “vestito” o, più in genere, modo di presentarsi. Anche gli inglesi, ma il significato “puro” della parola è “guardare”. Curioso.
Perché certi “look” molto caratterizzati, cioè propri di gruppi che si vogliono presentare in modo preciso (per esempio i Punk) non servono solo a precisare a quale gruppo appartengono i portatori, come una specie di divisa, ma indicano anche una “filosofia”, un modo di essere, di pensare, di guardare, appunto.
C’è poi il fatto che “look” con “for” (=per) in inglese significa cercare. Come se guardare e cercare fossero strettamente collegati. Forse che i giovani vedono nel modo che è proprio del loro “look”, alla “look for”= ricerca di un modo di essere? Se così è, la cosa non riguarda solo i giovani.
Tutti abbiamo un look.
Ho fatto sempre una gran fatica a trovare un mio look. Le altre ragazze erano sempre più “a posto” di me. Mi parevano anche molto più sicure. Io non sapevo mai come vestirmi, e se quello che mettevo poteva essere contemporaneamente adatto alle circostanze, esteticamente piacevole e gradito per me. Sembra facile.
Infatti da grande ho fatto la Psicologa. Che ci sia un nesso?
(N.B. - Orientamento professionale: se non sapete mai come dev’essere il vostro look avete un futuro come strizzacervelli. Occhio, però, non è un modo di guarire: ancora adesso non so mai come vestirmi).

Ogni “look” che si cambia, allora, non è solo un modo di apparire agli altri, ma anche un modo diverso di guardare il mondo. Infatti capita che si dica “Io non mi vesto così perché sono di quel gruppo. Mi piace così e basta”. Secondo me, questo “significa” (è segno di, ha il senso) che sto provando a vedere il mondo da questo punto di vista.
Così capita con frequenza che si cambi velocemente il proprio “look”, si provi quasi per gioco (ma un gioco che può essere molto, molto serio) a mutare il proprio punto di vista, a provare altre convinzioni tramite l’uso di altri vestiti, altre pettinature, altra fraseologia, altro.
Con buona pace dei genitori scandalizzati.
Il nostro look è la maschera con cui ci rivestiamo: è vero, può nascondere il “vero volto”, e quindi vela; ma anche caratterizza, individua. E poi ci dice, a nostra volta, come guardiamo il mondo, con quali occhi lo andiamo a “cercare”.
Dopo aver guardato, si vede. Cioè, mi spiego. Le due azioni sono contemporanee, ma non sempre accadono entrambe. Infatti, quante volte si potrebbe dire (o sentirsi dire) “Tu mi guardi, ma non mi vedi”. Tragico.
Quindi, non basta guardare, (=darsi un look), per vedere, (= capire, interpretare, riconoscere). Guardare (look) è un’azione passiva, vedere è attiva: io ci sono, partecipo all’elaborazione di quei dati che il guardare mi fornisce. E lo muta in una cosa tutta diversa, qualitativamente diversa: vedere, riconoscere, appropriarsi del senso di quello che guardo.

A volte rivestirsi di un look è un tentativo di capire di più, di cercare di più, di sperimentare un sacco di cose: chi si è, come ci vedono, se ci vedono, cosa si prova in quei panni, com’è entrare in relazione con quel gruppo che si veste così… Per ciò accade tanto in un’età “sperimentale” com’è l’adolescenza.
Mi chiedo perché non accada così di frequente dopo, da adulti. Cosa possa significare, alla luce di tutte queste riflessioni, assumere un look, proprio quello, una volta per tutte. Mi viene una specie di gelido brivido.
Gioco, prova, ma anche “occhiali” che possono rimanere incollati addosso.


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