InformaGiovani scuola

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/2003

SE LA VOGLIA D'EUROPA TI ASSALE…
Giovani studenti italiani, se la voglia d'Europa vi assale, il progetto Erasmus è l'occasione giusta. Da cogliere al volo: uscirà a dicembre il bando per l'anno 2004-2005.

di Viviana Masi

Avrete poi solo circa un mese per presentare la vostra domanda; verso marzo verrete a sapere se la posizione raggiunta in graduatoria vi permette di partire. La selezione, per qualcuno (dipende dalle Facoltà) verte, oltre che sul curriculum di studio ed extrauniversitario e dalla motivazione riscontrata, anche sull'esito di un test della lingua del Paese prescelto.
Primo passo da fare è di certo entrare nell'ufficio mobilità internazionale dell'Università (a Torino è sito in Via Sant'Ottavio 10/b; tel: 011883302) e guardare nel bando (che si trova anche sul sito www.unito.it/studenti/mobilita/erasmus_doc.htm) quali sono i posti disponibili e per quanti mesi di soggiorno.
Scegliete una prima ed una seconda destinazione, compilate la domanda, rispolverate le conoscenze linguistiche e…incrociate le dita.
Che fare poi, una volta vinto il concorso? Le informazioni pratiche vengono fornite dall'Ufficio Mobilità e dal professore della Facoltà assegnato come tutor. Si scelgono gli esami del proprio piano di studi da sostenere all'estero, convertendoli con quelli stranieri equivalenti. L'equivalenza si riscontra confrontando i propri programmi con quelli dei corsi dell'Università estera; così il docente della materia che si vuole sostenere all'estero deve approvare questo cambio e firmare l'apposito documento. Ma tra studenti che già l'hanno sperimentato alcuni parlano di difficoltà nel consultare i programmi stranieri: non sempre le Facoltà italiane li forniscono, bisogna cercarli da soli su Internet e spesso non è semplice, considerato anche il gap della lingua. Così capita che il docente firmi solo sulla base del titolo dell'esame, fermo l'accordo che approverà definitivamente solo quando, giunto a destinazione, lo studente gli invierà i programmi via mail.
Qualcuno si lascia travolgere da emozioni contrastanti, tra le quali prevale magari la voglia di mollare tutto. Claudio, studente di lingue tornato lo scorso marzo da sei mesi a Gran Canaria giura: "Il mio pensiero ricorrente prima di partire è stata la voglia di non farlo; credo dipenda dalla sensazione di andare incontro a qualcosa di indefinito. Tutti ti dicono che sei fortunato ma tu non riesci neanche a pensarci, assalito da troppe preoccupazioni".
E chiaramente la burocrazia non aiuta ad uscire dalla nebbia, e a detta degli studenti il sistema sarebbe facilmente migliorabile con una maggiore comunicazione fra gli atenei che intrattengono questi rapporti di scambio.
Settembre arriverà comunque, inevitabilmente, e vi sorprende travolti, oltre che dai documenti, da emozioni contrastanti, carichi di aspettative, e paure, responsabilità nuove. Arrivati a destinazione, si seguono subito gli incontri organizzati dall'università straniera per gli studenti erasmus, e i corsi di lingua. Si è inseriti in un meccanismo. Così, il problema maggiore non è in genere l'integrazione né la malinconia di casa che, benché grande, viene assorbita da tutte le novità che circondano questo momento di stacco. Il problema più grande sembra essere, più banalmente, trovare un tetto sotto cui dormire. Chi va in una grande città lo sente molto di più, ed è bene che si organizzi per tempo. Valentina, reduce da nove mesi di vita parigina, trova solo dopo molto tempo un'appartamento da condividere con due altre studentesse straniere, che le costa più o meno un quinto della residenza universitaria dove ha alloggiato per i primi due mesi. Il problema è comune, e il consiglio è di informarsi già mesi prima della partenza, cercando così anche ciò che di meno costoso c'è sul mercato. Perché è vero che chi vince l'Erasmus ha automaticamente una borsa di studio, ma assolutamente esigua (per il prossimo anno sono previsti 120 euro mensili, più un forfait fisso per il viaggio). Per quanto l'Ateneo torinese integri questa borsa con una seconda, divisa per fasce di reddito, si arriva comunque ad una somma che, in certe città, non copre neanche l'affitto. Cercare altre borse di studio per studenti in mobilità internazionale è spesso importante. Erasmus riservato ancora all'élite? Forse no: se in città come Parigi e Londra è impossibile vivere senza un'adeguata copertura economica, ed una residenza universitaria può venirvi a costare anche 500 euro al mese, Federico, laureando in Medicina che ha passato un anno a Granada, racconta "Spendevo meno lì che a Torino; la borsa Erasmus mi copriva l'intero prezzo della casa; il costo della vita era bassissimo".
Le possibilità, quindi, ci sono per tutti: basta avere le idee chiare, non lasciarsi demoralizzare dall'iter burocratico e possedere spirito d'adattamento, voglia di mettersi alla prova, un pizzico di coraggio. Vi costa un po' di fatica, che avrete ripagata con gli interessi. Perché l'Erasmus non è solo un viaggio, l'Erasmus non è solo studio. Difficile definirlo: è vita, con la V maiuscola.
 
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO  
 

Archivio
ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave