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novembre/dicembre 2003










Libri

- Humberto Maturana, L'albero della conoscenza, Garzanti

- Gregory Bateson, Ecologia della mente, Garzanti

- Edgard Morin, La sfida della complessità

- "Eco", rivista mensile specifica del settore dell'educazione ambientale

Corsi di educazione ambientale per scuole, insegnanti e neolaureati

- Provincia di Torino Silvia Burzio, tel. 011.8614936
www.provincia.torino.it...

- R come… tel. 011.747171
www.museoerrecome.org


- Centro Nazionale Didattico Pracatinat tel. 0121.884812 www.regione.piemonte.it...

- Università degli Studi
www.se-savigliano.unito.it


- Cooperativa Triciclo Elena Proietti, tel. 011.7805470
www.triciclo.com/index2.html

- Cooperativa Tartavolante tel. 0121.933096
www.tpellice.it/~tarta/index.html

- Cooperativa CISV tel. 011.2625526
www.arpnet.it/cisv


- WWF via Peyron 10 tel. 011.4731746,
www.wwf.it


- Scholé Futuro via Bligny 15 tel. 011.4366522,
www.schole.it

LA E-GENERATION E L'EDUCAZIONE AMBIENTALE
L'emergere di problematiche complesse riguardanti lo stato del nostro pianeta ha portato ad una nuova sensibilità riguardo l'ambiente in cui la specie uomo vive.

di Maurizio Pagliassotti

Persa la possibilità che hanno avuto le generazioni passate di conoscere la natura direttamente, causa la forte antropizzazione del territorio e la tecnologia imperante che ha sostituito lo svago all'aria aperta con surrogati di plastica vari, è sorto il problema di come ricreare un rapporto tra i giovani e l'ambiente.
I ragazzi di qualche anno fa non necessitavano di lezioni perché vivevano in campagna ed il rapporto con la natura risultava quindi diretto; oggi la città diffusa rende questa conoscenza difficoltosa e talvolta impossibile.
Focalizzata questa necessità, i problemi restavano ancora due: cosa insegnare nella nuova disciplina dell'educazione ambientale e chi dovesse farlo.
Stiamo parlando dei primi anni ottanta quando un gruppo di ricercatori piemontesi, insieme a vari enti pubblici, decise di creare un centro pilota per l'educazione ambientale (primo in Italia) a Pracatinat, in alta val Chisone, recuperando gli ex sanatori FIAT ormai in disuso.

Cos'è l'educazione ambientale
Innanzitutto bisogna sottolineare che la formula "educazione ambientale" porta fuori rotta, dando un'idea romantica di praticelli fioriti e alberi, panda sessualmente pigri e tigri in estinzione, ambientalisti o comunque personaggi piuttosto eccentrici che si arrampicano sulle sequoie e ci rimangono un paio d'anni al fine di evitarne il taglio.
Da qualche anno invece l'educazione ambientale, e con essa ovviamente la figura dell'educatore, tenta di demolire questo cliché romantico, perché troppo stretto, riduttivo e inutilizzabile per capire la reale importanza della natura. Per fare un esempio classico, si potrebbe partire con il dire che l'ambiente è sì l'albero vecchio di duemila anni che la multinazionale del legname vuole tagliare per farci un tavolino, oppure come comunicano tra di loro i polipi, ma anche una "bella" zona industriale, oppure un microprocessore, o ancora meglio una simpatica lattina di coca abbandonata nel mezzo di un parco naturale, quelle che ci fanno inorridire, o almeno dovrebbero, perché solitamente corredate anche di piatti e forchette di plastica, fazzoletti e quant'altro.
Partendo da paradossi spiazzanti e attraverso il ragionamento, la correlazione e la partecipazione si può tentare di imbastire un percorso comune che porti il giovane a capire innanzitutto se stesso in relazione con quanto lo circonda, e in seconda analisi cosa sia e quale ruolo rivesta questo famoso ambiente.
Ecco cos'è l'educazione ambientale oggi.
È lo studio di una disciplina olistica che abbraccia affascinanti teorie matematico scientifiche, per passare alla filosofia ed alle lettere e che può giungere a definire l'influenza che ha il nostro utilizzo dello sciacquone del gabinetto su di un contadino cingalese.
La teoria matematica dei sistemi complessi non ci dice forse che tutto è relazionato in modo imprescindibile? Le reti biologiche forse non assomigliano in maniera impressionante al world wide web?

Dove e come
Il bello dell'educazione ambientale è che la lezione nozionistica classica non esiste; esiste un percorso partecipato e non condotto da nessuno.
La proposta solitamente si diversifica a seconda del luogo ove viene svolta l'attività: le scuole, gli appositi centri di soggiorno o gli ecomusei.
Per le lezioni che si svolgono all'interno dell'istituto durante il normale orario scolastico, insegnante ed educatore concordano un tema da approfondire che solitamente è legato alla stretta attualità: impronta ecologica, acqua, sviluppo sostenibile, Agenda 21 sono i più gettonati. Il modulo tipico è formato da cinque incontri della durata di due ore, ma alcuni arrivano anche a dieci lezioni.
L'istituto può aderire ai corsi in due modi: concorrendo per quelli finanziati dal comune di Torino, dalla Provincia e dalla Regione Pemonte attraverso il laboratorio territoriale per l'educazione ambientale a Torino, oppure recuperando i fondi necessari in maniera autonoma e contattando direttamente la cooperativa che poi fornirà il servizio.
La seconda possibilità è quella di usufruire di appositi centri, ubicati solitamente in luoghi molto suggestivi dal punto di vista naturalistico, che accolgono le classi per percorsi full immersion di una settimana. Questo con tutti i vantaggi e gli svantaggi che comporta lavorare ad esempio in un parco naturale, dato che le lezioni, che si svolgono all'aperto, non si fermano in caso di condizioni metereologiche anche molto avverse. In inverno capita quindi di uscire nel bosco anche con 10 gradi sotto zero o nel pieno di una forte nevicata, cosa disorientante per un ragazzo abituato ad ambienti molto più confortevoli.
La giornata tipo prevede escursioni sul campo e lezioni teoriche che si svolgono in aule fornite delle più moderne attrezzature tecnologiche. In questo caso il programma svolto tende ad un approccio più complesso e meno nozionistico, legato fortemente al territorio. Durante la settimana solitamente si affronta la percezione del singolo, lo spiazzamento in un contesto naturale mai sperimentato, la conoscenza dei villaggi alpini e il perché del loro abbandono. Paradossalmente l'educazione ambientale diventa educazione alla consapevolezza della persona, si utilizza l'ambiente per formare la persona.
Rimanendo in città, le proposte non mancano.
"R come rifiuti", museo gestito dalla cooperativa di Radio Torino Popolare, offre percorsi ludico-educativi alle scuole. I ragazzi lavorano attraverso il gioco e la manipolazione fisica degli oggetti, ad esempio i rifiuti, per capire l'importanza del riutilizzo e della preservazione delle risorse.
Anche le associazioni ambientaliste sono da anni attive nel settore. Tra le atre, il WWF propone ai "Panda Club", le classi scolastiche iscritte, i progetti "Che aria tira?", idee-azioni per migliorare il clima del pianeta, e "Piantiamo la scuola", per l'allestimento del giardino scolastico. L'associazione Scholé Futuro, oltre a editare la rivista ".eco", nell'ambito del progetto "Il Pianeta azzurro" realizza laboratori di educazione ambientale legati al tema dell'acqua, destinati sia alle scuole che agli adulti, che comprendono escursioni agli ecomusei piemontesi e ad alcuni parchi marini e, d'estate, escursioni in barca a vela lungo le coste della Croazia per l'avvistamento dei cetacei. Inoltre, dal 17 al 23 novembre, presso il Cral Dipendenti Comunali di Corso Sicilia 12, arriva H2TO, una settimana di iniziative e idee sul pianeta acqua: mostre, laboratori per le scuole, workshop per gli adulti, video, conferenze acquari, mostre fotografiche, batik africani sull'acqua e concerti.
Ultimi, ma non meno importanti, gli ecomusei, ovvero i musei del territorio. In Piemonte sono numerosi e anch'essi offrono alle scuole e agli insegnanti lezioni che solitamente durano una mattina e vertono sulla sostenibilità legata al territorio.

Come diventare educatore ambientale
Personaggio polivalente, laureato ma questo significa poco, con una cultura approfondita e vasta, simpatico e comunicativo, l'educatore ambientale non è un animatore che deve far divertire i ragazzi insegnandogli l'importanza di non buttare la cartaccia per terra. A questo "sub insegnante" interessa invece ragionare sulla complessità della società attuale e sull'influenza che il comportamento di un singolo può avere sui grandi problemi che attanagliano il pianeta.
Cosa fare per diventare educatore ambientale?
Chi sceglie di intraprendere questo appassionante mestiere, dopo il conseguimento di una laurea (solitamente in pedagogia o materie scientifiche) segue degli appositi corsi che lo introdurranno alle tecniche di gestione del gruppo ed ovviamente ai contenuti pedagogico-scientifici più consoni.
In Piemonte esiste il Centro Nazionale Didattico per l'Educazione Ambientale, ovvero il Centro Pracatinat che da vent'anni accoglie classi da tutta Italia, gestito da un consorzio di cui fanno parte Comune e Provincia di Torino, Regione Piemonte e vari piccoli comuni. Qui operano due cooperative, la Tartavolante e il CISV, che, oltre a fornire il personale docente per lo svolgimento dei corsi settimanali, organizzano durante l'anno work shop per neo laureati o insegnanti che vogliano approfondire il tema dell'educazione ambientale. Anche la cooperativa Triciclo, sempre del gruppo CISV, lavora e forma gli "insegnanti dell'ambiente".
Da quest'anno, poi, si è aggiunta l'offerta formativa dell'Università di Torino che, nella sede di Savigliano, all'interno del corso di laurea in Scienze dell'Educazione, ha attivato un curriculum per Educatore Ambientale, triennale.
Per questo mestiere indispensabili devono risultare due passioni. Per i ragazzi e l'insegnamento, ricordando che la conoscenza reciproca non potrà mai essere profonda quanto quella di un insegnante classico, dato il tempo ridotto che si trascorre insieme. E per la natura, che rimane sempre il fulcro di ogni ragionamento.
L'ambiente, che piaccia o meno, avrà un ruolo sempre più importante nella vita dei cittadini del futuro. L'educazione ambientale aiuterà a formare cittadini coerenti ed informati riguardo la salute di quest'unico pianeta.

 
Atlante dell'Ambiente in Piemonte
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L'Atlante dell'Ambiente in Piemonte è il primo studio del genere realizzato in Europa sulla attuale situazione ambientale piemontese, realizzato con meticoloso rigore scientifico ed esposto con un linguaggio semplice e divulgativo da un qualificato team di professori coordinati da Anna Segre del Dipartimento Interateneo Territorio dell'Università e del Politecnico di Torino. Destinato al mondo della scuola, il libro focalizza l'attenzione su cinque argomenti: aria, acqua, suolo, ambiente urbano, biocenosi e si sviluppa seguendo la sequenza di fattori che interagendo fra loro, forniscono il quadro complessivo della situazione ambientale. Parte dalle attività e dai comportamenti umani, come la densità di popolazione, l'urbanizzazione, il traffico veicolare, che determinano pressioni sull'ambiente. Poi vengono esaminate quelle qualità e caratteristiche ambientali considerate come valori (fisici, chimici, biologici, naturalistici, economici) che è necessario difendere e tutelare. Passa quindi agli impatti, ossia i cambiamenti significativi dello stato ambientale, e infine analizza le risposte date dalla società: azioni legislative, attività di ricerca, iniziative in materia economica, sensibilizzazione dell'opinione pubblica, ecc.
Il libro è consultabile in tutte le biblioteche pubbliche del Piemonte, è in vendita nelle principali librerie di Torino al prezzo di euro 25 e può essere richiesto direttamente allo stampatore: Editrice Artistica Piemontese di Savigliano tel. 0172/726622.

Enrico Massone

 
 
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