Libri
- Humberto Maturana, L'albero della conoscenza, Garzanti
- Gregory Bateson, Ecologia della mente, Garzanti
- Edgard Morin, La sfida della complessità
- "Eco", rivista mensile specifica del settore dell'educazione
ambientale
Corsi di educazione ambientale per scuole, insegnanti e
neolaureati
- Provincia di Torino Silvia Burzio, tel. 011.8614936
www.provincia.torino.it...
- R come
tel. 011.747171
www.museoerrecome.org
- Centro Nazionale Didattico Pracatinat tel. 0121.884812 www.regione.piemonte.it...
- Università degli Studi
www.se-savigliano.unito.it
- Cooperativa Triciclo Elena Proietti, tel. 011.7805470
www.triciclo.com/index2.html
- Cooperativa Tartavolante tel. 0121.933096
www.tpellice.it/~tarta/index.html
- Cooperativa CISV tel. 011.2625526
www.arpnet.it/cisv
- WWF via Peyron 10 tel. 011.4731746,
www.wwf.it
- Scholé Futuro via Bligny 15 tel. 011.4366522,
www.schole.it
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LA
E-GENERATION E L'EDUCAZIONE AMBIENTALE
L'emergere
di problematiche complesse riguardanti lo stato del nostro pianeta ha
portato ad una nuova sensibilità riguardo l'ambiente in cui la
specie uomo vive.
di
Maurizio
Pagliassotti
Persa la
possibilità che hanno avuto le generazioni passate di conoscere
la natura direttamente, causa la forte antropizzazione del territorio
e la tecnologia imperante che ha sostituito lo svago all'aria aperta con
surrogati di plastica vari, è sorto il problema di come ricreare
un rapporto tra i giovani e l'ambiente.
I ragazzi di qualche anno fa non necessitavano di lezioni perché
vivevano in campagna ed il rapporto con la natura risultava quindi diretto;
oggi la città diffusa rende questa conoscenza difficoltosa e talvolta
impossibile.
Focalizzata questa necessità, i problemi restavano ancora due:
cosa insegnare nella nuova disciplina dell'educazione ambientale e chi
dovesse farlo.
Stiamo parlando dei primi anni ottanta quando un gruppo di ricercatori
piemontesi, insieme a vari enti pubblici, decise di creare un centro pilota
per l'educazione ambientale (primo in Italia) a Pracatinat, in alta val
Chisone, recuperando gli ex sanatori FIAT ormai in disuso.
Cos'è
l'educazione ambientale
Innanzitutto bisogna sottolineare che la formula "educazione ambientale"
porta fuori rotta, dando un'idea romantica di praticelli fioriti e alberi,
panda sessualmente pigri e tigri in estinzione, ambientalisti o comunque
personaggi piuttosto eccentrici che si arrampicano sulle sequoie e ci
rimangono un paio d'anni al fine di evitarne il taglio.
Da qualche anno invece l'educazione ambientale, e con essa ovviamente
la figura dell'educatore, tenta di demolire questo cliché romantico,
perché troppo stretto, riduttivo e inutilizzabile per capire
la reale importanza della natura. Per fare un esempio classico, si potrebbe
partire con il dire che l'ambiente è sì l'albero vecchio
di duemila anni che la multinazionale del legname vuole tagliare per
farci un tavolino, oppure come comunicano tra di loro i polipi, ma anche
una "bella" zona industriale, oppure un microprocessore, o
ancora meglio una simpatica lattina di coca abbandonata nel mezzo di
un parco naturale, quelle che ci fanno inorridire, o almeno dovrebbero,
perché solitamente corredate anche di piatti e forchette di plastica,
fazzoletti e quant'altro.
Partendo da paradossi spiazzanti e attraverso il ragionamento, la correlazione
e la partecipazione si può tentare di imbastire un percorso comune
che porti il giovane a capire innanzitutto se stesso in relazione con
quanto lo circonda, e in seconda analisi cosa sia e quale ruolo rivesta
questo famoso ambiente.
Ecco cos'è l'educazione ambientale oggi.
È lo studio di una disciplina olistica che abbraccia affascinanti
teorie matematico scientifiche, per passare alla filosofia ed alle lettere
e che può giungere a definire l'influenza che ha il nostro utilizzo
dello sciacquone del gabinetto su di un contadino cingalese.
La teoria matematica dei sistemi complessi non ci dice forse che tutto
è relazionato in modo imprescindibile? Le reti biologiche forse
non assomigliano in maniera impressionante al world wide web?
Dove
e come
Il bello dell'educazione ambientale è che la lezione nozionistica
classica non esiste; esiste un percorso partecipato e non condotto da
nessuno.
La proposta solitamente si diversifica a seconda del luogo ove viene
svolta l'attività: le scuole, gli appositi centri di soggiorno
o gli ecomusei.
Per le lezioni che si svolgono all'interno dell'istituto durante il
normale orario scolastico, insegnante ed educatore concordano un tema
da approfondire che solitamente è legato alla stretta attualità:
impronta ecologica, acqua, sviluppo sostenibile, Agenda 21 sono i più
gettonati. Il modulo tipico è formato da cinque incontri della
durata di due ore, ma alcuni arrivano anche a dieci lezioni.
L'istituto può aderire ai corsi in due modi: concorrendo per
quelli finanziati dal comune di Torino, dalla Provincia e dalla Regione
Pemonte attraverso il laboratorio territoriale per l'educazione ambientale
a Torino, oppure recuperando i fondi necessari in maniera autonoma e
contattando direttamente la cooperativa che poi fornirà il servizio.
La seconda possibilità è quella di usufruire di appositi
centri, ubicati solitamente in luoghi molto suggestivi dal punto di
vista naturalistico, che accolgono le classi per percorsi full immersion
di una settimana. Questo con tutti i vantaggi e gli svantaggi che comporta
lavorare ad esempio in un parco naturale, dato che le lezioni, che si
svolgono all'aperto, non si fermano in caso di condizioni metereologiche
anche molto avverse. In inverno capita quindi di uscire nel bosco anche
con 10 gradi sotto zero o nel pieno di una forte nevicata, cosa disorientante
per un ragazzo abituato ad ambienti molto più confortevoli.
La giornata tipo prevede escursioni sul campo e lezioni teoriche che
si svolgono in aule fornite delle più moderne attrezzature tecnologiche.
In questo caso il programma svolto tende ad un approccio più
complesso e meno nozionistico, legato fortemente al territorio. Durante
la settimana solitamente si affronta la percezione del singolo, lo spiazzamento
in un contesto naturale mai sperimentato, la conoscenza dei villaggi
alpini e il perché del loro abbandono. Paradossalmente l'educazione
ambientale diventa educazione alla consapevolezza della persona, si
utilizza l'ambiente per formare la persona.
Rimanendo in città, le proposte non mancano.
"R come rifiuti", museo gestito dalla cooperativa di Radio
Torino Popolare, offre percorsi ludico-educativi alle scuole. I ragazzi
lavorano attraverso il gioco e la manipolazione fisica degli oggetti,
ad esempio i rifiuti, per capire l'importanza del riutilizzo e della
preservazione delle risorse.
Anche le associazioni ambientaliste sono da anni attive nel settore.
Tra le atre, il WWF propone ai "Panda Club", le classi scolastiche
iscritte, i progetti "Che aria tira?", idee-azioni per migliorare
il clima del pianeta, e "Piantiamo la scuola", per l'allestimento
del giardino scolastico. L'associazione Scholé Futuro, oltre
a editare la rivista ".eco", nell'ambito del progetto "Il
Pianeta azzurro" realizza laboratori di educazione ambientale legati
al tema dell'acqua, destinati sia alle scuole che agli adulti, che comprendono
escursioni agli ecomusei piemontesi e ad alcuni parchi marini e, d'estate,
escursioni in barca a vela lungo le coste della Croazia per l'avvistamento
dei cetacei. Inoltre, dal 17 al 23 novembre, presso il Cral Dipendenti
Comunali di Corso Sicilia 12, arriva H2TO, una settimana di iniziative
e idee sul pianeta acqua: mostre, laboratori per le scuole, workshop
per gli adulti, video, conferenze acquari, mostre fotografiche, batik
africani sull'acqua e concerti.
Ultimi, ma non meno importanti, gli ecomusei, ovvero i musei del territorio.
In Piemonte sono numerosi e anch'essi offrono alle scuole e agli insegnanti
lezioni che solitamente durano una mattina e vertono sulla sostenibilità
legata al territorio.
Come
diventare educatore ambientale
Personaggio polivalente, laureato ma questo significa poco, con una
cultura approfondita e vasta, simpatico e comunicativo, l'educatore
ambientale non è un animatore che deve far divertire i ragazzi
insegnandogli l'importanza di non buttare la cartaccia per terra. A
questo "sub insegnante" interessa invece ragionare sulla complessità
della società attuale e sull'influenza che il comportamento di
un singolo può avere sui grandi problemi che attanagliano il
pianeta.
Cosa fare per diventare educatore ambientale?
Chi sceglie di intraprendere questo appassionante mestiere, dopo il
conseguimento di una laurea (solitamente in pedagogia o materie scientifiche)
segue degli appositi corsi che lo introdurranno alle tecniche di gestione
del gruppo ed ovviamente ai contenuti pedagogico-scientifici più
consoni.
In Piemonte esiste il Centro Nazionale Didattico per l'Educazione Ambientale,
ovvero il Centro Pracatinat che da vent'anni accoglie classi da tutta
Italia, gestito da un consorzio di cui fanno parte Comune e Provincia
di Torino, Regione Piemonte e vari piccoli comuni. Qui operano due cooperative,
la Tartavolante e il CISV, che, oltre a fornire il personale docente
per lo svolgimento dei corsi settimanali, organizzano durante l'anno
work shop per neo laureati o insegnanti che vogliano approfondire il
tema dell'educazione ambientale. Anche la cooperativa Triciclo, sempre
del gruppo CISV, lavora e forma gli "insegnanti dell'ambiente".
Da quest'anno, poi, si è aggiunta l'offerta formativa dell'Università
di Torino che, nella sede di Savigliano, all'interno del corso di laurea
in Scienze dell'Educazione, ha attivato un curriculum per Educatore
Ambientale, triennale.
Per questo mestiere indispensabili devono risultare due passioni. Per
i ragazzi e l'insegnamento, ricordando che la conoscenza reciproca non
potrà mai essere profonda quanto quella di un insegnante classico,
dato il tempo ridotto che si trascorre insieme. E per la natura, che
rimane sempre il fulcro di ogni ragionamento.
L'ambiente, che piaccia o meno, avrà un ruolo sempre più
importante nella vita dei cittadini del futuro. L'educazione ambientale
aiuterà a formare cittadini coerenti ed informati riguardo la
salute di quest'unico pianeta.
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Atlante
dell'Ambiente in Piemonte
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L'Atlante dell'Ambiente in Piemonte è il primo studio del
genere realizzato in Europa sulla attuale situazione ambientale
piemontese, realizzato con meticoloso rigore scientifico ed esposto
con un linguaggio semplice e divulgativo da un qualificato team
di professori coordinati da Anna Segre del Dipartimento Interateneo
Territorio dell'Università e del Politecnico di Torino.
Destinato al mondo della scuola, il libro focalizza l'attenzione
su cinque argomenti: aria, acqua, suolo, ambiente urbano, biocenosi
e si sviluppa seguendo la sequenza di fattori che interagendo
fra loro, forniscono il quadro complessivo della situazione ambientale.
Parte dalle attività e dai comportamenti umani, come la
densità di popolazione, l'urbanizzazione, il traffico veicolare,
che determinano pressioni sull'ambiente. Poi vengono esaminate
quelle qualità e caratteristiche ambientali considerate
come valori (fisici, chimici, biologici, naturalistici, economici)
che è necessario difendere e tutelare. Passa quindi agli
impatti, ossia i cambiamenti significativi dello stato ambientale,
e infine analizza le risposte date dalla società: azioni
legislative, attività di ricerca, iniziative in materia
economica, sensibilizzazione dell'opinione pubblica, ecc.
Il libro è consultabile in tutte le biblioteche pubbliche
del Piemonte, è in vendita nelle principali librerie di
Torino al prezzo di euro 25 e può essere richiesto direttamente
allo stampatore: Editrice Artistica Piemontese di Savigliano tel.
0172/726622.
Enrico
Massone
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