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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/2003 | ||
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CASA
ACMOS Qual è il ruolo dei cittadini in un moderno stato democratico? È quello che si sono chiesti i fondatori di Acmos: più che un'associazione, un crogiolo di "idee ed esperienze" rivolte ai giovani per renderli protagonisti consapevoli della loro vita e dei loro progetti futuri. di Daniela Finocchi Per rispondere alla domanda, sono nati diversi progetti tesi a sollecitare integrazione, solidarietà, iniziativa personale, riflettendo su se stessi e, perché no, mettendosi continuamente in discussione. Ecco così Scu.Ter. - La persona al centro della scuola e del territorio, che dal 1997 è presente in una decina di scuole superiori di Torino e provincia. La metodologia seguita è quella dell'animazione d'ambiente (ispirata dal pedagogista Paulo Freire), che si fonda sulla continuità dell'azione educativa. "Il progetto si struttura a partire dall'apertura di un centro d'incontro all'interno di ogni scuola in cui lavoriamo - dice Davide Mattiello, presidente Acmos - questi centri sono attivi sia durante l'orario scolastico sia extrascolastico per una o più mattine la settimana e sono animati da almeno tre operatori. I centri funzionano come punto di aggregazione per i ragazzi della scuola e come volàno di attività volte sia ad alleviare il disagio individuale sia a promuovere il protagonismo collettivo". Il logico sviluppo di questa esperienza è Casa Acmos, nata nel 2002 come spazio per provare a vivere insieme (spesso per la prima volta), uscendo dai propri individualismi e dalle proprie pigrizie, per periodi determinati di tempo. Niente a che fare, quindi, con le "case d'"accoglienza", ma un'esperienza aperta ai ragazzi delle scuole in cui già si segue il "metodo Acmos". Insomma, una palestra di gestione non violenta dei conflitti, di tolleranza e rispetto, di riduzione dei consumi e degli sprechi, di selezione critica di ciò che si mangia, di come si usa il proprio tempo e il proprio denaro. La struttura, in via Leoncavallo 27, è composta da stanze singole e non, sale in cui studiare, formarsi e discutere, nonché dagli uffici di Acmos per permettere una continua presenza dei responsabili in loco. Ci si mantiene grazie ad alcune scelte di riduzione dei costi combinate con l'autofinanziamento. Qualche esempio? I pasti in esubero (quindi gratuiti) delle mense studentesche e poi attività manuali legate al riciclo/riutilizzo che producono piccole entrate. "Il mondo che desideriamo e che ci impegnamo a costruire - continua Mattiello - è libero da sfruttamento, povertà, esclusione, è un mondo di responsabilità, condivisione e rispetto. Per questo abbiamo sentito il bisogno di ritagliarci uno spazio dove sia possibile ridurre al minimo la compromissione con tanti meccanismi che contestiamo, dove porre in essere quelle pratiche di vita che testimonino per noi stessi e per i ragazzi la volontà di uno stile diverso, sostenibile, coerente. Uno spazio dove ridurre e selezionare i consumi, uno spazio in cui vivere l'accoglienza di chi ha bisogno. Rifiutiamo tuttavia derive che ci portino 'fuori dal mondo'. Chi abita Casa Acmos la intende come luogo provvisorio, in cui formarsi e svolgere una missione. La comunità non può essere per sempre, ma serve per crescere e maturare scelte coerenti e coraggiose di cittadinanza, senza trasformare la comunità in un'oasi protetta di stabile soggiorno". Dallo scorso anno, nella casa hanno vissuto ben 150 ragazzi che hanno imparato a mediare i propri interessi, a condividere, a limitare gli sprechi, a gestire lo spazio. Un percorso non sempre facile, non senza conflitti, ma è proprio così che si cresce cittadini responsabili e consapevoli.
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