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PSICHE
E MOVIMENTO
I
bambini arrivano a gruppetti, accompagnati dai genitori. Si tolgono in
fretta i giacconi e le scarpe, infilano le calze antiscivolo e si accalcano
vocianti intorno alla porta, facendo a gara per chi sarà il primo
ad entrare in palestra.
di
Valeria
Moschese
Un
pomeriggio in settimana
Dentro, intanto, la psicomotricista sta ultimando i preparativi della
sala di psicomotricità: impila i cubi di gommapiuma colorata a
formare alte torri, sistema i teli ed i tessuti nel cesto, riassetta i
materassi pronti ad accogliere i salti dei piccoli, dispone i palloni,
i cerchi e le corde
un'ultima occhiata: è tutto a posto,
si può aprire la porta.
I bambini entrano cinguettando, la psicomotricista li accoglie e li invita
a sedersi in cerchio. I loro occhi curiosano nella sala, immaginando e
pregustando i giochi che li aspettano. Ci si saluta e si raccontano brevemente
le novità. Quindi si ricordano insieme le regole da rispettare
durante l'attività psicomotoria: si tratta di indicazioni semplici
volte al rispetto degli altri bambini e del luogo. I piccoli fremono per
iniziare e allora
via, tutti a giocare!!!
Così può iniziare un incontro di psicomotricità,
quell'attività che riunisce nel proprio nome "psiche"
e "movimento" e che è sempre più diffusa, coinvolgendo
adulti e piccini.
Le
origini della psicomotricità contemporanea
Le basi per la psicomotricità contemporanea e per la sua affermazione,
dapprima in Francia e successivamente nel resto d'Europa, si devono
a Julien de Ajuriaguerra, la cui originalità dell'approccio sta
nell'indagine dei diversi aspetti dell'evoluzione motoria e nella successiva
elaborazione di tecniche riabilitative attente alla relazione. In Italia
il termine "psicomotricità" compare nel contesto pedagogico
intorno agli anni Sessanta per indicare un intervento rivolto alla crescita
e all'apprendimento del bambino dalla nascita sino ai sei-otto anni
di età, dunque all'inizio dell'esperienza scolastica.
In un primo momento la psicomotricità fu praticata soprattutto
dall'insegnante di sostegno, diventando una risposta alternativa alla
"didattica speciale". Dagli anni Settanta l'interesse crescente
nei confronti di questa nuova disciplina accese la richiesta di formazione
e intervento nell'ambito scolastico.
La sua progressiva affermazione ha influenzato notevolmente l'organizzazione
delle iniziative didattiche sino ad allora dominanti nel mondo educativo,
rendendo sempre più evidente la necessità di riconoscere
con chiarezza il ruolo di chi la pratica (l'insegnante di classe? L'insegnante
di sostegno? Con quale preparazione, quale metodologia e quali obiettivi?),
dibattito ancora attuale.
La psicomotricità appare oggi sempre più diffusa, presente
in un numero via via crescente di istituzioni educative e scolastiche,
riabilitative e terapeutiche, tanto da costituire ormai un vero e proprio
fenomeno culturale.
Cos'è:
qualche definizione
L'attività psicomotoria è una disciplina educativa, rieducativa
e terapeutica che considera la globalità della persona ed utilizza
il movimento per interagire con essa. È una modalità di
approccio e di attività a mediazione corporea, che tende a facilitare
o a ricostituire gli aspetti mancanti, interrotti o compromessi della
comunicazione della persona con se stessa, con l'altro e con il mondo
circostante.
La "globalità" dell'esperienza psicomotoria durante
le prime tappe dello sviluppo esprime l'unione inscindibile tra il movimento,
il pensiero e la vita affettiva per i quali l'unico luogo possibile
è il proprio corpo. Il corpo diventa dunque la via attraverso
cui vengono sollecitate ed impartite le informazioni che il soggetto
è stimolato a sentire, elaborare e trasformare in idee, esperienze
e vissuti. I movimenti compiuti, le posture, i ritmi adottati, il tono
muscolare, raccontano di emozioni, blocchi, frustrazioni, inibizioni.
Nella seduta di psicomotricità ci si propone di stimolare il
bambino ad agire e provare piacere nel far ciò che gli interessa,
favorendo uno sviluppo più armonico della persona. Viene presa
in considerazione la globalità dell'essere umano, unione della
struttura somatica, affettiva e cognitiva; e preferita la modalità
tonico-emozionale di essere al mondo, dove, nell'espressione di se stessi,
il gesto anticipa ed integra il linguaggio.
Durante la seduta psicomotoria, al fine di creare una situazione di
benessere, fiducia e sicurezza per i partecipanti, lo psicomotricista
propone attività motorie basate su giochi da vivere insieme.
Cosa
accade durante una seduta?
Durante la seduta il conduttore psicomotricista struttura gradatamente
gli spazi, definisce una sequenza di attività ed una logica temporale.
Il bambino che partecipa alla seduta si sente rassicurato nel ritrovare
spazi, luoghi, tempi e materiali a lui noti, da dove ripartire nel percorso
di gioco ed apprendimento, evolvendo anche da un punto di vista cognitivo.
Attraverso lo spazio della seduta lo psicomotricista si propone quindi
di accogliere e rispondere adeguatamente alle richieste profonde del
bambino, di favorirne gli aspetti creativi e la formazione del pensiero.
Tenendo conto che l'attività psicomotoria è qualcosa di
unico e diverso per ogni incontro, si possono comunque distinguere rituali,
regole e tempi definiti:
- un momento iniziale in cui i partecipanti sono raccolti in cerchio,
viene loro annunciato il materiale a disposizione e ricordate le regole
del gioco (legate soprattutto al rispetto degli altri, di se stessi
e del luogo);
- la seduta psicomotoria vera e propria in cui i partecipanti scelgono
il materiale a disposizione per giochi di tipo sensomotorio e simbolico;
- un momento finale di dialogo su quanto avvenuto durante il gioco,
di rappresentazione grafica e manipolativa, al fine di tradurre la propria
emotività in linguaggi diversi e più accessibili.
La
sala di psicomotricità
Solitamente si tratta di una palestra. Prima di accedere alla sala ci
si prepara, indossando un abbigliamento comodo e togliendosi le scarpe.
Tale abitudine consente di separare, anche attraverso i gesti, il "fuori"
(la vita all'esterno, regolata da tempi e leggi proprie) ed il "dentro",
lo spazio cioè in cui il piacere dell'individuo viene riconosciuto
e trova la sua massima espressione nello sperimentare, creare, agire,
comunicare.
La sala di psicomotricità si presenta ordinata, con gli oggetti
presenti ben distribuiti: cuscini di stoffa colorata dalle varie forme
e grandezze, magari impilati in alte torri; materassi capienti e morbidi,
dagli spessori variabili; tessuti di svariate tonalità, raccolti,
disposti in una cesta oppure aperti sul pavimento; cerchi di differenti
grandezze; palloni, palline di spugna o plastica, maxi palloni ideali
per il dondolio; spalliere o plance adatte per compiere salti e per
stimolare la ricerca della verticalità, bastoni, moduli in legno
per costruire torri, case ed altro ancora, un grande specchio dove incontrare
la propria immagine e quella degli altri partecipanti; carta, colori,
plastilina, argilla
tutto ciò che consente di esprimere
le emozioni vissute durante l'attività, con un linguaggio anche
non verbale. È dunque il luogo in cui esprimersi attraverso proprie
modalità, da quelle più inibite a quelle meno controllate,
accettando e canalizzando la pulsionalità.
La seduta psicomotoria si svolge in uno spazio e in un tempo costanti,
è cadenzata da un rito iniziale, da uno finale e dalla presenza
costante dei materiali proposti e delle persone che conducono il percorso;
è il luogo della spontaneità e della libertà d'azione
del bambino, che deve essere lasciato libero nel gioco.
La
formazione
La formazione dello psicomotricista, in Italia, è stata svolta
dalle sole scuole private sino al 1997, quando il decreto Bindi ne accreditava
un parziale riconoscimento individuando l'università come ambito
formativo del "terapista della neuro e psicomotricità dell'età
evolutiva". La formazione di base dello psicomotricista, di durata
triennale, si sviluppa all'interno di tre settori: teorico, pratico
e personale.
La formazione teorica fornisce conoscenze in merito allo sviluppo infantile,
alla clinica della psicomotricità e al corpo, sia da un punto
di vista anatomico che fisiologico; la formazione pratica consente agli
allievi di confrontarsi con i modelli di osservazione, con il quadro
di riferimento metodologico, con le sedute di tirocinio didattico supervisionate
dal formatore psicomotricista; la formazione corporea personale fa emergere
le attitudini naturali e spontanee dell'allievo, il suo modo peculiare
soggettivo di percepire la realtà, così da poterne prendere
una certa distanza affinché l'interpretazione della realtà
non venga sentita come universale.
La psicomotricità riveste un ruolo importante nell'ambito della
prevenzione, sia nelle strutture sanitarie che in quelle educative,
e scolastiche. Un'altra importante collocazione è in ambito sanitario:
è una terapia che si rivolge prevalentemente ai bambini con disturbi
psicomotori e degli apprendimenti scolastici.
Diversi psicomotricisti operano poi con l'adulto in ambito psichiatrico
e con le persone anziane; alcuni intervengono in settori particolari
specifici, come quello delle tossicodipendenze.
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Libri
Ambrosiani, De Panfilis, Wille, La psicomotricità. Corporeità
e azione nella costruzione dell'identità, Xenia Ed.
Ivano Gamelli, Pedagogia del corpo, Meltemi
Boscaini F., Approccio psicomotorio ed intervento educativo rieducativi,
Libreria Universitaria Ed.
Siti
www.anupi.it: sito dell'associazione
nazionale psicomotricisti italiani: fornisce notizie sulla formazione
professionale, articoli, notizie di convegni e seminari
www.cfptorino.it: sito del
centro di formazione permanente di Torino, scuola di formazione
psicomotoria della città di Torino
www.unito.it: sito dell'università
di Torino al quale accedere per avere info sul corso universitario
di "terapista della neuro e psicomotricità dell'età
evolutiva"
www.torinobimbi.it: fornisce
informazioni sui corsi per bambini in Torino e provincia, compresi
corsi di psicomotricità
www.comune.torino.it/biblioteche:
il calendario delle biblioteche torinesi presenta anche l'attività
psicomotoria integrata a quella di lettura
Corso
di laurea in terapista della Neuro e psicomotricità dell'età
evolutiva:
Facoltà di medicina e chirurgia segreteria degli studenti
Corso Massimo D'Azeglio 60
10126 Torino, tel. 011/6707878
e-mail: zaccagnino@rettorato.unito.it
Centro di formazione Permanente
via Brione 40, Torino
tel/fax 011/7412840
e-mail: cforper1@virgilio.it
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