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I
MILLE SUONI DI DUBLINO
Un viaggio nella tradizione
musicale irlandese
Otto
di sera, Dublino si sveglia. Mi ritrovo in uno dei tanti pub di Temple
Bar, il quartiere notturno più frequentato della capitale irlandese.
di
Francesca Ferrando
Al ritmo
incalzante di un banjo la gente canta insieme, un po' brilla, canzoni
sentimentali e stonate. La barista bionda scivola tra i tavoli, pile di
boccali di Guinness mezzi vuoti tra le mani. Non posso spendere gli ultimi
quattrini di questa vacanza in quell'occhieggiante e delizioso liquido
scuro, ma tutto, qui dentro, invita a farlo. Me ne vado. Attraverso una
Dublino notturna, dove bellissime statue sussurrano i loro mille segreti
di bronzo. Giungo infine a Grafton Street, zona pedonale in cui si esibiscono
gli artisti di strada. Due ragazzi con la bandana rossa stanno suonando:
la loro chitarra amplificata grida un rock acido e asciutto, che attira
gli sguardi e qualche moneta dei passanti. Un po' più in su una
donna vestita di bianco accarezza rarefatte melodie con la sua arpa. Solleva
dunque lo strumento e, come se nulla fosse, si siede accanto ai chitarristi.
Mi ritrovo dinanzi a un rock più lento, talvolta spezzato dalla
voce dell'arpista che ora si è messa a cantare. Il risultato è
splendido, parto inconfondibile di una città curiosa, dove progresso
e tradizione convivono non solo nella musica, ma anche nell'architettura,
nella lingua, nella memoria collettiva. Dublino, capitale moderna di una
terra antica
Due
note di storia
Adagiata sull'oceano atlantico, segnata da secoli di colonizzazione,
dalla tragedia della Grande Fame del 1840 e da una massiccia e continua
emigrazione, l'Irlanda si sta lentamente trasformando in un paese moderno.
La sua capitale - al momento un grande cantiere dove si stanno costruendo
interi nuovi quartieri e una metropolitana - è la città
che porta in modo più evidente i segni di questo cambiamento.
Ma sia nelle zone antiche che in quelle più recenti spuntano
ogni anno nuove statue a rappresentare pezzi di storia autoctona: da
James Joyce a Molly Malone. A partire dal 1932 il gaelico (che gli irlandesi
definiscono "irish") è lingua nazionale della Repubblica
d'Irlanda, ed è obbligatorio il suo insegnamento nelle scuole.
Ciononostante a Dublino impera l'inglese, mentre il gaelico sopravvive
come prima lingua in alcune isolette dell'ovest irlandese, nella zona
di Galway. Una diversa sorte è invece toccata alla musica tradizionale,
che non soltanto è sopravvissuta, ma è entrata nel nuovo
millennio con rinnovato vigore.
Il
popolo dell'arpa
I celti erano antiche popolazioni di origine indoeuropea che, stanziate
nell'Europa centro-settentrionale, arrivarono fino all'Iberia (attuale
Spagna) e all'Asia Minore. Furono definiti "galati" dai greci
e "galli" dai romani. Per "gaeli" si intendono invece
le stirpi celtiche insediatesi in Irlanda, oltre che in Scozia, dal
quinto secolo a.c. fino all'arrivo di San Patrizio e della cristianità,
nel 432 d.c. Secondo descrizioni storiche e credenze popolari i celti
si dedicavano molto alla musica, alla danza e alla poesia - a noi, purtroppo,
non è pervenuto alcun documento di musica scritta.
Attraverso la mitologia scopriamo che la musica era strettamente connessa
alla religione. La classe sacerdotale comprendeva i druidi, ossia i
sacerdoti, i bardi, che erano i cantori, e gli indovini. Ciascun gruppo
veniva a sua volta suddiviso in varie categorie, tra cui quella dei
cruitire (da "cruit", in irlandese piccola arpa), arpisti
di corte che accompagnavano i poemi dei bardi, e unici, tra i musicisti,
ad essere considerati nobili al di là del lignaggio. Alla loro
musica veniva infatti attribuito un valore magico, oltre al prezioso
compito di stabilire un contatto tra l'umano e il divino. Le tracce
lasciate nell'inconscio collettivo irlandese da questa tradizione sono
considerevoli: l'arpa diviene simbolo della nazione, immagine rappresentata
sulle monete e il logo della sua birra storica, la Guinness.
Musica
celtica?
Per musica celtica si intende la musica tradizionale d'Irlanda, Scozia,
Galles, Bretagna, Galizia e Paesi Baschi spagnoli. A questa si aggiunga
la musica che, attraverso gli immigrati provenienti da tali paesi, è
giunta negli Stati Uniti e in Canada, producendo musicisti di fama internazionale
come Ashley MacIsaac e Loreena McKennitt. Il concetto di musica celtica
permette agli artisti che la suonano di condividere un ideale senso
di unione, rivendicato, tra gli altri, dall'arpista bretone Alan Stivell.
Eppure questa formula è vaga, per non dire errata, in quanto
non tiene conto delle influenze esercitate dalle successive culture
con cui ciascuna tradizione musicale è venuta a contatto. L'insistere
pubblicitario sull'etichetta "celtico" risponde invece a un'astuta
operazione di marketing, voluta dalle case discografiche per rendere
i propri prodotti più attraenti. Negli ultimi anni questo termine
è stato anche utilizzato per definire un genere di musica ambient
e new age, che smaterializza i ritmi tradizionali per evocare atmosfere
spirituali.
La tradizione, ieri e oggi
Gran parte della musica tradizionale irlandese nasce nella società
contadina, eseguita durante occasioni speciali, come matrimoni e feste,
per far ballare la gente. La musica era uno svago, si suonava e si danzava
accanto ad altre attività, come raccontare delle storie o giocare
a carte; raramente i musicisti venivano pagati. Tramandata oralmente
di generazione in generazione, questa musica continua tutt'oggi ad esercitare
un grande fascino sulla popolazione irlandese di tutte le età.
Molti sono i ragazzi e le ragazze che la studiano. Ma più che
attraverso libri o CD, per apprendere le mille varianti di questo genere
musicale è fondamentale incontrare altri musicisti e suonare
insieme: questi momenti di libero scambio e improvvisazione su ritmi
tradizionali vengono definiti session. Da una cinquantina d'anni il
locale che più frequentemente offre tale opportunità è
il pub, luogo dove incontrarsi, bere una birra, suonare, cantare e ballare
insieme. Ma attenzione: le vere session non sono quelle organizzate
dal proprietario di un locale per attirare i turisti, ma nascono in
modo spontaneo, quando più musicisti, in un pub o altrove, si
incontrano e si mettono a suonare insieme per ispirazione, non per denaro.
Le session sono aperte a nuovi musicisti che, se ritenuti all'altezza,
potranno essere invitati a partecipare.
Voce
e strumento
La musica tradizionale irlandese si caratterizza per l'uso di numerosi
strumenti dal suono unico e inconfondibile, come l'arpa, le uillean
pipes (un tipo di cornamusa che si suona tenendo sotto il braccio -
"uillean" in irlandese significa gomito), il bodhrán
(un tamburo fatto con pelle di capra), flauti e tin whistle (flautino
di metallo), il violino, il bouzouki, la chitarra, il banjo e la fisarmonica.
I ritmi più comunemente eseguiti nella musica strumentale sono
i jig, i reel, gli hornpipe, le polke e le slow air. Ma il cuore della
tradizione irlandese è la voce, che può essere accompagnata
ad altri strumenti, come nelle ballate, o fare da protagonista assoluta.
È questo il caso della tradizione di sean nós, canto solista
in lingua irlandese privo di accompagnamento o eseguito con il solo
bodhrán, che si ritiene derivi dalla tradizione bardica.
Negli anni Cinquanta l'introduzione della chitarra rivoluziona la maniera
di cantare melodica, tipica della musica tradizionale, in favore di
un folk più armonico, adottato con successo dai Clancy Brothers
and Tommy Maken, e poi dai Dubliners nel decennio successivo. Entrambi
i gruppi mantengono comunque, nel proprio repertorio, brani interpretati
senza accompagnamento. Attraverso la tradizione di sean nós si
spiega anche la naturalezza con cui molti artisti rock irlandesi non
esitano a esibirsi in pezzi esclusivamente vocali: da Sinead O'Connor
a Van Morrison, da Dolores Ó Riordan dei Cranberries a Liam Ó
Maonlaí degli Hothouse Flowers. Anche Enya ha un grosso debito
nei confronti di questo stile: la cantante ha infatti iniziato la sua
carriera nel gruppo tradizionale Clannad, di cui ha fatto parte per
ben tre anni. Più recentemente lo sean nós è stato
ripreso dagli Afro-Celt Sound System, gruppo prodotto dalla RealWorld
di Peter Gabriel, che propone la curiosa unione, peraltro splendidamente
riuscita, di ritmi celtici e africani con sonorità techno e jungle.
Irish
rock e folk revival
Negli anni Sessanta in Irlanda si sviluppa una scena rock assai fertile,
che poco ha a che fare con la musica tradizionale. Parallelamente si
assiste anche a un folk revival, che esploderà grazie al successo
dei Chieftains, il cui fondatore, Seán Ó Riada, ha la
straordinaria intuizione di inserire nel proprio ensemble strumenti
tradizionali. Negli anni Settanta Donal Lunny e Christy Moore, insieme
a Andy Irvine, formano i Planxty, banda che cambia il modo in cui i
giovani irlandesi guardano al patrimonio folk. Successivamente Lunny
e Moore tenteranno una fusione ancor più radicale di rock e tradizione,
con la formazione Moving Hearts.
Se a sposare musica autoctona e rhythm & blues ci pensa Van Morrison,
gli anni Ottanta vedono invece la nascita del "gaelic punk"
di Shane MacGowan & The Pogues, gruppo culto che reinterpreta le
tradizionali drinking song con ribellione e sfrenatezza. Nel decennio
seguente è la volta degli Altan - la cui musica tradizionale
dalle sfumature rock ottiene uno straordinario successo - e di Sharon
Shannon, giovane virtuosa di violino e fisarmonica, che affianca tradizioni
musicali straniere a quelle locali. Recentemente persino gli U2, che
un tempo rifiutavano la musica tradizionale, percepita come espressione
della repressiva cultura dell'isola, vi si sono riavvicinati, in un
nuovo tentativo di sperimentazione musicale. L'unione di modernità
e tradizione è un leitmotiv che ripercorre non solo la musica
irlandese degli ultimi cinquant'anni, ma anche la vita e l'essenza stessa
della capitale, Dublino, in cui mi ritrovo a camminare in una notte
di mezza estate. E mentre l'arpista vestita di bianco si allontana discreta
da Grafton Street, un nuovo gruppo ha già preso il suo posto,
in un ciclo continuo di musica che in questa città pare non interrompersi
mai.
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Tra le più riconosciute formazioni che si cimentano nella
musica di area celtica a Torino, accanto ai Malartan, ci sono i
Kelterán. Nato dalle ceneri degli Eire Nua, il gruppo vanta
tra i suoi principali componenti Marco Giaccaria, musicista poliedrico
che da anni si dedica alla world music. Alla domanda: "Come
ti sei avvicinato alla musica irlandese?", l'artista risponde:
"Ho iniziato a interessarmi a questo genere per passione politica,
oltre che musicale. Nel 1977-78 l'impatto che questa musica ebbe
sia negli ambienti di sinistra che di destra fu molto forte. Numerosi
gruppi dell'isola, come i Chieftains, vennero a suonare in Italia:
la loro musica diventò un po' la colonna sonora del nuovo
movimento giovanile. C'è stato poi un riflusso negli anni
Ottanta, cui è seguita la riscoperta degli anni Novanta,
ma attraverso un processo inverso: i turisti andavano in vacanza
in Irlanda e, tornati a Torino, iniziavano a interessarsi alla musica
celtica. In questo modo molti giovani vi si sono avvicinati, formando
gruppi specializzati tuttora attivi sul territorio". Per curiosità
e contatti: www.marcogiaccaria.it
Un'associazione che si occupa di organizzare concerti folk celtici,
e che seleziona gruppi italiani per il prestigioso festival francese
FIMU, è HIRIO Eventi, Via Lauro Rossi 51, tel. 011-851346,
www.hirio.com. Anche il circolo Folkolore, via Monte Cengio
16/9, tel. 011-3913174, www.folkolore.it,
organizza concerti di musica irlandese, mentre l'associazione John
O'Leary (www.joleary.it) propone
ogni mese una serata di ballo irlandese con musica live. Infine,
per gli amanti della cultura celtica intesa in modo più spirituale
ed esoterico, il punto d'incontro è La Grotta di Merlino,
Piazza Statuto 15, tel. 011.530846, www.grottadimerlino.org
Altre curiosità sul mondo celtico? Dai libri ai festival,
dai piatti alle bevande tipiche, questo è il sito che fa
per voi: www.celticworld.it
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Per
partecipare a una vera session di musica irlandese si sconsiglia
la zona di Temple Bar, assai viva ma troppo turistica. The Brazen
Head, 20 Lower Bridge St, è il più antico pub dublinese,
citato due volte nell'Ulisse di Joyce: ogni sera e la domenica all'ora
di pranzo si svolgono interessanti session di musica tradizionale.
Un'altra tappa obbligata è il pub O' Donoghue's, 15 Merrion
Row, dove negli anni Sessanta il gruppo The Dubliners calcò
per la prima volta le scene.
La zona settentrionale di Dublino è meno turistica e, proprio
per questo, offre ottima musica tradizionale. Si consiglia lo Hughes',
9 Chancery St, in particolare il venerdì, e il Cobblestone,
77 North King St, ogni sera e la domenica pomeriggio. Un appuntamento
irrinunciabile è il Comhaltas Ceoltóirí Éireann
(ossia, la Fratellanza della musica tradizionale d'Irlanda), 35
Belgrave Square, Monkstown, dove si ascolta la miglior musica di
tutta Dublino: l'organizzazione è nata negli anni Cinquanta
per promuovere la musica tradizionale e allestire un festival annuale,
che si tiene a Mullingar nel mese di maggio.
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Scuole
e festival irlandesi
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A
Dublino una tappa interessante è il CEOL, Irish Traditional
Music Centre, Smithfield Village (www.ceol.ie),
museo omaggio ai grandi musicisti del passato: nell'ultima sezione
offre numerose informazioni su dove si può ascoltare e
imparare la musica tradizionale.
Una festa da non perdere è il St. Patrick's Day (www.stpatricksday.ie),
che si svolge il 17 marzo in onore di San Patrizio e a cui partecipano
oltre cento band provenienti da tutto il mondo. L'evento si accompagna
al festival musicale Guinness Temple Bar Fleadh, che vede interessati
tutti i pub di Temple Bar. Nella contea del Donegal, a Gweedore,
tra dicembre e gennaio, si svolge invece la scuola e il festival
Frankie Kennedy Winter School (email: gearoidm@iol.ie):
i suoi memorabili concerti, le session e i workshop rendono questo
evento indimenticabile.
Per altri appuntamenti di musica tradizionale si può consultare
il sito del Irish Tourist Board (www.travel.ie)
e quello del Comhaltas Ceoltóirí Éireann
(www.comhaltas.com).
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