InformaGiovani cultura

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/2003

I MILLE SUONI DI DUBLINO
Un viaggio nella tradizione musicale irlandese

Otto di sera, Dublino si sveglia. Mi ritrovo in uno dei tanti pub di Temple Bar, il quartiere notturno più frequentato della capitale irlandese.

di Francesca Ferrando

Al ritmo incalzante di un banjo la gente canta insieme, un po' brilla, canzoni sentimentali e stonate. La barista bionda scivola tra i tavoli, pile di boccali di Guinness mezzi vuoti tra le mani. Non posso spendere gli ultimi quattrini di questa vacanza in quell'occhieggiante e delizioso liquido scuro, ma tutto, qui dentro, invita a farlo. Me ne vado. Attraverso una Dublino notturna, dove bellissime statue sussurrano i loro mille segreti di bronzo. Giungo infine a Grafton Street, zona pedonale in cui si esibiscono gli artisti di strada. Due ragazzi con la bandana rossa stanno suonando: la loro chitarra amplificata grida un rock acido e asciutto, che attira gli sguardi e qualche moneta dei passanti. Un po' più in su una donna vestita di bianco accarezza rarefatte melodie con la sua arpa. Solleva dunque lo strumento e, come se nulla fosse, si siede accanto ai chitarristi. Mi ritrovo dinanzi a un rock più lento, talvolta spezzato dalla voce dell'arpista che ora si è messa a cantare. Il risultato è splendido, parto inconfondibile di una città curiosa, dove progresso e tradizione convivono non solo nella musica, ma anche nell'architettura, nella lingua, nella memoria collettiva. Dublino, capitale moderna di una terra antica…

Due note di storia
Adagiata sull'oceano atlantico, segnata da secoli di colonizzazione, dalla tragedia della Grande Fame del 1840 e da una massiccia e continua emigrazione, l'Irlanda si sta lentamente trasformando in un paese moderno. La sua capitale - al momento un grande cantiere dove si stanno costruendo interi nuovi quartieri e una metropolitana - è la città che porta in modo più evidente i segni di questo cambiamento. Ma sia nelle zone antiche che in quelle più recenti spuntano ogni anno nuove statue a rappresentare pezzi di storia autoctona: da James Joyce a Molly Malone. A partire dal 1932 il gaelico (che gli irlandesi definiscono "irish") è lingua nazionale della Repubblica d'Irlanda, ed è obbligatorio il suo insegnamento nelle scuole. Ciononostante a Dublino impera l'inglese, mentre il gaelico sopravvive come prima lingua in alcune isolette dell'ovest irlandese, nella zona di Galway. Una diversa sorte è invece toccata alla musica tradizionale, che non soltanto è sopravvissuta, ma è entrata nel nuovo millennio con rinnovato vigore.

Il popolo dell'arpa
I celti erano antiche popolazioni di origine indoeuropea che, stanziate nell'Europa centro-settentrionale, arrivarono fino all'Iberia (attuale Spagna) e all'Asia Minore. Furono definiti "galati" dai greci e "galli" dai romani. Per "gaeli" si intendono invece le stirpi celtiche insediatesi in Irlanda, oltre che in Scozia, dal quinto secolo a.c. fino all'arrivo di San Patrizio e della cristianità, nel 432 d.c. Secondo descrizioni storiche e credenze popolari i celti si dedicavano molto alla musica, alla danza e alla poesia - a noi, purtroppo, non è pervenuto alcun documento di musica scritta.
Attraverso la mitologia scopriamo che la musica era strettamente connessa alla religione. La classe sacerdotale comprendeva i druidi, ossia i sacerdoti, i bardi, che erano i cantori, e gli indovini. Ciascun gruppo veniva a sua volta suddiviso in varie categorie, tra cui quella dei cruitire (da "cruit", in irlandese piccola arpa), arpisti di corte che accompagnavano i poemi dei bardi, e unici, tra i musicisti, ad essere considerati nobili al di là del lignaggio. Alla loro musica veniva infatti attribuito un valore magico, oltre al prezioso compito di stabilire un contatto tra l'umano e il divino. Le tracce lasciate nell'inconscio collettivo irlandese da questa tradizione sono considerevoli: l'arpa diviene simbolo della nazione, immagine rappresentata sulle monete e il logo della sua birra storica, la Guinness.

Musica… celtica?
Per musica celtica si intende la musica tradizionale d'Irlanda, Scozia, Galles, Bretagna, Galizia e Paesi Baschi spagnoli. A questa si aggiunga la musica che, attraverso gli immigrati provenienti da tali paesi, è giunta negli Stati Uniti e in Canada, producendo musicisti di fama internazionale come Ashley MacIsaac e Loreena McKennitt. Il concetto di musica celtica permette agli artisti che la suonano di condividere un ideale senso di unione, rivendicato, tra gli altri, dall'arpista bretone Alan Stivell. Eppure questa formula è vaga, per non dire errata, in quanto non tiene conto delle influenze esercitate dalle successive culture con cui ciascuna tradizione musicale è venuta a contatto. L'insistere pubblicitario sull'etichetta "celtico" risponde invece a un'astuta operazione di marketing, voluta dalle case discografiche per rendere i propri prodotti più attraenti. Negli ultimi anni questo termine è stato anche utilizzato per definire un genere di musica ambient e new age, che smaterializza i ritmi tradizionali per evocare atmosfere spirituali.

La tradizione, ieri e oggi
Gran parte della musica tradizionale irlandese nasce nella società contadina, eseguita durante occasioni speciali, come matrimoni e feste, per far ballare la gente. La musica era uno svago, si suonava e si danzava accanto ad altre attività, come raccontare delle storie o giocare a carte; raramente i musicisti venivano pagati. Tramandata oralmente di generazione in generazione, questa musica continua tutt'oggi ad esercitare un grande fascino sulla popolazione irlandese di tutte le età. Molti sono i ragazzi e le ragazze che la studiano. Ma più che attraverso libri o CD, per apprendere le mille varianti di questo genere musicale è fondamentale incontrare altri musicisti e suonare insieme: questi momenti di libero scambio e improvvisazione su ritmi tradizionali vengono definiti session. Da una cinquantina d'anni il locale che più frequentemente offre tale opportunità è il pub, luogo dove incontrarsi, bere una birra, suonare, cantare e ballare insieme. Ma attenzione: le vere session non sono quelle organizzate dal proprietario di un locale per attirare i turisti, ma nascono in modo spontaneo, quando più musicisti, in un pub o altrove, si incontrano e si mettono a suonare insieme per ispirazione, non per denaro. Le session sono aperte a nuovi musicisti che, se ritenuti all'altezza, potranno essere invitati a partecipare.

Voce e strumento
La musica tradizionale irlandese si caratterizza per l'uso di numerosi strumenti dal suono unico e inconfondibile, come l'arpa, le uillean pipes (un tipo di cornamusa che si suona tenendo sotto il braccio - "uillean" in irlandese significa gomito), il bodhrán (un tamburo fatto con pelle di capra), flauti e tin whistle (flautino di metallo), il violino, il bouzouki, la chitarra, il banjo e la fisarmonica. I ritmi più comunemente eseguiti nella musica strumentale sono i jig, i reel, gli hornpipe, le polke e le slow air. Ma il cuore della tradizione irlandese è la voce, che può essere accompagnata ad altri strumenti, come nelle ballate, o fare da protagonista assoluta. È questo il caso della tradizione di sean nós, canto solista in lingua irlandese privo di accompagnamento o eseguito con il solo bodhrán, che si ritiene derivi dalla tradizione bardica.
Negli anni Cinquanta l'introduzione della chitarra rivoluziona la maniera di cantare melodica, tipica della musica tradizionale, in favore di un folk più armonico, adottato con successo dai Clancy Brothers and Tommy Maken, e poi dai Dubliners nel decennio successivo. Entrambi i gruppi mantengono comunque, nel proprio repertorio, brani interpretati senza accompagnamento. Attraverso la tradizione di sean nós si spiega anche la naturalezza con cui molti artisti rock irlandesi non esitano a esibirsi in pezzi esclusivamente vocali: da Sinead O'Connor a Van Morrison, da Dolores Ó Riordan dei Cranberries a Liam Ó Maonlaí degli Hothouse Flowers. Anche Enya ha un grosso debito nei confronti di questo stile: la cantante ha infatti iniziato la sua carriera nel gruppo tradizionale Clannad, di cui ha fatto parte per ben tre anni. Più recentemente lo sean nós è stato ripreso dagli Afro-Celt Sound System, gruppo prodotto dalla RealWorld di Peter Gabriel, che propone la curiosa unione, peraltro splendidamente riuscita, di ritmi celtici e africani con sonorità techno e jungle.

Irish rock e folk revival
Negli anni Sessanta in Irlanda si sviluppa una scena rock assai fertile, che poco ha a che fare con la musica tradizionale. Parallelamente si assiste anche a un folk revival, che esploderà grazie al successo dei Chieftains, il cui fondatore, Seán Ó Riada, ha la straordinaria intuizione di inserire nel proprio ensemble strumenti tradizionali. Negli anni Settanta Donal Lunny e Christy Moore, insieme a Andy Irvine, formano i Planxty, banda che cambia il modo in cui i giovani irlandesi guardano al patrimonio folk. Successivamente Lunny e Moore tenteranno una fusione ancor più radicale di rock e tradizione, con la formazione Moving Hearts.
Se a sposare musica autoctona e rhythm & blues ci pensa Van Morrison, gli anni Ottanta vedono invece la nascita del "gaelic punk" di Shane MacGowan & The Pogues, gruppo culto che reinterpreta le tradizionali drinking song con ribellione e sfrenatezza. Nel decennio seguente è la volta degli Altan - la cui musica tradizionale dalle sfumature rock ottiene uno straordinario successo - e di Sharon Shannon, giovane virtuosa di violino e fisarmonica, che affianca tradizioni musicali straniere a quelle locali. Recentemente persino gli U2, che un tempo rifiutavano la musica tradizionale, percepita come espressione della repressiva cultura dell'isola, vi si sono riavvicinati, in un nuovo tentativo di sperimentazione musicale. L'unione di modernità e tradizione è un leitmotiv che ripercorre non solo la musica irlandese degli ultimi cinquant'anni, ma anche la vita e l'essenza stessa della capitale, Dublino, in cui mi ritrovo a camminare in una notte di mezza estate. E mentre l'arpista vestita di bianco si allontana discreta da Grafton Street, un nuovo gruppo ha già preso il suo posto, in un ciclo continuo di musica che in questa città pare non interrompersi mai.

 
Celtica Sabauda
torna su  
  Tra le più riconosciute formazioni che si cimentano nella musica di area celtica a Torino, accanto ai Malartan, ci sono i Kelterán. Nato dalle ceneri degli Eire Nua, il gruppo vanta tra i suoi principali componenti Marco Giaccaria, musicista poliedrico che da anni si dedica alla world music. Alla domanda: "Come ti sei avvicinato alla musica irlandese?", l'artista risponde: "Ho iniziato a interessarmi a questo genere per passione politica, oltre che musicale. Nel 1977-78 l'impatto che questa musica ebbe sia negli ambienti di sinistra che di destra fu molto forte. Numerosi gruppi dell'isola, come i Chieftains, vennero a suonare in Italia: la loro musica diventò un po' la colonna sonora del nuovo movimento giovanile. C'è stato poi un riflusso negli anni Ottanta, cui è seguita la riscoperta degli anni Novanta, ma attraverso un processo inverso: i turisti andavano in vacanza in Irlanda e, tornati a Torino, iniziavano a interessarsi alla musica celtica. In questo modo molti giovani vi si sono avvicinati, formando gruppi specializzati tuttora attivi sul territorio". Per curiosità e contatti: www.marcogiaccaria.it
Un'associazione che si occupa di organizzare concerti folk celtici, e che seleziona gruppi italiani per il prestigioso festival francese FIMU, è HIRIO Eventi, Via Lauro Rossi 51, tel. 011-851346, www.hirio.com. Anche il circolo Folkolore, via Monte Cengio 16/9, tel. 011-3913174, www.folkolore.it, organizza concerti di musica irlandese, mentre l'associazione John O'Leary (www.joleary.it) propone ogni mese una serata di ballo irlandese con musica live. Infine, per gli amanti della cultura celtica intesa in modo più spirituale ed esoterico, il punto d'incontro è La Grotta di Merlino, Piazza Statuto 15, tel. 011.530846, www.grottadimerlino.org
Altre curiosità sul mondo celtico? Dai libri ai festival, dai piatti alle bevande tipiche, questo è il sito che fa per voi: www.celticworld.it


 
 
Dubliner Pub
torna su  
  Per partecipare a una vera session di musica irlandese si sconsiglia la zona di Temple Bar, assai viva ma troppo turistica. The Brazen Head, 20 Lower Bridge St, è il più antico pub dublinese, citato due volte nell'Ulisse di Joyce: ogni sera e la domenica all'ora di pranzo si svolgono interessanti session di musica tradizionale. Un'altra tappa obbligata è il pub O' Donoghue's, 15 Merrion Row, dove negli anni Sessanta il gruppo The Dubliners calcò per la prima volta le scene.
La zona settentrionale di Dublino è meno turistica e, proprio per questo, offre ottima musica tradizionale. Si consiglia lo Hughes', 9 Chancery St, in particolare il venerdì, e il Cobblestone, 77 North King St, ogni sera e la domenica pomeriggio. Un appuntamento irrinunciabile è il Comhaltas Ceoltóirí Éireann (ossia, la Fratellanza della musica tradizionale d'Irlanda), 35 Belgrave Square, Monkstown, dove si ascolta la miglior musica di tutta Dublino: l'organizzazione è nata negli anni Cinquanta per promuovere la musica tradizionale e allestire un festival annuale, che si tiene a Mullingar nel mese di maggio.

 
 
Scuole e festival irlandesi
torna su  
 

A Dublino una tappa interessante è il CEOL, Irish Traditional Music Centre, Smithfield Village (www.ceol.ie), museo omaggio ai grandi musicisti del passato: nell'ultima sezione offre numerose informazioni su dove si può ascoltare e imparare la musica tradizionale.
Una festa da non perdere è il St. Patrick's Day (www.stpatricksday.ie), che si svolge il 17 marzo in onore di San Patrizio e a cui partecipano oltre cento band provenienti da tutto il mondo. L'evento si accompagna al festival musicale Guinness Temple Bar Fleadh, che vede interessati tutti i pub di Temple Bar. Nella contea del Donegal, a Gweedore, tra dicembre e gennaio, si svolge invece la scuola e il festival Frankie Kennedy Winter School (email: gearoidm@iol.ie): i suoi memorabili concerti, le session e i workshop rendono questo evento indimenticabile.
Per altri appuntamenti di musica tradizionale si può consultare il sito del Irish Tourist Board (www.travel.ie) e quello del Comhaltas Ceoltóirí Éireann (www.comhaltas.com).

 
 
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO  
 

Archivio
ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave