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INDIESCUTIBILI
intervista a Linea 77, The Art Of Zapping e novità
dalle Etichette Indipendenti
di
Barbara
Santi
Torino? Città
a dir poco atipica. Ma qui non si vogliono ribadire concetti triti e ritriti,
accanendosi su quante e quali forme d'arte abbiano visto la luce da mamma
Mole, per poi essere estirpate e trapiantate altrove. S'intende solo aprire
un po' lo sguardo sulla musica torinese.
Spiegare
ipotetiche ali in volo sulle sale prova, sulle cantine e sugli studi
dove un numero consistente di giovani musici spreme la penna del proprio
cuore fino a farne uscire canzoni. Luoghi sotterranei che pulsano di
notte, nascosti agli occhi della routine quotidiana. Isole in cui si
lotta per costruire qualcosa di indelebile, almeno per se stessi. Pareti
umide raccontano speranze: a volte sussurrate, altre urlate, ma sempre
in coro. La metropolitana musicale del capoluogo piemontese riserva
piacevoli sorprese. Si è pensato di salirci e di percorrere un
paio di tappe insieme.
The
Art of Zapping
Prima fermata? The Art Of Zapping! Si tratta di un gruppo nato nel 1992
"
nel triangolo Torino-Monfalcone-Perugia, città da
cui proveniamo. - racconta Roby, batterista della band - Nel '93 uscì
il primo disco (Openmindrevolution). Poi iniziammo a girare e
nel '95 Bizio Rizzo subentrò alla voce. I concerti aumentarono
e il singolo Same Old Shit rientrò nella compilation del
Los Angeles Foundation Forum (con Monster Magnet, Down, Testament, ecc.).
L'anno dopo Bizio uscì dal gruppo e ci fu uno stand-by. Un anno
fa chiamai gli altri e chiesi loro di tornare insieme. La risposta fu
positiva ed eccoci qui!"
La storia dei TAOZ è fatta di collaborazioni tra musicisti provenienti
da diverse esperienze. "In tanti anni di frequentazione dell'ambiente,
si fanno tante amicizie - dice Roby - così, quando fu il momento
di scegliere un buon vocalist, pensai al Diegone (voce dei Medusa).
Con Davide (Modarte) eravamo in contatto da molto e il featuring fu
spontaneo. Lo stesso accadde con Max dei Fratelli Sberlicchio".
Vista dall'esterno pare una rete molto fitta tra musicisti torinesi.
"Non solo, - rilancia Roby - con Max Jovine (99 Posse) si pensava
di fare un pezzo insieme da tempo e Mastersilver mi parve perfetto
per lui. L'esperienza più recente, comunque, risale alla collaborazione
con Caparezza."
Incuriosisce però capire quali siano i meccanismi che rendono
Torino così viva musicalmente e quanto il suo clima umorale influisca
sulla creatività dei suoi musicisti. "Io vengo da Cosenza
(mi sono trasferito qui per fare il musicista) e non credo che il posto
in cui si vive influisca necessariamente su quello che si esprime (gli
Africa Unite fanno gran reggae e sono di Pinerolo!) - rincara Roby -
Si tratta piuttosto dell'ambiente in cui si gira. Confrontandosi costantemente
con grandi musicisti diventa naturale cercare di dare il meglio di sé.
Torino, sotto questo aspetto, è tenera e spietata. Qui c'è
una quantità incredibile di gente capace e il confronto è
duro. Basta però cercare di non seguire la corrente ed esprimersi
secondo il proprio gusto."
Certo è pure che la nuova tecnologia ha semplificato la vita
dei musicisti in erba. Il portavoce dei TAOZ si acciglia: "Il fatto
che la tecnologia aiuti non significa che il prodotto che ne scaturisce
debba essere valido. Fare un buon disco non dipende da quanto sia facile
registrarlo. C'è ben di più: creatività, tecnica,
cuore e passione. È un po' come avere il microonde che ci rende
più facile la vita in cucina. E se non sappiamo cucinare? Se
poi pensi che registrare un disco solo pochi anni fa significava spendere
cifre assurde, non posso che essere favorevole alla tecnologia. Per
non parlare dello scambio di informazioni che ci ha regalato internet.
Di conseguenza è cambiato in meglio l'approccio nei confronti
della musica da parte delle giovani band. Noi cerchiamo di sfruttare
al meglio queste opportunità. Abbiamo uno studio (dove registriamo),
un sito internet, contatti e-mail, scambi di link con portali musicali,
ecc."
Per quanto riguarda il futuro discografico dei TAOZ vi rimandiamo, per
rimanere in tema, al loro sito. Si sa però che un nuovo album
è quasi pronto. Tra le novità della tappa TAOZ spicca
la vittoria (primi classificati su oltre 4.000 partecipanti) all'I-TIM
Tour Festival di quest'anno. Inoltre a febbraio uscirà il film
di Marco Ponti "Da Nessuna Parte" e un brano dei nostri, Rollercoaster,
sarà incluso nella colonna sonora. Si tratterà di un doppio
album stampato da Mescal, cui parteciperanno i Motel Connection e band
emergenti piemontesi.
Linea
77
Ma il cammino metropolitano prosegue
Prossima fermata? L'aggancio
è facile: Linea 77! Il 1998 è la data che sancisce il
primo contratto discografico firmato dalla formazione torinese (in pista
dal '93). L'album s'intitola Too Much Happiness Makes Kids Paranoid
ed esce per una indie italiana. L'anno successivo è la volta
della firma con la Earache Records, etichetta angloamericana che propone
alla band un contratto esteso al territorio mondiale. Un tour in giro
per il Regno Unito e
"poi registrammo il nostro secondo disco
(Ketchup Suicide) e al ritorno tutti si erano accorti di noi.
- racconta deciso Paolo (chitarra dei Linea) - La tournée legata
al secondo album durò un paio d'anni e ci portò a suonare
in Inghilterra, in altri paesi europei e in Italia (dove facemmo circa
250 concerti nel biennio 2000-2002). Nel marzo 2003 registrammo Numb
e siamo ancora in giro per promuoverlo."
La curiosità balza all'occhio e viene da domandarsi perché
le discografiche italiane non si accorsero prima di loro. "In realtà
c'erano alcune major interessate - dice Paolo - ma i tempi non erano
maturi e poi ci offrivano solo situazioni nazionali mentre noi volevamo
andarcene. Se mai avessimo dovuto avere dei dubbi questi furono fugati
dopo aver incontrato alcuni discografici nostrani e aver scoperto quale
fosse il livello di desolazione che regnava sul nostro paese. Non abbiamo
quindi esitato nello scegliere la Earache."
Tornando a Numb, è un disco sensibilmente diverso dai
precedenti
"Ci eravamo stufati di essere inquadrati in ambiti
specifici (leggi nu-metal) - commenta Paolo - e volevamo sfuggire dalle
etichettature. Poi gli anni passano e non puoi sempre avere le stesse
cose da dire, allo stesso modo. Abbiamo bisogno di stimoli continui
e di sentirci appagati. L'evoluzione compiuta è stata un passaggio
spontaneo e il risultato ci soddisfa molto."
Con i Taoz si è parlato di collaborazioni con altri musicisti.
Volendo toccare l'argomento con i Linea 77 pare di sfondare una porta
aperta: "Amicizia e sentimenti reciproci di stima e affetto che
diventano musica
Le collaborazioni in Numb con Roy Paci
e i Subsonica sono il frutto di rapporti interpersonali nati per ragioni
professionali che hanno poi trovato terreno fertile in entrambe le compagini
e sono diventate vere amicizie. Con i Subsonica poi c'è una forte
componente campanilista che entrambi sentiamo appartenerci. Unire i
Murazzi con i Docks Dora in un'unica costruzione è un'operazione
che ogni architetto sognerebbe, noi l'abbiamo fatto in musica."
Dunque, viene da pensare che Torino influisca davvero sulla creatività
dei suoi abitanti. Una città che ha partorito tanta musica di
qualità. Paolo ce ne ha dato la sua versione: "Il nostro
rapporto con Torino ha una genesi lunga e inizialmente era caratterizzato
da una forte contrapposizione odio-amore, più sbilanciata verso
l'odio. Non ne potevamo più degli anni '90, della città
fighetta, di quella esistenzialista e di quella nichilista
Volevamo
andarcene! Poi gli anni e le tante assenze hanno invece contribuito
a catalizzarne tutti gli aspetti positivi e a farci scordare le cose
meno gradite. Comunque la città è stata determinante,
non avremmo mai potuto pensare e suonare quello che suoniamo se fossimo
nati e cresciuti altrove. Siamo molto legati a tutti i luoghi che hanno
riempito la nostra esistenza. Torino è una musa inconsapevole
da cui ci lasciamo ispirare volentieri."
Il messaggio pare chiaro. Ma un Linea 77 cosa penserà del resto
della scena musicale torinese? Pronta risposta: "Tutto il bene
possibile, mi è capitato spesso di discuterne con persone di
altre città e molti mi hanno detto che la volontà e la
determinazione delle band torinesi sono ineguagliabili. È evidente
che gli interessi dell'ambiente musicale nazionale sono distribuiti
tra Milano e Roma. Noi torinesi, come da copione, siamo un po' ai margini,
eccellenti ad essere all'avanguardia nel creare e scoprire e, se possibile,
ancora meglio quando si tratta poi di farsi sottrarre le scoperte e
il potere. Questa marginalità comunque finisce per rivelarsi
una fortuna. Credo che la volontà e la determinazione di cui
parlavo prima nascano da questa condizione penalizzante."
Resta ancora un punto: la nuova tecnologia. Cosa ha dato e cosa ha tolto
alla musica e quanto i Linea ne fanno uso? E giù, come un treno,
ecco la risposta: "Alla musica ha dato di sicuro molto, sia in
termini strutturali, con l'avvento di sampler e strumenti nuovi per
creare, sia con internet e l'incredibile e incoraggiante incremento
di distribuzione (e quindi fruizione) della stessa. Venendo a noi, per
quanto riguarda la composizione potremmo anche farne a meno. Ci basta
la corrente elettrica per alimentare amplificatori e microfoni. Non
usiamo samples e non riusciamo ancora adesso a suonare a click perché
non ci piace. Ci è invece molto utile il web per tenere in contatto
e sempre aggiornati tutti nostri seguaci."
Di pari passo è cambiato l'approccio nei confronti della musica
da parte dei giovani. Ecco cosa suggerirebbe Paolo a un gruppo che cominciasse
a suonare adesso: "È importante cercare di essere onesti
verso se stessi e il mondo circostante, mantenere sempre un approccio
critico e avere la capacità di porsi dei dubbi senza che questi
scalfiscano la determinazione individuale."
I Linea 77 stanno per partire con un tour che toccherà l'Europa
intera. Ma niente paura! L'inverno li vedrà protagonisti anche
in Italia, per ripartire per un ultimo giro in Europa che si protrarrà
fino alla prossima estate. E il nuovo album? Firmeranno mai con un'etichetta
italiana? Ce lo facciamo raccontare da loro: "Non è una
questione di dislocazione geografica ma di attitudine e di obiettivi.
Al momento non ci interessa essere solo un gruppo italiano. Abbiamo
assaggiato la torta del mondo che c'è fuori e dopo aver provato
questo difficilmente ci basterebbe avere a che fare solo con l'Italia.
Comunque qualora trovassimo persone e/o situazioni che ci ispirino fiducia
non avremmo problemi a lavorare con etichette italiane."
Let's
talk about Indie Labels
A questo punto il passaggio alle discografiche indigene s'impone, concentrandosi
però sulle indipendenti, dato il successo degli ultimi tempi.
Si abbandona il metrò musicale torinese per prendere un treno
per Faenza, patria del Meeting delle Etichette Indipendenti nazionale.
Due parole con Giordano Sangiorgi (Patron del MEI e di AudioCoop). Intanto
qualche informazione sul Meeting e sull'edizione di quest'anno: "Il
MEI è nato per caso, come spesso accade per ciò che poi
diventa importante. Si liberò un capannone alla Fiera di Faenza
e nel '97 ci chiesero di riempirlo. Così il gruppo organizzatore
di "Faenza Rock" decise di lanciare un raduno delle etichette
indipendenti, sulla scorta di quello che ci ricordavamo essere stato
Firenze. In una settimana raccogliemmo una trentina di indies che arrivarono
con i loro stand. Andò bene e l'anno dopo decidemmo di riprovarci.
In quel frangente ci fu il boom e capimmo che avevamo colto al volo
un cambiamento. Da 30 le adesioni divennero 70, poi 100, poi 150 fino
ad arrivare alle 250 dello scorso anno. Un altro punto di snodo si verificò
quando nel 2000 il Ministro per i Beni Culturali venne a inaugurare
il MEI, con Franco Battiato. Quello stesso anno Manuel Agnelli presentò
l'idea del "Lolapalooza" (l'attuale "Tora! Tora! Festival").
A quel punto capimmo che stavamo facendo qualcosa di importante per
la musica indipendente ed emergente italiana." E ancora: "L'edizione
di quest'anno si svolgerà il 29 e 30 novembre a Faenza con un'anteprima
live la sera del 28. Concerti, premi, videoclip, show case, incontri
letterari, stand delle indies: questo è il MEI! Uno spettacolo
unico, da non perdere. Uscendo dal Meeting si ha il polso di cosa stia
accadendo alla musica italiana."
AudioCoop è invece il coordinamento delle etichette indipendenti
presieduto da Sangiorgi stesso. Ma cosa bolle in pentola? "Siamo
riusciti a far riconoscere al Ministero per i Beni Culturali, alla Siae,
all'Imaie e ad altri soggetti istituzionali l'esistenza delle indies.
- racconta soddisfatto Giordano - È importante prima di tutto
culturalmente, ma anche economicamente dato che abbiamo il diritto di
entrare, con la Fimi e l'Afi, nelle quote di suddivisione dei diritti
generalisti che ancora non vengono riconosciuti ai non aderenti alle
due associazioni storiche della discografia. Ottenere questo significa
dare risorse alle indie label italiane che sostengono l'innovazione,
la ricerca e la sperimentazione della nostra musica che rischia di scomparire
a favore del pop globale prodotto Oltreoceano. Questo deve essere il
nostro ruolo e con l'Anem ci stiamo lavorando."
Ma qual è la situazione odierna delle indipendenti? "È
forte e in continua crescita. - dice Sangiorgi - Lo dimostra il successo
di tante iniziative, il progressivo aumento di quote del mercato indie
nel panorama ufficiale della discografia e del live. In un momento di
crescita come questo bisogna da un lato mantenere saldo il timone della
qualità e dall'altro riuscire a costruire reti di visibilità,
promozione e distribuzione sempre più forti e autonome. A tal
proposito la collaborazione è fondamentale."
E siamo al capolinea
Non resta che salutare, scendere e tornare
a casa, consapevoli del fatto che domattina risaliremo su questo treno
- in continuo movimento - chiamato "Musica". Parafrasando
una nota voce: "(Don't) Stop That Train".
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