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CONSUMI,
TECNOLOGIA E INTRATTENIMENTO
di
Guido
Andruetto
La
musica emergente in città
Ogni anno in Italia c'è un festival che è diventato la bandiera
della musica giovane ed esordiente: Arezzo Wave raccoglie infatti, attraverso
le sue "antenne" regionali, migliaia e migliaia di cd demo inviati
per partecipare all'atteso evento in programma a luglio. Alle selezioni
che precedono il festival aretino, Torino e il Piemonte primeggiano da
anni per quantità e qualità di proposte. Oltre 200 cd sono
giunti per l'edizione 2003 negli uffici del Progetto Musica della Città
di Torino, superando i record degli anni passati. Altra manifestazione
simbolo è Pagella Rock, una vetrina sempre affollata che la Città
di Torino mette a disposizione per i gruppi musicali nati in ambito scolastico.
Oppure il progetto Piemontegroove (associazione Xplosiva/Regione Piemonte)
che aggrega in una sola squadra tutti i talenti, emergenti e non, della
musica elettronica prodotta nell'intera regione. Cercando di promuoverne
l'immagine, in Italia e all'estero. È un segnale forte questo che
arriva dalla scena musicale nostrana. Ed è innanzitutto indice
di una grande spinta, tutta giovanile, per emergere ed essere protagonisti.
La musica, in fondo, è il canale più diretto e immediato,
anche se il percorso nella pratica è lento e faticoso. La storia,
di base, è sempre la stessa: ci si aggrega in una band, si suona
insieme e si prova a realizzare un cd, nella maggior parte dei casi auto-prodotto.
Lo si "commercializza" tra amici e fan, lo si porta ad ascoltare
in locali e spazi per la musica dal vivo della propria città, lo
si invia a festival, concorsi e rassegne. Succede sovente che si cominci
a suonare, prima poche date, a titolo gratuito, poi con una frequenza
più sostenuta e con dei piccoli rimborsi spese. Fino a quando non
si ottengono dei cachet fissi e si possono avanzare richieste specifiche
non solo di carattere tecnico (amplificazione e sound check di un livello
superiore, catering, camerino, ecc.). In questo, la nuova musica giovane
a Torino non è poi così diversa da ieri. Basti pensare ai
lunghi periodi di gavetta di tante band locali che oggi ci inorgogliscono
per il grande successo ottenuto, anche oltre i confini nazionali: dai
Linea 77 agli stessi Subsonica, dai My Cat is An Alien ai Larsen, dai
Marlene Kuntz fino ai Perturbazione. Anche per loro è toccato un
lungo tirocinio fatto di tour faticosi e lunghe prove in studio, vissuti
con spirito d'adattamento e compattezza di gruppo. A rappresentare la
novità e lo scarto con il passato sono le forme del fare musica:
oggi non c'è solo più la band o il singolo musicista, ma
si impongono sulla scena molteplici nuove figure, capaci di passare, con
disinvoltura, da esecutori a produttori di musica. È il caso del
dj, che con l'ausilio delle macchine (pc/campionatori/software) crea il
cosiddetto nuovo suono elettronico (techno, tech-house, electro, minimal),
proponendolo poi in contesti e spazi legati alla nightlife: club e discoteche
in primis, ma anche in situazioni atipiche come gallerie d'arte, fondazioni,
musei. L'onda dei dj set e della scena club ha permesso che si sviluppassero
anche altre pratiche. Come quella del vjing e del webjing ovvero l'arte
di mixare suoni e immagini (elaborate da un computer o da un lap top oppure
attinte dal pianeta internet). È su queste nuove frontiere, ma
anche su un curioso ritorno del rock puro e dei suoi strumenti simbolo
(chitarra, basso e batteria) che si gioca il futuro della nuova musica.
Anche sotto la Mole.
Consumi
legati alla musica
Lo scenario dei consumi "cultural-musicali" in città
va analizzato per strati. Che poi di fatto sono le diverse forme di
approccio che i giovani instaurano con il mondo della musica e con il
suo mercato. A cominciare da quello discografico. Qui i cambiamenti
sono stati molteplici e radicali: pensiamo per esempio al pesante contenzioso
tra le major e le società che diffondono musica "condivisa"
ovvero scaricabile via internet e sotto forma di mp3. È una partita
tutta aperta, che non sembra ancora conclusa. Senza vinti né
vincitori insomma. La discografia in Italia, e per conseguenza i negozi
di dischi, anche nella nostra città, hanno subito e continuano
ad accusare il colpo della musica on line. Difficile reggere la concorrenza
di un sito (il caso di Napster) che permette di scaricare centinaia
di singole canzoni o di interi album. Il consumo "da negozio",
essendo proibitivo nei prezzi (gli album-novità non costano meno
di 20/22 euro), è fortemente influenzato dal tam tam delle radio
commerciali e dei grandi network, che lanciano e promuovono singoli
da hit parade. Si registra perciò una vendita superiore di cd
singoli (con prezzi decisamente più accessibili - 7 euro al massimo)
che abitua a pericolose omologazioni, soprattutto nel tipo di ascolto.
La definizione più giusta è ascolto "compulsivo".
Cosa significa in pratica? Che si ascolta, quasi fino all'esaurimento,
un singolo brano. Solitamente di successo. Non c'è alcun gusto
per la scoperta di nuovi gruppi e canzoni, non c'è neanche la
curiosità di sapere se quell'artista o quella band ha realizzato
anche un album oltre al singolo. E se magari ne ha realizzati altri
in passato. Succede che Neffa, per esempio, confezioni un ottimo brano
tormentone come "Prima di andare via" e ne venda migliaia
e migliaia di copie. Ma dell'intero album che informazioni abbiamo?
Sarà tutto piacevole come la hit da radio oppure "soldi
buttati via"? E come erano i precedenti dischi di Neffa? Quanti
album ha fatto uscire? Ma soprattutto, chi è Neffa? A queste
domande si potrebbero dare abbondanti risposte e larghi consumi, ma
qui c'è il problema che questi interrogativi se li pone una minoranza,
davvero una nicchia. È la dittatura della playlist ovvero di
una scaletta predefinita a tavolino dei dischi e dei singoli da far
passare sui grandi network radiofonici. Ma attenzione, non è
sbagliato il concetto di playlist (se dentro ci fosse ricerca vera di
novità e proposte anche alternative), ma il fatto che radio e
major si mettano d'accordo per "pompare" un pezzo e renderlo
un tormentone appunto. Quanti gruppi e boy-band scompaiono dalle scene
dopo un solo singolo di successo? Infine va detto che il cd singolo
che acquistiamo nel negozio, anche se il prezzo ci pare più abbordabile,
è comunque un'operazione ingannevole. Spesso nei cd singoli ci
troviamo quattro, a volte anche cinque tracce. Sono remix o meglio versioni
diverse della medesima canzone. E i conti sono presto fatti. La battaglia
per abbassare i costi dei cd è forse l'unica cosa seria e ragionevole
da fare. Per migliorare e affrontare di petto questa triste situazione.
Concerti
e dj set live
Un medesimo ragionamento si potrebbe innestare sul mercato dei concerti
e della musica dal vivo, ma ci sono molte eccezioni che vanno quantomeno
citate e riconosciute. Il caro concerti è senza dubbio un problema
spinoso. Le tasche vuote di moltissimi giovani non permettono di potersi
gustare le molteplici offerte musicali, spesso di qualità. Dai
locali ai grandi festival o rassegne in città, le occasioni non
mancano. E laddove c'è un chiaro sforzo per abbassare il costo
dell'ingresso i risultati si vedono. Ma oggi il club o l'organizzatore
locale di concerti si trova tra l'incudine e il martello. I cachet dei
gruppi sono sempre più alti e la Siae è un obbligo oneroso
a cui è impossibile sottrarsi. Per ottenere ricavi, anche minimi,
è il ticket di ingresso a rappresentare l'unica via d'uscita.
E non c'è un'altra versione da raccontare, purtroppo. Così
stanno le cose. L'elemento di rottura è ancora dato, nonostante
i tanti anni e le trasformazioni intercorse, dai posti occupati e dai
centri sociali autogestiti. Lo spazio per suonare in linea di massima
c'è, un palco e un'amplificazione base pure. Sono territori,
per scelte e principio, "fuori dalle regole", realtà
che si pongono "contro". Qui la creatività diventa
immediata perché non ci sono filtri e burocrazie. E l'ingresso
può essere a prezzi popolari. Ma stiamo parlando di un modo di
concepire la musica fuori dal mercato. E questo bisogna saperlo. La
tendenza, tra i giovani, di partecipare ai concerti o a un dj set, è
comunque molto positiva. Sia per i numeri, perché locali e festival
sono spesso affollati (si pensi al polo Barrumba - Officine Belforte
o a Hiroshima Mon Amour), sia per il tipo di consumo, molto più
critico e attivo rispetto a quello dei dischi. Si seleziona insomma,
si sceglie bene e con attenzione che cosa andare ad ascoltare e a che
cosa rinunciare. Calendari alla mano, si programmano le uscite e si
segnano in agenda. Come un appuntamento importante della propria giornata.
Questi sono segni di un modo di intendere la musica come esperienza
che arricchisce. Culturalmente. "Sono andato al concerto di Moby"
implica l'affermazione di un evento esclusivo e personale. "Io
ci sono andato", "Io c'ero" sono le altre ricorrenti
battute che ci si scambia nei giorni successivi ad un live. Ed è
la dimostrazione che la musica è viva. Che ci rende vivi, anche.
Ma soprattutto che molto del futuro della musica passa da qui: dal mondo
dei giovani e dei concerti, un serbatoio pieno che può far fare
molta strada ancora.
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Un
CORTOCIRCUITO per la musica
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CortoCircuito è un coordinamento di radio e televisioni indipendenti
(in collaborazione con AudioCoop). Tale iniziativa è nata
da alcuni esponenti delle radio e tv indipendenti italiane, riunitisi
al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza. Obiettivo dell'iniziativa
è unire le forze di tutte le emittenti radiofoniche e televisive
che dedicano spazio alla musica indipendente.
All'interno del sito www.cortocircuitoitalia.it,
sotto la voce network, si è dato spazio alle informazioni,
indirizzi e riferimenti relative alle radio e tv che vi aderiscono,
in modo da fornire alle etichette indipendenti, ai gruppi autoprodotti
e a chi vuol tenersi aggiornato rispetto alla nuova musica in Italia,
un canale in più. On-line trovate pure una sezione "CortoCircuitati"
(nello spazio dedicato alle recensioni), dove si regalano pagine
alle band prodotte dalle indies o autoprodotte. La selezione è
inevitabile: pochi ma buoni!
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Il
lavoro intorno alla musica
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In Italia purtroppo non esistono scuole specifiche per diventare
operatore e tecnico in tutti gli innumerevoli mestieri e professioni
che girano intorno alla musica (tour-manager, tecnico luci, tecnico
del suono
). L'esperienza ce la si fa sul campo, proponendosi
in stages presso le aziende più importanti, per osservare
e imparare. Il settore non assorbe grosse quantità di lavoratori
ma c'è sempre parecchio ricambio. È certamente un
ambiente dove è necessario fare di tutto, fare il "jolly"
in qualunque situazione, senza limitazioni di orario, calendario,
insomma disponibilità al 100%. Alcune organizzazioni italiane
realizzano corsi e stages di buon livello nel settore dello spettacolo:
una interessante è il Centro Musica di Modena, che da alcuni
anni, con i progetti Rockimpresa e Fronte del Palco, è
riuscito a formare e inserire un discreto numero di persone nel
mondo dello spettacolo.
Info: www.musicplus.it/formazione.htm,
tel. 059/206651
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Scuole
e
sale prova pubbliche e private a Torino
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Scuole
o Accademia Corale Stefano Tempia tel. 011.5214266
o Arti d'Acquario tel. 011.8980633
o Centro Ilario Escobar tel. 011.336278
o Centro Jazz tel. 011.884477
o Centro Studi Musicali tel. 011.4360210
o Conservatorio Statale G.Verdi tel. 011.8178458
o Corsi di Formazione Musicale della Città di Torino tel.
011.4424707-49-51
o Percstudio tel. 011.597181
o Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo tel. 0175.47031
o Valentino Studio tel. 011.8124596
Sale
prova
o Bassa Frequenza tel. 011.745558
o Blumusica tel. 011.389454
o Camelot tel. 011.6499742
o Circoscrizione 2 tel. 011.3098871
o Circoscrizione 5 tel. 011.4431608-19
o Circoscrizione 6 tel. 011.200522
o Circoscrizione 10 tel. 348.9291549
o Dracma tel. 011.280008
o Dumbo tel. 011.266734
o Mdv tel. 011.389218
o Rainbow tel. 011.2481139
o Rock Lab tel. 011.4551162
o Soundfactory tel. 011.286370
o Sub Mix Pro tel. 011.7707408
o Tomato tel. 011.3112266
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