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novembre/dicembre 2002


 









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MI RITORNI IN MENTE

di Viviana Masi

Dove avrò lasciato i miei occhiali? Non ricordo più quello che dovevo fare! Ce l'ho sulla punta della lingua! A chi non è mai capitato di pronunciare una di queste frasi? E a quanti studenti, di non apprendere neppure un concetto dopo aver letto la pagina di un libro, o di fare scena muta ad un'interrogazione?
È vasta, infatti, la serie di fattori che può inficiare l'ottimale processo di memorizzazione. Ma non è il caso di allarmarsi: il soggetto sano è proprio quello che dimentica. La cosiddetta memoria a breve termine (utilizzata per numeri di telefono o nomi di persone), infatti, è limitata: il cervello seleziona fra i molteplici segnali da cui è continuamente bombardato, quelli che vuole ricordare. In più, la memoria è suscettibile d'essere allenata e potenziata, attraverso modalità che vanno dalle abitudini comportamentali più generali ai trucchetti utili agli studenti per metabolizzare una quantità estesa di informazioni.
La memoria utilizzata per lo studio è detta a lungo termine o dichiarativa ed è fatta di ricordi che durano e, quando richiamati, tornano alla mente. Si divide in episodica (legata a film, conversazioni, casi della vita quotidiana) e semantica (fatta di competenze generali e concetti acquisiti). Eric Kandel, ricercatore dell'Università Columbia di New York, Premio Nobel 2000 per la Medicina proprio grazie ai suoi studi sul tema, ha dimostrato che per innescare il complesso meccanismo della memoria a lungo termine, il cervello deve prima "disattivare" quella a breve termine. Compiere, quindi, una scelta volontaria.
Come far sì che tale scelta sia legata al massimo rendimento?
"In primo luogo - spiega il Dott. Cristiano Di Tizio, specialista in neurologia ed in psicoterapia cognitiva - è importante sottolineare come i meccanismi del ricordo siano legati all'elemento emotivo. I disturbi della memoria dipendono, quindi, spesso dal fatto che, in realtà, l'elemento che si cerca fra i propri ricordi non vi è mai stato inserito, proprio perché non ha mai colpito sentimentalmente. In secondo luogo, al fine di ricordare correttamente, fattore fondamentale è la tranquillità".
Anche i docenti scolastici concordano nel ritenere che, al fine di un buon apprendimento, la mente debba essere sgombra da affanni: "Negli studenti che affrontano situazioni familiari difficili o problemi di salute, l'apprendimento diventa minimo" racconta la Prof. Papalettera, docente all'Istituto Tecnico torinese Arduino, e continua: "Sul presupposto della tranquillità interiore, poi, un consiglio che si dà sempre agli studenti è tenere in ordine il quaderno degli appunti, riorganizzandolo ogni giorno". Componenti fondamentali, nello studio, insomma, sono anche l'ordine mentale (che si riflette nell'ordine fisico degli appunti) e la costanza, l'applicazione nel ripetere i concetti che si desidera apprendere e ricordare.
Per spiegare quanto quest'elemento sia importante, si fa spesso riferimento alla pubblicità. Parallelismo singolare, ma che ben rende l'idea: gli studi sulle campagne pubblicitarie dimostrano che, affinché lo spot sia ricordato, deve, oltreché essere innovativo e particolare, così da colpire l'attenzione dell'utente, andare a stimolare spesso la sua memoria, con ripetizioni costanti. L'unico modo per ricordare il 50% di uno spot è sentirlo almeno una volta al mese. Così con gli appunti o il libro di testo: per ricordare i punti principali è necessario rinfrescarli continuamente. Altrimenti, sarà necessario ripartire da capo.
Anche le abitudini di vita contano. Ciò che aiuta: un'alimentazione ricca di frutta e legumi, di grassi buoni, cioè insaturi, arricchita da thé verde (utile per gli antiossidanti che contiene) e vino rosso consumato in quantità moderata. L'esercizio fisico, che migliora la circolazione sanguigna nel cervello, lo yoga e le tecniche di rilassamento, per combattere stress ed ansia ed aumentare la concentrazione. Cercare la novità e le nuove esperienze, vincere l'abitudine, perché più cose si sanno, più si tiene "in allenamento" il cervello, più facile sarà memorizzarne delle altre; ridere molto, combattere tristezza e depressione. Concedersi lunghe nottate di sonno profondo, non disturbato. E, se possibile, una siesta dai trenta ai sessanta minuti. Droghe, alcolismo, medicinali quali ansiolitici, sonniferi, anti-infiammatori, ma anche le carenze alimentari, l'insonnia e la depressione, sono invece nemici di apprendimento e memorizzazione ottimali.
Qualora tutto ciò non bastasse, corsi appositi oggi promettono di insegnare in poche ore tecniche di lettura, di studio, di memorizzazione, quasi miracolose.
Spiega Giovanni Sposito, giovane insegnante in una di queste scuole, la Heasy Learning: "Nei nostri corsi si impara a sfruttare al meglio la propria memoria con tecniche utilizzabili in qualsiasi contesto. Il nostro cervello - continua - ha enormi capacità di memorizzazione, che sfruttiamo però solo in minima parte. Gli aspetti che, nei nostri corsi, andiamo a migliorare sono: la velocità di lettura, la capacità di ricordo e quella di concentrazione. La capacità di comprensione, invece, non può essere migliorata quantitativamente: non si può intervenire sull'intelligenza. Indirettamente, però, sfruttando tecniche che portano ad una maggiore attenzione per ciò che si studia, la comprensione non può che evolvere, sotto il punto di vista della qualità. Un esempio: per memorizzare bene durante lo studio si deve anzitutto avere massima cura per la fase della lettura. Siamo abituati a leggere con un ritmo troppo basso. Così il cervello, che avrebbe potenzialità di gran lunga superiori, ha possibilità di distrarsi ogni secondo. Alcune tecniche, come velocizzare il movimento dell'occhio o ampliare il campo visivo (da un minimo di due tre gradi si arriva in media ai quindici venti), portano ad un rendimento maggiore. Inoltre è necessario combattere cattive abitudini di lettura: non tenete un leggio che inclini il libro, perché l'angolo di novanta gradi è ottimo per avere una buona visualizzazione del testo; non abbiate una vocina dentro di voi che ripete mentre leggete; non sottolineate col righello o rischiate di concentrarvi sulla perfezione della linea piuttosto che sul testo".
Qual è la possibilità di successo per chi frequenta queste scuole? "È sicura- afferma Sposito- purché le tecniche siano utilizzate nel tempo, perché l'applicazione è fondamentale".
Una risposta è fornita anche dal Dott. Di Tizio: "Questo tipo di scuole mette in genere a disposizione da un lato corsi che forniscono meccanismi di memorizzazione, tecniche per incastrare quanto appreso in cassetti; così che per rievocare i ricordi, poi, basta aprire il cassetto giusto. Dall'altro, training di rilassamento, utili per sconfiggere l'ansia. Alcune persone hanno bisogno più di uno che dell'altro: i metodi funzionano se sono personalizzati in base alle esigenze e alle caratteristiche di ciascuno".
Se ogni soggetto è a sé stante, esiste un vero e proprio limite personale, non superabile neanche con l'apprendimento di queste tecniche? "Esiste - risponde Di Tizio - ma non è facile da individuare. Anche nel test sul quoziente intellettivo è prevista una parte relativa all'uso della memoria, ma si è constatato che l'ansia nello svolgere il test può portare ad un risultato inferiore rispetto a quelle che sono le reali capacità, che emergono chiare invece nel colloquio con il relatore".


IL CLASSICO CHE FUNZIONA SEMPRE

 


La tecnica di memorizzazione più antica (pare la utilizzassero già Aristotele e Cicerone) è la cosiddetta dei loci: si abbinano gli avvenimenti da ricordare alla successione dei luoghi di un percorso concreto e ben conosciuto (la propria camera o la strada da casa propria alla fermata dell'autobus). Funziona molto bene per chi possiede una memoria di tipo fotografico.
I tipi particolarmente attivi, possono propriamente "calarsi nella parte" immaginando di essere i protagonisti di quello che studiano. La componente emotiva, così immessa nel processo di memorizzazione, aiuta notevolmente.
Per ricordare una sequenza di nomi senza connessione fra loro, si può, anche qui, giocare sulle emozioni, legando ogni parola ad un ricordo o ad un affetto. Oppure utilizzare la tecnica degli acronimi: formando, a partire da una serie di parole o da una formula matematica, una frase, un po' come il classico MA COn GRAn PEna LE RECAn GIU', per ricordare i nomi della catena delle Alpi da occidente ad oriente, o come VIVA LA REPUBBLICA ITALIANA per V=RI (voltaggio=resistenza x intensità).
Molto utili anche le associazioni ridicole: dando spazio alla fantasia si possono immaginate situazioni divertenti e paradossali riferite a ciò che si deve memorizzare.
Per ricordare date, o numeri, ad esempio quelli dei codici giuridici, è utile abbinare ad ogni cifra un immagine: così l'1 è una candela, il 2 un cigno, il 3 un gabbiano, il 4 una sedia, il 5 un guanto, il 6 una ciliegia, il 7 una falce, l'8 un pupazzo di neve, il 9 un palloncino e lo 0 un salvagente. E la data della rivoluzione francese '789, la fissiamo nella memoria attraverso l'immagine di una falce che taglia ad un pupazzo di neve la testa, facendola volare via, come un palloncino.

 
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