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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/2002 | ||
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UNA
VITA DA MECCANICO Vi ricordate le prime, primissime macchine? Le pioniere, nate per soddisfare un bisogno nascente, quello di spostarsi autonomamente, e comodamente, per tragitti che forse la bicicletta poteva lasciar presagire un po' sfiancanti, lungo le strade di città sempre più grandi. Quei gioielli su quattro ruote in grado di muoversi autonomamente, niente più rotaie o fili di tensione, solo quattro ruote e la libertà davanti agli occhi. Avete mai pensato a quanto abbiano influito sul paesaggio urbano e rurale, a quanto abbiano condizionato i comportamenti e le aspirazioni delle persone? Tanto per fare un esempio, immaginate, alla fine dell'Ottocento, il paesaggio: la vista si perdeva più o meno lungo una grande distesa campagnola, e le città erano quantomeno polverose, certo molto, molto sterrate. E poi, pochi anni, ed ecco comparire quella magia di idrocarburi fluidi e viscosi: l'asfalto! A poco a poco le strade asfaltate, indispensabili per le neonate vetture, ridefiniscono le linee gentili di un paesaggio molto bucolico e poco moderno, e aprono la via, non solo metaforica, per le nuove industrie automobilistiche. L'immediata crescita della domanda e l'esigenza di diminuire i costi di produzione stimolano l'evoluzione della tecnologia, la nascita della catena di montaggio, il sorgere di una manodopera specializzata e di una nuova classe operaia. Tra le nuove figure professionali, non poteva mancare il "dottore" specializzato in pistoni inceppati e candele bruciate, il meccanico, la cui preparazione cammina necessariamente al fianco dell'evoluzione della sua assistita. Così, macinando chilometri e facendosi paladina della modernità, la centenaria automobile attraversa tutto il secolo, conquistando un posto privilegiato nell'immaginario collettivo: mezzo sempre più indispensabile ma anche oggetto di desiderio, di apprezzamento estetico. Basti pensare al binomio cinema e auto, che, si sa, sono sempre andati a braccetto: quanti attori negli anni della bella vita sono stati immortalati su fiammanti Spider? "Ricordo che lo conobbi all'inizio di settembre del 1955. Mi trovavo in un bar, 'Le Grand Prix', sul Sunset Strip a Hollywood, quando alcuni amici me lo presentarono. James Dean se ne stava in un angolo, da solo, sorseggiando un bicchiere di latte e appena seppe che ero un meccanico della Porsche mi disse subito: 'Parlami della mia baby'. Intendeva la sua auto. Infatti Dean possedeva da qualche tempo una Porsche Speedster. Parlammo a lungo di macchine e capii che James Dean non era il solito attore con l'hobby delle corse ma un vero professionista dell'automobile". Così racconta Rolf Wütherich, il meccanico di Hollywood che 'curava' le auto di tanti produttori, registi, attori della mecca del cinema. Se una volta, per i piccoli inconvenienti, non era necessario scomodare un professionista e bastava un po' di buon senso, una veloce ripassata al bignami dell'autoriparatore, per capire come far rianimare il motore della nostra vecchia Cinquecento, oggi questo è appena sufficiente a trovare la leva del cofano. Certo, si può sempre tentare di far partire l'auto 'prendendo' al lazo un treno in corsa, come fece Kevin Costner nel famoso film "Fandango". Oggi una macchina nuova è un concentrato di tecnologia ed elettronica. Basta entrare in una berlina di serie e si può fare un bell'elenco di led che si accendono sul cruscotto e che ti indicano che le porte sono chiuse, l'olio c'è, le gomme hanno la pressione giusta, l'airbag e le cinture sono pronti a salvarti la vita, il navigatore satellitare è accesso e veglia su di te, mentre un biiip ti ricorda che devi aggiungere un po' d'olio: e intanto tu sei lì sprofondato nel tuo sedile in pelle, che accarezzi il volume dell'autoradio - di serie -, e ti godi la frescura dell'aria condizionata - ovviamente di serie. Tutto va bene e viaggi spensierato: il motore dell'auto romba felice e ti porta a spasso con l'aiuto della centralina elettronica, e l'arbre magique alla papaya ti scodinzola davanti al naso. Già, c'è solo un piccolo particolare, perché se questa magia di elettronica si inceppa, puoi aggrapparti a due sole speranze: se manca la benzina o è il solito cavo della batteria, beh, fin lì ci arrivi, ma se è un qualsiasi altro problema non ti rimane che sfoderare l'immancabile cellulare e chiamare la NASA. Fare il meccanico oggi significa avere una conoscenza adeguata ai tempi, sapersi districare tra ABS, esp, computer di bordo, e tutto ciò che appena dieci anni fa sembrava fantascienza. Nella cintura di Torino, tra meccanici ed elettrauto, si contano circa 3000 officine, e solo in città circa 1200, in maggioranza di media e piccola grandezza: in realtà, per i piccoli centri di assistenza, il panorama lavorativo è in contrazione, perché spesso la concorrenza delle grandi aziende è spietata, abituate come sono a trattare con grandi numeri e per questo a standardizzare e velocizzare i tempi di assistenza. Ecco perché è ancora più importante, per chi svolge già la professione, tenersi al passo con i tempi: esistono, solo nella cintura del capoluogo piemontese, alcune possibilità di scelta per aggiornarsi. L'Associazione Italiana Riparatori d'Auto, insieme all'Istituto Professionale Giulio Pastore, organizza dei corsi serali di aggiornamento gratuito per chi ha già una formazione. Inoltre l'Istituto, che si trova in strada Altessano 45, è anche sede della scuola superiore per le nuove leve. La durata della scuola è di due anni: i corsi iniziano a settembre e terminano a giugno, e durante i mesi estivi c'è la possibilità di partecipare a stage in officina, per integrare lo studio teorico con la pratica sul campo. Il signor Enrico Ferro, responsabile del settore meccanica, precisa che, nonostante l'alta domanda di iscrizione, i posti sono purtroppo limitati, e che "nel primo anno gli allievi affrontano la parte meccanica dell'auto, e cioè imparano a smontare e rimontare freni, cambio, sospensioni e ammortizzatori; nel secondo studiano la parte elettronica, cioè la gestione di ABS, pretensionatori, airbag. Inoltre c'è la possibilità di frequentare ancora un altro anno di approfondimento, per esaminare più da vicino alcuni argomenti". Terminata la scuola, le possibilità lavorative sono molto concrete: "Il novanta per cento dei ragazzi trova lavoro, soprattutto nelle concessionarie, dove hanno l'opportunità di maturare e crescere professionalmente", continua il signor Ferro. Dunque, un mestiere che richiede una preparazione costante e aggiornata, e che non ha bisogno di rottamazione!
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