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novembre/dicembre 2002


 





Ferrari mon amour!

Abbiamo incontrato Salvatore G., un ragazzo che lavora come meccanico nello staff di Forza Service, il concessionario
autorizzato per Ferrari e Maserati.




INFO


Scuola Giulio Pastore
Strada Altessano 45, tel. 011.7394175 011.4530878, www.csea.it
email:pastore@csea.it


ENAIP Piemonte
via Sempione 35, Domodossola,
tel. 0324.44234, www.enaip.piemonte.it
email: csf...


Per tenersi aggiornati direttamente a casa propria, esiste Il Giornale del Meccanico, rivista che vanta una tiratura di 17000 copie e che spazia dagli aspetti tecnici a quelli normativi. Ogni numero è arricchito di grafici, tabelle esplicative e schemi per rendere l'approccio all'universo dell'autofficina ancora più immediato. Per maggiori dettagli:
www.reedbusiness.it...

 

 


UNA VITA DA MECCANICO

di Alessandro Giudice e Ilia Capiluppi

Vi ricordate le prime, primissime macchine? Le pioniere, nate per soddisfare un bisogno nascente, quello di spostarsi autonomamente, e comodamente, per tragitti che forse la bicicletta poteva lasciar presagire un po' sfiancanti, lungo le strade di città sempre più grandi. Quei gioielli su quattro ruote in grado di muoversi autonomamente, niente più rotaie o fili di tensione, solo quattro ruote e la libertà davanti agli occhi.
Avete mai pensato a quanto abbiano influito sul paesaggio urbano e rurale, a quanto abbiano condizionato i comportamenti e le aspirazioni delle persone? Tanto per fare un esempio, immaginate, alla fine dell'Ottocento, il paesaggio: la vista si perdeva più o meno lungo una grande distesa campagnola, e le città erano quantomeno polverose, certo molto, molto sterrate. E poi, pochi anni, ed ecco comparire quella magia di idrocarburi fluidi e viscosi: l'asfalto! A poco a poco le strade asfaltate, indispensabili per le neonate vetture, ridefiniscono le linee gentili di un paesaggio molto bucolico e poco moderno, e aprono la via, non solo metaforica, per le nuove industrie automobilistiche. L'immediata crescita della domanda e l'esigenza di diminuire i costi di produzione stimolano l'evoluzione della tecnologia, la nascita della catena di montaggio, il sorgere di una manodopera specializzata e di una nuova classe operaia. Tra le nuove figure professionali, non poteva mancare il "dottore" specializzato in pistoni inceppati e candele bruciate, il meccanico, la cui preparazione cammina necessariamente al fianco dell'evoluzione della sua assistita.
Così, macinando chilometri e facendosi paladina della modernità, la centenaria automobile attraversa tutto il secolo, conquistando un posto privilegiato nell'immaginario collettivo: mezzo sempre più indispensabile ma anche oggetto di desiderio, di apprezzamento estetico. Basti pensare al binomio cinema e auto, che, si sa, sono sempre andati a braccetto: quanti attori negli anni della bella vita sono stati immortalati su fiammanti Spider?
"Ricordo che lo conobbi all'inizio di settembre del 1955. Mi trovavo in un bar, 'Le Grand Prix', sul Sunset Strip a Hollywood, quando alcuni amici me lo presentarono. James Dean se ne stava in un angolo, da solo, sorseggiando un bicchiere di latte e appena seppe che ero un meccanico della Porsche mi disse subito: 'Parlami della mia baby'. Intendeva la sua auto. Infatti Dean possedeva da qualche tempo una Porsche Speedster. Parlammo a lungo di macchine e capii che James Dean non era il solito attore con l'hobby delle corse ma un vero professionista dell'automobile". Così racconta Rolf Wütherich, il meccanico di Hollywood che 'curava' le auto di tanti produttori, registi, attori della mecca del cinema.
Se una volta, per i piccoli inconvenienti, non era necessario scomodare un professionista e bastava un po' di buon senso, una veloce ripassata al bignami dell'autoriparatore, per capire come far rianimare il motore della nostra vecchia Cinquecento, oggi questo è appena sufficiente a trovare la leva del cofano. Certo, si può sempre tentare di far partire l'auto 'prendendo' al lazo un treno in corsa, come fece Kevin Costner nel famoso film "Fandango".
Oggi una macchina nuova è un concentrato di tecnologia ed elettronica. Basta entrare in una berlina di serie e si può fare un bell'elenco di led che si accendono sul cruscotto e che ti indicano che le porte sono chiuse, l'olio c'è, le gomme hanno la pressione giusta, l'airbag e le cinture sono pronti a salvarti la vita, il navigatore satellitare è accesso e veglia su di te, mentre un biiip ti ricorda che devi aggiungere un po' d'olio: e intanto tu sei lì sprofondato nel tuo sedile in pelle, che accarezzi il volume dell'autoradio - di serie -, e ti godi la frescura dell'aria condizionata - ovviamente di serie.
Tutto va bene e viaggi spensierato: il motore dell'auto romba felice e ti porta a spasso con l'aiuto della centralina elettronica, e l'arbre magique alla papaya ti scodinzola davanti al naso. Già, c'è solo un piccolo particolare, perché se questa magia di elettronica si inceppa, puoi aggrapparti a due sole speranze: se manca la benzina o è il solito cavo della batteria, beh, fin lì ci arrivi, ma se è un qualsiasi altro problema non ti rimane che sfoderare l'immancabile cellulare e chiamare la NASA.
Fare il meccanico oggi significa avere una conoscenza adeguata ai tempi, sapersi districare tra ABS, esp, computer di bordo, e tutto ciò che appena dieci anni fa sembrava fantascienza.
Nella cintura di Torino, tra meccanici ed elettrauto, si contano circa 3000 officine, e solo in città circa 1200, in maggioranza di media e piccola grandezza: in realtà, per i piccoli centri di assistenza, il panorama lavorativo è in contrazione, perché spesso la concorrenza delle grandi aziende è spietata, abituate come sono a trattare con grandi numeri e per questo a standardizzare e velocizzare i tempi di assistenza. Ecco perché è ancora più importante, per chi svolge già la professione, tenersi al passo con i tempi: esistono, solo nella cintura del capoluogo piemontese, alcune possibilità di scelta per aggiornarsi. L'Associazione Italiana Riparatori d'Auto, insieme all'Istituto Professionale Giulio Pastore, organizza dei corsi serali di aggiornamento gratuito per chi ha già una formazione.
Inoltre l'Istituto, che si trova in strada Altessano 45, è anche sede della scuola superiore per le nuove leve. La durata della scuola è di due anni: i corsi iniziano a settembre e terminano a giugno, e durante i mesi estivi c'è la possibilità di partecipare a stage in officina, per integrare lo studio teorico con la pratica sul campo. Il signor Enrico Ferro, responsabile del settore meccanica, precisa che, nonostante l'alta domanda di iscrizione, i posti sono purtroppo limitati, e che "nel primo anno gli allievi affrontano la parte meccanica dell'auto, e cioè imparano a smontare e rimontare freni, cambio, sospensioni e ammortizzatori; nel secondo studiano la parte elettronica, cioè la gestione di ABS, pretensionatori, airbag. Inoltre c'è la possibilità di frequentare ancora un altro anno di approfondimento, per esaminare più da vicino alcuni argomenti". Terminata la scuola, le possibilità lavorative sono molto concrete: "Il novanta per cento dei ragazzi trova lavoro, soprattutto nelle concessionarie, dove hanno l'opportunità di maturare e crescere professionalmente", continua il signor Ferro.
Dunque, un mestiere che richiede una preparazione costante e aggiornata, e che non ha bisogno di rottamazione!


Ferrari mon amour!

 

Abbiamo incontrato Salvatore G., un ragazzo che lavora come meccanico nello staff di Forza Service, il concessionario autorizzato per Ferrari e Maserati.

Raccontaci la tua esperienza.
"Ho cominciato da giovanissimo a lavorare per l'Iveco, dove ho avuto la fortuna di incontrare dei colleghi fantastici che mi hanno fatto crescere professionalmente. Nel 1999 ho tentato il grande salto di qualità, e di categoria: sono passato all'officina Forza Service, l'unica in tutto il Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta ad occuparsi dell'assistenza alle autovetture Ferrari. Dopo tre anni sono ancora qui e sono molto contento: il mio lavoro che mi mette sempre in contatto con la gente, anche con personaggi famosi, come calciatori o politici, che ci affidano la loro Ferrari per i periodici interventi di manutenzione. Inoltre nel 2000 ho fatto parte della squadra gare della categoria Challenger che è diventata Campione del Mondo."

Quanti siete a lavorare in officina?
Siamo circa una dozzina di persone, tra cui il capo officina, un elettrauto e altri quattro meccanici.

Quali sono i ricordi più belli?
"Dell'esperienza in Challenger ho tanti ricordi bellissimi. La nostra squadra, a differenza di quella della Formula Uno, era composta solo da trenta persone: sei meccanici (due per macchina tra cui anch'io), uno per la paletta, due al muro, otto al cambio gomme e la restante dozzina per la necessaria assistenza dietro le quinte. Il nostro lavoro è stato duro: notti trascorse a ripassare i dettagli per la gara e a controllare che tutto fosse perfetto".
Come è composta la squadra Ferrari in Formula Uno?
"La squadra è composta da circa 150 persone che danno anima e corpo per rendere le frecce rosse imbattibili su qualsiasi circuito, dal più veloce al più tecnico.
Il lavoro comincia dalla Casa, ossia dalla fabbrica di Maranello, dove le vetture vengono progettate, costruite, testate, collaudate e messe a punto da ottanta professionisti, tra meccanici e ingegneri. Questi ultimi in particolare hanno principalmente il compito di occuparsi dell'elettronica, che ha un ruolo sempre più determinante per raggiungere il massimo delle prestazioni.
Per esempio il volante: oltre ad essere elemento tradizionalmente indispensabile per il controllo della vettura, permette il controllo e la regolazione del rapporto aria-benzina, la comunicazione via radio con i box, l'apertura dello sportello del carburante, la ripartizione della frenata, che può essere più incisiva anteriormente o posteriormente, l'utilizzo o meno del servosterzo e la visualizzazione su un piccolo display del tracciato con numero di giri, miglior giro e altre informazioni.

Parlaci dell'équipe.
Gli ingegneri sono continuamente stimolati e volti alla ricerca di nuove soluzioni per rendere la macchina sempre più imbattibile. Il loro segreto è lavorare in tranquillità e in armonia, sfruttando le conoscenze e l'esperienza di ciascuno, in modo da consentire ad ogni membro della squadra di avere fiducia nei propri compagni. Così si può raggiungere una linea univoca sulle decisioni da prendere, e si permette alla Ferrari di investire sì molto denaro, ma con obiettivi precisi, con direttive e traguardi da raggiungere chiari per tutti.
L'altra parte del lavoro è eseguita dal gruppo che segue l'intero campionato di Formula Uno: la squadra corse, formata da circa settanta elementi. Ognuno svolge un compito preciso, per ottimizzare al meglio tutte le funzioni indispensabili per far correre le vetture nel modo più competitivo. All'interno dei box ci sono venticinque di persone, i famosi "extraterrestri": dodici sono addetti al cambio delle gomme (tre per ruota), due al sollevamento dell'autovettura, tre al rifornimento, tre al muretto (tra cui Jean Todt e Ross Brawn), quattro al controllo delle rifiniture, come alettoni, pulizia dei radiatori ed eventuali danni.
Ma il più importante di tutti è il Capo Macchina, il gestore della paletta, che si prende la responsabilità di eventuali errori durante il pit stop e di far ripartire l'autovettura dopo le soste. Infine ci sono le persone "dietro le quinte": cuochi, infermieri, gestori dei camion, addetti stampa.
È sicuramente un'équipe affiatata, capeggiato da Jean Todt, l'elemento di coesione del gruppo, e Ross Brawn, il cervello.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?
"Il mio prossimo obiettivo è cercare di passare alla Formula Uno, e accrescere ulteriormente le mie esperienze.
Invito tutti gli appassionati di motori, dal Rally alla Formula Uno, a provare anche solo a immedesimarsi nel lavoro del meccanico. Certo, è sicuramente duro e faticoso all'inizio, ma quando i risultati arrivano sai che il merito non è solo del pilota, ma anche tuo. E non c'è cosa più gratificante".
Alessandro Giudice

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