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Un
telo bianco steso sul selciato con tanti cd uno di fianco all'altro;
l'occhio sempre vigile per paura della "pula". La
storia di Safran. (continua)
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DISC
PARADE
"Senza
musica non riuscirei a vivere" dice l'appassionato incallito. Già,
ma dove placare questa fame di suoni a Torino e a quali costi? Proviamo
a scoprirlo.
Altro che oratori o corsi di nuoto; intere generazioni sono cresciute
vagando da un negozio all'altro di dischi in cerca del cd mancante,
dell'originale raro in vinile, dell'occasione da non perdere.
di Fabrizio
Cellai
In principio
era Rock&Folk, divenuto punto di riferimento per la gioventù
rockettara subalpina passando attraverso la new wave degli anni 80 e
il grunge dei 90, quando il vinile regnava incontrastato e gli lp erano
protetti nelle buste di plastica con l'inconfondibile logo del negozio.
Ricordi e Maschio offrono una scelta più limitata, ma tutti,
anche questi colossi, secondo le voci che circolano tra gli addetti
ai lavori, devono fare i conti con l'apertura del megastore FNAC di
via Roma.
Il vagabondare dell'appassionato ci conduce nei piccoli negozi specializzati
in generi musicali meno commerciali ma soprattutto in quelli che vendono
cd usati dove i prezzi sono più bassi dei venti euro di un cd
nuovo di zecca.
Un mercato fiorente, frequentato da intenditori, dove si riesce ancora
a parlare di musica, non solo a comprarla. Luoghi di aggregazione nei
quali la sana chiacchiera è ancora importante per commentare
le ultime uscite discografiche, scambiarsi informazioni, darsi appuntamento
al prossimo concerto. Un altro mondo: nell'era della grande-distribuzione,
degli scaffali pieni di titoli ma senza appeal, c'è ancora chi
cerca di scavalcare le regole del nuovo business discografico attraverso
questi negozi sparsi negli angoli della città.
Si parte da San Salvario con Disco Revival in via Galliari, negozio
minuscolo ma punto di riferimento imprescindibile per le orecchie dei
giovani (e non solo) torinesi, soprattutto per quelle dei metallari.
Poco più distante, nella nuova sede di Via San Tommaso, alloggia
Verovinile che, come suggerisce l'insegna, è rifornito dei vecchi
cari 33 giri. Stessa musica e stessa passione per Back Door, in Via
Pinelli, zona San Donato, e Juke Box all'idrogeno in corso Einaudi di
fronte al Politecnico. In piena Barriera di Milano c'è Mondo
Musica, negozio frequentato da tutti i deejay torinesi, Subsonica compresi,
perché qui si scovano anteprime, dischi 'promo' e rarità
da suonare nei locali e nelle piste da ballo cittadine.
Il giro finisce in centro: da Collectors' corner in via San Massimo
dove accanto ad un'ampia scelta di 33 giri si trovano rare incisioni
78 giri; da Materiale Resistente in via Po dove ritorna preponderante
il più moderno compact disc; infine da Onde, solo cd nuovi dietro
piazza Vittorio, piccola attività specializzata in musica dal
mondo e d'avanguardia prodotta anche dall'etichetta del negozio, la
label Felmay.
La vita che scorre attorno a queste piccole botteghe del suono offre
uno spaccato assolutamente inedito del rapporto che lega l'acquirente
al prodotto cd. Ai negozi si rivolgono persone di tutte le età,
ci confermano i proprietari, e nella maggior parte dei casi le loro
richieste svelano una passione che vive lontano dagli input delle radio
e della tv. Mentre si curiosa fra i vari titoli disponibili si sente
un giovane che chiede vecchi titoli dei Pink Floyd perché la
sera prima ha visto al cinema Massimo "Zabriskie Point"; qualcun
altro si informa sulla differenza tra la 'jungle' e il 'drum'n'bass'.
Poi arrivano gli habitué, quelli che cercano qualcosa in particolare,
quelli che spendono senza incidere sulle classifiche dei dischi più
venduti. Quelli che leggono le recensioni sui giornali specializzati,
che si spostano come nottambuli a Milano per i concerti (Torino è
un po' povera da questo punto di vista, ahimé).
Tutti soddisfatti, anche perché si risparmia: un cd usato costa
in media la metà di uno nuovo e la qualità del suono digitale
non viene intaccata dall'usura che invece colpisce i solchi del vinile.
E qui si arriva al problema del prezzo. Oggi in Italia un cd nuovo costa
sui venti euro. Tanti, troppi, soprattutto per le tasche dei giovani,
potenziali grandi consumatori di musica. Ma come mai un cd viene venduto
così caro? Quanto costa realmente fabbricarlo, registrarlo e
distribuirlo?
Le risposte sono tante e i fattori che incidono ancora di più.
Iniziamo col dire che il prezzo elevato del cd investe soprattutto il
nostro Paese. Poi va considerata l'assenza di concorrenza tra le cinque
case discografiche che detengono l'80% circa del mercato, fattore che
favorisce lo stabilizzarsi verso l'alto dei prezzi di vendita. Ma le
perplessità crescono ancora se si pensa che tra stampa, confezionamento
e supporto la spesa si aggira attorno a un euro. Com'è dunque
possibile che si arrivi ai venti euro del prezzo finale? Il processo
è semplice: circa nove euro vanno alle case discografiche, al
produttore del disco e, in una percentuale variabile a seconda della
sua fama, all'artista come diritti d'autore.
Un'altra voce di spesa è il "ticket TV" (1,5 euro),
in sostanza una tassa applicata ai prodotti che vengono pubblicizzati
che, caso unico, ricade sugli acquirenti. Aggiungendo i costi di trasporto
(1 euro), l'Iva del 20% (da cui la polemica sul fatto che anche la musica,
come i libri, siano beni culturali su cui applicare un'aliquota del
4%), i diritti Siae (1 euro) e il guadagno che spetta al rivenditore
si arriva così al prezzo finale: 20 euro, tranne per i cd in
offerta, di solito vecchi titoli in catalogo da parecchi anni.
Risultato? Le case discografiche si lamentano che in Italia si vendono
pochi dischi, per cui quei pochi cerchiamo di venderli bene. La gente
dice che i cd costano troppo cari e il rimedio è quell'apparecchio
magico che va sotto il nome di masterizzatore. I cd vengono così
copiati, ricopiati e la qualità è sempre la stessa: un
cd masterizzato, ed è qui il punto, è assolutamente identico
all'originale. È un reato, si sa, ma il mercato parallelo della
pirateria, si sa anche questo, è in pieno fermento.
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Un
telo bianco steso sul selciato con tanti cd uno di fianco all'altro;
l'occhio sempre vigile per paura della "pula". Safran
è immigrato a Torino in cerca di qualche soldo. Per lo
Stato italiano è un clandestino. Per l'industria discografica
un pirata. Perché Safran, come altre migliaia di Safran
sparsi per il bel paese, vende cd taroccati. Copie masterizzate
conformi all'originale, ma senza marchio Siae. Gli esperti dicono
che, in Italia, il mercato clandestino sottrae a quello legale
quote che oscillano tra il 20 e il 30% del fatturato. Quindi Safran
spaventa l'industria discografica. Anche Safran ha paura, ma va
avanti.
"Quanto costa?" chiede l'avventore. "Cinque euro,
il solito". Affare fatto, ne ha risparmiati quindici per
l'ultimo dei Red Hot Chili Peppers che senza neppur fiatare hanno
perso la loro quota sui diritti d'autore e lasciato probabilmente
una copia invenduta del loro disco sugli scaffali dei negozi.
Safran dice di aver guadagnato circa la metà della somma,
l'altra è da tempo nelle tasche del suo fornitore, nel
"giro" come dice Safran. Il "giro" masterizza,
smercia e lucra. Safran vende, rischia e sopravvive.
Tutte le copertine dei cd taroccati hanno un vistoso ovale giallo
con la scritta "fac simile copia a scopo illustrativo"
che attenua la gravità del reato in caso di sequestro.
Safran ha più o meno duecento cd disponibili, esclusi quelli
che può procurare in pochi giorni su ordinazione: insieme
con i titoli più appetibili le compilation si sprecano.
Alcune coincidono con quelle dei negozi, altre sono patacche tremende.
Per vendere bene Safran deve rifornirsi almeno due volte al mese,
in modo da avere sempre le ultime novità. Così arriva
a guadagnare 300 euro al mese; metà li spedisce in Senegal,
il resto serve per sopravvivere.
Si avvicina una giovanissima, adocchia la compilation dell'ultimo
Festival Bar: "e se non funziona bene? Se salta?" chiede.
"Non ti preoccupare, domani io cambio" risponde Safran
sempre con gli occhi in allerta.
Arrivano alcuni vigili in divisa. Safran tira su il sacco e sparisce
dietro l'angolo. Poco dopo è di nuovo al suo posto. Anche
questa è musica. !
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