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novembre/dicembre
2002



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RECENSIONI
La Gatto Ciliegia
contro il Grande Freddo
It is
Cd Santeria, 8 euro
Tra Torino e Avigliana già da alcuni anni si muove una strana
e affascinante creatura musicale. Il suo nome è Gatto Ciliegia
contro il Grande Freddo ed è un trio che si è conquistato
una certa fama "di culto" non solo grazie alla particolare
denominazione, ma anche e soprattutto in virtù dell'originalità
delle sue proposte, caratterizzate da sonorità ricercate, che
creano atmosfere nel contempo raffinate, eleganti e tutt'altro che convenzionali.
La più recente produzione dell'agile e sinuoso felino subalpino
consiste in un minicd dal titolo "It is". Al suo interno cinque
brani in cui chitarre, basso e un pizzico di elettronica si coalizzano
per dare vita a sonorità che sembrano appositamente plasmate
per accompagnare immagini proiettate su uno schermo o per stimolare
l'immaginazione di chi ascolta. Nei cinque brani in scaletta - tra i
quali spiccano l'opening "La sequenza del fiore di carta"
e l'interpretazione di "Lucignolo" (dalla colonna sonora di
un "Pinocchio" televisivo di un bel po' di anni fa) - è
un susseguirsi di raggi di sole e oscurità, di sogno e di incubo,
di poesia e magia, di forza e fragilità. Bella e ricercata anche
la veste grafica. Contatti: www.gattociliegia.it,
info@gattociliegia.
Marco Stolfo
Andrea
Bajani
Morto un papa
Portofranco Editori, 7,75 euro
Esile, esile, esilarante. È il primo romanzo di Andrea Bajaini:
breve, appunto, e spassoso. Com'è nel suo stile, che i lettori
avranno già avuto modo di considerare sulle pagine di questa
stessa rivista: pimpante, piuttosto irriverente, nevrastenico quando
(spesso) procede per iterazioni, prestiti gergali, coloriti epiteti
del parlato da piccola borghesia che si assopisce davanti alla tv.
Tutto comincia da lì, dal tubo catodico - dalla trance/torpore
indotta in un onesto padre di famiglia, tanto innamorato delle immagini
del rapimento Moro (anno 1978, ndr) da farle scorrere in loop senza
inizio e senza fine.
Questo è il primo dato del volumetto (ognuno dirà se merito
o difetto): osare la carta del "politicamente scorretto",
al punto (blasfemo, di questi tempi globali e bombaroli) da trattare
con grottesca ironia terrorismo, terroristi e aspiranti tali. Non si
scompone, il padre di famiglia, quando il figlio, in un sussulto persino
poco adolescenziale, gli comunica le sue intenzioni: "Ho deciso
di fare il terrorista". La sua analisi non fa una grinza, non è
pazzia ma consapevolezza della bonaccia in cui viviamo: "Ho un
mondo di seconda mano, papà" - un mondo, aggiungiamo, da
guardare ma non toccare. Viviamo con un perenne difetto di esperienza,
ribadisce Bajani. Noi gli diamo ragione. Meno ne diamo allo svolgimento
fumettistico della vicenda, allo sforzo dell'autore di apparire brillante,
accattivarsi il lettore con una profusione di battute, trovate, aneddoti,
caricature, episodi minimi. Lettore che, invece, scappa, disorientato
dai personaggi macchietta, dalle forzature inconcludenti, dalle interminabili
digressioni a piè di pagina, buone a ingarbugliare la lettura.
Bajani scrive a briglia sciolta, scrive quel che gli saltimbanca in
testa, con lo stesso piglio, lo dicevamo, con cui scrive un articolo:
invece era (doveva essere) un romanzo. Il Papa, però, quello
del titolo, è contento: ringrazia felice i terroristi che lo
sequestrano, dopo averlo avvisato. Di stare in Vaticano aveva i "coglioni
pieni".
Luigi Urru
Valentino Rolando, Adriano
Sada
Due biciclette intorno al mondo
Da Torino a Torino 1956 -58
Lazzaretti Ed., 25 euro
27.936 chilometri in 300 tappe, 27 mesi e 8 milioni di pedalate sono
stati necessari agli autori di questo libro per compiere il giro del
mondo in bicicletta. Due amici da sempre, tutti e due torinesi, tutti
e due cronisti sportivi, il 2 settembre 1956 danno il via al loro straordinario
viaggio. Ufficialmente partono per le ferie, tenendo tutti allo scuro
del progetto tranne due amici. Invece Valentino e Adriano, fumatori,
poco allenati, attraversano con la lentezza della bicicletta la natura
e l'umanità del mondo, di tanti mondi. Ciascuno tirandosi dietro
un "rimorchietto" pesante 50 chili fino ad Aleppo, in Siria:
trascinarli su per le montagne afgane sarebbe stato impossibile.
A più di trent'anni di distanza, i due amici oggi settantacinquenni
hanno ricavato dai diari di viaggio originali la cronaca della loro
enorme impresa e l'hanno raccontata, a volte in modo appena un po' prolisso,
in questo singolare libro.
Dall'anticamera non solo geografica dell'oriente, Jugoslavia e Bulgaria,
hanno viaggiato fino agli Stati Uniti, tra gioie e dolori, problemi
burocratici e incidenti, tra parole imparate a fatica in un paese e
gettate via in quello successivo, tra felicità e delusioni, monsoni,
fiumi, montagne e gli sguardi di tutte le ragazze del globo.
Un viaggio fatto di cose grandi e piccole che ha cambiato Valentino
e Adriano proprio come accade ai personaggi di un romanzo: "non
andiamo solo a vedere dei posti, andiamo a vedere noi". Un'avventura
che è stata per gli autori soprattutto un'occasione per prendere
coscienza di sé e capire in presa diretta come andavano le cose
del mondo, e forse quale sarebbe stato il futuro.
Maria Abbrescia
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