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novembre/dicembre 2002











Un video per la scuola


Anche la Regione Piemonte si è attivata per combattere le discriminazioni e promuovere la conoscenza delle tematiche omosessuali. Per la prima volta un ente pubblico ha fatto proprio un simile progetto: Claudio Cipelletti è l'autore e il regista del video "Nessuno Uguale - Adolescenti e Omossessualità", che l'assessorato alla Cultura ha deciso di inviare in tutti gli istituti superiori piemontesi, circa 620, e in altrettante biblioteche civiche. Il video mette a confronto giovani eterosessuali e omosessuali che raccontano esperienze, difficoltà e disagi incontrati, come il rischio di essere isolati se non insultati o aggrediti.







ATTIVITÀ, SESSO E SCUOLA
Se è vero che gli adolescenti hanno le loro prime informazioni da coetanei un po' più esperti, ci si chiede che cosa faccia la scuola. Che fine ha fatto la famosa "educazione sessuale" che dovrebbe essere compresa nei programmi scolastici? Ne parliamo con Filippo Furioso che di tali temi si occupa per conto del provveditorato agli studi del Comune di Torino.

di Sergio Capelli
"L'autonomia scolastica da questo punto di vista crea non pochi problemi: ogni scuola è libera di attingere alle proposte formative che ritiene più opportune, senza per altro dover rendere conto al provveditorato. Ciò significa che per noi è estremamente difficile effettuare un'operazione di monitoraggio costante e puntuale. Ormai quasi tutte le scuole hanno il proprio sito web; su quello (e sempre più spesso solo su quello) danno notizia dei corsi che organizzano. Se a questo aggiungiamo che ci si rivolge sempre più spesso a "privati", educatori, associazioni o anche singoli psicologi, non è difficile comprendere quanto questa situazione sia incontrollabile e in costante mutazione".
"In realtà - afferma Adriana Pavese, vicepreside della Scuola Media Pola - gli insegnanti spesso ci chiedono interventi di 'educazione all'affettività e alla sessualità'. Soprattutto per i ragazzi delle medie il tema diventa centrale. Gli interventi puntano direttamente alla sfera affettiva: i ragazzi, dopo un primo, breve, periodo di ambientamento in cui imbarazzo e risolini sono d'obbligo, reagiscono molto bene ai corsi. Tanto più che, essendo questi basati sull'ascolto, tendenzialmente allontaniamo gli insegnanti dall'aula, così da dare agli studenti la massima libertà".
Il centro Hansel e Gretel di Moncalieri lavora da anni sul tema sessualità/adolescenza. "I nostri corsi si rivolgono sia agli insegnanti, sia agli studenti e ai genitori - ci dice Valeria Camerone, responsabile dei progetti scuola di Hansel e Gretel - Quando ci rapportiamo con gli studenti si tratta di un ciclo minimo di tre incontri, preceduti da un incontro con gli insegnanti che illustra le finalità e le modalità di azione e seguiti da un incontro di restituzione con i genitori. Lavoriamo soprattutto con le scuole elementari e medie inferiori, quindi la metodologia che utilizziamo nel rapporto con i ragazzini è molto legata al gioco psicologico". Ma il modello sopra descritto è quello minimo. "L'anno passato abbiamo avuto contatti con molte scuole del torinese: ad Orbassano, ad esempio, abbiamo impostato un grosso progetto per il secondo circolo, che fa capo alla scuola elementare Gramsci. Abbiamo tenuto un corso di formazione di venti incontri per gli insegnanti, svolto una serie di incontri nelle classi quarte e organizzato conferenze per i genitori su temi quali l'educazione alla sessualità, l'ascolto come metodologia di prevenzione, gli abusi".
Patrizia Marchisio è un'educatrice che lavora come consulente sulla sessuologia per il centro Familiarmente, e si occupa di corsi (sia per allievi che per insegnanti) sulla sessualità. "Molto spesso - afferma - ci sono grosse difficoltà per organizzare tali corsi. L'autonomia scolastica, fa sì che ogni scuola debba scegliere i corsi da attivare. E quasi sempre, se si pone la scelta fra un corso di teatro o uno legato al tema della sessualità, la scelta ricade sul primo". I corsi proposti da Familiarmente per le scuole sono generalmente strutturati su tre giornate in aula più la proiezione di un film con dibattito, ai quali si aggiungono una riunione preventiva e una finale con docenti e genitori. "I temi trattati sono differenti: sicuramente la diade affettività-sessualità è una delle più gettonate. Ma dipende anche e soprattutto dal tipo di intervento: se si tratta di un corso di aggiornamento per gli insegnanti, molto spesso si lavora sul tema dell'abuso". Corsi che comunque vengono accolti con grande favore dagli studenti: "Solitamente il primo incontro è un 'annusarsi' a vicenda, poi poco a poco le resistenze vengono superate e generalmente alla fine la domanda più ricorrente è 'quando torni?'".
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