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SESSO
E CARNAZZA
La romantica signora Amore ed il passionale
signor Eros si stanno rilassando dopo una giornata di duro lavoro; c'è
tensione nell'aria, di lì a poco i due godranno, tra i piaceri
della vita, di quello più economico: amarsi. Ma dalla televisione,
tra la pubblicità di un nuovo cellulare e quella di un'imperdibile
autovettura, fa capolino il signor Porné: perché non importa
quale merce pubblicizzi, il signor Porné promuove un unico prodotto:
sesso e carnazza.
di
Fabrizio
Pezzana
Il signor
Porné è un ottimo piazzista, di prodotti, certamente,
ma soprattutto di se stesso: d'altro canto il suo nome, che entra nella
composizione di vocaboli quali "pornografia", deriva dal verbo
di origine indo-europea "pérnemi", "io vendo",
e metaforicamente "prostituta"; dunque, attraverso l'esposizione
di corpi levigati, seducenti, ammiccanti, alimenta la più recente
e diffusa libidine: consumare.
Che si tratti di una libidine diffusa lo dimostrano le cifre: l'indotto
pubblicitario relativo alla sola televisione nell'anno 2001 viene calcolato
in 5.570 milioni di euro; questo dato, incrociato con quelli relativi
alla diffusione del mezzo televisivo (presenza di un televisore nel
98,7% delle case italiane; videoregistratori 70,2%; fruizione collettiva
dei programmi 80%; televisione accesa per più di 4 ore al giorno,
20,5%) rende bene l'idea non solo del successo commerciale di Porné,
ma anche e soprattutto delle sue capacità nella costruzione dell'immaginario
collettivo.
La solita tiritera moralistica contro la TV cattiva maestra, responsabile
della diffusione di comportamenti erotizzati, violenti, antisociali?
Prendiamo un altro caso.
www.sesso.it
Ci avevano raccontato la favoletta che Internet fosse un mezzo di comunicazione
diverso, alternativo e interattivo, libero dalle leggi di mercato e
dall'imperativo categorico del consumo; invece
digitando sesso,
su Google si ottengono oltre 500.000 pagine, su Altavista 93.038 pagine,
su Yahoo! 27 categorie, 233 siti, 408.000 pagine, mentre Virgilio propone
la selezione di Virgilio Eros, 194 siti; e questo solo per i siti italiani.
Certo, dentro c'è un po' di tutto, siti di consulenza e articoli
di Alberoni, consigli per teenager e istruzioni per un sesso sicuro;
ma sono tanti i siti che si occupano di sesso hard, pornografico, dalle
semplici fotografie amatoriali in bianco e nero alle gallerie di immagini
e video accessibili con download di connessioni a providers Bahamensi
o Neozelandesi.
E anche qui, sesso e soldi: nel 2000 il giro di affari del pornoweb
era di circa 10.000 miliardi di lire; su 153 milioni di navigatori al
mondo, 147 avrebbero visitato almeno un sito hard; in Italia, con una
stima di circa 12 milioni di utenti, prevalentemente giovani (52,3%
contro una media nazionale di 31,3%) sono circa 1 su 4, quindi 3 milioni,
quelli che almeno una volta al mese visitano un sito pornografico: le
pagine web si collocano al settimo posto fra i siti più visitati.
Sesso
sesso sesso sono un affamato!
A questi dati si contrappongono quelli del sesso vero, praticato: nel
2001 gli italiani sono al sesto posto mondiale per frequenza di rapporti
sessuali annuali, primi gli Stati Uniti, poi Grecia, Croazia, Sud Africa
e Nuova Zelanda; dalla quantità alla qualità, il 30,4%
delle donne sole e il 13,2% delle donne in coppia giudica la propria
vita sessuale insoddisfacente o pessima; per i maschietti, vengono ammesse
incertezza e preoccupazione nel 59,2%, con denuncia di soffrire o di
avere sofferto di disfunzioni sessuali nel 42,6%; ancora il 17,8% dei
giovani fino a 30 anni non ha attualmente una vita sessuale, il 18,4%
non ha avuto rapporti sessuali completi.
Insomma, italiani sessualmente bulimici e anoressici, capaci di ingozzarsi
di zozzerie fino a diventarne dipendenti o di rifiutare la propria sessualità
fino ad escluderla totalmente dalla propria vita. Si tratta di disfunzioni
della sfera sessuale e relazionale studiate e curate da tempo in altre
nazioni e che in Italia coinvolgono, rispettivamente, il 5% degli uomini
e il 3% delle donne, nel caso della bulimia, e circa il 3% delle donne
in forma grave, e il 15% sotto forma di disturbi permanenti del desiderio
rispetto alla anoressia. E se anche in Italia si stanno diffondendo
strutture di consulenza e recupero, da quelle di tipo psicologico a
gruppi spontanei di auto-mutuo-aiuto, si sa, fondamentalmente siamo
degli struzzi, e quando i problemi ci assillano, anziché affrontarli,
fuggiamo, magari coattivamente riproducendo, in altri contesti, le stesse
dinamiche e difficoltà.
c6?
Così, se è il corpo a funzionare male, semplicemente lo
si sostituisce, destrutturandolo e ricostruendolo, saltando a piè
pari dal complesso di Edipo a quello di Narciso: così il sesso
virtuale, così la diffusione di pratiche di fitness, così
tutti gli interventi di abbellimento del corpo umano. La chat-mania
costituisce un fenomeno interessante: sarebbero 10.000 le chat nel nostro
paese, con circa 2.000.000 di fruitori, di cui 40.000 a scopi sessuali.
Protetto dalla tripla "A" - anonimity (riservatezza), access
(accesso facile), affordability (economicità) - il tipico utente
di cybersex ha dai 33 ai 35 anni, è maschio nel 79% dei casi,
eterosessuale (87%), fa vita di coppia (64%) e si collega per circa
40 ore mensili. In sede terapeutica, questa disfunzione viene trattata
come altre forme di dipendenza, alle quali talvolta si accompagna: tossicodipendenza
(42%), lavoro compulsivo (28%), shopping compulsivo (26%), gioco d'azzardo
(5%).
Ancora, rispetto alla ri-costruzione della identità corporea,
il fitness: nel 2001 si contavano circa 12.500 palestre e 4.500 piscine,
frequentate da 6 milioni di italiani. Anche qui, soldi, tanti soldi:
un giro d'affari che nel 1999 si è attestato intorno ai 41 miliardi
di lire e che nel settore di produzione di attrezzature ha fatto riscontrare
al solo "gigante" Technogym un fatturato di 267 miliardi con
una produzione per il 65% esportata, principalmente verso i paesi dell'Unione
Europea.
Ma anche cosmetici, acquistati regolarmente dal 38% degli uomini e saltuariamente
dal 42%: creme depilatorie e cerette (23%), smalto per le unghie (22%),
colorante per capelli (12%), mascara per le ciglia (6%); ed ancora il
settore della body-art, tatuaggi, piercing e branding (che da connotazioni
sociali e gruppali assume sempre più funzione espressiva, comunicativa,
di significazione personale), quello della moda e della chirurgia plastica.
Il
diritto di sognare
Come commentare questi dati? Tra gli esperti del settore, pur con qualche
eccezione (come Chiara Simonelli, presidente dell'Istituto di Sessuologia
Clinica, che parla del cybersex come di "un territorio ambiguo,
dove si incontrano fantasia e realtà, una via di mezzo tra l'atto
concreto e l'atto immaginato"), prevale il pessimismo. Così
il pediatra Marcello Berardi: "Il piacere ha un fascino in quanto
si carica di mistero, di condanna sociale, di espressività fantastica.
Se tutto viene esplicitato, razionalizzato e inserito in una logica
quasi scientifica e soprattutto di mercato, il piacere perde la propria
"stoffa", che è stoffa sacra; siamo arrivati al punto
che il corpo umano ha lo stesso valore di una carrozzeria d'automobile:
si vende quella, si può vendere quindi anche questo". E
lo psicoanalista Umberto Galimberti: "Il cuore non è in
sintonia con il pensiero e il pensiero con il gesto. Alla base c'è
una mancata crescita emotiva, che ha reso il sentimento atrofico, inespressivo,
non reattivo, per cui gli eventi della vita ci passano accanto senza
una nostra vera partecipazione; questo è il nostro tempo, il
tempo che registra il fallimento della comunicazione emotiva e quindi
la formazione del cuore come organo che, prima di ragionare, ci fa sentire
che cosa è giusto e che cosa non è giusto, chi sono io,
e che ci faccio al mondo".
Insomma, rivendichiamo ed esercitiamo il diritto alle nostre nevrosi,
convivendoci, soffrendone, combattendole; ma che il signor Porné
ci lucri sopra, questo proprio non ci piace; e allora coltiviamo con
passione e fantasia le nostre speranze, i nostri desideri, le nostre
libidini così da ricordare al signor Porné, incontrandolo
in qualche piazza telematica, che i sogni, i nostri sogni, né
svaniscono all'alba né si possono comprare con la carta di credito.
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