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novembre/dicembre 2002


 










 




 

 

 


COSÍ LO FANNO ALTROVE
Lui ci turba: almeno quando vediamo che altri lo fanno in modo diverso da noi. Lui, il sesso, la scopata, l'amore. Per i viaggiatori che per primi arrivarono nel Nuovo Mondo gli indigeni erano "preda degli istinti, posseduti da demoni, e dediti a sfrenata lussuria in una assoluta assenza di regole". In realtà, i comportamenti che essi osservarono dimostrano semplicemente che anche la sessualità risente fortemente di una elaborazione culturale, in grado di determinare identità e ruoli sociali persino più dello stesso dato biologico.

di Luigi Urru

Legate alla sessualità sono tutta una serie di pratiche, non necessariamente erotiche, e di concezioni che condizionano fortemente la vita dei singoli individui. Diverse idee della famiglia e del matrimonio, per esempio, per cui abbiamo famiglie di volta in volta nucleari (padre, madre e figli, come da noi), allargate (con nonni e zii sotto lo stesso tetto, come era frequente per la generazione dei nostri genitori), congiunte (come nella tradizione hindu), poliginiche e poliandriche (cioè con più donne per lo stesso marito, e viceversa). Matrimoni a prima vista bizzarri sono il così detto legame morganatico, per cui i figli di un sovrano sposato a una persona non nobile sono esclusi dalla successione dinastica; il matrimonio tra donne, ma senza implicazioni omosessuali (comune per esempio tra gli Yoruba della Nigeria); il matrimonio per scambio delle sorelle, quello plurimo (cioè poligamico), quello fittizio e persino quello con il fantasma, come avveniva tra i Nuer insediati lungo il corso del Nilo Bianco.
Anche quando la famiglia ha una struttura nucleare simile alla nostra, non è scontato che le relazioni affettive siano naturali e automatiche. Alle isole Trobriand dell'Oceano Pacifico, dove gli antropologi hanno condotto estese ricerche etnografiche, la famiglia è monogamica come in Europa ma presenta una diversa struttura dei rapporti: per quanto possa apparire bizzarro, l'autorità sulla prole non è esercitata dal padre ma dal fratello della madre, cioè lo zio materno. Il risultato è che il rapporto zio/nipote è improntato ad autorità, gerarchia e rispetto; quello padre/figlio è invece improntato a confidenza, complicità e aperto affetto.
Abbiamo poi vari riti legati alla sessualità e alle fasi della vita sessuale: riti di iniziazione che marcano, per esempio, il passaggio dall'infanzia alla pubertà (cioè alla maturità sessuale); o riti che implicano mutilazioni varie dei genitali e indicano l'appartenenza a una comunità di credenti, come la circoncisione. In altri riti ancora si simula il coito, oppure si eseguono pratiche di purificazione legate o meno a codici di onore.
I valori attribuiti alla sessualità umana risentono molto delle credenze religiose. Al sesso può essere assegnata una gamma vastissima di valenze morali, sociali ed estetiche che esulano ampiamente dalle funzioni più propriamente erotiche e riproduttive. Così per le religioni esiste un sesso positivo, in quanto portatore di benessere e fertilità: i figli sono considerati una benedizione divina, e attraverso il sesso si raggiungono stati di estasi paradisiaca. Ma c'è pure un sesso negativo, perché impuro e contaminante. Indulgere al sesso oltre le necessità della procreazione sarebbe come cedere a lusinghe diaboliche.
Persino la prostituzione ha vissuto di un nesso stretto con la religione. Nell'antica Grecia e nell'antica India esistevano forme di prostituzione sacra care agli dei.
È un pensatore francese del Novecento, Michel Foucault, ad avere detto chiaramente quello che molti pensavano: le origini del controllo sulla sessualità (e quindi anche il tabù della prostituzione) sono nel mondo moderno, nelle istituzioni religiose, nelle forme pedagogiche, nel discorso medico e psichiatrico, nella necessità di limitare le nascite, nelle strutture familiari, nelle forme di potere e nelle strategie per modificarle.
È infatti attraverso le differenze sessuali, che come abbiamo visto variano anche molto secondo la cultura, che si costruiscono le differenze all'interno della società: tra ricchi e poveri, integrati ed emarginati, potenti e persone prive di potere. Del resto, che il sesso possa stabilire differenze sociali non stupisce affatto; lo dice anzi la parola stessa che deriva dal latino "secare" e significa appunto separare.
Le differenze dei ruoli attribuiti con il sesso sono così forti che la lingua se ne è impregnata. Un esempio classico sono le categorie grammaticali che in italiano sono appunto il maschile e il femminile, mentre in altre lingue ve ne sono ancora altre, e non a caso. Il tedesco, tra le lingue occidentali, ha anche il genere neutro riservato agli oggetti inanimati e agli esseri animati dalla collocazione incerta. Tra questi ultimi trova collocazione il "Kind", il bambino, che, proprio perché non è ancora maturo sessualmente, neanche nella grammatica è classificato maschile o femminile. Per altre lingue il discorso è ancora più complesso. Il giapponese presenta varianti femminili e maschili delle stesse espressioni: confonderle (per esempio un uomo che usa un verbo "femminile") può essere una scortesia grave e comunque fonte di notevole imbarazzo.
In materia di restrizioni sessuali, le società differiscono notevolmente. Casi estremi sono le comunità monastiche che limitano a zero l'uso genitale della sessualità, per dirigere sulla divinità tutta la concentrazione degli adepti. Anche nelle società islamiche la sessualità, femminile innanzi tutto, è soggetta a molte restrizioni; ma è un po' in tutti i paesi dell'area mediterranea (anche della sponda settentrionale, beninteso) che si attribuisce grande valore alla verginità prima delle nozze. Simili credenze si ritrovano all'estremo opposto del pianeta, tra gli abitanti della Nuova Guinea, dove si ritiene che le pratiche sessuali mettano a rischio la sopravvivenza stessa della società e vadano perciò ridotte al minimo. I gruppi Maring credono che il sesso porti alla dissoluzione fisica dell'uomo.
Ulteriori differenze saltano agli occhi quando si consideri la sessualità nella prospettiva dello scandalo. Qua da noi solo a parlare di nudo si vedono sorrisini malevoli e imbarazzati. Ma non è dappertutto così. In Giappone parlare di sesso non è proprio un argomento trasgressivo. Il giapponese medio quando discorre di sesso non vi lega alcuna connotazione trasgressiva. Al contrario, si può dire che l'esperienza estetica, sensoriale, cerebrale o puramente carnale implicata dal sesso, è tutto tranne che trasgressiva. C'è dunque grande familiarità verso l'argomento, e nessuna pruderie. Tutti gli autori di grande letteratura giapponese si sono cimentati con l'argomento e non hanno subito nessuna censura né dal governo né dai lettori.
In conclusione, risulta che la differenza tra due sessi distinti per natura è più un assunto occidentale che una categoria universale. Già per Aristotele l'opposizione tra maschile e femminile si fondava su altre dicotomie, come quelle tra caldo e freddo, secco e umido, attivo e passivo. La tradizione aristotelica faceva coincidere il maschile, elemento caldo, con il soffio, la potenza creatrice, e il femminile con la materia.
In altri contesti culturali, la demarcazione tra maschile e femminile appare più sfumata. Prova ne siano la mitologia e l'iconografia indiane, così popolate da immagini di divinità androgine; l'induismo ha infatti familiarità con le metamorfosi sessuali dal maschile al femminile e viceversa, come a dire che le divisioni tra i sessi sono precarie anziché essere definite una volta per tutte. Anche in Grecia erano noti culti di divinità ermafrodite (che cioè presentavano contemporaneamente caratteri fisici maschili e femminili) e si celebravano feste sfrenate dove l'identità sessuale perdeva le sue rigidezze.
Legata alla sessualità, infine, come la vediamo noi da occidentali, c'è il grado di civiltà che ci attribuiamo, l'idea che un popolo è tanto più civile quanto meglio riesce a disciplinare le proprie passioni. Proprio perché è l'istinto più forte, legato alla nostra stessa sopravvivenza, il desiderio sessuale è anche il più difficile da dominare. È più facile temerlo che valorizzarlo e persino in America, dove non più di trent'anni fa si è vissuta un'epoca di liberazione sessuale, riemergono atteggiamenti puritani dal sapore fuori moda.

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