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COSÍ
LO FANNO ALTROVE
Lui ci turba: almeno quando vediamo che altri
lo fanno in modo diverso da noi. Lui, il sesso, la scopata, l'amore.
Per i viaggiatori che per primi arrivarono nel Nuovo Mondo gli indigeni
erano "preda degli istinti, posseduti da demoni, e dediti a sfrenata
lussuria in una assoluta assenza di regole". In realtà,
i comportamenti che essi osservarono dimostrano semplicemente che anche
la sessualità risente fortemente di una elaborazione culturale,
in grado di determinare identità e ruoli sociali persino più
dello stesso dato biologico.
di
Luigi
Urru
Legate
alla sessualità sono tutta una serie di pratiche, non necessariamente
erotiche, e di concezioni che condizionano fortemente la vita dei singoli
individui. Diverse idee della famiglia e del matrimonio, per esempio,
per cui abbiamo famiglie di volta in volta nucleari (padre, madre e
figli, come da noi), allargate (con nonni e zii sotto lo stesso tetto,
come era frequente per la generazione dei nostri genitori), congiunte
(come nella tradizione hindu), poliginiche e poliandriche (cioè
con più donne per lo stesso marito, e viceversa). Matrimoni a
prima vista bizzarri sono il così detto legame morganatico, per
cui i figli di un sovrano sposato a una persona non nobile sono esclusi
dalla successione dinastica; il matrimonio tra donne, ma senza implicazioni
omosessuali (comune per esempio tra gli Yoruba della Nigeria); il matrimonio
per scambio delle sorelle, quello plurimo (cioè poligamico),
quello fittizio e persino quello con il fantasma, come avveniva tra
i Nuer insediati lungo il corso del Nilo Bianco.
Anche quando la famiglia ha una struttura nucleare simile alla nostra,
non è scontato che le relazioni affettive siano naturali e automatiche.
Alle isole Trobriand dell'Oceano Pacifico, dove gli antropologi hanno
condotto estese ricerche etnografiche, la famiglia è monogamica
come in Europa ma presenta una diversa struttura dei rapporti: per quanto
possa apparire bizzarro, l'autorità sulla prole non è
esercitata dal padre ma dal fratello della madre, cioè lo zio
materno. Il risultato è che il rapporto zio/nipote è improntato
ad autorità, gerarchia e rispetto; quello padre/figlio è
invece improntato a confidenza, complicità e aperto affetto.
Abbiamo poi vari riti legati alla sessualità e alle fasi della
vita sessuale: riti di iniziazione che marcano, per esempio, il passaggio
dall'infanzia alla pubertà (cioè alla maturità
sessuale); o riti che implicano mutilazioni varie dei genitali e indicano
l'appartenenza a una comunità di credenti, come la circoncisione.
In altri riti ancora si simula il coito, oppure si eseguono pratiche
di purificazione legate o meno a codici di onore.
I valori attribuiti alla sessualità umana risentono molto delle
credenze religiose. Al sesso può essere assegnata una gamma vastissima
di valenze morali, sociali ed estetiche che esulano ampiamente dalle
funzioni più propriamente erotiche e riproduttive. Così
per le religioni esiste un sesso positivo, in quanto portatore di benessere
e fertilità: i figli sono considerati una benedizione divina,
e attraverso il sesso si raggiungono stati di estasi paradisiaca. Ma
c'è pure un sesso negativo, perché impuro e contaminante.
Indulgere al sesso oltre le necessità della procreazione sarebbe
come cedere a lusinghe diaboliche.
Persino la prostituzione ha vissuto di un nesso stretto con la religione.
Nell'antica Grecia e nell'antica India esistevano forme di prostituzione
sacra care agli dei.
È un pensatore francese del Novecento, Michel Foucault, ad avere
detto chiaramente quello che molti pensavano: le origini del controllo
sulla sessualità (e quindi anche il tabù della prostituzione)
sono nel mondo moderno, nelle istituzioni religiose, nelle forme pedagogiche,
nel discorso medico e psichiatrico, nella necessità di limitare
le nascite, nelle strutture familiari, nelle forme di potere e nelle
strategie per modificarle.
È infatti attraverso le differenze sessuali, che come abbiamo
visto variano anche molto secondo la cultura, che si costruiscono le
differenze all'interno della società: tra ricchi e poveri, integrati
ed emarginati, potenti e persone prive di potere. Del resto, che il
sesso possa stabilire differenze sociali non stupisce affatto; lo dice
anzi la parola stessa che deriva dal latino "secare" e significa
appunto separare.
Le differenze dei ruoli attribuiti con il sesso sono così forti
che la lingua se ne è impregnata. Un esempio classico sono le
categorie grammaticali che in italiano sono appunto il maschile e il
femminile, mentre in altre lingue ve ne sono ancora altre, e non a caso.
Il tedesco, tra le lingue occidentali, ha anche il genere neutro riservato
agli oggetti inanimati e agli esseri animati dalla collocazione incerta.
Tra questi ultimi trova collocazione il "Kind", il bambino,
che, proprio perché non è ancora maturo sessualmente,
neanche nella grammatica è classificato maschile o femminile.
Per altre lingue il discorso è ancora più complesso. Il
giapponese presenta varianti femminili e maschili delle stesse espressioni:
confonderle (per esempio un uomo che usa un verbo "femminile")
può essere una scortesia grave e comunque fonte di notevole imbarazzo.
In materia di restrizioni sessuali, le società differiscono notevolmente.
Casi estremi sono le comunità monastiche che limitano a zero
l'uso genitale della sessualità, per dirigere sulla divinità
tutta la concentrazione degli adepti. Anche nelle società islamiche
la sessualità, femminile innanzi tutto, è soggetta a molte
restrizioni; ma è un po' in tutti i paesi dell'area mediterranea
(anche della sponda settentrionale, beninteso) che si attribuisce grande
valore alla verginità prima delle nozze. Simili credenze si ritrovano
all'estremo opposto del pianeta, tra gli abitanti della Nuova Guinea,
dove si ritiene che le pratiche sessuali mettano a rischio la sopravvivenza
stessa della società e vadano perciò ridotte al minimo.
I gruppi Maring credono che il sesso porti alla dissoluzione fisica
dell'uomo.
Ulteriori differenze saltano agli occhi quando si consideri la sessualità
nella prospettiva dello scandalo. Qua da noi solo a parlare di nudo
si vedono sorrisini malevoli e imbarazzati. Ma non è dappertutto
così. In Giappone parlare di sesso non è proprio un argomento
trasgressivo. Il giapponese medio quando discorre di sesso non vi lega
alcuna connotazione trasgressiva. Al contrario, si può dire che
l'esperienza estetica, sensoriale, cerebrale o puramente carnale implicata
dal sesso, è tutto tranne che trasgressiva. C'è dunque
grande familiarità verso l'argomento, e nessuna pruderie. Tutti
gli autori di grande letteratura giapponese si sono cimentati con l'argomento
e non hanno subito nessuna censura né dal governo né dai
lettori.
In conclusione, risulta che la differenza tra due sessi distinti per
natura è più un assunto occidentale che una categoria
universale. Già per Aristotele l'opposizione tra maschile e femminile
si fondava su altre dicotomie, come quelle tra caldo e freddo, secco
e umido, attivo e passivo. La tradizione aristotelica faceva coincidere
il maschile, elemento caldo, con il soffio, la potenza creatrice, e
il femminile con la materia.
In altri contesti culturali, la demarcazione tra maschile e femminile
appare più sfumata. Prova ne siano la mitologia e l'iconografia
indiane, così popolate da immagini di divinità androgine;
l'induismo ha infatti familiarità con le metamorfosi sessuali
dal maschile al femminile e viceversa, come a dire che le divisioni
tra i sessi sono precarie anziché essere definite una volta per
tutte. Anche in Grecia erano noti culti di divinità ermafrodite
(che cioè presentavano contemporaneamente caratteri fisici maschili
e femminili) e si celebravano feste sfrenate dove l'identità
sessuale perdeva le sue rigidezze.
Legata alla sessualità, infine, come la vediamo noi da occidentali,
c'è il grado di civiltà che ci attribuiamo, l'idea che
un popolo è tanto più civile quanto meglio riesce a disciplinare
le proprie passioni. Proprio perché è l'istinto più
forte, legato alla nostra stessa sopravvivenza, il desiderio sessuale
è anche il più difficile da dominare. È più
facile temerlo che valorizzarlo e persino in America, dove non più
di trent'anni fa si è vissuta un'epoca di liberazione sessuale,
riemergono atteggiamenti puritani dal sapore fuori moda.
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