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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/2002 | ||
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PLAYBOY E LA VIRTUOSA Non c'è soltanto il peso delle differenze fisiche e fisiologiche (che comunque esistono e sono notevoli) per spiegare il diverso comportamento di maschi e femmine nel rapporto. È inevitabile fare un riferimento anche ad un'altra dimensione, quella della diversa sensibilità culturale. Spulciando tra le testimonianze riportate nel libro "I giovani, il sesso, l'amore" di Franco Garelli, ragazzi e ragazze si distinguerebbero, oltre che per una fisicità differente, anche per un "sentire" differente che contribuisce a diversificare l'approccio al rapporto. A tale proposito, la grande maggioranza dei giovani, indipendentemente dal loro sesso, tende a rappresentare il rapporto maschio/femmina secondo classificazioni che rappresentano in maniera schematica alcune delle principali differenze di comportamento fra i partner. Così i maschi sono gli "attivi" nel rapporto (sono loro a proporre e a prendere l'iniziativa) e le femmine le "passive"; i maschi sono gli "istintivi" e le femmine più "orientate all'affetto"; gli uni sono "aggressivi" le altre "temperate": i maschi più "calcolatori", le femmine più "spontanee" Si profila così la dicotomia secondo la quale le femmine sono depositarie del "sentire", mentre i maschi dell'"agire". La donna, secondo alcuni, è più sensibile perché "è più per la famiglia", "si occupa dei figli", è la custode degli affetti e dei sentimenti, mentre l'uomo è più portato "alla concretezza, alla carriera, alla realizzazione esterna". Una visione del rapporto di coppia che, nonostante si ammetta che la società è cambiata e che il ruolo della donna non è più confinato fra le mura domestiche, ancora è ben presente in un'ampia sezione della società giovanile. Alla donna vengono attribuite una maggior abitudine all'introspezione, una più accentuata capacità di osservare gli avvenimenti "interiori"; una maggior capacità di vivere in rapporto in funzione dell'altro modellandosi sulle sue esigenze, con un atteggiamento più "altruista". Ma non solo: per le ragazze la chiarezza nei rapporti interpersonali e nelle dinamiche di coppia ha un'importanza fondamentale, così come l'attenzione ai particolari è spesso molto elevata. "L'uomo è più superficiale - afferma un ragazzo - lo vedo come sono io. Loro si tengono a mente tutto, i compleanni, una frase che hai detto, un gesto che hai fatto Io non ricordo niente. La donna se la prende per tutto, guarda ogni tuo comportamento, ci resta male". Caratteristiche, queste ultime che hanno fatto, quando portate all'esasperazione, la fortuna di molti comici e caratteristi Ma il riconoscere una maggior sensibilità al genere femminile comporta anche una riflessione su un genere maschile che ha meno familiarità con il linguaggio dell'affettività. Se in alcuni casi si imputa questa caratteristica a difficoltà espressive, a "parole che non vengono", molto spesso si è di fronte a una sensibilità non espressa in seguito a condizionamenti culturali, al fatto che l'espressione dell'affettività andrebbe a contrastare irrimediabilmente con l'aura di solidità e di durezza che l'immaginario collettivo indica come caratteristiche di mascolinità. "L'uomo deve lasciarsi andare completamente per dare tutta la sua dolcezza e sensibilità a una persona, ma non è molto facile vederlo così. Deve trovarsi veramente bene con quella persona " testimonia un ragazzo bolognese. Solo in condizioni eccezionali, quindi, è possibile rompere gli schemi imposti. E spesso queste condizioni sono legate a "momenti di emergenza", momenti in cui il ragazzo sente minacciato il proprio rapporto. Allora spunta la cosiddetta "sensibilità di riparazione": si esce a cena, si fa il regalino, si prestano maggiori attenzioni alla partner. Sicuramente l'influenza dei modelli culturali imposti è grande, anche in queste schematizzazioni. Da una parte gioca un ruolo fondamentale l'immagine del macho che "non deve chiedere mai", quella del ragazzo che propone e dispone della compagnia della "sua" donna, dall'altra quella della ragazza "rispettabile". Da una parte c'è il mito della virilità mostrata ed esibita, dall'altro c'è un'esigenza di rientrare nei parametri di una "rispettabilità sociale" che impone determinati comportamenti sotto traccia. Modelli e schemi la cui influenza è tanto maggiore quanto minore è l'istruzione e più bassa la condizione sociale. "È più facile per un uomo esprimersi senza vergognarsi. Per una donna ci sono molte più paure a livello culturale, tutte quelle cose che ti vengono inculcate da piccola, per cui una donna non dovrebbe mai prendere l'iniziativa o fare certe cose Se è un uomo che te le propone, va bene, se è una donna che lo fa, allora è di dubbi costumi". Lo stereotipo più evocato, quindi, è ancora quello che assegna ai maschi un ruolo da playboy e alle femmine un ruolo da virtuosa. È diffusa l'idea che i maschi continuino a prendersi molte libertà sessuali, mentre le femmine debbano pensare alla propria reputazione. Così, sia gli uni che le altre osservano come anche nella cultura di oggi, anche nel terzo millennio "si pensa che i ragazzi possano fare la corte alle ragazze, poi se la ragazza fa la corte lei, allora è una poco di buono; l'uomo disinibito è considerato un gran macho, la donna disinibita una gran ; superficialmente c'è ancora lo stereotipo del maschio che si fa molte donne, che diventa il fenomeno della situazione, e invece la ragazza che sfarfalla di qua e di là è una p ". Immagini sociali, queste, che non possono non condizionare i comportamenti di molti giovani, per cui "la ragazza si sente in dovere di dire di no, perché i ragazzi sono sempre cacciatori e lei si fa preda poco accessibile 'se no poi sai cosa pensano di me?'". Ma allora le nuove generazioni non sono portatrici di quei cambiamenti nel rapporto fra uomo e donna che hanno caratterizzato gli ultimi decenni? In effetti, il riferimento ai condizionamenti sociali sembra essere forte. Ma tale riferimento viene contestualizzato in un mondo di grande libertà, anche sessuale. Il fatto stesso che si punti il dito contro questi condizionamenti come causa prima di un'eventuale disparità di giudizio dei comportamenti di ragazzi e ragazze, è indice di una presa di coscienza e del rifiuto di un'accettazione passiva. Ciò nonostante, la tendenza alla parità nei rapporti è, almeno in Italia, ancora controversa. Non si tratta solo del superamento di formae mentis ancora molto presenti, ma anche dell'affrontare non pochi costi personali. Non c'è solo il maschio che deve liberarsi della sua volontà (o tendenza) al dominio, ma anche le ragazze sono chiamate a liberarsi da condizionamenti il cui abbattimento potrebbe essere fonte di tensioni e dentro i quali, spesso, trovano sicurezza. "L'uomo vuol essere sempre quello che domina; talvolta questo va bene a tutti e due, anche se molte volte non lo ammettono". E controverso, ma con forti segnali di superamento di schemi mentali legati alla morale tradizionale, è il modo di affrontare alcuni argomenti. Primo fra tutti la masturbazione, che non solo è vista come un dato di fatto, ma anche interpretata come "naturale" e parte integrante della vita sessuale. Così l'omosessualità. Nonostante alcuni (sempre più rari) atteggiamenti di condanna un po' retrò o qualche "interessante" parallelo fra omosessualità e malattia o perversione, nonostante le battutine e le risatine di sottecchi continuino ad essere una costante quando si entra in argomento, l'atteggiamento nei confronti di gay e lesbiche è molto più tollerante rispetto a qualche anno fa. Lo stato sociale e il livello di istruzione, sono però delle discriminanti in tale atteggiamento: la tolleranza è direttamente proporzionale. Felice è la risposta di una ragazzo, interrogato sul suo rapporto con l'omosessualità: "È da accettare, anche se è qualcosa che non mi appartiene. Ma non mi appartiene neanche la cultura dell'egiziano". Tratto dalle testimonianze riportate nel libro:"I giovani, il sesso, l'amore" di Franco Garelli (Il Mulino, 12.39 euro) |
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