SPECIALE-ARIA

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novembre/dicembre 2002



 









 




 

 

 


FATE L'AMORE NON LA GUERRA

di Eleonora Arduino

Non è certo facile parlare di sessualità in modo sereno, autentico e privo di pregiudizi. Questo aspetto così fondamentale dell'essere umano è ancora circondato da molti tabù, paure e stereotipi nonostante quello che ci lasciano immaginare i mass-media.
Se possiamo pensare al sesso come a un modo di entrare in relazione con un'altra persona, diventa più facile notare come, anche in questo modo di stare insieme, troviamo temi e problemi che appartengono ad ogni tipo di relazione e, nello stesso tempo, ad una sua particolarità.
È abbastanza noto che gli incontri con l'altro sesso sono sempre un momento di difficoltà, di interrogativi e di ansie. Si tratta di avvicinarsi quasi a un "mondo diverso", sconosciuto, in cui è difficile avere punti di riferimento e certezze.
Fino ad un certo punto della vita, precedente all'adolescenza, per quanto ragazze e ragazzi già siano diversi, è come se non percepissero questa diversità, oppure si trovassero ad avere i rapporti più significativi col proprio sesso: è l'epoca dell'amica/o del cuore, del gruppo di coetanei dello stesso sesso dove l'altro non ha accesso. Se i due sessi si incontrano, si incontrano sull'eguaglianza e non sulla diversità.
È ben vero che questi confini non sono così netti: anche in periodo pre-adolescenziale accadono "innamoramenti", "fidanzamenti" e attrazioni, ma hanno qualità diversa da come si manifesterà in seguito. Ci sono anche curiosità ed esplorazioni in campo corporeo tra i due sessi, ma non hanno ancora un contenuto di vera pulsione sessuale.
Nell'adolescenza il cambiamento è tumultuoso, spesso improvviso e sempre problematico. Interrogarsi su se stessi, su chi si è e su come è bene muoversi nel mondo che si fa molto più ampio e vario, porta inevitabilmente una maggiore attenzione e attrazione per la diversità.
Si dice che i ragazzi sono attratti dal "nuovo", dall'ignoto e dal differente, e questo è sano e sensato in una persona che si apre al mondo. Così anche l'altro sesso diventa più chiaramente "nuovo", ignoto e diverso, così come nuovi sono i sentimenti e gli istinti che si manifestano anche nell'ambito della sessualità.
Certamente del tutto "nuovo" è un modo di esprimersi nella relazione che implica anche il corpo, che non è più solo un modo di esprimere affettività ma anche sede di impulsi propri: quelli sessuali.
La prima, umanissima, reazione di fronte al "nuovo" è, insieme all'attrazione, la paura.
Su questa base di considerazioni generali, possiamo provare a vedere quali temi attraversano i giovani in riferimento alla sessualità, così come li abbiamo incontrati e accolti qui al nostro servizio ARIA.
A parlare di sesso in un ambito allargato di amici, si incontra un tale imbarazzo da generare alcuni comportamenti difensivi: sufficienza, esibizione di una conoscenza e un equilibrio ben lungi dall'essere reale, adesione ad una specie di personaggio sempre uguale da rivestire in compagnia, che sia "la bella fatalona" o "la suora", che sia "lo sciupafemmine" o "quello che non ci becca mai". Personaggi stereotipati, immobili, "figurine" bidimensionali senza profondità e per niente corrispondenti a quello che si vive e si prova veramente. Ancora più complessa resta la gestione delle proprie parti o impulsi omosessuali, a volte esibiti per il piacere di apparire trasgressivi, a volte nascosti per timore di un argomento ancora tanto circondato di diffidenze e di condanna.
Il bisogno che si avrebbe di parlare, fuori dai denti, delle proprie esperienze e timori, resta per lo più soffocato o riservato a pochissime amicizie.
Sesso e affettività, infine, rimangono ancora tanto separati, oscillando tra un modo chiamato "maschile" che li divide a priori e finge di dare più peso alla valenza fisica, e uno "femminile" che vive il fisico come un tabù inchiodante.
Nonostante la "rivoluzione sessuale" che hanno conosciuto le generazioni passate, pregiudizi culturali e tabù sono ancora vivissimi. Nonostante la disinvoltura presente nella comunicazione mediale, l'intimo di ciascuno vive una spinosità a volte piena di sofferenza.
Facciamo un elenco:
La prima volta… e le seguenti: piene di domande. "Sarò all'altezza? Piacerò? Cosa ci si aspetta da me? Se non funziona bene che vuol dire: non sono capace, non mi piace abbastanza il partner, non piaccio abbastanza io, sono omosessuale? E l'affetto, l'innamoramento sono un ostacolo perché mi mettono più in ansia, o facilitano?"
A chi ne parlo: "I miei coetanei, cosa vivono? Se parlo dei miei dubbi, penseranno male di me? E i genitori, possono aiutarmi o sono più imbarazzati più di me o addirittura contrari?"
Informazione: "Ne so abbastanza di anticoncezionali, di rischi per la salute, posso fare domande o mi rendo ridicolo/a?"
Affettività e sessualità: "Quella persona mi piace solo fisicamente… lo trovo normale." Oppure: "Mi piace solo nel fisico, questo mi inquieta."
Ed anche: "Sono innamorato/a ma non mi viene di fare l'amore, che vuol dire? Ho voglia di fare sesso, meglio senza affetto, che significa?"
Rapporto con gli adulti: "Come mi gestisco questo tema con i genitori, con gli insegnanti, con i più grandi di me? Devo nascondermi, devo chiedere aiuto, devo comportarmi con disinvoltura? Magari potrebbe servirmi la loro esperienza, ma… non capirebbero, non approverebbero, mi ostacolerebbero?"
Non abbiamo più spazio qui, caro lettore… vuoi essere uno in più dei 3.689, tra adulti e ragazzi, che ne hanno parlato con noi in questi anni di apertura di ARIA?

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