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novembre/dicembre 2002


 










 




 

 

 


DI SESSO CHE NE SAI?

di Giorgio Gallino

Pensate: poco meno di 40 anni fa (e si parla di quando i vostri genitori andavano a scuola, non del pleistocene) un gruppo di studenti di un Liceo milanese pubblicò sul giornalino scolastico - si chiamava La Zanzara, e indubbiamente in quell'occasione punse - un'inchiesta in cui si parlava non solo, ma anche, delle opinioni dei giovani riguardo alla sessualità. Fu un vero scandalo, con tanto di processo, che vide imputato persino il Preside della scuola, in quanto responsabile oggettivo della pubblicazione. Il procedimento si concluse, dopo uno svolgimento infuocato, con l'assoluzione degli imputati, e si dice che quello fu uno degli episodi che segnò l'inizio di un cambiamento epocale di costumi e modi di pensare in Italia.
Oggi certo a parlar di sesso su una rivista pubblica non si corre un rischio del genere: la preoccupazione è di pubblicare articoli rigorosi, di riuscire a comunicare in modo efficace, ma certo non si è sfiorati dal dubbio di poter essere chiamati a giudizio perché ci si permette di parlare di sessualità.
Eppure… Se su giornali, in televisione, attraverso media vecchi e nuovi di ogni specie è più facile trovare inchieste, dibattiti, opinioni sul sesso che le ricette delle torte di mele, per altro verso alcune cose non sono cambiate. Ad esempio, in famiglia è diventato molto più facile parlare di questi argomenti? Vedo da qui il vostro sorrisetto d'intesa. Certo oggi nessun genitore si permette più di scomodare le povere api (a lungo ingiustamente utilizzate per descrivere ogni sorta di Kamasutra, mentre si sa che l'insetto, da quel punto di vista, si annoia alquanto), ma questo non significa che di sessualità si possa parlare apertamente in ogni focolare. Anzi, il rischio è che per ogni genitore che prova con disponibilità maggiore che in passato ad intavolare il discorso, ce ne sia un altro che è ben lieto di pensare che, 'nel mondo d'oggi', non vi sia più bisogno di dire niente, poiché se ne parla dappertutto.
Peraltro, più che parlarne, si vede molto più di una volta. Ma questo non ha forse tanto a che fare con una invasione della sessualità, quanto con una globale tendenza a mostrare tutto: lo dirò conscio di pronunciare una banalità, ma credo che i ragazzi facciano fatica a rendersene conto (così come i miei figli non riescono proprio a concepire che ai miei tempi non esistessero i videogiochi: non capiscono cosa ci mettevo nella Playstation, allora…): oggi siamo immersi nelle immagini, 1000 volte più che trent'anni fa. E, certo, buona parte di queste immagini sono di natura sessuale; ma allo stesso modo nessuno, allora, vedeva tanti morti, o tanto sport, o tanta pubblicità.
Piuttosto converrà dire che di sessualità, intesa in senso ampio, è sempre stato intriso il mondo, che (senza scomodare Freud) a partire da giovanissime età una parte molto significativa dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, delle nostre azioni ha a che fare con quel tema. Provate ad immaginare (ma davvero, chiudendo gli occhi) di vivere in un mondo in cui gli altri abitanti appartenessero tutti (ma tutti tutti, senza eccezioni) al gruppo che, sessualmente, non vi interessa: quasi tutti voi avranno trovato l'idea insopportabile; qualcuno (pochi) avrà invece tirato un sospiro di sollievo (può essere una bella semplificazione). Ma restare indifferenti è proprio difficile. È infatti sulla sessualità che si gioca tutta la relazione con l'altro, anche quando essa viene negata. Senza addentrarci in abissi teorici, tutti quanti ci siamo posti la domanda fatidica: 'è possibile un'amicizia tra uomo e donna?', giusto? Ma questa domanda ha un senso solo perché nella relazione con le persone che appartengono al sesso che ci attrae (di solito, ma non necessariamente, quello opposto al nostro) la sessualità, il coinvolgimento nella relazione del corpo, è sempre una possibilità che non possiamo cancellare. Da qui il piacere, e anche la sofferenza, quell'emozione cioè che non è mai in gioco quando manca questo elemento. Perché certo la sessualità ha per fortuna in primo luogo a che fare con il piacere, ma anche in maniera speculare con il dolore, accidenti! La possibilità di avere e dare qualcosa, la sofferenza di non averla, di perderla. E tutta questa vicenda emozionantissima ha luogo su un terreno scivolosissimo, con rischio di cadute, e senza nessuno che sappia davvero insegnarci come non farsi male, o ancora meglio come farsi del bene, perché rispetto al corpo è facile essere analfabeti, o stabilire con lui pessimi rapporti.
D'altronde qui si parla di sessualità e giovani, ma l'argomento ovviamente ci coinvolge dalla nascita. Così che non ha tanto senso 'cominciare' a parlarne ad un certo punto. Quando si può cominciare a parlare di cibo o di libertà? Ad un giorno di vita non è troppo presto! Così, per favore, se qualcuno di voi ha dei fratelli o delle sorelle più piccoli, anche minuscoli: spiegatelo con garbo ai vostri genitori (solo a quelli che non lo sanno, certo: non voglio farmi dei nemici), che non c'è un limite: qualunque sia l'età del bimbo, cominciate ieri. L'importante è trovare il modo adatto per condividere concetti ed emozioni, ma questa è solo una delle tante complicazioni che devono aver messo in conto, quando hanno scelto di diventare genitori.
E poi c'è la scuola. È dagli anni '70 che si cerca di utilizzarla per creare solide basi riguardo alla sessualità, con risultati non sempre entusiasmanti. Le iniziative si sono moltiplicate, gli entusiasmi si succedono alle ondate di scetticismo e di depressione. Ma è chiaro che non c'è scampo, poveri insegnanti: da lì bisogna passare, e d'altronde è a scuola che gran parte della partita si gioca. Se non in classe, certo nei corridoi e sul marciapiede antistante.
Bisogna anche dire - è opportuno rendersene conto - che questo discorso sulla sessualità, su come viene oggi vissuta dai giovani, ha senso solo se collocato in un contesto geografico preciso: il numero dell'Informagiovani che avete in mano parla essenzialmente di quello che capita da Bolzano a Mazara del Vallo, o al massimo da Cadice a Mosca. Con buona pace della globalizzazione i giovani del Centro Africa, i ragazzi della Cina, gli adolescenti cinesi, vivono immersi in contesti culturali ancora assai diversi fra di loro e dal nostro, e quindi il loro modo di vivere le questioni che riguardano la sessualità è un po' differente.
Per quel che ci riguarda, invece, se sfrondiamo alcuni aspetti appariscenti, di cui si è detto, come il proliferare di immagini, e anziché concentrarci su 'quanta' rivolgiamo l'attenzione a 'quale' sessualità (per inciso: vorrei usare un sinonimo, ma il mio word processor mi propone soltanto 'erotismo': molto interessante), il cambiamento più importante degli ultimi trenta-quaranta anni riguarda essenzialmente la conquista del diritto alla sessualità da parte delle donne. Anche se, a guardarsi intorno, in quella messe abbondantissima di immagini di cui dicevamo, sembra che il sesso femminile sia ancora soprattutto un oggetto, è però evidente che le ragazze (di tutte le età, ma ancor più le giovani) hanno acquisito una consapevolezza collettiva, diffusa, che prima non esisteva. La libertà sessuale, intesa come libertà di scegliere come vivere la propria sessualità, è un fatto di libertà che non riguarda solo metà del mondo, perché non si può essere liberi se non si è liberi tutti.
Ci sono poi altri elementi di novità, anche se non riguardano solo il tema principe di questo numero dell'Informagiovani: ad esempio la possibilità di sviluppare e praticare la propria sessualità in maniera anche virtuale. E non mi riferisco a modalità insignificanti dal punto di vista statistico, buone solo per qualche inchiesta dozzinale: chat line e forse ancor più SMS stanno trasformando in maniera radicale il modo in cui le persone si conoscono. Dite che questo non c'entra con il sesso? Se qualcuno di voi lo ha pensato, ma dubito comunque che fosse in buona fede, vediamo un po': quante persone conoscete, escludendo chi è di orientamento omosessuale, che cercano in chat solo individui dello stesso sesso? Quanti di voi, con l'esclusione di cui sopra, quando provano l'emozione diffusissima di inviare un SMS ad un numero telefonico a caso sperano di trovare una persona dello stesso sesso? Ah, dite che la sessualità non è in gioco, anche se trovate una persona dell'altro sesso? Sì, va bene, vi credo, sì sì…
Non abbiamo ancora detto niente su qualche tema scottante, come pedofilia o malattie sessualmente trasmissibili? È vero, confesso un certo fastidio a toccare questioni davvero importanti, ma che sono state spolpate con eccessiva voracità da miriadi di esperti (e da qualche non-esperto). L'informazione è fondamentale; al tempo stesso giudico sempre un po' offensivo ripetere mille volte il medesimo concetto, come se le capacità cognitive o di attenzione dei giovani fossero francamente deficitarie.
Possiamo a questo punto concludere questa riflessione con una considerazione nel complesso, ritengo, positiva: viviamo in una società in cui i temi legati alla sessualità hanno perso tensione, non sono più messi in relazione a comportamenti trasgressivi; vivere il sesso ed i propri sentimenti in maniera responsabilmente libera è oggi percepito come uno stato di fatto, prima ancora che come un diritto. Diventa quindi più agevole esplorare con calma quale sia la nostra strada, in che modo si desideri sperimentare la propria sessualità, come modo di espressione personale e di rapporto con gli altri.

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