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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/2001 | ||
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INFERMIERI
SÌ, MA CON IN TASCA UNA LAUREA Per poter indossare il camice bianco, d'ora in avanti, bisognerà potersi fregiare del titolo di "dottore". Con buona pace di quanti, tra i pazienti, faranno in un primo tempo un po' di confusione. "Il primo corso di laurea in infermiere è da noi appena stato attivato - illustra suor Anna Maria De Rossi, coordinatrice dell'insegnamento tecnico-pratico e di tirocinio presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza di via San Giuseppe Cottolengo 13 (tel. 011.5225481) - Questo grazie ad una convenzione con la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università cattolica Sacro Cuore di Roma". L'antica scuola professionale, nata a Torino nel 1936 e dunque tra le prime in Italia a formare infermieri, oggi si rinnova. "Un tempo per iscriversi alla scuola era sufficiente un biennio di media superiore. Poi, con la trasformazione del titolo di infermiere professionale in diploma universitario attorno alla metà degli anni '90, il requisito divenne quello della Maturità - ripercorre suor Anna Maria - Agli infermieri di domani è adesso richiesta la laurea, a garanzia di una preparazione professionale sempre più solida". La familiare distinzione degli infermieri in "generici" e "professionali", che ancora etichetta e gerarchizza il personale ospedaliero, ha insomma i giorni contati. Già nel 2004 le università italiane "sforneranno" i primi laureati: si parlerà, allora, di "infermieri" e basta. La promozione era attesa da tempo. Rappresenta per il mondo sanitario un significativo riconoscimento, che pone anche l'Italia in linea con gli standard internazionali. Non si illuda però, chi nel proprio avvenire sogna aghi di flebo e misuratori di pressione, che il percorso sia semplice. "La frequenza alle lezioni è obbligatoria e le materie da superare sono tre a semestre per un totale complessivo di diciotto - scende nel dettaglio la coordinatrice del Cottolengo - Dal momento, poi, che la nostra è un'università di matrice dichiaratamente cattolica, domandiamo ai nostri studenti di sostenere anche i tre esami obbligatori di fede e cultura, etica della vita ed approccio alle culture multietniche". Le ore di impegno richiesto sono state calcolate, tra teoria e pratica, in 4600. "La positività di questi corsi è che fin dal primo anno l'allievo ha la possibilità di rapportarsi a pazienti in situazione di bisogno - sottolinea suor Anna Maria - Il tirocinio, che permette di affrontare situazioni via via più complesse, è in parte interno al nostro ospedale e in parte organizzato in collaborazione con il san Giovanni Bosco". Chiaro come, per una professione che promette dialogo quotidiano con sofferenza e dolore, la vocazione sia d'obbligo. Quella dell'infermiere è infatti una professione al servizio del cittadino. Una scelta di vita che presuppone l'intenzione forte di rimanere al fianco di chi sta male ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, dodici mesi in un anno. "Non tutti hanno l'attitudine: ci deve indiscutibilmente essere una buona motivazione di fondo - non utilizza in questo caso mezzi termini suor De Rossi - Sono indispensabili anche una buona capacità di apprendimento e spirito di sacrificio. Vale però la pena di domandarsi se non sia questa la propria strada perché il mestiere, comunque, sa essere generoso nelle proprie ricompense". Il lavoro, nel settore, proprio non manca. "Se per entrate nel pubblico bisogna aspettare il primo concorso, per trovare occupazione nel privato bastano invece un paio di giorni - conosce la situazione Aldo Montanaro, segretario del consiglio direttivo del collegio provinciale degli infermieri professionali che ha sede in via XX Settembre 76 (tel. 011.4362295)- Le richieste, specialmente qui al nord sono moltissime. Per esaudirle si è spesso costretti a ricorrere all'assunzione di personale infermieristico proveniente dalle regioni del sud che, per ovvie ragioni, alla prima occasione possibile si riavvicina a casa. È come un gatto che si morde la coda: non c'è altra possibilità di soluzione che non un aumento del numero degli occupati nel settore". Il problema dell'ingresso nel mercato del lavoro, allora, è di quelli che non ci si dovrà porre. E lo stipendio, a voler indagare, pare tutt'altro che disprezzabile. "Si va dai 2.200.000 per un neo-assunto ai 2.800.000 per chi ha già maturato un po' d'esperienza o, magari, lavora in sala operatoria oppure su turni - prosegue Aldo Montanaro - Nel privato, come ovunque, il margine di contrattazione è maggiore. Le strutture non pubbliche, infatti, possono permettersi politiche privilegiate pur di non lasciare scoperte posizioni che ritengano indispensabili". In uno scenario così descritto, la corsa alla sistemazione in reparto potrebbe essere di quelle a cui gareggiano numerosi i concorrenti. Invece "I posti a disposizione erano quest'anno cinquanta, ma siamo riusciti a coprirne quarantaquattro soltanto - riprende suor Anna Maria De Rossi - Questo perché in Italia, diversamente da altri paesi europei, l'immagine dell'infermiere è ancora legata a vecchi stereotipi. Siamo reduci da una scuola che per decenni ci ha visti sottomessi. Oggi, anche se l'infermiera non è soltanto più l'ancella del medico, il ruolo ancora manca di fascino e un giovane difficilmente viene attratto". "Gli infermieri iscritti al collegio di Torino e provincia sono 10.500 circa. Le possibilità occupazionali risultano, invece, sicuramente di più - conferma Montanaro, stimato consulente organizzativo - Gli sbocchi di carriera, oltretutto, sono anche interessanti. La neonata laurea triennale di primo livello e cinque anni certificati di attività daranno la possibilità di accedere alla laurea biennale di secondo livello. Questa consentirà di essere riconosciuti operatori professionali dirigenti a pieno titolo e di lavorare tanto nel pubblico che nel privato, sia sul territorio che in ambito ospedaliero, come libero professionista o come lavoratore dipendente". "Di persone ben preparate c'è una gran necessità - è d'accordo anche il professor Giovanni Renga, coordinatore del corso di diploma in infermiere attivato presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Torino (tel. 011.6706554) e giunto oramai al suo ultimo anno di vita - La richiesta sarebbe di novecento in tutta la regione e di seicento nella sola città di Torino. Nonostante questo, però, dei trecentocinquanta posti offerti ne saranno coperti nell'anno accademico 2001-2002 appena trecentoventi". E' il numero di iscrizioni, anche in questo caso, a dimostrare come la professione non eserciti un'attrazione adeguata al fabbisogno. Questo, forse, anche per la mancanza di "precedenti" a fare d'esempio. "Metà delle sedi universitarie hanno già attivato il nuovo corso di laurea, un altro cinquanta per cento, invece, ha rimandato al prossimo anno - spiega Giovanni Renga - A Torino, nello specifico, partirà nel 2002". Le procedure, comunque, sono già state messe a punto. Gli studenti che oggi frequentano il primo anno del corso di diploma sono comunque tranquilli: sanno che il prossimo autunno si iscriveranno al secondo anno del corso di laurea".
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